Martina Vecchi

Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.

Una semplice corrente d’aria è sufficiente a provocare il torcicollo. In estate poi, con lo sbalzo di temperatura tra aria condizionata negli interni e caldo torrido fuori, si rimane ancora più facilmente… Bloccate. Un’altra causa del dolore al collo può essere l’aver eseguito uno sforzo fisico a freddo, senza un adeguato riscaldamento preliminare.

Ecco quattro sintetici consigli per rimediare al mal di collo:

1. Con la doccia. Concentriamola sul punto in cui si manifesta il dolore, e teniamo il getto d’acqua in quella posizione per cinque minuti. Se possiamo, usiamo un getto a spruzzo, e non del tipo “a pioggia”.

2. Con un termoforo. Se lo applichiamo per cinque minuti alla temperatura più elevata e poi per quindici minuti a una temperatura meno intensa, noteremo dei miglioramenti.

3. Con gli hot pack. In vendita in farmacia, sono confezioni con gel che si riscaldano nel microonde. Seguiamo bene le istruzioni per evitare di scottarci.

 

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4. Con gli auto massaggi. Cerchiamo di afferrare il muscolo dolorante e compiamo un movimento a impasto, con una forza progressiva, ma che non accentui il dolore.

Seguendo questi piccoli accorgimenti possiamo cercare di alleviare il malefico torcicollo, riducendo la contrattura e il conseguente dolore.

 

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Le infezioni urinarie sono abbastanza diffuse tra le donne: è la più frequente patologia della vescica. La cistite, in genere, provoca sintomi lievi, come bisogno frequente di urinare, bruciore, dolore al basso ventre. A volte, la cistite, può complicarsi con febbre e brividi. è bene perciò cercare di identificare questo disturbo, e cercare di risolverlo.

 

Come prevenire, identificare e curare la cistite?

Ecco 5 consigli che ti faranno stare tranquilla:

 

1. Cerchiamo di alternare l'utilizzo di assorbenti interni a quello di assorbenti esterni. L'uso prolungato di tamponi può aumentare il rischio di cistite.

2. Curiamo la nostra igiene intima. Cerchiamo di utilizzare detergenti con pH neutro, e laviamoci sempre con movimenti da davanti a dietro (mai al contrario).

3. Non portiamo biancheria intima stretta. Indossiamo sempre indumenti che non comprimano, e scegliamo sempre capi in cotone.

 

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4. Evitiamo alcol e caffeina, che irritano la vescica e favoriscono l’insorgere di cistite. Al contrario, beviamo tanta acqua per ripulire, anche i reni.

5. Facciamo tanta… “Plin plin”! A volte, purtroppo, le nostre condizioni lavorative non ci consentano di andare al bagno con regolarità, ma l’ideale sarebbe bere tanto e svuotare tanto la vescica, per depurarci a dovere. La pipì stagnante, o una vescica non svuotata completamente, facilitano nuove infezioni poiché i residui di urina si tramutano in un vero e proprio brodo di coltura per i germi.

 

 

Teniamo i nei sotto controllo

Il sole è uno dei fattori che maggiormente influiscono sul cancro della pelle: questo si origina anche facendo comparire dei nuovi nei o instaurandosi su precedenti nei; da qui l’importanza di seguire un’eventuale evoluzione dei nei: se diventano asimmetrici, se i bordi sono irregolari, il colore è più scuro, se fuoriesce liquido o sanguinano. Qualora notassimo questi particolari, rivolgiamoci a un dermatologo.

 

Copriamo le cicatrici recenti

Se abbiamo avuto una ferita profonda oppure ci siamo sottoposte a un intervento chirurgico da meno di un anno, c’è il rischio che il colore della cicatrice si alteri: per evitare ciò, applichiamo un foto protettore (come minimo con un SPF 30) o una fascia in silicone sulla zona interessata.

 

Attenzione all’assunzione di medicinali

Usiamo una protezione molto alta ed esponiamoci moderatamente al sole: farmaci e sole non vanno d’accordo, e il loro utilizzo sensibilizza la pelle ai raggi solari.

 

Depiliamoci almeno 24 ore prima di esporci al sole

Se ci depiliamo in casa, utilizzando rasoio, ceretta o epilatore, depiliamoci almeno un giorno prima di abbronzarci, se non vogliamo che compaiano macchie scure sulla pelle.

 

 

Idratiamo la nostra pelle

Sono tre passi importanti che lasciano il nostro corpo perfetto. Quanto più la pelle è secca, tanto più tende a desquamarsi, e l’abbronzatura scompare prima. Applichiamo perciò con regolarità una crema idratante.

 

 

Prepariamo i nostri piedi

Manteniamo i nostri piedi in ordine con cure settimanali: peeling, eliminazione cuticole e taglio unghie, e utilizziamo una crema specifica idratante per i talloni.

 

Facciamo il pieno di antiossidanti e Omega 3

Gli antiossidanti prevengono la formazione di radicali liberi che debilitano collagene ed elastina. Carote, pomodori, albicocche, spinaci, prugne, sono ottimi antiossidanti; pesce azzurro e frutta secca, invece, sono grassi buoni che riparano lo strato idrolipidico, trattengono l’acqua nell’epidermide, nutrono la pelle e calmano l’irritazione del sole. E beviamo tanto! Circa 1,5 litri d’acqua al giorno, per mantenere la pelle elastica e reintegrare i liquidi persi con il sudore.

 

Non usiamo le creme invernali

Possono irritare la pelle, poiché contengono retinolo e gli idrossiacidi. Utilizziamo invece creme a base di acido ialuronico e peptidi, e tonici senza alcol.

