Francesca del Monaco

Francesca del Monaco

Neo laureata in giornalismo, ancora incerta sul mio futuro, desiderosa di tutto.

Visitare il mondo, viaggiare per un anno intero, coltivare le mie passioni, acquistare centinaia di scarpe e borse da conservare in una cabina armadio all'altezza di Carrie Bradshaw, smettere di fumare, avere una love story con una rock star, fare un corso di fotografia, imparare a cantare (per la gioia di chi assiste alle mie performance canore), tatuarmi dappertutto, scrivere un libro…

E questo è solo l’inizio della mia lunga lista.

Innovativo, stravagante, insolente, esilarante, imprevedibile e accattivante: Mannarino 

Questi sono solo alcuni dei mille aspetti della musica di Alessandro Mannarino, esordiente cantautore romano, che sta cavalcando incessantemente negli ultimi due anni i palcoscenici musicali e televisivi (è stato autore della sigla di Ballarò e interprete di un ruolo nel film “Tutto l’amore del mondo”).

Le sue canzoni richiamano storie lontane, ballate popolari, uscite con gli amici, pianti d’amore, il rumore del vento sulla pelle, il brivido di un’emozione che ci sfiora per abbandonarci immediatamente dopo…

Nei suoi dischi ritroviamo tanti piccoli specchi in cui rifletterci, dal “Bar della rabbia”, in cui gli incostanti, i ribelli ritrovano una loro descrizione stessi, a “Statte zitta” la più dolce ballata d’amore degli ultimi tempi, un amore pieno, sanguigno, ma anche sgarbato e sofferto, a “Vivere la vita” un inno alla vita stessa e un invito al "carpe diem’’.

Sono storie di sbronze, di botte e di passioni. Ma anche di morte. Perché, secondo lo stesso Mannarino, il filo del suo ultimo disco (Super Santos) è proprio "il bisogno di una ipotetica fine del mondo per parlare di altre piccole fini del mondo, personali e intime". 

Ma forse ancor più amara è la conclusione della "Serenata silenziosa", sussurrata in punta di voce, per ricordarci che "questo è er tempo in cui chi ce guadagna è chi sta zitto". L'apocalisse è vicina, insomma, ma almeno ci sarà la consolazione che "le lacrime dell'inferno servono a qualcosa, nutrono la terra e fan crescere una rosa", come recita il valzer accorato di "Merlo Rosso", cantata in duetto assieme alla voce suadente di Claudia Angelucci.

Celebri sono i suoi concerti, intesi non come una classica riproduzione live di un disco, ma proprio come spettacolo, intrattenimento, coinvolgimento, divertimento allo stato puro.

 

 

I suoi stornelli (romaneschi alcuni) sono un ceffone in faccia alla società moderna, ai radical snob, per dimostrare che la semplicità non è sinonimo di banalità, ma proprio in quella sta il segreto della felicità, insomma lo slancio del cuore conta più della forma.

Il tutto forse è legato alle sue origini di ragazzo di borgata, nei cui vicoli immaginava passeggiare una Gabriella Ferri, in cui venivano intonate le poesie musicate di De Andrè, in cui le influenze cosmopolite convergevano tra loro nei vari incroci delle strade.

Questo è Mannarino, tutto e niente, serio e divertente, profondo e scontato; la sua particolarità risiede nella sua anima eclettica e istrionica.

E noi non possiamo fare altro che farci guidare dalla sua musica…

 

Hai provato mille diete senza mai ottenere i risultati sperati? La tua forza di volontà di fronte un bel piatto di pasta è pari a quella di un bambino di fronte una scatola di cioccolatini? Se mai esistesse davvero l’Inferno dantesco, il girone dei golosi sarebbe la tua destinazione?

Allora sì, puoi dire di trovarti al momento giusto, di fronte all’articolo giusto, in quanto vi mostrerò i risultati di una ricerca italiana su come concederci tutte le leccornie che adoriamo senza però pentircene immediatamente dopo averle ingerite, pensando alle numerose calorie che si depositeranno sul nostro corpo.

Perché diciamolo, i cibi più gustosi e appetitosi, sono anche i più calorici.

Ahimè, io stessa sono sostenitrice dei cibi “via di mezzo” che ci permettono di appagare le nostre voglie, contenendo i sensi di colpa, ma ammettiamolo, non è la stessa cosa. 

Da oggi però potremo asserire che il sogno di ogni donna al mondo sta per avverarsi, è stata trovata la soluzione a tutte le nostre pene presso l’Istituto italiano di tenologia a Bolzaneto, sotto la guida del Dott. Daniele Piomelli.

 

 

Secondo i ricercatori, il segreto per dire addio ai chili di troppo risiede nel cervello, e non facciamo riferimento alla sola forza di volontà, indispensabile per dimagrire, ma a una vera e propria molecola, l’endocannabinoide 2-AG.

