Dott.ssa Stefania Scotto

Dott.ssa Stefania Scotto

Amante dell’arte, degli animali, della natura, della musica, dei sogni, dei misteri e della vita delle persone.

Ho scelto la mia professione in base alle mie passioni, e non volevo tralasciarne neanche una!

Volevo capire il senso celato in un dipinto, volevo comprendere il significato del comportamento animale, volevo riflettere sui meccanismi di funzionamento e di intreccio dei vari sistemi (cosmo, sistema solare, globo terrestre, natura… e via via fino a scendere a sistemi sempre più piccoli: microbi, cellule, atomi, molecole), volevo comprendere come la mente umana avesse creato la musica, gli strumenti e come potesse creare meravigliose armonie, volevo scoprire il significato dei sogni, risolvere i misteri…. e volevo conoscere la vita delle più diverse persone, per aiutarle a tirar fuori le potenzialità e le risorse possedute e da loro dimenticate.

Ecco perché ho scelto di diventare Psicologa.

Molte volte siamo così concentrati sul discorso che stiamo affrontando con una persona, da dimenticare tutto il resto!

Quante volte, conoscendo qualcuno di nuovo e stringendogli la mano, siamo così concentrati a pronunciare il nostro nome da non prestare attenzione al nome altrui?
Quante volte siamo così coinvolti nel raccontare una nostra esperienza, da non renderci nemmeno conto che l’altra persona si è po’ stufata del nostro parlare e vorrebbe interrompere la conversazione? Oppure viceversa, siamo noi quelli un po’ stufi di ascoltare mentre l’altro interlocutore non si accorge della nostra noia! 
Osservare un pochino chi ci sta di fronte e, viceversa, prestare attenzione anche al nostro comportamento, può esserci di aiuto in molteplici situazioni: in una discussione col fidanzato per capire se sta mentendo o dicendo la verità, in un colloquio di lavoro per dare una buona impressione al selezionatore del personale, e così via, in qualsiasi tipo di conversazione ci capiti nella vita!
E’ una falsa credenza pensare che il contenuto di un discorso sia tutto esplicato dalle parole pronunciate. In realtà il senso di una frase cambia moltissimo a seconda del tono di voce adoperato, dal timbro, dall’espressione facciale stampata sul volto di chi pronuncia la frase, dal contesto, dalla posizione che assume il corpo di chi parla. 
Questo grafico ben rappresenta in percentuale quanto le componenti verbale, para-verbale e non verbale della comunicazione sono coinvolte nell’attribuzione di significato in un discorso:

 

comunicazione-non-verbale-grafico



Il livello VERBALE è quello delle parole.
Il livello PARAVERBALE è definito dalla qualità della voce: volume, tono, timbro, ritmo, velocità.
Il livello NON VERBALE è definito dall’atteggiamento del corpo: la postura, i movimenti, la respirazione, il colorito della pelle.
I livelli PARAVERBALE e NON VERBALE trasmettono informazioni pari complessivamente al 93% del contenuto trasmesso!!
Ecco perché è così importante prestare attenzione a tutto, meno che alle parole!

Ora, per concludere, vorrei fornirvi alcuni “trucchetti” per la lettura del comportamento altrui:
 Iniziamo dalla posizione da seduti: se la persona innanzi a voi è un uomo e si siede con le gambe aperte significa che è sessualmente interessato alla vostra persona; viceversa, se l’uomo si presenta con le gambe accavallate, significa che è ben poco disponibile all’incontro sessuale, quindi è poco attratto da voi.
 Se la persona con cui dialogate si gratta il naso (esattamente sotto le narici) significa che prova disgusto/disaccordo per quello che state dicendo. Se invece si strofina il naso con il dito per tutta la lunghezza dello stesso, significa che vi sta mentendo.
 Quando una persona si avvicina e vi toglie un “pelucco” di dosso, non offendetevi! Si tratta di un comportamento affettuoso, molto simile al grooming adottato dalle scimmie!!
 Quando un uomo/donna gioca con l’anello che porta al dito togliendolo leggermente per poi rimetterlo, significa che ha disponibilità sessuale verso di voi. Il togliere e rimettere l’anello è infatti immagine dell’atto sessuale.
 Quando una persona con cui dialogate distoglie gli occhi da voi per guardare un attimo attorno a sé, significa che non è interessata al vostro argomento e scruta l’ambiente per cercare eventuali “vie di fuga”.
 Se la persona con cui dialogate dirige la punta dei piedi leggermente verso la porta, anche in questo caso non è interessata al discorso e non vede l’ora di andarsene!

