Assunta Petruzzi

Assunta Petruzzi

Scopro la mia prima passione per il disegno, i cartoons e i fumetti a cinque anni. 

Un pò più tardi, scopro il “richiamo” per la poesia partecipando a numerosi concorsi.  

Studio teoria musicale dedicandomi al canto registrando demo e audio booklet partecipando al Premio Lunezia Giovani Autori. 

Schizzi, bozzetti, disegni, dipinti ad olio, acquerelli, diventano espressione della mia versatilità artistica.

scopro pian piano l’interesse per il cinema, la sceneggiatura, i costumi, le scenografie e le colonne sonore, e inizio a scrivere racconti ispirati alla letteratura fantasy. 

Scrivo il mio primo romanzo "Dove scorrono le emozioni" e, nel 2004 completo “Mai nata”, mentre nel 2009 scrivo “Tutto il tempo del mondo”. 

Nel 2007 le viene riconosciuta la pubblicazione accademica dell’analisi delle strutture narrative del film “La leggenda del pianista sull’oceano” di G.Tornatore e nel 2010 vince una borsa di studio (critica cinematografica/sceneggiatura) con il concorso “A Better Tomorrow” della scuola di cinema "Sentieri Selvaggi" a Roma.

Attualmente continua a dedicarsi alla realizzazione di nuovi progetti artistici, collabora con autori, band, artisti e scrive recensioni e articoli su riviste e siti d'arte, moda, eventi e cinema.

URL del sito web: https://blog.libero.it/writedaybyday/?nocache=1347899245

L’abbigliamento esprime femminilità e virilità, identifica il cerimoniale dei passaggi più importanti della vita di ognuno di noi, ma ha anche identificato il concetto di “persona sociale” rivoluzionando la civiltà umana caricandosi di significati rituali, religiosi, culturali, caratterizzando i generi, le età e le inevitabili appartenenze a differenti classi sociali. Con il Rinascimento si scoprì l’ispirazione delle arti plastiche e secoli più tardi, le sartorie parigine strizzarono l’occhio anche all’arte contemporanea dei maestri Dalì, Picasso, Carrà, ect… Persino Balzac nel 1839 citava: “Un vestito è una continua manifestazione di intimi pensieri, un linguaggio, un simbolo”.

Ci vollero più di cento trenta anni per veder nascere la moda studiata dai sociologi con il boom economico degli anni Sessanta.

Edward Steichen scoprì che la moda e la fotografia potevano andare a nozze. Era il 1911 quando emerse per la prima volta il misticismo etereo indispensabile nelle immagini di moda, perché come scriveva Alexander Liberman nel 1979, “La foto di moda moderna racchiude la raffinatezza dell’abito attraverso l’arte, il talento, la psicologia, la tecnica e la vendibilità”.

 

 

 

VOGUE, prima rivista illustrata di moda nasce negli States nel 1892, nel 1909 viene acquistata dall’editore Condé Nast diventando la più ricercata dalle donne in tutto il mondo. Lavoreranno per la testata (oltre a Steichen che divenne capo redattore nel 1923), De Meyer, Cecil Beaton, Man Ray, Charles Sheeler e Emile–Otto Hoppé, Horst P. Horst, Helmut Newton, Mario Testino, Paolo Roversi, Peter Lindbergh, Tim Walker, Erwin Blumenfeld, David Bailey, Guy Bourdin, Sølve Sundsbø: loro hanno rivoluzionato il linguaggio comunicativo della moda attraverso i loro scatti, spesso lavorando in team. Attraverso la loro creatività hanno trasformato la fotografia di moda in un linguaggio artistico unico insieme a stilisti che li hanno ispirati, basti ricordare il rapporto tra Balenciaga e Irving Penn, tra Cecil Beaton e Elsa Schiaparelli, tra Helmut Newton e Yves Saint Laurent, Peter Lindbergh e Azzedine Alaïa.

VOGUE con le nuove tecniche di stampa convertite alla fotografia diventò il fiore all’occhiello delle riviste patinate dominate dall’alta moda fino agli anni ’40; la moda si democratizzò e ritornò a far sognare grazie al New Look di Christian Dior. L’emancipazione femminile degli anni ’60 consegnò alle donne il prȇt-ȃ porter che oggi le aiuta a vivere meglio indossando capi “in serie”.

