Kyoto salva il clima e salva la terra. Meno Co2 nell'aria con il Bio. 


Nella città giapponese di Kyoto, l’11 dicembre 1997, la comunità internazionale ha sottoscritto un trattato, entrato poi in vigore il 16 febbraio 2005, con l’obiettivo di rallentare i cambiamenti climatici causati sia dal riscaldamento globale sia dal surriscaldamento globale. Quest’ultimo, detto global warming, a differenza del primo che dipende da cause naturali, deriva, unicamente, da azioni antropiche, in pratica, è causato dall’uomo. Il protocollo di Kyoto, come strumento giuridico internazionale, serve proprio a controllare queste azioni fuori natura e a limitarne i danni, presenti e futuri. L’iniziale impegno dei paesi che hanno aderito alla Convenzione, era far sì che le emissioni di gas dovute ad azione umana fossero ridotte, rispetto ai livelli del 1990, almeno del 5%. E questo entro il 2012, limite poi posticipato al 2020 con la speranza di riuscire ad abbassare ancora di più i livelli di emissioni nocive. Il target stabilito per l’Italia era stato fissato a -6,5% e l’Italia l’ha centrato, anzi, superato, con un -7% di gas serra nell’aria rispetto al 1990 e valori di “emissioni” procapite inferiori alla media degli altri partner europei. Questo risultato è stato ottenuto tramite l'unione di diversi fattori: crisi dei mercati, produzioni economiche meno dannose per l’ambiente, aumento delle fonti energetiche rinnovabili e maggiore attenzione, da parte dei singoli, ai consumi generali e soprattutto energetici. Ogni volta che usiamo la macchina, accendiamo una lampadina, riscaldiamo la nostra casa, cuciniamo ecc., noi produciamo anidride carbonica (Co2), il gas che più di altri determina l’effetto serra aumentando il global warming. Negli ultimi anni, riducendo tutti insieme la domanda energetica, abbiamo risparmiato una quantità di petrolio stimata tra 5 e 15 milioni di tonnellate. Anche scegliendo il bio abbiamo contribuito a ridurre le emissioni di gas nocivi. Lo afferma Bernardo De Bernardinis, presidente dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale): ”Nella conversione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica, mediamente, c’è un guadagno netto di 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno”. Vale a dire che l’agricoltura bio assorbe più Co2 di quella normale ed è un valido contributo per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto “Salva il clima e salva la Terra”.

 

Un Sorriso Integrale – Amico Bio, ristorante vegetariano, mediterraneo e macrobiotico di Napoli, e il suo chef Osama Elbatakoushy ci propongono quest’invitante ricetta per il MercoledìVeg:

 

cotoletta-tofu-mandorle

 

 

Cotoletta di Tofu alle mandorle e tortino di cavolo rapa.

Ingredienti :
100 gr di tofu al naturale;
30 gr di mandorle sgusciate (per la pastella);
50 gr di farina (per la pastella);
½ bicchiere d’acqua;
pangrattato;
100 gr di cavolo rapa;
50 gr di farina (per la besciamella);
1 bicchiere di latte di riso (per la besciamella);
50 ml di olio extra vergine;
20 gr di sale;
Besciamella - Scaldare il latte sul fuoco. Quando sarà vicino all’ebollizione, aggiungere la farina precedentemente mischiata con l’olio. Appena il composto diventa denso, toglierlo dal fuoco e metterlo da parte.
Pastella – Miscelare la farina con l’acqua insieme alle mandorle tritate, avendo cura di lavorare il composto finché risulti omogeneo e senza grumi.
Procedimento:
Sbucciate il cavolo rapa e tagliatelo alla julienne. Mettetelo in una pentola con acqua calda, salata, e fatelo bollire. Appena il cavolo rapa sarà cotto, ponetelo su una teglia con il fondo, precedentemente, cosparso di besciamella. Coprite il cavolo rapa ancora con altra besciamella e fatelo cuocere nel forno per 15 minuti a 170°.
Tagliate le fettine di tofu. Passatele nella pastella e successivamente nel pane grattugiato. Immergetele poi nell’olio bollente per circa 2 minuti (fino a quando acquisteranno quel colorito bruno, tipico della frittura).
Servite il tutto su un piatto da portata e … buon appetito!
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14 Mar

Facciamo un orticello

Pubblicato in Bambino

Una volta erano i nonni, che magari vivevano in campagna, ad insegnare ai nipotini a coltivare l’orticello, oggi invece ci sono i presidi di Slow Food a farlo.

