29 Gen

A tutto GAS. Gruppi di Acquisto Solidale (parte 1)

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Cosa sono i gruppi di acquisto solidale 

La prima volta che io e mio marito, allora ancora fidanzato non convivente, ci siamo trovati davanti a un cespo di puntarelle ci siamo interrogati a lungo.
Non sulle puntarelle e su come andavano pulite - magari avessimo capito che di puntarelle trattavasi! - ma sulla natura di quell'oscuro esemplare del mondo vegetale che insieme stavamo osservando e che nessuno dei due aveva la più pallida idea di cosa fosse e a quale specie appartenesse.
Era iniziato tutto così: alla radio, un giorno, avevo sentito parlare di un luogo dove si potevano acquistare, direttamente dai produttori, prodotti di natura alimentare biologici; avevo sentito parlare di misteriosi cassettoni e sporte della spesa, da cinque a dieci chili, all'interno dei quali l'assortimento di frutta e verdura era deciso dal produttore stesso; di sapori dimenticati da tempo; di prezzi che, contrariamente a quello che si sentiva dire sull'agricoltura biologica, erano accessibili a tutti; molto più che accessibili.
E così, nonostante io non sia un'amante delle verdure e di frutta ne mangi tuttora, ahimè, pochissima, decidemmo di organizzare una spedizione in questo luogo periferico, ma neanche troppo, per scoprire che a Roma, a due passi dalla trafficatissima Nomentana, esisteva un orto in città; un casale dove un gruppo di giovani (piuttosto alternativi, questo bisogna dirlo, ma noi siamo in tutto e per tutto trasversali e non nutriamo pregiudizi) aveva costituito un Gas e coltivava verdure, vendeva detersivi alla spina, organizzava cene a prezzi piuttosto ridicoli su lunghi tavolacci di legno per riscoprire ricette e sapori che forse non erano più nemmeno più quelli della nonna, ma al più della bisnonna, e consentiva di effettuare degli ordini di prova (a pagamento, ovvio!) prima di decidersi se impegnarsi o meno in un acquisto sistematico.

 

Gas-Acquisto-solidale


Fino a quel momento per me, ma potrei dire anche per noi, i gas erano solo di tre tipi: i gas naturali, quelli chimici e GasGas, il topolino di Cenerentola.
I Gas di cui si parlava, invece, erano i Gruppi di Acquisto Solidali, e lì, quella mattina, ci si è spalancato un mondo: un meraviglioso mondo.
Un mondo in cui gruppi di persone, all'epoca prevalentemente cooperative, associazioni onlus o di quartiere, si univano allo scopo di acquistare prodotti alimentari, in gergo “il fresco”, direttamente dai produttori, con la finalità di acquistare prodotti esclusivamente locali, cioè “a km 0“, da aziende certificate biologiche, e quindi con la garanzia che non fossero stati utilizzati pesticidi o altri antinfestanti chimici, e di farlo, non in ultimo, saltando la filiera, che è quella che fa lievitare i prezzi in maniera purtroppo spesso sconsiderata: io acquisto da te che produci banane in Brasile, poi le trasporto in Giamaica perché lì il magazzino mi costa meno e infine, magari a bordo dello Shuttle, le spedisco in Italia a un distributore che a sua volta si occuperà di venderle alla piccola e alla grande distribuzione: più o meno, e naturalmente senza seguire il ciclo delle stagioni perché se io voglio mangiare le banane tutto l'anno cosa importa se inquino l'universo, vuoi mettere il mio insindacabile diritto alla libertà personale di mangiare le banane quando voglio?
Infine potevamo acquistare con la certezza che le aziende produttrici fossero aziende che agivano sul mercato in maniera etica.
Etica, e che sarà mai un'azienda etica, si chiederà qualcuno?
Un'azienda etica è un'azienda che non sfrutta i lavoratori e che non investe i propri profitti in speculazioni discutibili, ad esempio, nel mercato delle armi.
E quindi, entusiasmati da tutto questo, dalla possibilità non solo di acquistare prodotti sani e che rispettavano il ciclo biologico naturale, ma anche l'ambiente e i lavoratori, in poche parole noi tutti, ci siamo tuffati in quest'avventura.

(clicca qui per la seconda parte)


Letto 2440 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Gennaio 2013 17:40
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Patrizia Ferrante

La Pitta è una dritta con i capelli a spaghetto lunghi come un vialetto. Potrebbe raccontare a tutti che ha lavorato più di venti anni per la pubblicità, potrebbe dire che ha visto l’uomo atterrare sulla luna e che ha passato più di cinquemila minuti a guardare ogni genere di film con grande passione.

 

Già, potrebbe.

 

Ma la Pitta è troppo modesta. Alla Pitta piace: arrivare sempre alla fine di un libro, leggere i titoli di coda fino a quando non si accendono le luci in sala, bere tè appena sveglia, segnarsi i titoli delle canzoni da sentire almeno una volta nella vita, ascoltare i discorsi che le persone fanno quando sono al ristorante e “Il favoloso mondo di Amélie”, ma questo l’avevate già capito.

Sito web: https://uominidiunavolta.altervista.org/