06 Lug

Scatti di crescita del neonato – L’evoluzione davanti agli occhi In evidenza

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I genitori ed i parenti non possono fare a meno di osservare con quanta meraviglia e velocità un neonato è capace di evolvere, facendo passi in avanti sotto tantissimi aspetti: motori, fisici ed emotivi.

Ogni “salto” che il neonato fa per progredire nel suo percorso evolutivo, viene chiamato “scatto di crescita”.

Spesso capire come comportarsi davanti a queste fasi è veramente complicato, motivo per il quale se si è interessati a comprendere queste dinamiche, è bene informarsi meglio.

 

Scatti di crescita – Quando avvengono?

Solitamente uno scatto di crescita avviene sempre in seguito ad un periodo di transizione, a volte problematico, dove il bambino può apparire eccitato, agitato e coinvolto da cose nuove, a cui non era mai stato interessato prima.

Questo cambiamento brusco nell’atteggiamento del bambino è solito creare disagi nei genitori, che pensano di non comprenderlo bene, ma in realtà tutto questo è semplicemente il preludio di una nuova conquista, di un passo evolutivo importante.

Ecco quindi che gli scatti di crescita neonati non sono assolutamente facili da prevedere.

Solitamente un bambino che sta vivendo uno scatto di crescita è solito piangere di più, alternando momenti di agitazione con momenti di quiete e sonno.

Anche l’appetito potrebbe cambiare, solitamente diminuendo, come anche l’autonomia.

 

 

Scatti di crescita del neonato – Riflessioni utili per i genitori

Per gestire al meglio gli scatti di crescita del neonato, i genitori devono in primo luogo saper riconoscere i segnali più comuni (elencati in precedenza) in modo da rasserenarsi fino a comprendere che quella determinata fase non sarà interminabile e che porterà alla crescita dei propri bambini.

Possiamo indicare però qualche riflessione da rivolgere ai genitori per permettergli di vivere in maniera più leggera gli scatti di crescita:

  1. Genericamente queste fasi durano solo 1 o 2 settimane, specialmente se il bambino ha meno di 3 mesi. I disagi vissuti quindi avranno presto una fine e a cose ultimate, potrebbero addirittura essere ricordati con nostalgia.
  2. Nel caso in cui il bambino abbia 3 mesi o più e quindi stia cominciando ad affinare il suo sistema visivo, non ci sarà motivo di preoccuparsi se lo vediamo distratto nel momento della poppata, o addirittura disinteressato. Proprio al terzo mese infatti, i bambini tendono ad osservare meglio ciò che li circonda, cercando di afferrare attraverso l’uso delle mani le cose che più gli stanno vicino (per esempio il capezzolo della mamma). Ecco quindi che il momento dell’allattamento, diventa un’occasione per giocare/crescere e non per nutrirsi.
  3. In fase di svezzamento, intorno ai 5/6 mesi, i bambini vivono una fase rivoluzionaria dal punto di vista dell’alimentazione, che potrebbe portarli ad essere particolarmente stressati. Il genitore deve comprendere che il lattante necessita solo del tempo necessario per passare dal ciucciare il capezzolo, a deglutire il cibo. Ecco quindi un enorme passo in avanti verso l’autonomia.

Ecco quindi che abbiamo parlato di un argomento tanto vasto quanto articolato, che con pochi accorgimenti può essere ben compreso anche dai genitori, spesso allarmati e coinvolti emotivamente e sentimentalmente.

Letto 503 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Luglio 2021 09:20
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