Earth Day 2013, Salviamo il Pianeta. 

Nel 1970, 20 milioni di americani scesero in piazza e diedero vita alla prima manifestazione in difesa della Terra. Oggi, le persone in piazza sono diventate più di un miliardo e non sono solo americani. 175 le nazioni che hanno partecipato, il 22 aprile 2013, all’Earth Day, la quarantatreesima mobilitazione mondiale in difesa della Terra. Un evento importante che si propone di incentivare e diffondere comportamenti adeguati per sostenere il pianeta. “Lo scopo dell’Earth Day è di ispirare consapevolezza e apprezzamento per l’ambiente. Difficile pensare a un obiettivo più meritevole di questo” – Così si è espresso Eduardo Rojas Briales, vicedirettore generale del dipartimento Foreste della Fao. Noi tutti, di certo, siamo ben consapevoli di quanto il pianeta Terra abbia bisogno del nostro supporto. Dovunque volgiamo lo sguardo, ahimè! è molto facile vedere o intravedere qualcosa “fatto male e che arreca danno”. Earth Day Italia, che dal 2007 partecipa all’Earth Day mondiale, suggerisce quest’anno diverse semplici azioni green per provare a cambiare, risanandoli, i risultati di quelle cose fatte male relative ad alcuni nostri comportamenti abitudinari.

Allora, prima cosa da fare, chiudere bene tutti i rubinetti, non solamente quando usciamo da casa, ma anche mentre ci insaponiamo sotto la doccia e ci laviamo i denti; cambiamo poi quelli che gocciolano, in soli 4 minuti se ne vanno via, goccia dopo goccia, 50 litri d’acqua. Abituiamoci a spegnere gli standby degli apparecchi elettronici e a staccare i caricabatterie dalle prese. Se 100 di noi spegnessero i propri PC, ad esempio durante la pausa pranzo, eviterebbero a 8 kg di CO2 di andare a inquinare l’aria. Mangiamo più frutta e molta più verdura, così da incoraggiare le produzioni che hanno un impatto inferiore sull’ambiente, ricicliamo gli pneumatici, facciamo la raccolta differenziata dei farmaci e portiamo l’olio delle fritture alle isole ecologiche, un litro di quest’olio, infatti, disperso nell’ambiente, degrada 1000 metri cubi d’acqua. Ricicliamo anche la carta, così diamo una mano agli alberi, ricicliamo il vetro, che ci permette di economizzare 400 tonnellate di petrolio, e ricicliamo pure la plastica, ognuno di noi ne produce circa 30 kg ogni anno. Andiamo più spesso a piedi e in bicicletta, che ci fa pure bene alla salute, e serviamoci dei mezzi pubblici, anche se dovrebbero essere, al fine di incrementarne l’uso, migliorati. E, ultima cosa, durante l’estate proviamo ad accendere meno i condizionatori, qualche ora di caldo da sopportare è sempre meno dannosa è più naturale di una malsana boccata di anidride carbonica.

 

 

ricetta-cabiette-gnocchetti

 

MercoledìVeg con le CABIETTE

Ingredienti per 4 persone:

- 800 gr di patate;
- 800 gr di cipolle;
- 200 gr di farina di segale;
- 150 gr di ortiche;
- burro di soia;
- pane di segale grattugiato;
- sale;

Lavate, strizzate e tritate finemente le ortiche. A parte, lessate le patate, sbucciatele e schiacciatele. Il ricavato, poi, ponetelo in una terrina, aggiungete le ortiche, la farina di segale e impastate il tutto. Fate a pezzettini la cipolla e mettetela a soffriggere in 50 gr di burro. Preparate degli gnocchetti con il composto di patate e fateli bollire in acqua salata. Scolateli e ponetene un primo strato sul fondo di un recipiente da forno, poi, spandeteci sopra le cipolle fritte e irrorate con il burro fuso. Fate quindi un secondo strato di gnocchetti e così via fino alla fine degli ingredienti. L’ultimo strato ricordatevi di spolverizzarlo con il pane grattugiato. Alla fine, ponete il recipiente in forno e lasciate cuocere a 180° per circa 3/4 d’ora. Questo piatto va servito caldo.

 

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Se il carciofo avesse il tempo di sbocciare, diventerebbe un fiore bellissimo dal colore rosa violaceo, ma per gustarlo al meglio, riempiendo con il suo profumo e sapore i tanti piatti di cui è protagonista, quest'ortaggio è solitamente reciso prima di poter raggiungere la piena fioritura. Ed essendo anche impossibile trovarlo allo stato selvatico, perché frutto di una raffinata e lunga selezione degli agricoltori operata per ingentilire il cardo selvatico, l'unico modo per ammirare  il fiore viola del carciofo è di coltivarne uno e lasciargli seguire il suo naturale corso di vita. Quelli recisi al tempo giusto sono ottimi crudi, fritti, ripieni e cotti in tegami con acqua, olio e aromi. Ogni 100 gr di parte edibile forniscono 60 calorie e circa 5,5 gr di fibra. E adattissimo per le diete degli anemici, dei diabetici e si sposa bene con il vino. Nel X libro del De re rustica, Lucio Giulio Columella ( I secolo d.C,) ha lasciato scritto: "... Dopo un suo boccone il palato è dolce a ogni tipo di vino".  

