Giallo, rosso e verde.

Questi tre allegri colori rendono il peperone un festoso ingrediente per tante ricette. Il verde è il colore della bacca non ancora completamente sviluppata che diventa, finita la maturazione dei semi, rossa o gialla. C’è chi sostiene che il peperone è nato, cresciuto ed esportato dal Brasile, e ciò potrebbe spiegare il carattere festoso di questo frutto chi, invece, gli attribuisce un’origine giamaicana. Comunque, sia carioca sia giamaicano, il gustoso peperone, sbarcato nel Vecchio Mondo a partire dal XVI secolo, piacque subito molto ai palati europei e non ebbe così grosse difficoltà a diffondersi velocemente. Prese volentieri casa nei terreni ricchi di calcio e ben drenati, preferendo i climi caldi e tollerando poco le basse temperature. Forse, anche per questo è un vegetale simbolo della cucina mediterranea.

In Italia, la regione che produce più peperoni è la Sicilia, con il 23% dell’intera produzione nazionale. Le varietà più richieste dal nostro mercato sono: il California Wonder, di colore giallo-oro e con polpa dolce, il Carnoso di Cuneo, giallo pure lui ma anche rosso, a forma di cuore e con polpa consistente e il Quadrato di Asti, detto anche di Voghera, giallo o rosso, di grandi dimensioni e sapore delizioso.

Come mangiarlo? E’ ottimo crudo, per insaporire e colorare quelle belle e fresche insalate estive, buonissimo arrosto, in padella, in umido e ripieno. Ricco di vitamina A, E, C, PP, P2, il peperone contiene pure discrete dosi di fosforo e calcio. Svolge un’azione antireumatica, diuretica, antinevralgica e, se le dosi ingerite non eccedono troppo, stimola la digestione. Già, i noti problemi digestivi legati a questo ortaggio, attenuabili togliendo la pellicina che lo ricopre, non sono sempre così scontati.

Data la sua forma, direi senza dubbio che il peperone è una naturale ‘casseruola’ di cottura. Vi suggerisco, per questo, una delle tante ricette per cucinarli ‘ripieni’ con verdure e pangrattato.

 

 PEPERONI RIPIENI

 

Ingredienti per 4 persone:


- 8 peperoni;
- 2 melanzane;
- 80 gr di olive nere snocciolate;
- 40 gr di capperi sotto sale;
- 1 spicchio d’aglio,
- 100 gr di pangrattato;
- 200 gr di pomodori da sugo;
- origano;
- 1 mazzetto di prezzemolo;
- sale, pepe e olio extravergine d’oliva.

 

 

Preparazione:

Togliete la calotta superiore ai peperoni e mettetela da parte. Puliteli internamente, eliminando i semi e le coste bianche, poi lavateli e scottateli sulla fiamma per togliere la pellicola. Lavate anche le melanzane, tagliatele a dadini e friggetele in abbondante olio caldo, avendo cura di scolarle bene e asciugarle sulla carta assorbente. Fate i pomodori a dadini, tagliate le olive, tritate il prezzemolo e dissalate bene i capperi. Rosolate mezzo spicchio d’aglio in una padella con l’olio, poi togliete l’aglio e versate il pangrattato facendolo dorare. Unite i capperi, i pomodori, il prezzemolo, le olive, un pizzico d’origano e il mezzo spicchio d’aglio rimasto. Fate insaporire a fiamma bassa, unite le melanzane, salate, pepate e togliete dal fuoco. Prendete i peperoni, farciteli con il composto, chiudeteli superiormente con la calotta tolta e disponeteli su una teglia provvista di apposita carta da forno. Infornateli a 190° per 45 minuti circa, poi fateli raffreddare e serviteli accompagnati da un vino bianco aromatico.

Un Sauvignon Blanc andrà benissimo.

 

Inviate le vostre ricette a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Qui altri articoli del Mercoledi Veg

 

La radicata e obsoleta tradizione di uccidere l'agnello per celebrare la vita. 

