Chiara Ambroselli

Chiara Ambroselli

Amo la dinamicità, il sorriso curativo delle persone, ma più di tutto adoro quell'impeto magico che mi travolge l'anima quando incomincio a scrivere. 

Ho amato la scrittura e la letteratura, da quando ho scoperto, cosa l'inchiostro di una biro potesse comporre su un foglio bianco. 

Mia madre racconta che da piccola ho parlato e camminato tardi, io sostengo che fomentavo il lungo cammino, da condurre e cosa scrivere sul diario di bordo.

Il merito d'aver avuto coraggio nel cimentarmi nella scrittura, lo devo a mia madre, che non ha mai smesso di ripermi, che avevo delle qualità nascoste, non smetterò mai di ringraziarla.

Amo leggere e scambiare opinioni su qualsivoglia argomento. Credo che la bellezza del giornalismo stia nel riportare, durante gli articoli, la voce delle persone e le reali problematiche, della gente che scende in piazza.

Mi auguro che i miei articoli possano piacere a tutti indipendentemente dal sesso o dall'età.

Grazie comunque per ogni condivisione e replica costruttiva al mio personalissimo pensiero, contenuto in ogni articolo.

Auguro a tutti buona lettura

URL del sito web: https://twitter.com/Chiarettayubi

Un’altra pagina di storia è stata scritta il 13/03/2013 alle 19.06.

A firmarla è il comignolo della Cappella Sistina che con una fumata bianca ha annunciato l’arrivo del Papa. La piazza San Pietro gremita di fedeli sin dalla mattinata, è esplosa in un boato di gioia alla visione.

Dopo qualche momento d’irrefrenabile attesa dei visitatori attenti a scommettere su chi potesse divenire il nuovo Papa, le famose tende rosse hanno incominciato a muoversi.

Dopo l’annuncio commosso dell'Habemus Papam, con la voce resa incerta dalla sofferenza per il Parkinson del cardinale Jean - Louis Tauran dalla Loggia centrale della Basilica, la gioia dei “rappresentanti del mondo intero” è divenuta incontenibile.

Il nuovo Papa si affaccia per il saluto e la benedizione. La sorpresa è stata doppia: la nazionalità e la scelta del nome, quello del santo di Assisi, che ha detto subito tutto quello che c'è da sapere dell'attenzione di Bergoglio per i poveri.

«Francesco! Francesco!» hanno acclamato gli oltre cento mila fedeli in piazza. Il gesuita ha scaldato subito il cuore dei fedeli, inchinandosi per farsi benedire. È la svolta regalata alla Chiesa dal passo indietro senza precedenti da molti secoli di Benedetto XVI.

«Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo...ma siamo qui». Sono queste le prime parole del primo Papa Francesco della storia della Chiesa cattolica. Jorge Mario Bergoglio, argentino, 76enne, gesuita, 266 esimo Pontefice, è anche il primo sudamericano. Al Conclave del 2005 che elesse Joseph Ratzinger, Bergoglio fu candidato dall'ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini e risultò il secondo più votato.

La «semplicità» è il tratto del nuovo Papa che ha colpito tutti, sempre stato restio ad accettare ruoli curiali. Oppositore del lusso e degli sprechi (ha vissuto in un modesto appartamentino e per spostarsi usa i mezzi pubblici).

 

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Quando fu ordinato cardinale nel 2001, obbligò i suoi compatrioti che avevano organizzato raccolte fondi per presenziare alla cerimonia di Roma, a restare in Argentina e a donare i soldi ai poveri. Vive dall'età di ventidue anni con un polmone solo. Un'altra curiosità che lo riguarda è relativa alla sua giovinezza. Per mantenersi agli studi fece il buttafuori in un locale. Nel 1963, infatti, conseguì la laurea in filosofia. E' tifoso del San Lorenzo, una delle tante squadre di calcio della capitale argentina. Da giovane racconta nel libro-intervista «Il gesuita», scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin nel 2010, di aver avuto una fidanzata. «Era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa» dice Bergoglio.

Nel suo Paese è un trascinatore di folle e una figura di riferimento nella Chiesa sudamericana. È sempre stato ritenuto un conservatore ma, nonostante questo, non ha mai approvato l'eccessiva rigidità della Chiesa soprattutto in materia di sessualità e la sua autoreferenzialità. Anche nei paramenti, Bergoglio ha voluto dare un segnale di sobrietà.   Solo al momento della benedizione il pontefice ha indossato la stola, che poi ha subito tolto.