Riducendo la concentrazione di questo composto nel nostro cervello, si è riscontrato un aumento del metabolismo dei topi analizzati; infatti, nonostante gli abbondanti pasti e la sedentarietà, essi non aumentavano di peso.

Per capire meglio il tutto, ci addentriamo in una breve spiegazione scientifica: i ricercatori volevano individuare le funzioni di questa molecola, per questo hanno incrementato la concentrazione della proteina monoacilglicerolo, responsabile della degradazione del 2-AG.

In seguito alla diminuzione dell’endocannabinoide in questione (circa il 50% in meno), gli studiosi hanno riscontrato un aumento di metabolismo; il dott. Piomelli spiega “È  allora che abbiamo scoperto la loro maggiore capacità di bruciare i grassi. Abbiamo scoperto che il loro grasso bruno – tessuto adiposo specializzato nel produrre calorie – diviene iperattivo”.

Analizzando il metabolismo energetico dei topi hanno scoperto il ruolo fondamentale della proteina 2-AG nella regolazione della termogenesi, ovvero il processo grazie al quale si produce energia bruciando i grassi.

Lo stesso Dott. Piomelli riconosce la straordinaria scoperta da loro avanzata, in quanto si potrebbe creare “una medicina che aumenti il metabolismo corporeo, e quindi faccia dimagrire, agendo sui livelli di 2-AG cerebrale, ridicendone per esempio la produzione. Molecole di questo genere non esistono ancora, ma potrebbero essere inventate”.

Non ci resta allora che augurare un buon lavoro ai nostri ricercatori, e cominciare a credere che, a volte, i sogni diventano realtà. 

 

Sono ben note le teorie del calendario Maya, che hanno dipanato allarmismo tra i più scaramantici e fatalisti spettatori, riguardo la prossima fine del mondo. 

C’è da dire però che le credenze sostenute dall’antica popolazione, o se vogliamo “superstizioni”,  trovano fondamenta nelle diverse teorie, congruenti tra loro, di diversi ricercatori e scienziati di epoche storiche completamente diverse, che quindi impossibilitati ad entrare in contatto gli uni con gli altri.

Che sia solo una coincidenza?

Ci spiegano che l’attuale Era dell’Oro (la quinta), in cui viviamo, terminerà il 21 dicembre 2012 e avrà fine come i quattro periodi precedentemente conclusosi (Acqua, Aria, Fuoco e Terra) con una sconvolgente catastrofe ambientale.

Il tutto dipese, secondo i vari ricercatori, dallo spostamento dell’asse terrestre per via di un inversione del campo magnetico terrestre.

In questa era, però, ben diversi saranno gli eventi che ci vedranno protagonisti della “fine”: fiamme e fuoco dal cielo, terremoti e catastrofi naturali, guerre nucleari a cui quasi tutta la razza umana non sopravvivrà, tranne i pochi meritevoli, i cosiddetti risvegliati.

Analizzando però il calendario Maya sotto un altro punto di vista, vediamo che quello che sta per concludersi non è il mondo, ma un ciclo: in questo momento viviamo in una società ricca di miseria, di odio e di schiavitù, soprattutto morale, psichica e materiale.

Sarebbe sbagliato, quindi, pensare che tutto ciò possa trovare una meritata e giusta conclusione con la fine dell’ultimo Katun, cioè degli ultimi 20 anni dei 25.626 che compongono il calendario Maya? 

E proprio qui si insinua quella che è l’ultima novità: nel corso del “tempo del non tempo”, in cui non è giorno, ma nemmeno notte, (ovvero gli ultimi 13 anni, da contare a partire dal 1999), apparirà una cometa o asteroide con una traiettoria diretta verso la Terra.

La Nasa però ci tiene a precisare, dopo l’allarmante annuncio della CNN dell’imminente impatto di Niribu, che non corriamo alcun rischio, e che tali supposizioni non hanno nulla a che fare con reali e fondate ricerche scientifiche riconosciute.

Incisivo il paragone utilizzato dalla NASA stessa: “Come il calendario che possediamo in cucina non termina il 31 dicembre, il calendario Maya non cessa di esistere il 21 dicembre 2012”.

Possiamo dunque stare più che tranquilli che se madre natura volesse mai ribellarsi all’agire dell’uomo, il tutto accadrebbe tra diversi millenni.

Al che mi domando, tra così tanti anni, i nostri posteri avranno ancora disponibile tra un impavido Bruce Willis pronto a rischiare la sua vita per salvare tutta l’umanità?

Fatto sta che tutto ciò poco interessa alla popolazione cinese, visto che è in preda all’allarmismo più ingestibile, che ha oltretutto necessitato dell’intervento della polizia per rassicurare la popolazione che la fine del mondo non avverrà.

