Martina Vecchi

Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.

I fanghi terapeutici sono costituiti principalmente da argilla, ed è ai suoi finissimi granuli che si deve l’effetto esfoliante sulla pelle. Mescolata all’acqua, l’argilla si idrata diventando cremosa e, dopo un periodo di maturazione, il fango diventa idoneo per l’uso nei trattamenti.
Una cura a base di fanghi termali ha immediati effetti di purificazione, essendovi contenuti anche estratti vegetali che favoriscono l’eliminazione delle tossine; la cura restituisce elasticità ai tessuti e contribuisce alla riduzione dei ristagni liquidi, valido aiuto contro la cellulite.
Un massaggio a base di fanghi ha effetti immediati, poiché cede i principi attivi contenuti, riassorbe le sostanze di eliminazione, aumenta la temperatura corporea e attiva la sudorazione e il microcircolo cutaneo. L’azione benefica dei fanghi termali su tutto il corpo avviene infatti per osmosi, in quanto i principi attivi mescolati con il fango penetrano nei pori dilatati dal calore del fango spalmato sulla pelle.
L’interazione dei singoli elementi apporta beneficio attraverso proprietà drenanti, stimolanti, vasoprotetttive, leviganti e seborestitutive, e dona turgore alla pelle idratando e contemporaneamente esfoliando.


Le maschere per il viso hanno un potere esfoliante ed eliminano il sebo in eccesso, lasciando la pelle pulita, idratata e naturalmente luminosa.
I fanghi sono altresì validi alleati per la cura dei capelli, poiché ne rivitalizzano il fusto e regolano l’untuosità del cuoio capelluto: ideale per chi ha i capelli grassi. Molti shampoo in commercio, infatti, contengono tra le varie componenti anche l’argilla, utile per le sue proprietà sebo assorbenti.
Nel Bacino Termale Euganeo colonizzano microalghe e altro materiale biologico presente in questo specifico ecosistema. Proprio questo particolare processo permette lo sviluppo di una speciale microalga, il ciano batterio ETS- 05, che ha notevoli proprietà antinfiammatorie, prive di effetti collaterali.
Grazie a queste proprietà antinfiammatorie il Fango naturale Maturo è stato riconosciuto come medicina naturale dall’Organizzazione Mondiale della Salute.

 

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Ha un nome difficile e misterioso, una pianta scoperta dal farmacista tedesco Dottor Willmar Schwabe, durante un viaggio nell’allora Congo belga, nel lontano 1956: il Cardiospermum halicacabum è una pianta rampicante erbacea, a crescita rapida, presente quasi esclusiavmente nelle regioni tropicali di India, Africa e Sudamerica; questa pianta si presenta con foglie verdi e dentate, e fiori piccoli e bianchi.

Il nome Cardiospermum si riferisce all’aspetto dei semi della pianta, grandi come un grano di pepe, di colore bruno, con un cuore bianco stilizzato. Il termine halicacabum, invece, deriva dal greco e significa “recipiente di sale”, con riferimento al gonfiore sui frutti della pianta.

 


Nella medicina popolare indiana e africana, si utilizzano le radici di questa pianta, i semi o l’intera pianta stessa. Il Cardiospermum è usato localmente per curare dermatiti ed emorroidi.
Nella medicina moderna, invece, viene preparata la Tintura Madre con le parti aeree della pianta, e la Tintura Madre viene usata come base per le successive diluizioni omeopatiche e per la preparazione di forme farmaceutiche ad uso topico, che contengono il 10% di questa tintura.
Per uso esterno invece è disponibile una crema non grassa, ma idratate, ideale per dermatosi infiammatorie acute e per pelli delicate; in pomata, invece, facilmente spalmabile, è indicata per pelle secca o assottigliata, o in caso di terapie a lungo termine.
Il Cardiospermum è efficace su tutte le forme infiammatorie e allergiche della cute, anche accompagnate da prurito: Neurodermatiti (Dermatite atopica), Dermatiti da contatto e seborroiche, prurito di diversa origine; uno studio osservazionale multicentrico svolto in oltre 140 sedi in Germania, Austria, Belgio, Spagna e Olanda, ha analizzato singolarmente tutti questi sintomi, acuti o cronici, e si è occupato di studiare l’effetto della formulazione topica della pianta per quattro settimane su circa 833 soggetti, che presentavano una evidente guarigione o un grado di miglioramento di oltre l’80%.
Chiaro è che gli studi in merito agli effetti benefici di questa pianta si stanno ancora perfezionando, si stanno scoprendo nuove componenti e nuovi reagenti, e migliorando le osservazioni sulle conseguenze positive di questo rimedio naturale.
Siamo fiduciosi dunque nel potere terapeutico del Cardiospermum halicacabum, e nelle sue proprietà antiflogistiche in caso di dermatiti.