Ahimè! Forse, è più giusto scrivere ahi loro! mi riferisco ai milioni di agnelli e capretti che, per celebrare la Santa Pasqua, festa di resurrezione, di ritorno alla vita, sono puntualmente uccisi. E il fatto che siano neonati, per natura, quindi, non pronti a morire, mi lascia ancora più attonita e, lo scrivo, indignata. Saranno di certo turbati anche quanti la Pasqua la festeggiano, ugualmente, con lo spirito cristiano, senza servire però un lauto banchetto a base di piccolo ovino con ancora il ciuccio in bocca. Tolti alle loro mamme, che continuano a chiamarli per almeno dodici ore, prima di arrendersi all’evidenza che non li ritroveranno mai più, sono caricati e stipati nei mezzi di trasporto e portati nei luoghi di mattanza. Luoghi nascosti, per carità! Nessuno deve vedere e sentire. E qui mi viene in mente un triste paragone … lascio perdere il paragone, mi limito a citare Linda McCartney: “ Se i mattatoi avessero le pareti di vetro, tutti sarebbero vegetariani”, anche Lev Tolstoj l’ha detto. Ai più, infatti, per riuscire a mangiare la carne, è necessario non vedere né avere troppa coscienza di ciò che accade tra quelle quattro mura non di vetro. Lì, nei mattatoi, i piccoletti sono immobilizzati, sgozzati e fatti dissanguare lentamente, affinché la carne sia più bianca, tenera, appetibile e acquistabile. Soprattutto acquistabile. Consumare l’agnello o il capretto significa comprarlo e dunque essere, indirettamente, esecutori, no, direttamente incoraggiatori della mattanza. Le regioni che detengono il triste primato di ovini uccisi sono la Sardegna e il Lazio, seguono la Puglia, Campania e Toscana. Si calcola che gli agnelli che perderanno o hanno già perso la vita in questo periodo dell’anno sono circa 4 milioni, di questi, 2,5 milioni provengono da allevamenti e macelli italiani, 1,5 milioni dall’estero, in forma di carne congelata. Li potremo vedere appesi ai ganci nelle rivendite sotto casa o impacchettati, con rametto di rosmarino, nei banchi frigo dei supermercati. Fortunatamente, non tutti scelgono l’agnellino e sì, a tavola portano le patate arrosto, ma a fare da contorno a un altro menu. Due famiglie su dieci, infatti, stando ai dati forniti dalla LAV, sono a favore di una Pasqua francescana senza carne e non incoraggiano, per questo, l’obsoleta uccisione, ogni primavera, di migliaia di “batuffoli” appena nati.

Per me la vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un uomo. Sarei restio ad ammazzare un agnello per sostenere il corpo umano. Trovo che più una creatura è indifesa e più ha il diritto di essere protetta dall’uomo dalla crudeltà degli altri uomini. Ghandi

 

Per questa occasione, oltre alla nostra ricetta Veg, vi segnalo il sito di cambiamenu, dove troverete un ottimo suggerimento per realizzare un pranzo pasquale senza carne.

https://www.cambiamenu.it/menu/A-Pasqua-scegli-di-Cambiare-Menu

 

Mopur all'arancia.

 

Mopur-arancia-ricettaveg

 

Ricetta suggerita da Gaia.bio 

Ingredienti per 4 persone:
400gr. Mopur
1 pugno di Uvetta sultanina

2 Arance
Semi di zucca, sesamo, girasole, finocchio
Paprika

Erbe fresche
Olio e.v. d'oliva
Sale q.b.

Insalata secondo stagione

Germogli freschi (meglio se autoprodotti)

Procedimento:

 

Tagliare il Mopur a strisce sottili, spessore circa 2 mm, e saltarlo in padella con l'olio aggiungendo poi le erbe fresche e l'uva sultanina in precedenza ammollata in acqua tiepida.

Salare q.b., aggiungere un pizzico di Paprika e sfumare con il succo delle arance precedentemente spremute.
Disporre nel piatto da portata e aggiungere i semi, un po' di scorza di arancia grattugiata (solo se da Agr. Biologica) e decorare con qualche erba fresca.
Accompagnare con dell'insalata di stagione e germogli.

 

Scopri gli altri articoli e ricette del Mercoledì Veg

 

 

Un'azienda biodinamica per un futuro più sereno e senza solfiti. 