 

Salsa di Carciofi 

ricetta suggerita da Giulia Rossi.

Ingredienti per 4 persone

- 2 carciofi;
- un limone;
- 1 bicchiere di olio extravergine d’oliva;
- 50 gr di funghetti sott’olio;
- 50 gr di olive snocciolate;
- 20 gr di capperi;
- prezzemolo;
- aglio, sale, pepe e cognac (facoltativo)

 

Preparazione

Pulire i carciofi (qualità riviera) e lessarli in poca acqua con il succo di limone. Poi scolarli, tritarli finemente e passarli al frullatore per ottenere un composto più liscio possibile. Mettere il composto in una ciotola e aggiungere, a goccia a goccia, l’olio. Lavorare bene il tutto come per fare una maionese e unire anche i funghetti tritati, le olive snocciolate e tritate, i capperi tritati finissimi, il prezzemolo e l’aglio pestati. Continuare a lavorare il composto finché la crema non sarà omogenea, se dovesse essere troppo densa, allungatela con poco cognac; regolate di sale e pepe e ponetela in una salsiera. La salsa ottenuta, fino al momento di essere servita, deve rimanere in un luogo fresco ma non in frigorifero.


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C’è un’isola che ha iniziato a navigare attraverso le regioni italiane. E’ un’isola particolare, che si muove invece di star ferma e porta informazioni nei luoghi in cui approda. Quest’isola itinerante è L’Isola di Veg. Gira per l’Italia alla scoperta delle realtà, grandi e piccole, che ruotano attorno al mondo veg e ai sistemi produttivi biologici ed eco-compatibili. Lo scopo è di far conoscere, appunto informare, condividendo gli interessanti risultati delle scoperte fatte con quanti avranno voglia di salire a bordo per dare un’occhiata. Il primo attracco è nel Lazio, a Bracciano, il 18 e 19 maggio 2013. Qui l’Isola rimarrà ormeggiata al Chiostro degli Agostiniani per due giorni, aprendo i sui ponti, le sue stive e la cambusa alla provincia di Roma. Il perché l’Isola di Veg abbia deciso di fare una vita raminga, si spiega bene attraverso la crescente diffusione, in Italia come nel resto del mondo, delle diete vegetariana e vegana. L’Italia ha il più alto numero di vegetariani e vegani dopo l’India e, stando alle ultime statistiche, nel 2020 in Inghilterra, i veg saliranno al 55%, superando così la metà dell’intera popolazione anglosassone. In America si sta verificando un’indicativa diminuzione dei consumi di carne, tanto che alcune tra le più grosse catene alimentari, economicamente sostenute dal commercio della carne, iniziano ad attuare soluzioni veg per tamponare la perdita di guadagni causata dall’aumento del consumo di verdure. Scrivendo ancora dell’Italia, a marzo è stato proposto un disegno di legge: “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana”, utile per superare tutte quelle complicazioni che chi non mangia animali incontra, ad esempio, nei ristoranti tradizionali, in modo particolare nelle mense. La necessità e la consapevolezza di dover aiutare, quanto prima, noi stessi e l’intero ecosistema a sussistere, preferendo sia uno stile di vita più naturale, sano ed etico sia diete a base di verdure, frutta e cereali, si sta diffondendo rapidamente, con la conseguente richiesta di maggiori informazioni, soprattutto da parte di chi del mondo veg conosce ancora poco e vorrebbe saperne di più. Sostanzialmente, servono risposte semplici a semplici domande: In cosa consistono i prodotti veg? Quali sono i vantaggi dovuti al consumo di questi prodotti? Fanno male? Fanno bene? Chi li produce? Come sono ottenuti? E ancora: dov’è possibile trovarli? Eh già! Perché se si vuole provare qualcosa di biologico e vegano, magari qualche alimento sano e buono, non è facilissimo trovarlo sotto casa. Ecco spiegato lo scopo dell’Isola di Veg: rispondere a semplici domande, recapitando direttamente sotto casa della gente i tanti e ancora poco conosciuti “prodotti veg”. Nell’agorà dell’Isola, tra vari e colorati banchetti, sarà quindi possibile trovare, provare, assaggiare prodotti biologici ottenuti senza sofferenza animale, soprattutto prodotti del luogo e della regione Lazio, prodotti tessili, alimentari, di erboristeria e manufatti, tutti facilmente rinvenibili anche a km 0, mentre operatori del benessere, gratuitamente, forniranno prova dei benefici psicofisici derivanti dai trattamenti shiatsu, reiki, yoga e thai. All’interno della Sala Conferenze, poi, medici, nutrizionisti, professionisti di settore e della comunicazione presenteranno i loro studi, lavori e teorie, qualificando scientificamente, con dati oggettivi, i molti vantaggi associati a uno stile di vita eticamente corretto, legato a un’alimentazione sana e in sintonia con l’esistenza. Onnivori, vegetariani, vegani sono invitati a bordo, l’evento è aperto a tutti e gratuito. In allegria e con semplicità, L’Isola di Veg cercherà di essere un momento piacevole e costruttivo. Vivere Veg, non è un sacrificio né una moda, è armonia e speranza per un’esistenza migliore.

