Valentina Mocciaro

Valentina Mocciaro

Immaginazione, creatività e simpatia sono le tre parole chiave che delineano al meglio il mio carattere. Estroversa, Carismatica ma anche abbastanza lunatica, potrei definirmi come "Dottor Jekyll e Mr. Hyde": due anime che vivono all'interno dello stesso corpo.

Nata sotto il segno dei Gemelli e meglio conosciuta come "Mocci" sono sempre stata etichettata come "Imitatrice" infatti, ancora oggi, mi cimento in interpretazioni comiche che spesso culminano con le fragorose risate dei miei amici.

Le mie passioni sono variegate e presentano mille sfaccettature diverse: adoro ginnastica artistica ma anche l'hip hop,i viaggi e la lettura,il pop e il rock,il doppiaggio e il teatro,il gossip e lo shopping.

Una delle mie passioni,che lega insieme tutte queste sfumature è proprio la scrittura.

Adoro scrivere perchè riesco a trasformarmi in ciò che desidero,quando e come voglio. Posso sentirmi libera in qualsiasi luogo,a qualsiasi ora della giornata pur rimanendo in una stanza. La scrittura è una terra che si rigenera,un continente inesplorato e grazie ad essa posso entrare in contatto con tante persone e attingere a nuove fonti di sapere. 

URL del sito web: https://https://www.facebook.com/valentina.mocciaro

"Più sei vicino alla morte e più ti senti vivo". Parole che risuonano nella mente, parole amare ma allo stesso tempo vere, parole che sfrecciano veloci e arrivano dritte fin dentro le ossa, fino alla meta e al traguardo sempre desiderato. Soltanto con questa citazione si può descrivere una vita al limite della realtà: stravissuta, odiata, amata e dannata. L'esistenza di una persona comune che vive una vita secondo precisi schemi basati sulla ripetizione di esperienze che sono solite nel cammino di un uomo, rappresentano per tutti noi la normalità, una parola completamente assente tra le abitudini malsane dei piloti.

 

Vorrei parlare non di automobilisti qualsiasi ma di temerari guerrieri che si sono battuti in gare epiche, coloro che ci hanno regalato scene indelebili che non rivedremo più in pista. Negli anni '70 scoppiò una battaglia tra il britannico James Hunt e l'austriaco Niky Lauda, i due si danno il tormento fin dai tempi della Formula 3, sono due campioni, la vittoria scorre da sempre nelle loro vene ma presentano un approccio completamente diverso nei confronti della disciplina sportiva che è parte integrante del loro essere.

 

Questo duello è rappresentato fedelmente nel film “Rush”, basato su una sceneggiatura di Peter Morgan che racconta le diversità e la determinazione del giovane donnaiolo Hunt, da una parte e la genialità e la riservatezza di Lauda, dall'altra. Tra i due, per la sua innata bellezza, spicca senza ombra di dubbio James, il classico “Narciso inarrivabile” che fa impazzire tutte le donne. Però, dietro questa sua maschera che presenta un uomo dal carattere irruente e fin troppo sicuro di sé, si cela un carattere debole provato dal fatto che prima delle gare dava di stomaco e si auto-condizionava; mentre in netto secondo piano, abbiamo la figura di Niky che rappresenta l'ombra del suo rivale, descritto da sempre come un “elaboratore elettronico” non solo per la sua incredibile capacità di individuare tutti i difetti della vettura che guidava ma anche perché controllava tutte le sue emozioni cercando una sempre maggiore rigidità nella sua vita, ricercava la perfezione, non bastava mai a se stesso e forse è proprio per questo che è stato tre volte campione del mondo.

 

In un certo senso, però, lui ha sempre invidiato la vita futile del suo rivale basata sulla “parabola del pilota”, ovvero la possibilità di avere approvazione e venerazione da parte di tutti, fino ad avere successivamente un'energia negativa, quasi agonizzante, per poi scendere a compromessi, giungere alla mediocrità per poi arrivare al declino finale: la morte. Nel film vi è una ricostruzione fedele sia delle corse (svolte in Austria, Germania e Regno Unito) ma soprattutto nella scelta del cast, strabiliante la somiglianza tra i personaggi del film e gli attori che sanno farci arrivare attraverso la pellicola delle emozioni che lasciano trasparire la violenza e allo stesso tempo la fragilità di una vita così apparentemente affascinante, ma in realtà densa di rimorsi, tristezza e rancori. L'interpretazione di Chris Hemsworth e Daniel Brühl lascia senza parole: gli attori, con un solo sguardo, sanno comunicare tutta la rabbia e la voglia di arrivare sempre più in alto; molto toccante è la scena nel momento in cui Lauda sente che sta andando incontro ad un pericolo fatale, costretto a gareggiare sul vecchio circuito di Nürburgring dove tra pioggia e fuoco si scatenò un'eclissi tra inferno e paradiso. 

 

In un'era dove il sesso è assicurato e la vita in bilico tra le corse spericolare, Rush non è altro che un affrettarsi, un'affluire della vita che sfreccia veloce per un pilota, prima rosea, stravagante, libera, poi infelice e problematica ma forse é stata proprio la figura di Hunt che non a caso era soprannominato "The Shunt" cioé “Lo schianto” a ricollegarsi al titolo, perché correndo come un fulmine a fatto in modo che il rombo dei motori diventasse un assalto rapido e felice contro il torpore e l'inerzia, non solo dell'auto ma dell'esistenza stessa.


