Anche Fido e Kitty possono mangiare verdura il mercoledì. Dare da mangiare ai nostri cuccioloni un cibo prodotto senza “crudeltà” verso altri animali, almeno una volta a settimana, è di certo una scelta sana e intelligente. Animali fortunati, i nostri, che danno una mano ad altri animali, quelli degli allevamenti da macello, con un destino senza nessuna stella. Sembra un film di Walt Disney, ma può essere anche una realtà. E con diversi vantaggi per tutti. Solo verdure nelle ciotole il mercoledì, oltre che diminuire il numero di animali destinati al consumo alimentare, significa anche limitare alcuni problemi organici che spesso affliggono i nostri “amici da compagnia”. Il cibo verde, infatti, diminuisce l’incidenza delle intolleranze alimentari, delle fastidiose allergie, delle malattie della pelle e aiuta i quattro zampe oversize a perdere il necessario peso per ritrovare la giusta forma. E’ indicato anche per gli animali iperattivi e difficilmente gestibili, ne migliora, in pratica, il temperamento. Umido o secco, l’alimento vegetariano è ipocalorico, ricco di fibre, di cereali e soddisfa tutte le necessità nutrizionali dei nostri animali. Per il gatto, carnivoro puro, incapace di sintetizzare autonomamente la taurina, a differenza del cane che è onnivoro, questi alimenti Veg sono poi integrati con taurina sintetica e quindi bilanciati e completi. Allora, appurato che la pietanza vegetariana va bene per tutti, uomini, cani e gatti, per Fido e Kitty, questo mercoledì, proponiamo eco-crocchette o eco-scatolette, mentre per noi eco-Polenta Fritta con erbe e funghi.

Parlando di funghi, c’è da dire che sono davvero tanti, migliaia di esemplari e non tutti commestibili. Fate dunque attenzione. I più comuni, tra quelli che si possono addentare, tranquillamente, sono i porcini, i chiodini, i finferli o gallinacci, i cardoncelli e gli ovoli. Oltre al conosciutissimo, e commercializzato in tutto il mondo, fungo champignon. Contengono molta acqua, il 92%, sono ricchi di fibre vegetali e apportano modeste quantità di proteine e zuccheri. Contengono diverse proteine, le vitamine B1 e B2, il fosforo, utile per le ossa, il selenio e il rame, che sono antiossidanti, e il potassio, indispensabile per regolare il ritmo del cuore. Aiutano il sistema immunitario e contrastano il formarsi delle neoplasie. Questi “miracolosi folletti” dei boschi sono in fine particolarmente apprezzati per il loro aroma e sapore. E’a livello gastronomico, infatti, che diventano indispensabili per la preparazione di ottime ricette e gustosissimi piatti.

Polenta Fritta con erbe e funghi

 

Per preparare questo piatto occorre 1 ora, la difficoltà di esecuzione è media, le dosi sono sempre per 4 persone e le calorie circa 320 a porzione. Servono 12 fette di polenta, 200 gr di funghi affettati, dragoncello, mentuccia, sale, peperoncino rosso, 1 cipolla, un po’ di farina, 1 bicchiere di olio e rosmarino. Affettate la cipolla e mettetela in padella con poco olio. Appena dorata, aggiungete i funghi e tostateli. Unite poi dragoncello e mentuccia tritati, sale e peperoncino rosso pestato. Preparate la polenta e a metà cottura aggiungete il soffritto. A cottura ultimata, poi, versatela sul tagliere, schiacciatela e lasciatela raffreddare. Quando è fredda, tagliatela a fette, passatela nella farina e friggetela in olio bollente con un po’ di rosmarino. Scolate le fette, asciugatele in apposita carta assorbente e servitele calde. Vi consiglio, vivamente, di accompagnare questo piatto con un buon vino rosso.