È stata la stessa polizia cinese a comunicare su Weibo, il Twitter cinese, questo stato di agitazione, dal momento che in una sola giornata ha dovuto far fronte a più di trenta chiamate d’aiuto in tal senso.

“La fine del mondo è solo fantasia. Non ci credere, non vi fate truffare” afferma la forza armata istituzionale.

Per rendere evidente il grado di paura che vige tra lo popolazione, basta sapere che in un villaggio rurale del Sichuan (Cina Meridionale) ci si è apprestati all’acquisto compulsivo di migliaia di candele, mentre a Nanchino, una donna di 54 anni ha chiesto ed ottenuto un prestito da un milione di yuan (oltre 130.000 euro) sulla sua casa, in modo da poterli donare ai bambini più poveri, così da concludere la sua vita con una buona azione.

Non mi resta dunque che invitare i credenti di tale teoria a vivere a pieno e a 360° queste ultime settimane; mentre coloro i quali, come me, credono che la profezia Maya coincida con la fine di una mentalità, di una condizione sociale negativa per l’uomo, e quindi coincida allo stesso tempo con una nuova possibilità per l’umanità, siano promotori di questa divertente teoria, ideata da alcuni amici:

“Fuck Maya, Love Life”.

 

“Io ho avuto coraggio nello stare insieme ad una donna grassa”: è quanto Bruce, uno dei personaggi del romanzo della scrittrice Weiner Jennifer, scrive nel suo libro  "Brava a letto. Amare una donna abbondante" riguardo la sua ex ragazza Cannie Shapiro, dalle forme genuine e abbondanti.

Questa frase ha suscitato in me una riflessione profonda, ovviamente perché come ogni donna di fronte al giudizio verso il proprio corpo, si ha paura, ci si lascia rapire da tutte le nostre insicurezze.

E questo è ciò che la protagonista ha fatto con se stessa: criticarsi, giudicarsi, incolparsi e deridersi per non essere derisa, dimenticandosi della sua unicità, intelligenza e personalità.

Il suo però non è un atteggiamento da criticare, perché ogni ragazza insicura, non necessariamente realmente grassa, avrebbe reagito così e avrebbe sofferto al medesimo modo di fronte a un’affermazione di questo genere da parte del suo ex fidanzato.

È giusto quindi permettere al prossimo di avere un potere così elevato su di noi? Siamo davvero così dipendenti dal giudizio altrui? Aneliamo così profondamente a raggiungere quello stereotipo "perfetto’’ che i media ci propongono come tale?

Dove è finita l’intelligenza viva e vivace che caratterizza noi donne? Il coraggio e la tenacia è una caratteristica che ci appartiene, che caratterizza profondamente il nostro DNA, quindi mi pongo una semplice domanda: perché?

Accettarsi di certo non è il processo più semplice che una persona possa fare su se stessa, richiede costanza e fatica, e questo è ciò che Cannie affronta.

Il titolo apparentemente inganna, con la complicità dell’immagine di copertina: si pensa di trovarsi di fronte un altro libro sulla scia dei romanzi erotici in voga, soprattutto in questo momento.

Al contrario invece durante la lettura ci si rende conto sempre di più che ciò di cui tratta è un percorso di vita profondo e doloroso, per cui la sofferenza esteriore non è altro che riflesso di quella interiore.

Soltanto una volta risolti i suoi conti con il passato, e alcune situazioni rimaste in sospeso con persone che giocano un ruolo importante nella sua vita, la nostra protagonista capirà che solo stando bene con se stessi gli altri noteranno la nostra bellezza.

E non intendo esteriorità, ma quel connubio di fascino e ilarità, mistero e intelligenza, passione e sensualità dettato dalla nostra personalità.

Perché ciò che ci contraddistingue gli uni dagli altri, non è la bellezza esteriore, labile e temporanea, ma la nostra anima, è quest’ultima, infatti, che lascia segni indelebili nella mente e nel cuore di chi ci circonda.

Quindi, donne, abbiate fiducia in voi stesse, non permettete a niente e nessuno di offuscare e mettere in ombra la vostra unicità.

La fragilità? Solo uno stato culturale, più che una caratteristica biologica. Quando  scegliamo la solitudine, quando rinunciamo a un falso amore, quando smascheriamo le nostre debolezze, portiamo avanti il nostro ruolo nel mondo, essere mamme, attraversando anche mille difficoltà, senza mai rinunciare.

Siamo donne e questo è già simbolo di grande coraggio, per questo fonte di grande rispetto.

 

 

Concludo con una citazione tra le mie preferite:

“la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice, è finita. No non è mai finita per una donna.

Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche quando non vuole. Non parlo del dolori immersi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che andare a scuola.

Te implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.

(….) vi ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.

Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a novembre.

Quando meno te lo aspetti…” (F. Volo)

E queste meravigliose parole sono di un uomo...

 

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