La dolcezza è femmina. Come un sacco di altre cose.

È piuttosto bizzarro il percorso mentale che può scaturire da un’innocua tazza di Nesquik a colazione. Eppure, leggendo il fondo della tazza (ma non erano i fondi di caffè?...) mi salta in mente una metaforona ona ona spendibile nel più breve tempo possibile.

Era ne Il matrimonio del mio migliore amico, mi pare, in cui una splendida Julia Roberts si fa soffiare il posto da un’acerba sgallettata, tale Cameron Diaz, la rana dalla bocca larga. È di Julia/Jules la felice, felicissima metafora. Non starò qua a disquisire sul film (ah se Rupert Everett non fosse stato troppo amico e troppo gay, che acquisto avrebbe fatto Julia/Jules, altroché!), ma ruberò la gloriosa metafora a Julia/Jules, e la adatterò alla mia riflessione.

Gli uomini sono attratti dalla crème brulèe. Affascinante dolce, cremoso e sensuale, con quella crosticina caramellata che mmmmmm! Aveva ragione Amélie, è una goduria romperla col cucchiaino. Gli uomini ne sono intrigati. Ma le cose affascinanti, intriganti, in quanto tali sono anche complesse e tortuose. E non sempre decifrabili, o per lo meno non subito. Non ci si può e non ci si deve limitare alla crosticina caramellata. Per caramellare la crème brulée ci vuole la fiammata.

Ed è qui il magno discrimine rerum. Parlando come si mangia, qui casca l’asino.

Perché la fiammata non è un fuoco di paglia, ah no. C’è tutta una crema inglese da scoprire. E non si pensi che una volta rotta la crosticina i giochi siano fatti. Bisogna avere la pazienza e la costanza di raschiare col cucchiaino fino in fondo.

Ma è evidente che, quando il percorso si fa tortuoso, per quanto affascinante, non valga la pena rischiare, troppo complicato. Troppo interessante.

E allora non rimane che la gelatina. La gelatina è una sicurezza. Non è che gelatina. Molliccia e gommosa, ha un saporino standard. Ed è una garanzia. La gelatina la trovi ovunque. Soprattutto negli ospedali. Perché peraltro, improvvisamente, mi si stampa lucida in fronte l’immagine di un episodio di Dawson’s Creek, in cui una giovanissima Michelle Williams assiste un suo immaturo e tenero spasimante che, per comprarle un costoso anello, si fa letteralmente cavare il sangue dalle vene.

Ebbene, in una confortevole e confortante sala d’ospedale, i due gustano una deliziosa gelatina.

Ecco. La gelatina sa di ospedale. La crème brulée sa di donna.

E succede che l’uomo si mette con la gelatina per stare comodo e avere le spalle coperte, ma nel frattempo non disdegna la compagnia di una crème brulée che però si sa, getta fiamme e delizia i palati, se apprezzata appieno.

E a questo punto ecco che scatta la legge del contrappasso. Quella cattivona. Accade che la crème brulée, pur di piacere e compiacere, fa di tutto per diventare gelatina. Si smonta e si sgonfia, poverella. Ma non funziona, perché la crème brulée non potrà mai essere gelatina, né la gelatina crème brulée, ma di questo non c’è bisogno. Perché la gelatina sta benissimo dove sta, a fare quello che fa. Comoda, placida e tremolante. Mentre la crema bruciata annaspa, si affanna e si arrabatta a destra e a manca rischiando di snaturarsi per diventare ciò che non è.

 

uomini-scelgono-donne-sbagliate

 

A tutta prima mi verrebbe da esultare “Eureka! Ho trovato una contraddizione anche nella logica maschile! Ma allora siamo uguali!” E invece… Invece no. Perché? È presto dimostrato.

Si potrebbe pensare che nemmeno gli uomini sappiano cosa vogliono, che preferiscano la storia comoda comoda, ma si divertono a stare coi piedi in due scarpe, e manco si sognano di mollare la gelatina comoda comoda per la crème brulée!

Invece siamo daccapo. Care amiche donne, è ancora colpa nostra. Perché siamo noi, noi dico, a dare corda all’Umanoide maschio, noi ad alimentare il gioco, noi che in fondo in fondo un po’ lo cerchiamo, un po’ ci speriamo, un po’… Un po’ ci facciamo infinocchiare. E ci piace e non ci piace.

E invece dovremmo essere granitiche, ferme e ferree, marmoree.

E invece siamo noi, ancora noi, sempre noi a permettere all’Altrui di gestirci e giostrarci a suo piacimento. E non proviamo nemmeno a dire che riusciamo a tenere in mano la situazione, perché non è così.