 

Attenzione a contorno occhi e labbra

Sul contorno occhi (comprese le palpebre) applichiamo una protezione solare con principi attivi anti- radicali liberi e rassodanti. Acquistiamo gli occhiali da sole presso un ottico, poiché hanno lenti omologate che filtrano come minimo il 99% dei raggi UVA e UVB, ed evitano i danni alla cornea. Sulle labbra, applichiamo uno stick con protezione 50.

  

Prendiamoci cura dei nostri capelli

Usiamo i prodotti delle linee solari per i capelli: shampoo, maschere e balsami senza risciacquo che nutrono il capello prima, durante e dopo l’esposizione al sole, al sale e al cloro.

 

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La dolcezza è femmina. Come un sacco di altre cose.

È piuttosto bizzarro il percorso mentale che può scaturire da un’innocua tazza di Nesquik a colazione. Eppure, leggendo il fondo della tazza (ma non erano i fondi di caffè?...) mi salta in mente una metaforona ona ona spendibile nel più breve tempo possibile.

Era ne Il matrimonio del mio migliore amico, mi pare, in cui una splendida Julia Roberts si fa soffiare il posto da un’acerba sgallettata, tale Cameron Diaz, la rana dalla bocca larga. È di Julia/Jules la felice, felicissima metafora. Non starò qua a disquisire sul film (ah se Rupert Everett non fosse stato troppo amico e troppo gay, che acquisto avrebbe fatto Julia/Jules, altroché!), ma ruberò la gloriosa metafora a Julia/Jules, e la adatterò alla mia riflessione.

Gli uomini sono attratti dalla crème brulèe. Affascinante dolce, cremoso e sensuale, con quella crosticina caramellata che mmmmmm! Aveva ragione Amélie, è una goduria romperla col cucchiaino. Gli uomini ne sono intrigati. Ma le cose affascinanti, intriganti, in quanto tali sono anche complesse e tortuose. E non sempre decifrabili, o per lo meno non subito. Non ci si può e non ci si deve limitare alla crosticina caramellata. Per caramellare la crème brulée ci vuole la fiammata.

Ed è qui il magno discrimine rerum. Parlando come si mangia, qui casca l’asino.

Perché la fiammata non è un fuoco di paglia, ah no. C’è tutta una crema inglese da scoprire. E non si pensi che una volta rotta la crosticina i giochi siano fatti. Bisogna avere la pazienza e la costanza di raschiare col cucchiaino fino in fondo.

Ma è evidente che, quando il percorso si fa tortuoso, per quanto affascinante, non valga la pena rischiare, troppo complicato. Troppo interessante.

E allora non rimane che la gelatina. La gelatina è una sicurezza. Non è che gelatina. Molliccia e gommosa, ha un saporino standard. Ed è una garanzia. La gelatina la trovi ovunque. Soprattutto negli ospedali. Perché peraltro, improvvisamente, mi si stampa lucida in fronte l’immagine di un episodio di Dawson’s Creek, in cui una giovanissima Michelle Williams assiste un suo immaturo e tenero spasimante che, per comprarle un costoso anello, si fa letteralmente cavare il sangue dalle vene.

Ebbene, in una confortevole e confortante sala d’ospedale, i due gustano una deliziosa gelatina.

Ecco. La gelatina sa di ospedale. La crème brulée sa di donna.

E succede che l’uomo si mette con la gelatina per stare comodo e avere le spalle coperte, ma nel frattempo non disdegna la compagnia di una crème brulée che però si sa, getta fiamme e delizia i palati, se apprezzata appieno.

E a questo punto ecco che scatta la legge del contrappasso. Quella cattivona. Accade che la crème brulée, pur di piacere e compiacere, fa di tutto per diventare gelatina. Si smonta e si sgonfia, poverella. Ma non funziona, perché la crème brulée non potrà mai essere gelatina, né la gelatina crème brulée, ma di questo non c’è bisogno. Perché la gelatina sta benissimo dove sta, a fare quello che fa. Comoda, placida e tremolante. Mentre la crema bruciata annaspa, si affanna e si arrabatta a destra e a manca rischiando di snaturarsi per diventare ciò che non è.

 

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A tutta prima mi verrebbe da esultare “Eureka! Ho trovato una contraddizione anche nella logica maschile! Ma allora siamo uguali!” E invece… Invece no. Perché? È presto dimostrato.

Si potrebbe pensare che nemmeno gli uomini sappiano cosa vogliono, che preferiscano la storia comoda comoda, ma si divertono a stare coi piedi in due scarpe, e manco si sognano di mollare la gelatina comoda comoda per la crème brulée!

Invece siamo daccapo. Care amiche donne, è ancora colpa nostra. Perché siamo noi, noi dico, a dare corda all’Umanoide maschio, noi ad alimentare il gioco, noi che in fondo in fondo un po’ lo cerchiamo, un po’ ci speriamo, un po’… Un po’ ci facciamo infinocchiare. E ci piace e non ci piace.

E invece dovremmo essere granitiche, ferme e ferree, marmoree.

E invece siamo noi, ancora noi, sempre noi a permettere all’Altrui di gestirci e giostrarci a suo piacimento. E non proviamo nemmeno a dire che riusciamo a tenere in mano la situazione, perché non è così.

È la situazione che tiene in mano noi. Allora bruciamoci, siamo crème brulée. Sbruciacchiamoci fino a diventare immangiabili. Ma non possiamo fare nemmeno questo. Perché in fondo ci piace troppo essere crema.

Ah, quanto ci piace.

 

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