L’azienda agricola di cui vi sto per raccontare mi ha subito suscitato interesse. Così, sono salita in macchina e, accompagnata da una giornata soleggiata, ho raggiunto Faleri, una frazione di Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo. Un gentile signore, poi, mi ha spiegato come arrivare all’Azienda Agricola Biodinamica Cristina Menicocci, dove Claudio, proprietario e curatore insieme alla figlia Cristina, mi stava aspettando. Una forte stretta di mano mi ha accolto all’interno della grande cantina, piena di botti e di silos contenenti ottimo vino che, dalla vendemmia del 2012, è prodotto senza solfiti. Quindi, un vino che accelera la sua naturale evoluzione e cambia più facilmente gusto, nel tempo, mantenendo però un livello qualitativo molto elevato. I solfiti, in pratica, sono degli additivi, dei conservanti, che uniti al vino lo mantengono stabile più a lungo. Sono però allergenici e tossici, la legge, infatti, ne regola l’uso, cercando così di tutelare la salute di quanti, forse per abitudine, preferiscono comunque acquistare vini stabili e con solfiti, piuttosto che di gusto variabile, naturali e poco dannosi. La scelta zero solfiti, dell’Azienda Menicocci, cozza quindi con la tendenza dei consumatori, ma non frena la determinazione a portare avanti questo valido progetto bio-etico. “Intraprendere strade nuove fa parte della mia vita, è sempre stato così” – mi spiega Claudio e sentendolo raccontare la sua storia di uomo, agricoltore, imprenditore, mi rendo conto di quanto amore e dedizione lo abbiano spinto a realizzare tutto quello che vedo attorno a me e quanto il lavoro che svolge sia il riflesso della sua vita. “Vita”- Continua a dirmi lui – “ Di un egoista, che fa le cose in un certo modo, prima di tutto, per se stesso”. Un concetto, lo ammetto, che inizialmente ho avuto difficoltà a comprendere, perché tutto in questa Azienda mi è sembrato invece molto altruista, realizzato in prospettiva di un futuro positivo per tutti. L’Azienda, infatti, è biologica e opera nel rispetto dei cicli naturali, non inquina il terreno, l’acqua, l’aria e non commercia prodotti con residui di fitofarmaci e concimi chimici. Poi, è biodinamica, in pratica, sostiene l’armonica cooperazione tra uomo, piante e animali, per ottenere quell’energia vitale ed essenziale alla sussistenza del naturale equilibrio biologico. Nell’Azienda Cristina Menicocci, è il rispetto per questo equilibrio che permette alle piante di vite di crescere sane e di resistere, senza bisogno di soluzioni chimiche, ai parassiti e alle malattie. Qui le piante, lo dice Claudio: “Sono libere. Io le lascio fare. Se ho un problema d’insetti, lo risolvo con la biodiversità. Ricostruisco dei microambienti naturali in cui i diversi animali possono trovare cibo e habitat per riprodursi”.

 

cantina-azienda-biodinamica-cristina-menicocci

 

Vari animali, appunto, perché è solo la diversità di specie che annulla la ‘prevalenza’dell’una su l’altra e le conseguenti nocive infestazioni. Questa Azienda è anche vegana, gli animali gironzolano liberi per i 55 ettari della tenuta e non sono sfruttati né uccisi per ottenere migliori colture o prodotti da consumare e commercializzare. Nella vigna poi, mi ha spiegato Claudio, mentre passeggiavamo tra i filari, non vi sono derivati animali, la terra è concimata con il letame e qua e là si vedono i microambienti che ospitano gli insetti, i cumoli di pietre per alloggiare i serpenti e le casette di legno per gli uccelli. Ho potuto, realmente, vedere in essere tutto ciò di cui Claudio mi parlava e toccare con mano la terra, sentirne il profumo e valutarne la consistenza. Mi stupisco, ora, per non averlo mai fatto, anche avendone avuta la possibilità. Sapere da dove proviene il cibo, cosa contiene, com’è fatto, è importante tanto quanto mangiarlo. La generale mancanza d’interesse per l’origine e il processo produttivo degli alimenti, da parte dei consumatori, è una nota dolente per Claudio: “Io devo, ho l’obbligo di spiegare, personalmente, cosa faccio e come produco, anche se nessuno, purtroppo, me lo chiede”. E così mi chiarisce anche l’altro perché bisognerebbe acquistare a Km 0: non solo per risparmiare carburante, ma soprattutto per avere la possibilità di entrare nel vivo di un’azienda e conoscerne il funzionamento. “Il cibo” - Continua Claudio: “E’ l’essere, quello che noi siamo tutti i giorni”. Ma allora, mi chiedo, pensando all’essere, al futuro, alla salute, al benessere della vita di tutti, non sarebbe più logico favorire questo tipo di aziende, trasparenti, biodinamiche, non impattanti e a Km 0, invece di incentivare, con i nostri acquisti, il solito mercato globalizzato, distante da noi e ostentatamente pubblicizzato?


Per gustare il Rhesan, un Trebbiano senza solfiti dell’Azienda Agricola Biodinamica Cristina Menicocci, vi propongo una stuzzicante ricetta de La Zuccallegra (tel. 393-1588184):

Riso Basmati al cocco e riso Venere alle mandorle con crema di broccoletti e di zucca. 