 

 

 

 

La mostra “Fashion. Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast” organizzata dalla Fondazione Forma, presso piazza Lucrezio Caro a Milano, a cura di Nathalie Herschdorfer che raccoglie alcune delle immagini più brillanti dagli archivi Condé Nast di NewYork, Parigi, Londra e Milano. Interessante il libro (con la prefazione di Todd Brandow, saggi di Nathalie Herschdorfer, Sylvie Lécailler, Olivier Saillard e con un’intervista esclusiva con Franca Sozzani, direttrice editoriale di Condè Nast Italia e di Vogue dal 1994), “sintesi” delle migliori foto di 80 autori fotografi (partendo dalla prima fotografia pubblicata su Vogue nel 1913, un ritratto della socialité Gertrude Vanderbilt Whitney scattata dal barone Adolf de Meyer, fino all’ultima foto che ritrae Michael Baumgarten su TEEN VOGUE del 2006). Nathalie Herschdorfer spiega come la fotografia di moda sia simile alla messa in scena di un’opera teatrale in cui tutte le immagini devono esser studiate alla perfezione, con redattori, modelle, make up & hair artist. Se c’è equilibrio e sintonia nel team di lavoro il risultato sarà eccellente, come dimostrano i risultati degli art director Diana Vreeland o Alexander Liberman.

Così VOGUE è diventata la “Bibbia della moda” sinonimo di creatività, stimolo per i giovani creativi attraverso lo sperimentalismo delle immagini avanguardistiche, tra idee, tendenze e vintage, questa rivista è diventata un punto di riferimento per tutti gli stilisti del mondo che cercano il loro elisir di lunga vita creativa!

 

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Il fascino intramontabile del tubino 

La rivista "Regno Unito" inglese "Daily Mail" nel suo sondaggio ha dichiarato che il 75% delle donne intervistate credono che il tubino sia il capo più importante nella storia dell’abbigliamento. Come abito da cocktail o da sera, senza maniche, rigorosamente nero per esaltare e assottigliare la silhouette, declinato in infinite linee, stili, forme e volumi, ma pur sempre con una lunghezza che non supera le ginocchia. Considerato un capo d’abbigliamento “chic”, ma anche estremamente pratico per esser indossato quotidianamente o in serate speciali abbinandovi adeguatamente gli accessori giusti (calze nere velate e scarpe con tacco alto e/o sandali) che esaltino la sua allure “divine” magari con tre fili di perle attorno al collo come suggeriva la sua geniale creatrice: Coco Chanel! Betty Boop, icona dei comics come “flapper girl” indossandolo incarnava la seduzione, ispirata da Clara Bow.
Mademoiselle Chanel presentò al mondo il tubino nero nel 1926, quando apparve su “Vogue America” e fu subito un successo all’epoca della Grande Depressione. Le “petite robe noir” (o “little black dress” sempre rigorosamente nero), venne indossato da dive come Edith Piaf e Wallis Simpson, che lo adoravano, ma anche da ragazze o semplici madri di famiglia, alla ricerca di un’eleganza che, quel mitico tubino nero, donava al corpo femminile grazie alla morbidezza del suo tessuto (gabardine o jersey).  Ha rivoluzionato la storia della moda conquistandosi le attenzioni di fashion designers come Balenciaga, Givenchy e Karl Lagerfeld che l’hanno riproposto e reinterpretato seguendo la loro visione creativa partendo dal primo modello originale e dalle linee più rigorose degli anni ’20 proposte dalla geniale stilista che affermò “Io ho restituito al corpo delle donne la libertà”. Hubert de Givenchy lo disegnò per Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany” del 1961: lei era unica e inimitabile, indossava un tubino nero, guanti lunghi, una collana e un paio di piccoli orecchini di perle. Così il tubino entrò nella leggenda!

 

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Grace Kelly ne “La finestra sul cortile” vestiva le “petite noir” con trasparenze, drappeggi e plissé, mostrando la sua innata eleganza. Catherine Deneuve si lasciò valorizzare perfettamente dall’abito pensato per lei dal geniale Yves Saint Laurent che ne incorniciò per sempre l’eterea bellezza. Scomparì dal guardaroba negli anni ’70 ma ritornò in voga con le donne manager vestite dalle moderne linee proposte da Donna Karan durante gli anni ’80, mentre Gianni Versace negli anni ’90, creò un “sexy black dress” per la sconosciuta Liz Harley che grazie alla sua uscita sul red carpet di Hollywood diventò un’icona di stile! Lady Diana ne indossò uno asimmetrico e sexy, disegnato dalla stilista greca Christina Stambolian il giorno in cui si scoprì tradita davanti alle telecamere di tutto il mondo (per questo motivo il suo abito venne ribattezzato “Revenge Dress”).

 

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Oggi resta intramontabile nel minimalismo di Prada e Simons, e tra le sue fans troviamo anche la bellissima Angelina Jolie che lo ama indossare scollato e senza gioielli, le dive lo sperimentano anche reinterpretato nelle forme sperimentali di Stephen Sprouse, Stella McCartney, Zac Posen, Karl Lagerfeld, Versus e Alexander McQueen.
“La moda cambia, lo stile resta e io chiedo solo di essere imitata, sarebbe la prova migliore del mio successo”
Le petite robe noir… c’est pour la vie!

