Cosa (forse) non sappiamo del Carnevale. 

Coriandoli, stelle filanti, maschere e parrucche: il carnevale è un tripudio di allegria e colori, sia per i piccoli che per i grandi. Ma ci siamo mai chiesti quali siano le motivazioni di questa festa? Abbiamo mai pensato al fascino della maschera che non copre, ma genera un'altra identità? Ci siamo mai soffermati sui ghigni beffardi appesi ai carri allegorici? Proviamo a dare qualche spiegazione.

Quali sono le origini del Carnevale?

Il Carnevale ha origini molto discusse; c'è chi afferma che affondi le sue radici nei saturnali romani, ovvero lunghi cicli di feste popolari durante i quali veniva sovvertito l'ordine sociale: gli schiavi erano temporaneamente liberi e venivano consumati banchetti e sacrifici agli dei. Altri pensano alla Babilonia antica, altri ancora alle antesterie greche.

Perchè ci travestiamo? 

Nei saturnali romani veniva eletto un "princeps", una sorta di caricatura della classe nobile, al quale si conferiva temporaneamente ogni potere. Egli era vestito con una buffa maschera dai colori sgargianti; si trattava della personificazione di una divinità infera (Saturno o Plutone) preposta alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti. Si pensava che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale e che dovessero quindi essere placate con l'offerta di doni e di feste in loro onore, nonché indotte a ritornare nell'aldilà dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva.
Insomma, il fascino della maschera sembra essere legato in qualche modo agli inferi... e pensandoci bene anche Arlecchino ha tutta l'aria di un piccolo diavolo.

 

maschere-carnevale-2013

 

Perchè si organizzano sfilate di carri allegorici? 

Un'interessante spiegazione può essere rintracciata nell'antica Babilonia dove, poco dopo l'equinozio primaverile, veniva attualizzato il processo originario di fondazione del cosmo (descritto miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat). Durante queste cerimonie si svolgevano cortei nei quali erano allegoricamente rappresentate le forze del caos che contrastavano la ricreazione dell'universo. Questo periodo, che si sarebbe concluso con il rinnovamento del cosmo, veniva vissuto con una libertà sfrenata e un capovolgimento dell'ordine sociale e morale.
Quello babilonico, comunque, è soltanto un esempio: anche presso altri popoli (indoeuropei, mesopotamici, ellenici...) erano diffuse cerimoni simili, aventi valenza purificatoria. Esse dimostrano il bisogno profondo di rigenerarsi periodicamente abolendo il tempo trascorso e riattualizzando la cosmogonia.

Perchè si chiama "carnevale"?

L'etimologia della parola ha a che fare con l'avvento del Cristianesimo, il quale modificò gli aspetti più "peccaminosi" delle antiche cerimonie allegoriche, riconducendoli al periodo di attesa della Quaresima. La parola Carnevale deriva dal latino "carnem levare", ovvero "togliere la carne". Secondo la dottrina cristiana, il cosiddetto Tempo di Carnevale costituisce infatti una preparazione alla Quaresima, la quale prevede l'astinenza dalle carni.

Perchè finisce con un "martedì grasso"?

Il cosidetto martedì grasso (che quest'anno è il 12 febbraio) precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. E' detto "grasso" poichè, dato che corrisponde all'ultimo giorno prima del digiuno penitenziale della Quaresima, la tradizione voleva che in questa giornata venissero consumati tutti i cibi più prelibati rimasti in casa: carne, pesce, uova e latticini.

Perchè si mangiano le "chiacchiere"? 

Vista l'incredibile varietà di nomi per questi tipici dolci fritti, non si conosce esattamente l'origine della parola: infatti, solo in Italia, ci sono più di 40 modi diversi per chiamarli: bugie, struffole, cioffe, crostole, frappe e chi più ne ha più ne metta. Nel cosiddetto "italiano standard" sono nominate "chiacchiere" e potrebbe essere un riferimento alla loro estrema facilità di preparazione (vedi la ricetta), risalente forse all'epoca romana: se ne potevano preparare moltissime con pochi ingredienti, proprio come le chiacchiere.