 

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Ho sempre avuto la pelle grassa. Da bambina portavo la frangetta per nascondere una fronte piena di dune, crateri, avvallamenti e protuberanze varie. Molto simile al paesaggio lunare, ma meno suggestiva.
La fascia di età tra gli otto e gli undici anni è stata terribile, a volte mi vergognavo addirittura a uscire. E non potevo certo spalmarmi il viso di fondotinta, ero troppo giovane. Non si è mai trattato di acne, ma di quelle fastidiosissime eruzioni di brufoletti che quanti più ne schiacci, tanti più ne compaiono.

Intorno ai diciassette anni ho cominciato a interessarmi ai trucchi, e da quel periodo fino ai venti-ventitre anni di età la mia pelle è stata perfetta, complice anche l’uso di prodotti farmaceutici che miracolosamente le mie guance non hanno rifiutato.
Col tempo la passione per il makeup è cresciuta in maniera esponenziale, ma ad oggi la mia pelle è di nuovo a pois, e mi sono messa di buona lena a sperimentare correttori e fondotinta per trovare ciò che mi possa soddisfare sul serio.

Ora, la questione è controversa. Io ho una pelle bianchissima. Ho una foto che mi ritrae assieme ad alcune amiche e, mamma mia, sembro Casper. Una lampada al neon. Ma in mezzo a una moltitudine di lampadati ho trovato la mia cifra. Non prendo il sole (nel senso che il sole non prende me, non mi abbronzo!), non amo le lampade, mi piaccio così, anche perché con tante prove sto riuscendo a valorizzare i miei colori (capelli castano medio, occhi verdi, pelle bianca).

Il problema, ahimè, è appunto trovare un fondotinta che non crei l’effetto maschera e sia effettivamente coprente. L’unico, davvero l’unico prodotto che riprenda il mio incarnato (la stessa tonalità, pazzesco!), è l’anti-blemish (correttore) di Clinique (anti-blemish solutions). Utilizzo il prodotto sia come correttore sia come fondotinta poiché la crema è molto densa, coprente e compatta. Sopra di esso applico una qualsivoglia cipria chiarissima per fissare il trucco e opacizzare la mia pelle.

 

 

Anti-blemish Clinique: si tratta di un tubetto da 10 ml, sono disponibili quattro colorazioni o shades: io uso la shade 01, la più chiara.
È un prodotto ottimo sulla mia pelle, non mi ha mai causato problemi di irritazione o intollerabilità, è perfetto, posso anche applicare più di uno strato e il colore risulta comunque incredibilmente naturale.
L’unico inconveniente? Il prezzo! Per un tubetto così piccino il costo si aggira attorno ai diciotto euro. Ho acquistato il correttore in varie profumerie (Sephora, Douglas, Raggi e Limoni qui a Bologna) e il prezzo ha sempre oscillato tra i diciassette e i diciotto euro e oltre.
Peraltro fatico sempre a reperire il prodotto perché le colorazioni così chiare sono poco richieste, per cui le profumerie effettuano poche ordinazioni.
Morale: sono andata da Douglas ad accaparrarmi gli ultimi due tubetti rimasti e… Ci ho lasciato trentacinque euro!

 

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SABATO


Chi mangia sano trova la natura
Sono passati appena tre giorni da quando ti ha mollata. Il fine settimana è critico, anche perché la prospettiva di uno sterminato, grigio, opprimente pomeriggio domenicale, pomeriggio che, diversamente, avresti passato a casa sua al calduccio a scambiarvi amenità, coccole e chicche zuccherine intrise di melassa, beh… Pur di rimuovere il pensiero saresti disposta a farti aprire la scatola cranica e sciacquare il cervello nell’acido muriatico, per essere sicura sicurissima di sciogliere anche la cellula più stoica.
Resta da decidere come venire a capo di questo sabato, limitando quanto possibile gli spargimenti lacrimali. Anzi no: piangi, diluvia, piangi il più possibile, prosciuga quel 90% di acqua che è in te, spacca i capillari del bulbo oculare. È pur sempre un modo per sciogliere la ritenzione idrica. Dopo compenserai bevendo tanta Rocchetta.
Tutte le amiche sono impegnate con i rispettivi fidanzati, ma meglio così. Puoi goderti la tua solitudine sguazzando nell’autocommiserazione.
Del resto hai sempre amato le serate solitarie. L’ultima puntata di Sanremo e una vaschetta da un chilo e mezzo di gelato al gusto di: ricotta e fichi caramellati, cheese cake ai mirtilli, mascarpone e caffè, dulche de leche e mou, amarenata, crema di pinoli, croccante alle mandorle, crema catalana tuuutta per te, e un cucchiaio col manico incrinato per l’eccessiva attività di escavazione. Il suicidio del metabolismo e il festival dei glucidi. Quando il picco glicemico raggiunge la sua acme e la tua temperatura vira verso l’ipostasi, puoi dedicarti all’elegia dell’amore perduto in preda al delirium tremens. L’ultima cucchiaiata di stracciatella ti riserva il tocco di cioccolato più grosso della tua vita.
Basta così poco per essere felici.