Papa Francesco ha già telefonato a Joseph Ratzinger e con tutta probabilità lo incontrerà nei prossimi giorni. È in programma martedì 19 marzo alle 9.30 la messa inaugurale d’insediamento del pontificato.

 

Superato lo scoglio della “stravaganza” di Marzo e dei primi periodi d’Aprile, tocca fare il conto con scatoloni da riempire con voluminosi capi. A sostituire sciarpe e cappelli di lana colorati compariranno sulle crucce degli armadi più esigenti di must, sete delicate e camicette di cotone leggerissimo. Colori moda della stagione Primavera/Estate 2013 saranno 10 secondo il Fashion Color Report di Pantone.

A proclamarsi tra le vincitrici tonalità di verdi, di blu, nuance pastello e qualche tinta intensa, tutte da abbinare con estrema cura e attenzione, per esattezza il Monaco Blue, il Dusk Blue, l’Emerald, il Grayed Jade, il Linen, il Poppy Red, l’African Violets, il Tender Shoots, il Lemon Zest e il Nectarine.
A farla da padrone però è il verde smeraldo, proclamato colore del 2013.

 


S’affianca il Grayed Jade, una variante caratterizzata da un velo di giallo, in pratica un meraviglioso color giada, delicato e affascinante.
Bellissime le varianti di blu proposte per i mesi caldi. La prima si chiama Monaco Blue, intensa e regale, vista su diverse passerelle come quella di Giorgio Armani. Più delicato il Dusk Blue, fumoso, ricorda moltissimo il cielo.

 

 

Tra pizzi floreali a proporlo è Max Mara che lo usa per gonne e bluse. Delicatissimo e molto femminile anche l’African Violets, una nuance molto vicina al lilla. Il Linen è sicuramente il colore più neutro, a metà tra il beige e il cipria, visto sfilare in numerosissime collezioni tra le quali quella della maison Valentino.

 


Preparatevi ad accogliere nuovamente l’arancione, che sarà uno dei grandi protagonisti anche della prossima stagione calda.
Volete dare un tocco fresco e super estivo al vostro guardaroba? Allora ospitate nel vostro armadio il Lemon Zest, un intensissimo giallo limone, e il Tender Shoots, una variante di verde chiaro fluo. Infine, per serate chic e romantiche, provate con il Poppy Red, un meraviglioso rosso intenso, che ci ha incantate soprattutto sulle passerelle.
Tutte stampe e colori che vanno dal discreto pastello all’acceso colore, su abiti asimmetrici e pressoché trasparenti accostanti a tessuti jeans e cotoni freschi. Bandito il lino, troppo casual e informale per lasciare il posto a skin vita alta tutte forme che disegnano curve sinuose.
Insomma la moda si fa più donna formosa accostata a casacche asimmetriche.
Pronte oltretutto al caldo, chignon e occhialoni per proteggerci dal sole?
Buona Primavera a tutte le Donne e non solo.

 

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Diminuiscono fondi, corsi di laurea e studenti 

È l'allarme lanciato dal Cun (Consiglio universitario nazionale) che ha diffuso un documento da cui risulta che in dieci anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 (anno accademico 2003/2004) a 280.144 (anno 2011/2012), con un calo di 58.000 studenti, pari al 17% in meno. Insomma come un’enorme paese intero scomparso nel nulla a causa dei mille tagli. Il degrado, infatti, è dovuto anche alle risorse d’ausilio economiche, fornite agli studenti negli anni passati, che scarseggiano sempre più. Nel 2009 i fondi nazionali coprivano l'84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 il 75%. Il 25% dei ragazzi quindi è rimasto fuori. La spesa per il diritto allo studio ha subito un andamento contrario a ogni dichiarazione di principio. Diminuita drasticamente anche l'offerta formativa degli atenei: in sei anni sono stati eliminati 1.195 corsi di laurea. Quest'anno (2012/2013) sono scomparsi 84 corsi di laurea triennali e 28 corsi specialistici/magistrali (biennali).
Per quanto concerne il numero di laureati: soltanto il 19% dei 30-34enni hanno una laurea, mentre la media europea è del 30%, il 33,6% degli iscritti è fuori corso e il 17,3% non sostiene esami.
Un’ulteriore nota dolente, si aggiunge quindi, sulle pagine che racconteranno la storia d’oggi, domani. Una scarsa motivazione allo studio, a credere che i libri possano garantire un lavoro prossimo ai giovani, alberga nelle menti di milioni di ragazzi che sono costretti a fare i conti con la realtà che tutti noi viviamo.