 

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Stufato di Carote e Zucchine. 

Ingredienti:
- cipolla;
- 6 carote;
- 4 zucchine non troppo grandi;
- 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva,
- 1 rametto di rosmarino;
- 2 cucchiai di semi di sesamo;
- 2 spicchi d’aglio;
- sale;
- 2 rametti di rosmarino.

Preparazione:
Sbucciare la cipolla e affettarla sottilmente. Pulire le carote e le zucchine e tagliarle a strisce sottili nel senso della lunghezza. Mettere l’olio in un tegame e farvi rosolare la cipolla insieme alle carote. Dopo qualche minuto di cottura, aggiungere le zucchine, il rosmarino, i semi di sesamo, l’aglio sbucciato e tagliato a fettine. Cuocere a fuoco medio, mescolando sempre, e dopo qualche minuto abbassare la fiamma, coprire il tegame con un coperchio e proseguire la cottura per 5/20 minuti, sempre mescolando. Aggiustare infine di sale e completare con il prezzemolo tritato da aggiungere, però, fuori cottura.

 

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La “mela insana”, oggi conosciuta come melanzana, è nata in oriente. Furono gli arabi, avendone apprezzato il delizioso sapore, a esportare questa pianta dall’India al bacino Mediterraneo. Così arrivò in Spagna e qui la bacca di forma allungata o globosa, con buccia spessa e di colore bruno-violaceo, bianco e rossastro, fu subito molto apprezzata. Nel nostro paese, invece, la melanzana faticò non poco a farsi accettare. Prima fu accusata di essere tossica, a causa del sapore amarognolo del suo frutto e anche dal fatto, con tutta probabilità, che ancora poco si sapeva come cucinarla. Non soddisfatti della tossicità, poi, la fecero passare addirittura come velenosa e anche apportatrice di pazzia. Il noto medico fiorentino Taddeo Alderotti, che nel XIII secolo fondò a Bologna la facoltà di medicina, fu un po’ la causa di questa maldicenza. Durante le sue lezioni avvertiva gli astanti che mangiare le melanzane per nove giorni di seguito portava all’insania, cioè alla pazzia. Questa teoria, forse non troppo scientifica, trovava conferma nell’esperimento condotto da un allievo di Mastro Taddeo, uno dei più ingenui si direbbe, che dopo aver mangiato per nove giorni melanzane divenne, appunto, pazzo. Ecco perché il termine ‘insana’, intorno al XIII secolo, se riferito alla melanzana , appare spesso dopo ‘mela’, parola, quest’ultima, che in italiano medievale sovente si poneva davanti ai nomi stranieri di frutta e verdura (melarancia, melagrana). A metà del quattrocento, però, tutto cambiò. Appurata la commestibilità, dopo vari esperimenti culinari, scoperto lo straordinario sapore e le tante qualità, la melanzana e i suoi frutti, chiamati poi in modi diversi (i ‘petonciani’ a Firenze, le ‘mollegnane’a Ferrara, i ‘mulinciani in Sicilia, le ‘molignane’ a Napoli, i ‘marignani’nel Lazio) ma non più 'insani', presero il loro posto ufficiale nella cucina italiana, affermandosi così velocemente nella dieta mediterranea. 
Mi è capitato tra le mani un libro davvero interessante. Girando qua e là per la Terra, Ramona Galletta ha avuto modo di assaggiare molti piatti e prendere gustosi appunti. Il risultato di questo VIAGGIO TRA I SAPORI ETNICO-VEGANI (Edizioni Progetto Cultura) è un ricco e interessante prontuario, in cui trovano spazio ricette vegane da tutto il mondo.