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Dopo l’India, l’Italia è il paese che mangia più verdure e meno carne. Secondo l’AVI (Associazione Vegetariana Italiana) il 10% degli italiani ha tolto dalla propria dieta la carne. Per l’Eurispes, invece, la percentuale è di sette punti più bassa (3%), ma rimane, comunque, sempre consistente. Se trasferiamo e trasformiamo il numero in visione quantitativa, quel 3% corrisponde a tutti gli abitanti di Milano e di Firenze messi insieme. I “VEGetariANI” non sono quindi pochi in Italia e il dato certo è che crescono in continuazione. Lo conferma anche il mercato alimentare. E’ sempre più facile trovare prodotti green preconfezionati sugli scaffali delle grandi catene di distribuzione, così com’è sempre più facile trovare ristoranti “integrali”, dove sono serviti anche piatti a base di carne, che propongono più di una pietanza vegetariana. Che la scelta “Veg” si stia espandendo, e non solo in Italia, l’ha capito pure McDonald’s. La famosa catena di fast food a base di carne, per contenere le emorragie di persone che cambiano bandiera in fatto di abitudini alimentari e accaparrarsi circa un miliardo di nuovi clienti che mangiano solo “verde”, è andata addirittura in India, paese al primo posto nella classifica mondiale quanto a numero di persone che non consumano carne, per aprire i suoi primi ristoranti esclusivamente “Veg”. Per questo colosso alimentare “tutta carne”, forse … quasi certamente, le motivazioni della metamorfosi “verde” non sono etiche, eco-ambientaliste e salutistiche, motivazioni che invece spingono la maggior parte della gente “comune” al cambiamento “VEGetariANO”. La salute, infatti, è la principale motivazione per il 43,2% di chi ha scelto una dieta priva di proteine animali. Solo per il 29,5% la motivazione è etica, mentre per il 4,5% è ambientale. C’è da aggiungere, poi, un 6,7% che non segue precise regole vegetariane o vegane ma che, di fatto, non “mangia animali”. E sono le donne, in assoluto, quelle che più di tutti fanno a meno della carne, seguite dai giovani tra i 18 e i 24 anni e dagli over 65. Qualunque sia la ragione, la scelta italiana e soprattutto delle donne, di mangiare più frutta e verdura a discapito della carne ci fa, senza dubbio, molto onore.

 

 


Ricetta per una dieta Latto-Ovo-Vegetariana: Bignè ai formaggi
Le dosi riportate sono per 4 persone. Servono 16 bignè piccolini e già pronti, 1,5 dl di panna, 100 g di gorgonzola dolce, 100 g di provolone, 100 g di fontina, delle foglie di sedano, noce moscata, pepe bianco e sale. Dividete la panna in tre parti uguali e versatela in tre pentolini. In ognuno, poi, aggiungete un tipo di formaggio. Mettete sul fuoco e sciogliete il composto a fiamma bassa, mescolando con cucchiaio di legno. Salate leggermente. Nel pentolino con il gorgonzola aggiungete un cucchiaio di foglie di sedano tritate, spolverizzate la fontina con un po’ di pepe bianco e insaporite il provolone con la noce moscata. Ora, non dovete fare altro che farcire i bignè, disporli a piramide su un vassoio e proporli ai vostri amici per un corposo aperitivo. Non fate mancare il vino, preferibilmente rosso, meglio se corposo e dal profumo intenso. L’Amarone ad esempio, assai corposo e profumato, si sposa benissimo con il gorgonzola.