 

crisi-università


I sogni di conoscenza e di una meritocrazia giusta che premi i sacrifici di chi sceglie di studiare per assicurarsi da vivere, vengono sgretolati da un raziocino amaro che ci apre gli occhi e sbarra il cammino. La colpa sicuramente và attribuita ad una scarsa organizzazione dell’amministrazione universitaria.
Il mondo del lavoro, in ginocchio negli ultimi anni, dovrebbe stipulare dei corsi di formazione e dei tirocini,(non solo per 150 o 300 ore in tre anni, parlando delle lauree triennali) con gli atenei universitari, per far modo che, l’esperienza frutti positivamente nella classica teoria fin troppo libresca della realtà odierna universitaria. La manifattura, di conseguenza, il guadagno delle imprese possa riprendersi usufruendo di personalità giovani e spinte positivamente nel mondo del lavoro. Un guadagno “in todo” in effetti, per i discenti con l’acquisizione di C.F.U (crediti formativi universitari) che s’accumulano fino al raggiungimento della laurea e per il lavoro che con poche risorse economiche riesce a produrre in modo più veloce ed efficace.
E allora perché non interagire insieme, nel sogno di un’Italia migliore, non facendo si di creare una decadenza continua, in un baratro troppo profondo da risalire?


Influenza 2013 è ormai arrivata, le prime “vittime” sono state colpite già nel periodo a ridosso delle feste di natale. Vomito, diarrea e fitte allo stomaco hanno fatto patire e desiderare il letto caldo milioni d’Italiani come ricordo “originale” delle feste che fanno da cornice al passaggio ormai trascorso dal vecchio 2012 al nuovo 2013. 
Con l’apertura delle scuole da più di dieci giorni, è previsto che si raggiungerà il picco delle infezioni complici il blocco di alcuni lotti di vaccini negli ultimi mesi dell’anno appena passato.
La situazione potrebbe inoltre complicarsi proprio per il fatto che l’influenza attesa quest’anno è considerata più violenta rispetto a quella degli anni passati, e questo alla fine potrebbe mettere a letto tra i quattro e i sei milioni di italiani per fine mese.
Tuttavia non è il caso di farsi impressionare dalle notizie che arrivano da oltre oceano, dagli Stati Uniti, dove già si sono verificati un certo numero di decessi per un virus. Nei casi più lievi, se così si possono definire, l’influenza sta decimando adulti e bambini (leggi come proteggerli dal freddo) riducendoli, a correre a rimedi seri.
I virus circolanti sembrano essere diversi da quelli che interesseranno gli italiani, ma in tutti i casi una certa prudenza è fortemente raccomandata.
Come al solito ad essere maggiormente colpiti, o meglio, ad essere esposti ai rischi maggiori sono i soggetti più deboli, ovvero i bambini in tenerissima età, gli anziani e i portatori di alcune patologie croniche.

 

rimedi influenza 


È bene osservare alcune norme di prevenzione che potrebbero esser in qualche modo d’ aiuto per tutti, non solo per i soggetti a rischio.
Quindi, cercare di lavarvi spesso le mani, adottare una dieta sana ed equilibrata a base di alimenti ricchi di vitamine e Sali minerali, se è possibile bevendo molta acqua e coprirsi bene con giacche e cappelli.
Secondo le autorità sanitarie, con la ripresa delle scuole e l’abbassarsi delle temperature, come previsto in questi prossimi giorni, l’influenza raggiungerà il suo picco, per cui è necessario fare attenzione ai primi sintomi in modo da adottare rapidamente la terapia necessaria.
La sintomatologia, come ormai è noto a tutti, è febbre alta, tosse, dolori muscolari generalizzati, a volte anche fastidi intestinali, mal di testa e raffreddore. Solitamente, nel giro massimo di una settimana l’influenza esaurisce il suo regolare decorso, ma in tutti i casi prima di uscire nuovamente di casa è sempre bene aspettare che trascorrano un paio di giorni senza rialzo febbrile per evitare spiacevoli ricadute.