 

Abbiamo già avuto occasione di descrivere il Baby Shower. Oggi ci concentriamo, rimanendo sulla stessa tematica, sul dolce in pasta di zucchero, elemento fondamentale dello Sweet Table, che sta letteralmente spopolando anche in Italia con creazioni che sono delle vere e proprie opere d’arte, con interno del colore abbinato al sesso del bebè. 

 

Vi spiego meglio: se i genitori del bebè non vogliono conoscere il sesso del piccolo in arrivo, c’è la possibilità di realizzare un’ulteriore sorpresa con il dolce in pasta di zucchero. Il ginecologo scrive su un foglio il sesso che, poi, viene inserito in una busta chiusa e consegnato al pasticcere, il quale provvederà a realizzare una crema o altra decorazione interna in rosa o blu. L’interno può essere in crema liquida o una cascata di confetti.

 

L’esterno della torta si consiglia di farlo preparare di un colore neutro come vaniglia o cioccolato. Altrettanto interessante è decidere di far apporre una decorazione sia in rosa che azzurro e scrivere sopra “Maschio o Femmina?”. Potrete immaginare l’espressione dei genitori quando sono in procinto di tagliare la prima fetta! Un’idea semplicemente geniale. Ecco qualche esempio:

 

 

 

 

 

 

Modello Bradipo? No, non è uno stile di arrampicata libera e nemmeno l'ultima novità tra le app per l'iPhone, ma sono io durante le mie ormai prolungate (nel tempo) giornate casalinghe.

«Non ti annoi?», è la domanda che mi fanno tutti da quando a fine maggio sono stata licenziata.
No, fatevene una ragione, non mi annoio affatto, mai.
«Ma cosa fai?», incalzano.
Come sarebbe a dire cosa faccio?
Dormo un po' di più (ma non tanto di più), leggo libri, ascolto musica, guardo le gatte ronfare cercando di non lasciarmi convincere a fare insieme a loro il riposino pomeridiano, passo molto tempo su Internet: tra aNobii, GoodReads, Facebook, Twitter, leggere e scrivere email e un altro paio di interessi costanti (il blog, Leidonnaweb, il negozio su Etsy), ho talmente tante di quelle attività virtuali che avrei bisogno di un monitor supplementare per seguirle stile centrale della Società Autostrade durante l'esodo di agosto.
Ah, nei ritagli di tempo faccio colazione, pranzo, cucino qualcosa per la sera, esco per andare al supermercato, da Acqua&Sapone, occasionalmente ho qualche visita medica, lo yoga del martedì, il gruppo del giovedì… No, insisto, non mi annoio affatto.
Quello che non faccio proprio mai, piuttosto, è accendere la televisione, al punto che comincio a dimenticare la sequenza dei canali e i tasti funzione del telecomando: e questo è bene.
Detta così sembro iperattiva, in preda a una irrefrenabile sindrome da movimento, in realtà difetto, piuttosto, nell'organizzazione delle giornate: perché mi mancano un po' di metodicità e costanza, perché tendo a rinviare il più possibile responsabilità e impegni, perché mai come adesso, dopo trent'anni di attività professionale svolta senza interruzione, sono finalmente libera da obblighi e costrizioni.
Ad esempio, a proposito di rinviare, mi chiedo in preda agli immancabili sensi di colpa, cosa ci faccio qui invece di essere a preparare la crostata per il compleanno di mia sorella?
Ovvio, ne approfitto per rendere pubblica (in effetti, a pensarci bene, i segreti del proprio successo sarebbe meglio mantenerli… segreti!) la miglior ricetta di pasta frolla in circolazione, la mia (che poi, forse, era quella della mia bisnonna, di mia nonna, di Nonna Papera…?):

 

 

Pasta frolla per crostate

300 g di farina
150 g di burro sciolto a bagnomaria e lasciato freddare
100 g di zucchero
2 tuorli
2 cucchiai di marsala
buccia di limone

Una volta preparato l'impasto toglierne circa un terzo e metterlo da parte per fare le strisce, ungere di burro (altro burro, non quello che serve per la frolla!) una teglia del diametro di circa 25/26 centimetri.
A questo punto basta stendere con le mani la pasta frolla nella teglia imburrata, scegliere una marmellata (meglio se fatta in casa, ovviamente da qualcun altro), spalmarla con un cucchiaio di legno sulla frolla e decorare con strisce (stelline, cuoricini o quello che vi pare): sì, quella delle strisce è la parte più noiosa.
Mettere in forno preriscaldato a 180°-200° per circa 30-40 minuti: temperatura e tempo di cottura dipendono dal forno, io uso quello elettrico a 180° per 30-40 minuti circa.