 

ricetta-Riso-Basmati-cocco-riso-Venere-mandorle-broccoletti-zucca


Ingredienti
- 300 gr di riso Basmati;
- 300 gr di riso Venere;
- 1 lt di latte di cocco senza zucchero;
- 2 kg di broccoletti;
- 1 kg di zucca;
- 30 gr di mandorle;
- 2 carote;
- 1 spicchio d’aglio;
- 1 scalogno;
- ½ peperoncino, timo, rosmarino e zenzero;
- olio extravergine d’oliva;
- sale q.b.

Cuocere il riso Basmati con il latte di cocco, aggiungendo un pizzico di sale. Cuocere il riso Venere in acqua salata e poi ripassarlo in padella con olio extravergine d’oliva, aglio e peperoncino. Lessare i broccoletti, ripassarli in padella con olio, aglio e peperoncino, poi, metterli nel mixer insieme alle mandorle. Cuocere la zucca in una padella capiente, con olio extravergine d’oliva, scalogno, carote, un po’ di timo, rosmarino e zenzero e passarla in seguito nel mixer aggiungendo altre mandorle. In fine, prendere un piatto da portata e disporre il cucinato a piacere.

 

Scopri tutte le ricette Vegetariane


“Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Non l’ha detto uno qualsiasi ma Albert Einstein diverso tempo fa, quando le api ronzavano ancora tranquille tra campi coltivati e poco “pesticizzati”. Oggi, la tranquillità degli insetti impollinatori è davvero finita e anche noi non abbiamo molto da stare allegri. Gran parte di ciò che mangiamo, infatti, dipende dal lavoro degli insetti come le api che, svolazzando da un fiore all’altro in cerca di polline, lo distribuiscono poi in giro, permettendo a nuove piante di vedere la luce. Senza questo vitale contributo degli impollinatori, l’ecosistema subirebbe uno stravolgimento tale che sarebbe poi difficile, se non impossibile, poter riparare i danni subiti. Basta pensare che circa il 75% delle piante selvatiche non riuscirebbe più a riprodursi e che la stessa percentuale, sempre in perdita, si riscontrerebbe nelle nostre colture agricole, con un conseguente notevole calo della produttività. In particolare, sarebbero colpite le colture di fragole, mele, mandorle e pomodori. “Non possiamo permetterci di perdere le api e il resto degli impollinatori naturali – Lo dice Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace – “La drastica riduzione delle api è solo un sintomo di un sistema agricolo che ha fallito, basato sull’uso intensivo di prodotti chimici per servire gli interessi di potenti multinazionali. Incrementare subito metodi agricoli sostenibili è l’unica soluzione per salvare a lungo termine le api e l’agricoltura dell’Europa”. E’ fondamentale, quindi, incentivare l’agricoltura bio-ecologica che permette di eliminare, dall’odierno e globalizzato sistema produttivo di stampo industriale, l’uso di sostanze chimiche, dannose per gli animali, i vegetali e l’uomo. Così com’è fondamentale e assolutamente corretto leggere le etichette e accertarsi che i prodotti che acquistiamo non contengano sostanze chimiche dannose. Greenpeace ha elencato alcuni pesticidi, molto tossici e con effetti sub-letali e/o sistemici sulle api, che dovrebbero essere, immediatamente, vietati: imidacloprid, clothianidin, thiamethoxam, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina. Inutile scrivere che diverse e conosciute aziende del settore agrochimico continuano a commercializzare, a fronte di ingenti guadagni, massicce quantità di prodotti, soprattutto per l’agricoltura di tipo industriale, a base di queste sostanze nocive. Ritorniamo, quindi, alla necessità di incrementare sistemi biologici e biodinamici, legati spesso a piccole aziende agricole che si dimostrano più attente a ciò che producono e più rispettose nei confronti dell’ecosistema e della vita.

Vi segnalo e mi riservo di scriverne più ampiamente in seguito, uno degli eventi da non perdere, se si desidera conoscere l’agricoltura biologica/biodinamica, assaggiare i cibi eticamente prodotti, assaporare i vini senza solfiti e capire un po’ meglio come alimentarsi senza carne e senza troppi rischi, è L’Isola di Veg. Primo incontro italiano, ludico-informativo, per promuovere uno stile di vita in armonia con la natura e con il futuro. www.lisoladiveg.it


‘TESTO’ CON ZUCCA, una semplice e sfiziosa ricetta di Eleonora Fabrizi.