 

 

DOMENICA


Come l’Araba Fenice… Risorge dalle sue stesse ceneri, non ti par vero di riuscire a reggerti in piedi piacevolmente leggera, alle 7.30 del mattino, dopo l’effetto Guttalax provocato dall’ingestione di materia fredda e zuccherina, tanta quanta la fogna che è diventato il tuo stomaco ne ha accolta, fino a che il colon ha gridato vendetta al cospetto di Dio. Una corsetta mattutina non può che giovare. Niente breakfast.

Ti senti frivola e volatile come non ti accadeva da tempo: in fin dei conti hai eliminato il superfluo. Cos’altro ti serve? Chi s’inzuppa il fegato di alcol e chi si sfascia il pancreas col gianduia.
Ognuno si distrugge la vita come può.
Si avvicina l’ora del pranzo e ti torna fame: la mamma ha in serbo gli gnocchi di patate freschi. Te ne fai un bel piattone, e attendi il torpore post-prandiale da accumulo carboidrati.
Ti accucci sul letto per schiacciare un pisolino e intanto tieni d’occhio il cellulare, perché tra poco Lui chiamerà e… E… Lui. Chiamerà. (…Lui?...) Eh… no.
Lui non chiamerà.
La realtà ti sveglia come una secchiata d’acqua gelida.
È pomeriggio.
Ed è domenica.
E tu sei sola.
La testa nella morsa della ruota dentata di Santa Caterina d’Alessandria.

 

LUNEDI’

 

Amore mio come farò a rassegnarmi a vivere
Scatta l’”effetto Zarrillo”. Cinque giorni che l’hai perso. Mille lacrime cadute. Mille?! L’alluvione del Polesine. Quanto freddo in questa vita. Tu, che hai la termoregolazione di un alce e porti le Converse di tela anche con – 40.

 

MARTEDI’


Quando l’amore viene il campanello suonerà
Forse non ero in casa.

 

MERCOLEDI’


La solitudine tra noi questo silenzio dentro me
L’errore fatale (per la nostra salute) che commette il cuore è di non limitarsi a pompare sangue, ma di intromettersi sempre nelle questioni del cervello. Un deplorevole abuso di ruolo. Ma che cavolo vuoi, cuore? Non sei che un muscolo. Fa’ il tuo dovere e non rompere.
O forse è colpa del cervello. Sì, è colpa del cervello. Sempre a immischiarsi, sempre a voler sindacare. Sei tu, schifoso cervello, che pretendi di incasellare nei tuoi rigidi, paludati schemi un estro creativo che non ti compete.

E intanto tu, povera derelitta, ti lecchi le ferite e provi a estirpare tutte le spine conficcate in questo tuo misero cuore disfatto, andando alla spasmodica ricerca di quell’autostima che recentemente ha fatto le valigie e se ne è andata in villeggiatura.

Allora esci, sì, esci, per una serata tranquilla con un paio di amiche, vuoi distrarti. E ti diverti anche. E ti ripeti che stai troppo bene col maglioncino nuovo color panna (quello che avevi preso per San Valentino, ma dettagli), e loro ti dicono che adesso avrai tanto tempo per te stessa, per dedicarti alla tua vita senza dare conto a nessuno. Sì sì. Avete ragione.

Poi torni a casa a mezzanotte e tre quarti e, davanti allo specchio del bagno, la faccia impiastricciata di struccante, all’improvviso la perfetta, inconcussa verità.
Che nulla è meglio di poter condividere una vasca da mezzo chilo di gelato.
Nulla è meglio di condividere la faccia da lunedì mattina,
il tubetto di dentifricio,
la metà di un letto che non sarà mai freddo,
gli gnocchi di patate col ragù,
il carrello della spesa,
il divano davanti alla tivù.

Ma per ora ci sei solo e soltanto tu.

 

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