Slow food è un'associazione internazionale senza scopo di lucro nata in Italia, a Bra nel 1986 con il nome di Arcigola. L’obiettivo di quest’associazione è lo sviluppo del diritto a vivere il pasto come un piacere, inoltre difende e divulga le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni parte del mondo, ed è impegnata nella difesa della biodiversità, si batte anche contro l'omologazione dei sapori e le manipolazioni genetiche.
Slow food organizza presso i suoi presidi corsi per spiegare ai piccoli come coltivare zucchine, patate o melanzane.
Il progetto, che è dedicato a tutte le scuole di ordine e grado ma è maggiormente sviluppato per le scuole elementari, si chiama Orto in condotta, è progetto triennale e prevede materie, se così si possono chiamare, come l’orticoltura ecologica, l’educazione sensoriale e del gusto, la cultura alimentare, la storia della gastronomia e geografia alimentare.
Possiamo però fare qualcosa anche prima.
Questa sorta di educazione all’amore per la natura la potremmo tranquillamente iniziare noi genitori già al compimento dei due anni del nostro piccolino.
Basta impiantare un bell’orticello… se abbiamo la possibilità di un bel giardinetto davanti casa, altrimenti andranno benissimo dei semplici vasi sul nostro balcone e delle comunissime bustine di semi.
E poi approfittando di una bella giornata di sole… armati di paletta e secchiello… mettiamoci seduti per terra con il nostro bimbetto a seminare, lasciando che sia proprio lui a lavorare la terra e a mettere i semini.

 

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Lasciate che sia ancora lui a bagnare le pianticelle e poi lo vedrete emozionatissimo quando spunteranno le prime foglioline.
Un’attività questa, che oltre a divertire i nostri bimbi gli insegnerà il rispetto per la terra, sviluppando in lui la consapevolezza della natura e perché no anche alcuni dei principali insegnamenti legati all’ecologia.
E parlando di ecologia… proprio in un libricino, dal titolo ECO ALFABETO, scritto da Fritjof Capra, importante fisico, teorico dei sistemi e saggista di fama internazionale, si parla proprio dell’importanza di insegnare ai bambini una sorta di educazione all’ecologia tramite la coltivazione di un orto.
Secondo Capra questo permetterebbe loro di capire autonomamente già da piccolissimi quali e cosa sono i cicli naturali, come si regola la natura e l’importanza di preservare e di conseguenza amare la terra e la natura.

 

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Riuscireste ad immaginare dei sexy toys ecostenibili? Ebbene, care amiche, esistono. Parliamo di manette di plastica riciclata, vibratori che funzionano ad energia solare e preservativi valoni. Analizziamone alcuni.
 
Earth Angel sono gli speciali vibratori, prodotti da un'azienda irlandese, realizzati con materiali riciclati e riciclabili, e che non necessitano di manovella ma si presentano durevoli nel tempo. Negli Stati Uniti, invece, hanno realizzato i vibratori che funzionano ad energia solare e che entrano in funzione all'aria aperta. Cosa che sicuramente, immaginiamo, creerà un certo imbarazzo.  
 
 
 
Passiamo poi ai preservativi vegan friendly. Quelli di Glyde sono in puro lattice e non contengono la caseina, né altre sostanze di origine animale, eppure hanno superato tutti i test del caso. Al prezzo di 232 dollari avrete Vanity Bunny. Parliamo di un coniglietto viola in silicone naturale con stazione di ricarica a induzione e diversi giocattoli sessuali "green", che servono ad intensificare il piacere rispettando però l'ambiente.
 
I prodotti utilizzati, finalmente, sembrano rispettare dunque sia il corpo che ciò che ci circonda: parliamo di legni, metalli, vetro sostenibile, plastica riciclata (usata per le palline cinesi) o il pvc, usato per i corsetti vibranti. Tali giocattoli del piacere non contengono né ftalati né addolcitori della plastica, che recenti test hanno dimostrato essere collegati sia al cancro che al danneggiamento dello sperma. Dunque, perché, care amiche, non utilizzare prodotti che migliorano sia il benessere dell'ambiente che quello del corpo?
 