Il trucco delle cuoche pasticcione: le strisce sono venute così così e la crostata appare leggermente stortignaccola?
Niente paura, una spolverata di zucchero a velo e torna come nuova.


Una ricetta tradizionale e regionale 

Le castagnole sono frittelle carnevalesche tipiche del Lazio e della Romagna sono piccole, soffici e veloci da preparare. Le castagnole sono famosissime e gustate in molte regioni d’Italia anche se con nomi differenti e con piccole variazioni di ingredienti. Ecco la loro ricetta...
Castagnole Ripiene Di Crema Pasticcera
Ingredienti:
450 g di farina
2 uova
100 g di zucchero
1 cucchiaio di zucchero vanigliato 1 bustina di lievito per dolci
sale, un pizzico
50 g di burro
vino bianco secco
zucchero vanigliato q.b.
olio per friggere
(crema pasticcera) 500 ml di latte 150 g di zucchero 4 rossi d'uovo
70 g di maizena
1 g di vaniglia
1/2 scorza di arancia

 


Preparazione:
Per la crema pasticcera:
Mescoliamo in una pentola le uova, lo zucchero e la maizena, aggiungiamo il latte bollente, portiamo tutto ad ebollizione per almeno 2 minuti mescolando continuamente e aggiungiamo per ultime la scorza di arancia grattata e la vaniglia. Facciamo raffreddare ricoprendo la crema ottenuta con la pellicola trasparente in modo che non si formi la pellicina.
Per le castagnole:
Facciamo un impasto con la farina, le uova, lo zucchero, lo zucchero vanigliato, il lievito, il sale e il burro ammorbidito, aggiungiamo il vino bianco quanto basta per avere un impasto né troppo duro né troppo molle. Lavoriamolo bene per circa 10 minuti, formiamo una palla e tagliamola a pezzi che arrotoleremo in modo da ottenere dei cilindretti grossi come il dito medio, ritagliandone poi dei pezzetti lunghi circa 2 cm con cui formeremo tante palline che friggeremo in abbondante olio ben caldo avendo cura di rigirarle continuamente. Quando sono ben gonfie, le scoliamo sulla carta assorbente. Ora possiamo farcirle con la crema pasticcera. Serviamole spolverizzate con lo zucchero vanigliato.

 

Ricetta di Carnevale. 

Le chiacchiere sono preparazioni tipiche del periodo di Carnevale e vengono chiamate con nomi diversi a seconda delle regioni di provenienza: chiacchiere e lattughe in Lombardia, cenci e donzelle in Toscana, frappe e sfrappole in Emilia, cròstoli in Trentino ecc..
Chiacchere
Ingredienti:
300 g di farina
2 uova
50 g di zucchero
1 pizzico di sale
la buccia di 1 limone grattugiata
3 cucchiai di olio di semi
3 cucchiai di vino bianco
100 g di zucchero a velo vanigliato olio per friggere
Sulla spianatoia disponiamo la farina a fontana, nel mezzo mettiamo le uova intere, l'olio, un pizzico di sale, lo zucchero e il vino bianco.
Lavoriamo bene l’impasto fino a renderlo consistente ma non troppo sodo. Formiamo una palla e mettiamola a riposare in luogo fresco, avvolto in un panno, per circa un’ora.

 


Tagliamo la palla in pezzi e col matterello stendiamo ogni pezzo in sfoglie dello spessore di 2-3 millimetri con una rotellina dentata ritagliamo tante striscioline lunghe 6 cm e larghe 2 cm.
Nel frattempo in una padella versiamo l’olio di semi e quando sarà bollente, friggiamo le chiacchiere poche per volta. Appena saranno dorate, solleviamo le chiacchiere e le facciamo sgocciolare su della carta assorbente. Appena si saranno raffreddate le cospargiamo di zucchero a velo vanigliato.

 

Scopri le altre ricette di carnevale