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Ricetta minestrone al pesto 

Come espressione metaforica, “fare un minestrone” significa mettere insieme cose assai diverse e senza una regola ben precisa. Se nel modo di comportarci, di scrivere o parlare facciamo un “minestrone”, vuol dire che stiamo creando confusione. Questo perché il minestrone, quello che si cucina, è una sorta di pastrocchio, un guazzabuglio, una miscellanea di colori, forme e sapori. Potrebbe essere paragonato alla caotica cantina di Zibacchiello, altra metafora, dove si trova tutto e di più, in un groviglio senza capo né coda di cianfrusaglie accatastate alla rinfusa. Un guazzabuglio, appunto, che per Zibacchiello ha però un senso, un valore. Nella mescolanza disordinata delle cose, infatti, lui trova sempre l’armonia e riesce per questo a vivere felice. Ora, l’armonia spirituale che Zibacchiello trova nella sua caotica cantina, non è certo uguale all’armonia olfattiva e gustativa sprigionata dal guazzabuglio del minestrone culinario, ma non c’è dubbio è molto simile. Nella pentola, come nella cantina, un groviglio disordinato e caotico di ortaggi, legumi, pasta, riso e chi più ne ha più ne metta, trova la sua perfetta armonia proprio unendo differenti sapori. Lo avevano capito già gli antichi romani: le “diversità”, se ben mischiate e mescolate, possono dare risultati unici e sorprendenti. Così, quello che avevano di commestibile e vegetale, i nostri avi lo mettevano spesso in una pentola per fare il minestrone. Ortaggi, legumi, erbe aromatiche e cereali bollivano, saltando e sguazzando nel brodo, in un disordine tale, da far venire in mente il caos primordiale. Fa ridere, ma guardando bene dentro la pentola è proprio così: nel minestrone che cuoce c’è movimento, frenesia, energia. Sembra proprio di stare per assistere all’esplosione di una nuova “vita”. E azzardiamo, allora, un ultimo parallelismo metaforico. Parlando del minestrone, facciamo un po’ di filosofia culinaria per dire qualcosa sulla vita. Anche nella vita, se si cambiano gli ingredienti, si scoprono nuovi sapori, a volte migliori, altre peggiori. Ma questo poco importa, si può sempre tornare indietro, ai vecchi e sicuri ingredienti o andare ancora più avanti e provarne, rischiando, sempre nuovi. Non esiste la ricetta migliore. Ognuno deve trovare la sua. Per un buon risultato, molto dipende da ciò che si sceglie di mettere in pentola. Questione di scelte, quindi. E a fine cottura, la speranza più grande è che le scelte fatte siano state le migliori. 

 

 


MINESTRONE AL PESTO. 

Nessuna difficoltà nella preparazione. Più o meno, 1 ora e ½ per cuocerlo e 640 calorie per porzione. Servono: 150 gr di fagioli, 3 melanzane, 100 gr di fagiolini verdi, 3 patate, 1 cavolo nero, 100 gr di zucchine verdi, 50 gr di zucca gialla, 4 pomodori, 30 gr di funghi secchi, olio, pasta o riso e 150 gr di pesto genovese.

Fate bollire dell’acqua e mettetevi a cuocere i fagioli per un bel po’. Tagliate le melanzane a dadini e, insieme ai fagiolini verdi, alle patate tagliate a spicchi, al cavolo nero fatto a pezzetti, a un po’ di zucchine verdi, a della zucca gialla, ai pomodori e ai funghi secchi, in precedenza rinvenuti in acqua, aggiungetele ai fagioli. Versate anche un po’ di olio in pentola e girate lentamente con un cucchiaio di legno. Lasciate cuocere e appena gli ingredienti staranno per raggiungere il punto di cottura, mettete la pasta o, se preferite, il riso. Prima di versare la minestra nelle scodelle aggiungete, generosamente, il pesto. Questo piatto va servito molto caldo, ma è ottimo pure freddo, tanto che si può gustare anche dopo qualche giorno. Il vino è preferibile bianco: GRECO DI TUFO o PIGATO.

 