 

 

“Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Non l’ha detto uno qualsiasi ma Albert Einstein diverso tempo fa, quando le api ronzavano ancora tranquille tra campi coltivati e poco “pesticizzati”. Oggi, la tranquillità degli insetti impollinatori è davvero finita e anche noi non abbiamo molto da stare allegri. Gran parte di ciò che mangiamo, infatti, dipende dal lavoro degli insetti come le api che, svolazzando da un fiore all’altro in cerca di polline, lo distribuiscono poi in giro, permettendo a nuove piante di vedere la luce. Senza questo vitale contributo degli impollinatori, l’ecosistema subirebbe uno stravolgimento tale che sarebbe poi difficile, se non impossibile, poter riparare i danni subiti. Basta pensare che circa il 75% delle piante selvatiche non riuscirebbe più a riprodursi e che la stessa percentuale, sempre in perdita, si riscontrerebbe nelle nostre colture agricole, con un conseguente notevole calo della produttività. In particolare, sarebbero colpite le colture di fragole, mele, mandorle e pomodori. “Non possiamo permetterci di perdere le api e il resto degli impollinatori naturali – Lo dice Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace – “La drastica riduzione delle api è solo un sintomo di un sistema agricolo che ha fallito, basato sull’uso intensivo di prodotti chimici per servire gli interessi di potenti multinazionali. Incrementare subito metodi agricoli sostenibili è l’unica soluzione per salvare a lungo termine le api e l’agricoltura dell’Europa”. E’ fondamentale, quindi, incentivare l’agricoltura bio-ecologica che permette di eliminare, dall’odierno e globalizzato sistema produttivo di stampo industriale, l’uso di sostanze chimiche, dannose per gli animali, i vegetali e l’uomo. Così com’è fondamentale e assolutamente corretto leggere le etichette e accertarsi che i prodotti che acquistiamo non contengano sostanze chimiche dannose. Greenpeace ha elencato alcuni pesticidi, molto tossici e con effetti sub-letali e/o sistemici sulle api, che dovrebbero essere, immediatamente, vietati: imidacloprid, clothianidin, thiamethoxam, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina. Inutile scrivere che diverse e conosciute aziende del settore agrochimico continuano a commercializzare, a fronte di ingenti guadagni, massicce quantità di prodotti, soprattutto per l’agricoltura di tipo industriale, a base di queste sostanze nocive. Ritorniamo, quindi, alla necessità di incrementare sistemi biologici e biodinamici, legati spesso a piccole aziende agricole che si dimostrano più attente a ciò che producono e più rispettose nei confronti dell’ecosistema e della vita.

Vi segnalo e mi riservo di scriverne più ampiamente in seguito, uno degli eventi da non perdere, se si desidera conoscere l’agricoltura biologica/biodinamica, assaggiare i cibi eticamente prodotti, assaporare i vini senza solfiti e capire un po’ meglio come alimentarsi senza carne e senza troppi rischi, è L’Isola di Veg. Primo incontro italiano, ludico-informativo, per promuovere uno stile di vita in armonia con la natura e con il futuro. www.lisoladiveg.it


‘TESTO’ CON ZUCCA, una semplice e sfiziosa ricetta di Eleonora Fabrizi.

 

ricetta-testo-con-zucca-mercolediveg


Ingredienti per 4 persone:
- 1 kg di zucca;
- olio extravergine d’oliva;
- farina;
- peperoncino (facoltativo);
- sale.
Preparazione:
Tagliare la zucca a bastoncini e, una volta ottenuti, metterli sotto sale per circa un’ora. Trascorso il tempo, infarinarli bene e disporli su una teglia, cospargerli con l’olio extravergine d’oliva e aggiungere il peperoncino. Mettere poi la teglia in forno e cuocerli a 200° finché non saranno ben dorati. Togliere dal forno, tagliare il ’Testo’ in più parti e servire su un piatto da portata. Si abbina bene un vino bianco e secco. 