 

ricetta-testo-con-zucca-mercolediveg


Ingredienti per 4 persone:
- 1 kg di zucca;
- olio extravergine d’oliva;
- farina;
- peperoncino (facoltativo);
- sale.
Preparazione:
Tagliare la zucca a bastoncini e, una volta ottenuti, metterli sotto sale per circa un’ora. Trascorso il tempo, infarinarli bene e disporli su una teglia, cospargerli con l’olio extravergine d’oliva e aggiungere il peperoncino. Mettere poi la teglia in forno e cuocerli a 200° finché non saranno ben dorati. Togliere dal forno, tagliare il ’Testo’ in più parti e servire su un piatto da portata. Si abbina bene un vino bianco e secco. 

 

Leggi qui tutti gli articoli del Mercoledi Veg

 

‘Ciao ciao’ ghiaccio marino. Tre milioni di firme a 4 km di profondità per salvare l’Artico.

Il ghiaccio che ricopre il Polo Nord, nel 2050, non ci sarà più. Secondo studi effettuati dai ricercatori della NOAA e dell’Università di Washington, il momento esatto in cui il bianco mantello artico si scioglierà, a partire dai periodi estivi e per sempre, è databile nel decennio compreso tra il 2025 il 2035. Quindi, contando la capacità che ha il tempo di correre velocissimo verso il futuro, nell’imminente domani il Polo nord potrebbe perdere il suo spettacolare aspetto glaciale e trasformarsi in qualcos’altro. I cambiamenti climatici e lo sconsiderato agire umano sono la causa dello scioglimento artico, una trasformazione eco-sistemica e ambientale di proporzioni gigantesche. Da anni, ormai, si sente parlare della necessità, “vitale e improrogabile”, di fare qualcosa per impedire un simile evento. Eppure, come se niente fosse, alcune tra le più grosse compagnie petrolifere, senza troppi scrupoli, sono già tutte in file per sfruttare l’opportunità offerta dal continuo scioglimento dei ghiacci artici che, assottigliandosi, permetterebbero di trivellare con più facilità il terreno alla ricerca di petrolio. Ma oggi, per fortuna, l’umanità può farsi sentire, dire la sua e schierarsi nel tentativo di far capire ‘meglio’ ai governi leader che la necessità di ‘cambiare’ e di vietare lo sfruttamento del territorio artico non è più prorogabile. Gli interessi non devono più essere solo e sempre economici. “ … L’Artico non appartiene né a governi né a multinazionali, è patrimonio comune dell’umanità e le compagnie petrolifere non possono metterlo in pericolo”. Sono queste le parole di Ezra Miller, l’attore statunitense della spedizione Aurora che, insieme a Renny, Kiera, Josefina, alle guide polari, ai tecnici informatici e ai fotografi, ha raggiunto il punto più a nord del Pianeta per piantare la Bandiera del Futuro e la capsula con i nomi dei “Difensori Artici”, di quanti cioè hanno messo il loro nome a sostegno della creazione di un Santuario Globale per difendere l’Artico dalla pesca industriale, dalla guerra e dalle esplorazioni petrolifere. Dopo otto giorni di cammino sui ghiacci, sostenuti dalle firme dei tre milioni di persone che si sono schierate a favore di SaveTheArctic, il team Aurora ha lasciato cadere bandiera e capsula a 4 km di profondità, sul fondo dell’Oceano, per reclamare I’Artico patrimonio di tutta l’umanità. “Piantando questa bandiera – Sostiene ancora Ezra Miller – Speriamo di ispirare all’azione i giovani di tutto il mondo, così come i loro governi, affinché proteggano l’ultimo paradiso incontaminato del Pianeta”.
La spedizione Aurora è finita, ma la campagna a difesa dell’ecosistema artico, da parte dell’umanità, continua su www.savethearctic.org.

 

ricetta-fave-lattuga-mentuccia

 

MercoledìVeg con Fave Fresche, Lattuga e Mentuccia.

Ingredienti per 4 persone:
- 500 gr di fave fresche sbucciate;
- 6 foglie di lattuga romana;
- 1 mazzetto di mentuccia;
-1/2 cipolla;
- olio extravergine d’oliva, sale e pepe.
Preparazione:
Affettate finemente la cipolla e ponetela a rosolare con l’olio in un tegame. Lavate bene e poi asciugate la lattuga, tagliatela a listarelle e unitela alla cipolla. Lasciate appassire la lattuga a fuoco basso, quindi aggiungete le fave e le foglie di mentuccia. Ora salate, pepate e continuate a cuocere a fuoco basso e a recipiente coperto unendo, ogni tanto, qualche cucchiaio di acqua bollente. Assaggiate e finite la cottura secondo il vostro gusto personale.

 

Leggi tutti gli articoli e le ricette del Mercoledì Veg