È la situazione che tiene in mano noi. Allora bruciamoci, siamo crème brulée. Sbruciacchiamoci fino a diventare immangiabili. Ma non possiamo fare nemmeno questo. Perché in fondo ci piace troppo essere crema.

Ah, quanto ci piace.

 

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Polka dots: Impossibile resistere.

 

Oggi ci occuperemo di POIS!
Ad essere sincera è la stampa che amo maggiormente, la trovo spiritosa, divertente e adatta a look giovanili e sbarazzìni.
I pois possono essere davvero difficili da indossare se si sbaglia ad abbinarli e coordinarli.
Per non cadere in errore, il mio consiglio è di accostarli a capi in tinta unita, oppure limitarli agli accessori per un risultato glamour e dal sapore deliziosamente retrò!
Per sembrare delle vere e proprie pin up, però, bisognerebbe dotarsi di molta personalità, per evitare di scomparire sommerse da una cascata di ingestibili pallini.
Adoro la collezione di Cristinaeffe, che fa della stampa a pois la vera protagonista della moda primavera/estate. Perfetti gli accostamenti di nero e beige tendente al cipria per una donna sofisticata e indipendente che rompe gli schemi con un look tanto estroso quanto chic.
Quale donna non conosce il fiocco rosso a pois bianchi di Minnie Mouse? Abbiamo amato tutte quei puntini in versione spiritosa e un po' infantile con cui la topolina più famosa al mondo ha colorato la nostra infanzia.

 

tendenza-2013-pois


Negli anni 50 è Marilyn Monroe a renderli assolutamente euforici e femminili, i pois diventano, cosi, la stampa principale per cravatte, accessori e abbigliamento da bambino.
In Colazione da Tiffany, Audrey Hepburn, ci dimostra come indossare pallini con classe e Julia Roberts in Pretty Woman ci porta ad amarli e guardarli con aria sognante.
Al giorno d'oggi non c'è fashionista che non abbia indossato pois almeno una volta nella vita e per questo voglio spronarvi ad osare e ad abbandonarvi ai pallini più famosi, chic ed esuberanti dell'universo!
Si a giochi di puntini sfocati anche sulle unghie...li trovo assolutamente originali e adatti alla bella stagione in corso.
Bene ragazze, vi do appuntamento al prossimo articolo!

 

06 Nov

Belle ed imperfette

Pubblicato in Bellezza

La perfezione non esiste e, se esistesse, annoierebbe.

Essere belle significa essere interessanti, e il fascino imperfetto è quello che fa di un’imperfezione il suo punto di forza.

Basta saper esibire i propri difetti con disinvoltura, e risultare così attraenti, anzi, irresistibili.

Succede anche a Hollywood.

Quante (tante), tra le artiste più ammirate, hanno giocato su una piccola imperfezione per raggiungere il successo? Eccone alcune.

La cantante australiana Kylie Minogue porta la sua bassa statura con naturalezza e orgoglio: nulla le ha impedito di vendere sessanta milioni di dischi e di essere considerata una delle donne più sensuali del pianeta. Altezza mezza bellezza?

 

 

L’enigmatica attrice Christina Ricci esibisce una bella fronte molto alta, minimizzandola a volte con una frangia o un ciuffo, mentre i registi le chiedono di lasciarla ben scoperta e visibile.

Che dire del naso non proprio alla francese di Jennifer AnistonSarah Jessica Parker, attrici di due delle serie televisive americane che spopolano anche nel Bel Paese? La semplicità della donna normale conquista.

 

 

La bocca extralarge di Julia Roberts illumina il suo viso come il sole dopo un acquazzone rendendola radiosa, e le ha permesso di diventare la straordinaria interprete quale è. Il sorriso di Julia è assicurato per trenta milioni di dollari.

Anziché nasconderli, Beyoncé e Jennifer Lopez ostentano i loro fianchi morbidi, simbolo di una sensualità dirompente ma aggraziata. Risultando credibili anche in abiti stretti.

 

 

Il seno minuscolo e il viso largo di Keira Knightley fanno di lei un’icona di sensualità eterea e misteriosa, perfetta nella sua semplicità priva dell’impronta del chirurgo.

Le braccia insospettabilmente corte di Natalie Portman non le hanno impedito di trasformarsi in uno splendido cigno sul grande schermo, né di diventare testimonial di un ben noto profumo.

La nostra unicità sta nell’intelligenza con cui ci mostriamo sicure di noi stesse, senza prenderci troppo sul serio, con la consapevolezza di amarci per quello che siamo, malgrado certi modelli di bellezza veicolati dai media.

Ma la bellezza, se non è imperfetta, è di plastica.