Potrei elencarvi una infinità di situazioni di questo tipo. Purtroppo non posso dilungarmi in questa occasione. Mi congedo lasciandovi un ultimo consiglio: pensateci bene prima di salire in automobile con chi guida con un cappello in testa! Chi guida con il cappello è una persona molto insicura di sé. Da un punto di vista Psicoanalitico, è come se volesse tornare nell’utero materno. Si tratta quindi, data la sua insicurezza, di una persona abbastanza pericolosa al volante.

 

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Dimenticate quello che avete visto in televisione fino ad oggi.
Dimenticatevi gli spettacoli che molte volte vi hanno lasciato a bocca aperta: uomini in perfetto equilibrio sospesi tra due sedie, dita incrociate che non si sciolgono, galline ipnotizzate, pendolini che oscillano davanti al naso…
Quello che avete visto fino ad oggi è stato trasmesso soltanto per aumentare l’audience televisivo e, il più delle volte, ipnotista e pubblico erano in accordo!!
L’ipnosi è qualcosa che accomuna tutti gli uomini di questo pianeta. Forse non ve ne siete mai resi conto, ma anche voi siete “andati in ipnosi” moltissime volte nella vostra vita!
A me capita molto spesso mentre guido l’auto.
Soprattutto nei lunghi tragitti.
Inizialmente sono molto concentrata sulla strada, i semafori, le marce da cambiare, la frizione, il freno, uno sguardo agli specchietti, la musica dell’autoradio… Poi, a poco a poco, inizio a pensare a cosa devo fare domani, che vestito indosserò, a che ora è meglio andare al cinema, cosa vedere, “chissà se viene anche Silvia”, “forse è meglio che invito anche Laura altrimenti si offende”… e, senza essermene resa conto, mi accorgo di essere arrivata a destinazione! Ho guidato per mezz’ora…. e mi sembra siano passati solo cinque minuti!
Iniziano così a venirmi dei dubbi: “chissà se sono passata col verde o col rosso”… ma poi mi rassicuro “me ne sarei accorta!!”. Immagino quindi di aver rispettato le regole della strada, e mi sento più tranquilla.
Per raccontarvi un altro episodio, mi capita sempre di lasciarmi cadere in stato ipnotico a Messa durante la “predica”. Il tono pacato, costante, ritmico del Parroco mi conduce a uno stato di concentrazione interna che difficilmente riesco a evitare. Capita così di “ridestarmi” solo a conclusione dell’Omelia.
Inizialmente ho la sensazione di non ricordare nemmeno una parola pronunciata dal Parroco, poi, discutendo con mia madre, scopro che in realtà nulla mia è sfuggito!
Durante la Messa la soglia della mia consapevolezza si era abbassata, ma l’inconscio invece era vigile ed attento!

Ecco, questa è l’ipnosi: uno stato modificato di coscienza che permette il rapporto con l’inconscio.
In ipnosi l’inconscio “emerge”, ma non bisogna affatto temere questo fenomeno. L’inconscio è il tesoro più prezioso che possediamo: sede di risorse, capacità, idee, potenzialità. Possiamo anche “abbassare la guardia” tranquillamente perché possiamo essere certi che “lui” non ci tradirà.


Basti pensare a quando corriamo, alla complessità dei movimenti perfettamente coordinati l’uno con l’altro; e mentre corriamo non pensiamo coscientemente al modo migliore per appoggiare il tallone in modo da potenziare la spinta, o al modo giusto di piegare le ginocchia per evitare eccessivo affaticamento…
Nulla di tutto ciò. È un procedere fluido e perfetto… opera della nostra mente inconscia.
Non bisogna quindi avere paura dell’ipnosi.