 

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Dal libro di Ramona Galletta
PASTICCIO DI MELANZANE (Nicaragua)
Per 4/6 persone
Ingredienti:
- 450 gr di melanzane;
- 1 peperone verde;
- 1 cipolla media;
- 2 spicchi di aglio;
- 1 cucchiaino di pepe di caienna;
- ½ cucchiaino di cumino;
- 5 cucchiai di salsa di pomodoro;
- 180 ml di acqua;
- 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva;
- lievito alimentare in scaglie, sale e pepe.
Preparazione:
Pulite e affettate le melanzane in dischi alti circa 1 cm, tagliate il peperone a strisce sottili. Nel forno già caldo (180°), cuocete le fette di melanzane su una piastra da forno unta, senza copertura per 15 minuti circa, facendo attenzione che tutte abbiano pressappoco la medesima cottura. In una casseruola scaldate l’olio, quindi saltate la cipolla, gli spicchi d’aglio tritati e il peperone per 5 minuti. Aggiungete il pepe di caienna, il cumino, la salsa di pomodoro e cuocere per 3 minuti circa, poi aggiungete l’acqua. Mescolando di tanto in tanto, portate a ebollizione e lasciate bollire a fuoco lento per 10 minuti, aggiungendo sale e pepe a piacere. Sulla piastra da forno, formate uno strato di melanzane e versatevi metà della salsa preparata, poi cospargete di lievito alimentare in scaglie e ripetete con gli ingredienti rimasti. Cuocete in forno per 15-20 minuti e servite caldo.

 

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L’agro-business delle piantagioni di palma da olio deve finire. Nelle Filippine, 50.000 ettari di terra atavica, da sempre appartenuta agli indigeni, sono già stati sottratti alla foresta tropicale da parte di grandi compagnie dedite alla commercializzazione globale dell’olio di palma. Altri 40.000 ettari, nonostante l’UNESCO abbia dichiarato, nel 1990, l’isola di Palwan riserva della biosfera, stanno per subire la stessa sorte. I politici locali sanno ben parlare e propagandano la necessità di favorire la monocoltura della palma da olio per fronteggiare, dicono, la povertà: più lavoro per tutti e meno quantità di olio da importare. “Il governo assicura che la palma da olio ci darà il benessere – Dice Artiso Mandawa, Direttore della Rete Indigena ALDAW – Promettono posti di lavoro e introiti regolari che lo stile di vita tradizionale agricolo non può garantire. Però succede il contrario, siamo sempre più poveri”. Uno stile di vita tradizionale, quello degli indigeni, di certo naturale e semplice, che è riuscito nel corso del tempo a mantenere intatta una biodiversità unica e importante. Nelle mangrovie e nelle straordinarie foreste tropicale vivono 49 specie animali e 56 specie vegetali, oggi minacciate di estinzione proprio dalle grandi compagnie di sfruttamento agricolo intensivo. “Abbiamo sempre vissuto in queste terre, abbiamo piantato alberi da cocco, riso e verdure, abbiamo ricavato frutta e materiale da costruzione nella foresta, come il bambù. Però, le compagnie che sono arrivate hanno tagliato i nostri alberi e distrutto i nostri campi. Non rispettano neanche le tombe e i luoghi sacri degli abitanti ancestrali – Lamenta Panglima Kalib, un piccolo agricoltore indigeno – Nessuno ci ha chiesto se eravamo d’accordo”. Su l’isola di Palwan, a breve, saranno abbattuti centinaia di alberi, per far posto alle monoculture di palma da olio. Quindi, come se la ‘dichiarazione’ del 1990 non fosse mai stata fatta o non avesse alcun valore, la natura e suoi antichi quanto preziosi equilibri tropicali, soccomberanno, come sempre, sotto il peso dei soliti interessi economici ... come sempre, eh già! …
Una foresta vale più della palma da olio. Firma la petizione, Agisci Ora, su www.salviamolaforesta.org

 

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Marmellata di pomodori verdi

Ingredienti:
- 1 Kg di pomodori verdi;
- 600 gr di zucchero;
- 1 limone;
- 2/3 mele.
Preparazione:
Lavare i pomodori, sbollentarli, pelarli e poi tagliarli a pezzetti non troppo piccoli, avendo cura di togliere i semi. Sbucciare il limone, facendo attenzione a non prendere la parte bianca, spremerlo e tenere il succo da parte; prendere la buccia e tagliarla a strisce sottili. Mettere i pomodori in un’insalatiera, ricoprirli con lo zucchero, versare sopra il succo di limone e lasciarli macerare per 12 ore. Sbucciare le mele, eliminando il torsolo e i semi, e tagliarle a piccoli pezzi. Porre i pomodori macerati in una pentola, unire i pezzi di mela, la buccia tagliata del limone e cuocere a fuoco medio, mescolando con un cucchiaio di legno. Quando la marmellata sarà pronta, versatela in barattoli di vetro , chiudete ermeticamente e lasciate riposare per un mese, prima di proporla come un originale dessert.

 

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