 

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15 Dic

New pop style

Pubblicato in Sfilate

Dalle collezioni delle fashion week di quest’anno abbiamo visto modelli plasmati con coloratissime stampe che hanno conquistato non soltanto gli appassionati, ma anche i divi del cinema e le popstars. Si riscopre il “vintage” e il fascino del mondo della pop art e dei comics.

Se negli anni ’90 erano Batman, Superman e Spider Man a dominare la scena, ora arrivano nei negozi i capi trend ispirati ai cartoons!

Il mondo di Disney veste ancora grandi e piccoli con Mickey Mouse e Minnie stampati (proposte della “capsule collection”).

Ritornano con ironia stampe e fantasie ispirate ai personaggi dei fumetti ma anche le avventure dei mitici “heroes” di Stan Lee perché, come afferma il fashion designer Phillip Lim, "Tutti vorrebbero abiti con “superpoteri” presentando la sua nuova pre-collezione A/I 2012-2013 ispirata alle tele dell’artista pop Roy Lichtenstein.

 

 

 

Jeremy Scott con la collezione A/I 2012-13 ha esaltato la donna “crazy” ispirata alle geniali trasformazioni di Lady GaGa, con le sue stravaganti acconciature e i make up nature con lip gloss blu shocking per provocare! Sfilano t-shirt bianche stampate su gonne semplici in pelle, con giacche rigorosamente tagliate alla perfezione stampate di comics e indossate con pantaloni a sigaretta bianchi o neri con effetto “stencil”. Simpatiche le t-shirt trasparenti stampate con il simbolo della pace, indossate con mini dai colori sgargianti, metallici come i plateau glitterati ormai un must per le serate più originali!

Fantastici i mini dress laminati con sfumature mille colori “rainbow” ma sempre stampati con le attualissime emoticon gialle o con le facce gialle dei Simpson.

Iceberg per la sua collezione P/E 2012 si affida all’icona della bella Valentina che ritroviamo con il suo caschetto nero corvino dentro maxi stampe di maglie black/white.

Un must il make up smockey e l’acconciatura platinata con frangia. Di successo anche i long dress aderentissimi stampati di stelle psichedeliche o mattoncini con sfumature arcobaleno optical che rivoluzionano nel tentativo di ritrovare il senso dello storico “the wall” anche per questa generazione cresciuta a pane, Facebook e iPhone! 

 

14 Dic

Josefin Arnell

Pubblicato in Moda

Josefin Arnell laureata lo scorso anno al Beckmans College of Design, è una sperimentatrice di nuovi linguaggi comunicativi, in grado di mescolare arte figurativa, fotografia, video art. Josefin reinterpreta la moda in versione onirica con capolavori simbolici che sviscerano folli idee immergendo figure dentro una carnalità idealista.

L’artista esalta i lineamenti del viso, la fisicità femminile nel corpo innocente e puro pronto alla trasformazione della seduzione che viaggia attraverso i cinque sensi.

Segue l’istinto e l’interiorità feconda che produce abiti realizzati con tessuti freschi e fluttuanti, modella e crea dal nulla cosmico come la Terra madre di ogni meraviglia.

 

 

I suoi costumi poco pratici da indossare ma assolutamente originali s’ispirano alla cultura etnica e alla natura incontaminata dei paesaggi artici dove domina il ghiaccio. Le sue frange hanno i colori dell’arcobaleno, usa farfalle e le applica ovunque come i ripetuti volti stampati e i cappelli ispirati alla natura e ai cigni. Richiestissima come fashion designer, ha portato in tutto il mondo le sue creazioni e continua a sperimentare nuove tecniche artistiche, ma sempre nello spirito dell’originalità che la contraddistingue, nella sua vibrante e criptica filosofia artistica che, affascinandoci, chiede al nostro subconscio di decifrarla nel suo stile innovativo che non cerca d’imitare nessuno, ma s’ispira e reinterpreta la natura nei colori pastello che predilige, in particolare l’azzurro, il blu, il beige, il rosa antico, il grigio perla e fumo e l’immancabile bianco, simbolo d’ancestrale purezza.  

Le sue opere sollevano lo spirito e ricercano l’essenza dell’origine in un surrealismo magico che segna i passaggi della vita perché, come afferma Josefin Arnell “E’ possibile ascoltare i desideri più intimi dell’anima lavorando con l’argilla e gli incantesimi”.  Vive di sensazioni, intuizioni geniali, ama il cibo e gustare i sapori. Odia i soldi e lo star system, ricerca la pace del silenzio allenando continuamente la sua creatività.  

Josefin Arnell potete seguirla cliccando il suo sito ufficiale