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Perché mangiamo carne 

C’è un paradosso alla base delle nostre abitudini alimentari. Mentre proviamo sdegno all’idea di mangiare carne di cane, gatto o delfino, nulla ci impedisce di addentare carne di mucca, maiale, pecora o pollo. Perché facciamo questa discriminazione? Anche la mucca e il maiale sono esseri senzienti, che provano quindi emozioni e sentimenti, proprio come il cane, il gatto e il delfino. Eppure, la costrizione innaturale della mucca e del maiale negli allevamenti lager e la loro successiva soppressione a fini alimentari non ci turba, non tanto quanto ci sconvolgerebbe stipare migliaia di cani e gatti all’interno di una struttura al solo scopo di macellarli per poi mangiarli. Perché siamo più sensibili, empatici e paladini nei confronti di una determinata specie e ingiustificatamente indifferenti nei confronti di un’altra? La psicologa americana Melanie Joy risponde sostenendo la teoria del “carnismo”. Con questo termine è definita un’ideologia violenta che giustifica, per consuetudine, l’uccisione di alcuni animali e permette di mangiarne la carne senza troppi rimorsi di coscienza. Il carnismo si fonda sulla “dittatura della consuetudine”, che abitua ad accettare le cose e gli eventi perché “così sono”, punto e basta. Per questo motivo acconsentiamo all’uccisione di “cuccioli” di mucca, maiale, pecora e altri ancora, senza scandalizzarci o muovere un dito, quando invece, più naturalmente, dovremmo essere portati a difenderli. Attraverso il meccanismo della rimozione, sempre per Melanie Joy, neghiamo a noi stessi l’eccidio di miliardi di animali destinati al consumo alimentare. Sarebbe il sistema in cui siamo immersi a promuovere tale meccanismo, offuscando le coscienze fino a persuaderci che mangiare carne, anche più volte durante il giorno, sia salutare, normale e necessario. L’assunto dell’ideologia carnista difatti, secondo cui la carne sarebbe essenziale, ineliminabile dalla nostra alimentazione e quindi necessaria, è dovuto a un condizionamento sociale fondato su una consuetudine consolidatasi nel tempo. E cioè che l’uomo ha la “necessità” di nutrirsi di carne per sopravvivere. Probabilmente, in un tempo lontano, nel passato era così. Ma oggi, con tutte le varietà, le qualità e possibilità alimentari che offre il mercato, l’uomo, che NON è poi un carnivoro, non ha realmente questa “necessità”. Nessuna costrizione fisiologica, infatti, gli impone di mangiare carne. Se decide di farlo è per una scelta, forse, troppo spesso motivata solo dalla consuetudine. 

 

teoria del carnismo


Questo mercoledì suggeriamo un piatto molto saporito, piccante e per questo adatto a chi ha lo stomaco robusto:

La Pasta del Pirata Barbanera (dosi per 4 persone, nessuna difficoltà, 1 ora per la preparazione e 480 calorie per porzione). Servono: 1 cipolla, 4 spicchi di aglio, salvia, rosmarino, 1 peperoncino piccante, vino bianco, olio di oliva, 300 gr di pomodori perini maturi, sale, pepe e 400 gr di spaghetti. Tritate finemente la cipolla con l’aglio e unitevi poi la salvia, il rosmarino e il peperoncino ugualmente tritati. Mettete il tutto a rosolare finché la cipolla è dorata. Unite poi i pomodorini passati al frullatore e proseguite la cottura a fiamma bassa. Cuocete per circa un’ora mescolando spesso e se il sugo si restringe troppo, aggiungete pochissimo vino bianco. Alla fine, regolate di sale e pepe e lasciate da parte la salsa, senza farla raffreddare troppo. Mettete a bollire dell’acqua in una pentola senza salarla eccessivamente. Quando bolle, aggiungete gli spaghetti e cuoceteli a fiamma viva, poi, scolateli al dente in una zuppiera in cui avrete messo qualche cucchiaio di salsa ancora calda. Non gettate l’acqua di cottura, servirà per condire meglio il tutto. Versate il resto della salsa sulla pasta, mescolate e unite un po’ dell’acqua di cottura messa da parte. Rimescolate e servite fumante. Per il vino, va bene un Trebbiano di Romagna.

 

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Il Vegetarianismo e il Veganismo 