 

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Earth Day 2013, Salviamo il Pianeta. 

Nel 1970, 20 milioni di americani scesero in piazza e diedero vita alla prima manifestazione in difesa della Terra. Oggi, le persone in piazza sono diventate più di un miliardo e non sono solo americani. 175 le nazioni che hanno partecipato, il 22 aprile 2013, all’Earth Day, la quarantatreesima mobilitazione mondiale in difesa della Terra. Un evento importante che si propone di incentivare e diffondere comportamenti adeguati per sostenere il pianeta. “Lo scopo dell’Earth Day è di ispirare consapevolezza e apprezzamento per l’ambiente. Difficile pensare a un obiettivo più meritevole di questo” – Così si è espresso Eduardo Rojas Briales, vicedirettore generale del dipartimento Foreste della Fao. Noi tutti, di certo, siamo ben consapevoli di quanto il pianeta Terra abbia bisogno del nostro supporto. Dovunque volgiamo lo sguardo, ahimè! è molto facile vedere o intravedere qualcosa “fatto male e che arreca danno”. Earth Day Italia, che dal 2007 partecipa all’Earth Day mondiale, suggerisce quest’anno diverse semplici azioni green per provare a cambiare, risanandoli, i risultati di quelle cose fatte male relative ad alcuni nostri comportamenti abitudinari.

Allora, prima cosa da fare, chiudere bene tutti i rubinetti, non solamente quando usciamo da casa, ma anche mentre ci insaponiamo sotto la doccia e ci laviamo i denti; cambiamo poi quelli che gocciolano, in soli 4 minuti se ne vanno via, goccia dopo goccia, 50 litri d’acqua. Abituiamoci a spegnere gli standby degli apparecchi elettronici e a staccare i caricabatterie dalle prese. Se 100 di noi spegnessero i propri PC, ad esempio durante la pausa pranzo, eviterebbero a 8 kg di CO2 di andare a inquinare l’aria. Mangiamo più frutta e molta più verdura, così da incoraggiare le produzioni che hanno un impatto inferiore sull’ambiente, ricicliamo gli pneumatici, facciamo la raccolta differenziata dei farmaci e portiamo l’olio delle fritture alle isole ecologiche, un litro di quest’olio, infatti, disperso nell’ambiente, degrada 1000 metri cubi d’acqua. Ricicliamo anche la carta, così diamo una mano agli alberi, ricicliamo il vetro, che ci permette di economizzare 400 tonnellate di petrolio, e ricicliamo pure la plastica, ognuno di noi ne produce circa 30 kg ogni anno. Andiamo più spesso a piedi e in bicicletta, che ci fa pure bene alla salute, e serviamoci dei mezzi pubblici, anche se dovrebbero essere, al fine di incrementarne l’uso, migliorati. E, ultima cosa, durante l’estate proviamo ad accendere meno i condizionatori, qualche ora di caldo da sopportare è sempre meno dannosa è più naturale di una malsana boccata di anidride carbonica.

 

 

ricetta-cabiette-gnocchetti

 

MercoledìVeg con le CABIETTE

Ingredienti per 4 persone:

- 800 gr di patate;
- 800 gr di cipolle;
- 200 gr di farina di segale;
- 150 gr di ortiche;
- burro di soia;
- pane di segale grattugiato;
- sale;

Lavate, strizzate e tritate finemente le ortiche. A parte, lessate le patate, sbucciatele e schiacciatele. Il ricavato, poi, ponetelo in una terrina, aggiungete le ortiche, la farina di segale e impastate il tutto. Fate a pezzettini la cipolla e mettetela a soffriggere in 50 gr di burro. Preparate degli gnocchetti con il composto di patate e fateli bollire in acqua salata. Scolateli e ponetene un primo strato sul fondo di un recipiente da forno, poi, spandeteci sopra le cipolle fritte e irrorate con il burro fuso. Fate quindi un secondo strato di gnocchetti e così via fino alla fine degli ingredienti. L’ultimo strato ricordatevi di spolverizzarlo con il pane grattugiato. Alla fine, ponete il recipiente in forno e lasciate cuocere a 180° per circa 3/4 d’ora. Questo piatto va servito caldo.

 

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