 

definizione-ipnosi


È uno stato naturale, facente parte della natura umana, evolutosi insieme alla nostra specie per “aiutarci”.
Essere SEMPRE perfettamente coscienti è estremamente dispendioso in termini energetici per il nostro cervello. Abbassare la soglia di consapevolezza ci permette quindi di poter vivere attivamente ed essere efficienti per tutta la giornata.
Possiamo quindi stare tranquilli perché il nostro inconscio ci viene sempre in aiuto.

 

La Pet-therapy migliora il nostro benessere. 


È indubbio, e facilmente osservabile, come negli ultimi anni i negozi e le attività commerciali dedicate ai nostri cari animali domestici siano notevolmente aumentate di numero e in varietà. Si va dagli allevamenti delle più svariate razze canine e feline, ai negozi di accessori, alimenti per animali, toelettatura, toelettatura self-service, mega-store e catene in franchising interamente dedicate agli amici a quattro zampe.
Robe da matti! Vien da pensare….
Invece proprio cose da matti non sono. Anzi, questa attenzione per gli animali ha un’origine molto antica e, a ben pensarci, è da sempre esistita.
L’Homo sapiens usufruiva del fiuto e della fedeltà del cane per cacciare e difendersi dai nemici ben 12.000 anni fa.
Per quanto riguarda il gatto, è risaputo come gli Egizi convivessero e considerassero sacri i felini già a partire dal 3000 a.C.
Per gli appassionati d’ittica, sull’allevamento e utilizzo delle carpe come pesci “ornamentali” si hanno notizie che risalgono al 400 a.C. nella Cina della dinastia Ming. Non dimentichiamo che i pesci rossi, le carpe Koi, gli Scalari, i Molly… (questi sono solo alcuni nomi di tipologie di pesci ornamentali) sono acquistati non solo per la loro bellezza, ma anche per il relax che trasmette la contemplazione dei loro movimenti sinuosi.
Anche Henri Matisse fu così attratto dalla delicatezza dei pesci rossi da dipingerli più volte nelle sue tele.
L’attaccamento alla natura e alla terra è arcaico e sempre vivo nella mente dell’uomo “moderno”. Non dimentichiamo che il nostro cervello non è cambiato molto, dal punto di vista evoluzionistico, dal cervello dell’uomo “delle caverne”. Salvatore Quasimodo ben rappresenta questo concetto con le parole “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo”.
La vita in città, oggi sempre più ricercata per questioni di lavoro ma anche di comodità, ha allontanato l’uomo dal contatto con la natura.
Le aree verdi si riducono sempre più per lasciar posto a condomini, i gatti di strada oramai non esistono più perché rinchiusi nei gattili, anche vedere gli uccellini è sempre più difficile per via dell’inquinamento acustico e del ridotto numero di alberi…
Quanti sono i bambini che hanno tenuto per le mani un uovo appena deposto? Quanti di loro hanno mai visto una mucca dal “vivo”? E quanti hanno la fortuna di avere un animale domestico in casa?

 

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Eppure, nonostante la vita frenetica ed alienante delle città, il richiamo alla natura è ancora forte.
Prendersi cura di un piccolo orto sul terrazzo, annaffiare regolarmente le piante tenute sul davanzale, accarezzare e farsi avvolgere dalle fusa del proprio gatto… sono tutte azioni che tolgono stress e nevrosi in quanto riavvicinano lo spirito umano alla sua origine più antica e profonda.
L’uomo è da sempre vissuto a contatto con la natura. Migliaia e migliaia di anni di evoluzione e di contatto con la terra non possono essere improvvisamente cancellati e sepolti dal boom economico che ha portato all’industrializzazione, alla diffusione sul larga scala delle automobili e la creazione delle infrastrutture necessarie alla loro circolazione.
Ecco perché l’uomo di città è sempre più alla ricerca di uno spazio verde o di un animale da accudire, in quanto ciò lo riavvicina al suo più antico passato.

 

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