Le diete fondate principalmente sull’assunzione di verdure, pur non essendo tutte uguali, si accomunano sotto il nome di vegetarianismo. Con questo termine, infatti, si indicano tutte le pratiche alimentari che escludono il consumo della carne. E a ognuna di queste pratiche, poi, corrisponde un nome specifico, che distingue anche coloro che le attuano. I vegetariani, ad esempio, seguono la peculiare dieta latto-ovo-vegetariana. E’ quella più comune e conosciuta, abolisce il consumo di ogni tipo di carne, compresi pesci e crostacei, e ammette l’utilizzo dei derivati animali, quali: latte, uova, latticini e miele. Questi prodotti “derivati”, invece, sono banditi dai vegani, molto più rigidi nel seguire e mettere in pratica l’etica ortodossa del vegetarianismo. La dieta vegana, infatti, non comprende nella lista della spesa prodotti e sottoprodotti di origine animale. In pratica, i vegani non mangiano carne né uova, formaggi e miele. E non bevono latte. Attraverso questo comportamento etico-alimentare, i vegani riducono il numero sia degli animali macellati sia di quelli, innaturalmente, sfruttati. Il consumo di latte e uova, va ricordato, comporta l’intensivo e doloroso sfruttamento degli animali “produttori”, non ne causa l’uccisione, è vero, ma incentiva, comunque, la macellazione dei loro figli. In effetti, per produrre latte, la mucca deve, necessariamente, partorire. E il vitello poi, una volta nato, è subito separato dalla madre, altrimenti sottrarrebbe parte del latte destinato al mercato, e successivamente abbattuto per essere commercializzato. Stessa infausta sorte spetta ai pulcini maschi. Per avere il ricambio costante e consistente di galline “ovaiole”, negli allevamenti intensivi si sfornano migliaia di pulcini a settimana. Mediamente, circa la metà di questi nuovi nati sono femmine e quindi sopravvivono, l’altra metà, i maschi, essendo privi di valore commerciale (non danno uova né sono adatti alla produzione di carne di pollo), sono gettati vivi nei tritacarne, soffocati in buste di plastica o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime. A tutelare i diritti degli animali ci pensano, a loro modo, pure i fruttariani, molto attenti anche alla qualità del cibo. La dieta che seguono è basata, generalmente, sul consumo di frutta cruda e secca, miele e olio vegetale, tutti semplici e naturali prodotti nutrizionali che devono provenire, rigorosamente, da coltivazioni biologiche. E sulle colture biologiche di vegetali si fonda pure la dieta degli steineriani. Secondo il filosofo e pedagogista Rudolf Steiner, gli alimenti “verdi” hanno proprietà nutritive e spirituali, che si mantengono integre solamente escludendo il ricorso ai concimi chimici e rispettando le leggi biologiche del sistema vegetale.

 

vegetarianismo

 

Ricetta fagottini di patate 

Per preparare questo piatto servono: 3 rotoli di pasta sfoglia, 10 patate, 500 gr di spinaci, 6 pomodori, 150 gr di margarina vegetale, 3 spicchi d’aglio, olio extra vergine d’oliva, sesamo e sale. La quantità degli ingredienti è per 4 persone.
Mondate i pomodori e tagliateli a metà. Poneteli, poi, su una teglia da forno, provvista dell’apposita carta, con la parte tagliata rivolta verso l’alto. Aggiungete un filo d’olio, un po’ di sale e cuoceteli in forno per 45 minuti a 200° C. Fate scaldare 50 grammi di margarina con 3 cucchiai d’olio, aggiungete gli spicchi d’aglio mondati e le patate lavate e tagliate a pezzettini. Rosolate le patate per 10/15 minuti e poi asciugatele nella carta assorbente. Cuocete gli spinaci in abbondante acqua salata, scolateli e strizzateli. Prendete una sfoglia di pasta alla volta, spennellatela con la margarina fusa e tagliatela in 4 parti. Ponete una parte sopra l’altra e tagliate a metà nel senso della larghezza. All’estremità di ciascuna metà, mettete qualche patata lasciando del margine. Sopra le patate, aggiungete dei pezzi di pomodoro e un po’ di spinaci. Condite con un filo d’olio e piegate i lati della pasta avvolgendola a mo’ di fagottino. Fate la stessa cosa con gli altri 2 rotoli di pasta. Mettete i fagottini ottenuti nel forno, sempre sopra apposita carta, cospargete la superficie con i semi di sesamo e cuocete per 20/25 minuti a 180° C. A fine cottura, servite i fagottini ben caldi accompagnati da un vino bianco, secco e profumato.

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