 

 
08 Apr

Il lato positivo

Pubblicato in Cinema e TV


Non esiste un lato positivo nella dimensione degli ostracizzati, la strada della felicità è distorta e non si riesce ad arrivare mai alla fine del destino.
Il mondo è crudele, ostile e dona speranza soltanto ad esseri conformi alle regole della società, persone apparentemente perfette, ma che in realtà vivono un'esistenza in gabbia, costantemente intrappolati nei loro impegni lavorativi e nei loro orari scanditi da minuti meccanici. Non si esprimono, non sanno quello che dicono, quello che fanno perchè i loro gesti sono soltanto lo specchio di tutto ciò che è etichettato come "Perfetto" ma da qualche parte, in qualche piccolo angolo del mondo la conciliazioni tra ciò che è imperfetto e romantico esiste e il film "Il lato positivo" lo ha dimostrato ed ha colpito in pieno centro l'essenza dell'amore e della vita.
Tratto dal romanzo di Matthew Quick "L'orlo argenteo delle nuvole", con protagonisti Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, il film oscilla tra follia e passione ed ha ricevuto otto nomination ai premi Oscar del 2013 forse proprio perchè non è la solita, banale commedia ma un dramma denso di emozioni che tratta fondamentalmente di personaggi singolari che non riescono ad essere se stessi in una società opprimente contraddistinta da schemi rigidi.
Il film narra la storia di Pat ex insegnante che a causa di un’aggressione trascorre otto mesi in un istituto psichiatrico perdendo tutto quello che ha: lavoro, moglie e sogni nel cassetto.
Dopo il trattamento, uscito dall'istituto, ha una sola fissazione: riconquistare sua moglie. Per questo ogni singolo istante della sua esistenza tenta di rimettere insieme i pezzi di quel rapporto ormai andato in frantumi da tempo. Cerca di essere forte, di sfogarsi, di correre tutte le mattine per mantenersi in forma (sua moglie lo considerava poco attraente a causa del suo peso). In tutto questo la cosa buffa è che Pat per sudare di più,indossa un bizzarro sacco dell'immondizia e questa scena se pur divertente nasconde in realtà una patina sottile che rappresenta il suo disturbo bipolare e il tunnel oscuro dal quale non riesce ad uscire. In questo modo lui non sta perdendo peso ma se stesso, sta mettendo da parte il suo orgoglio, è completamente cieco e privo di sensi ma nonostante le ferite continua imperterrito ad uccidere la sua anima.

 

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Ma in amore spesso è così, ci si mette in ridicolo, si fanno cose folli e insensate e spesso le persone muoiono e si consumano per chi non le desidera. Ma c'è una possibilità di riscatto? esiste l'altra metà della mela? forse se cerchiamo di uscire dalla routine e prendiamo qualche svolta sbagliata ci rendiamo conto che è lì, la persona della porta accanto,quella che ci guarda con occhi ammallianti e che spesso evitiamo mentendo a noi stessi, reprimendo così i nostri impulsi.
Fortunatamente, la vita soffocante del protagonista viene "stravolta" dall'incontro con Tiffany, giovane vedova con una recente storia di dipendenza da sesso e psicofarmaci. Il suo nome è semplicemente un etichetta che gli è stata appiccicata addosso ma che non gli appartiene realmente, infatti il nome e il suo modo di essere appartengono a due universi completamente opposti. A parer mio questo film è appassionante perchè rappresenta l'alienazione e la risalita di entrambi i protagonisti, che afflitti dal dolore riescono a rinascere dalle ceneri come due splendide fenici. Tutte le scene rappresentano il mix perfetto e tra angoscia e aspettative ecomunicano un messaggio che si protrae ad eco per tutta la durata del film: anche se il mondo trova mille modi per spezzarti il cuore, dallo squilibrio e le cadute di due folli, può nascere la storia più travolgente di sempre e allora....ecco, forse è proprio questo il lato positivo.

 

Scopri qui le recensioni degli altri film

 

La notte e il giorno, l’alba e il tramonto, il caos e la calma.

Da sempre uomo e donna sono stati concepiti come due mondi a parte, a volte distanti, a volte apparentemente vicini e con sostanziali differenze. In particolare le donne sono state castigate per la loro intelligenza, per la loro forza d'animo ma soprattutto perché hanno sempre avuto un "difetto" appunto quello di essere donne e quindi inferiori rispetto all'uomo posto al centro del mondo, della società e dell'universo. Però una medaglia ha sempre due facce e non ci sono solo i contro infatti le donne hanno avuto un'amica alleata che le ha accompagnate per tutta la loro esistenza: la scrittura. Tra le grandi femministe del passato ce nè una che ha lasciato il segno esprimendo se stessa e la condizione della donna attraverso un'autobiografia che descrive le condizioni mentali e fisiche femminili del diciannovesimo secolo. Il suo nome è "Charlotte Perkins Gilman" e la sua opera più importante è "The yellow wallpaper" (trad. La carta da parati gialla), il suo capolavoro ti entra dentro, è una perfetta armonia tra letteratura e vita reale. L'opera è incentrata sullo stato mentale della protagonista caratterizzato da una carta da parati gialla che crea terrore e perplessità, è una storia legata alla malattia e alla follia e la cosa che spaventa e sorprende maggiormente è che la progressione della malattia è completamente legata a questa carta da parati che ha un colore ripugnante come la condizione della protagonista. Lei non ha un nome perché rappresenta ogni donna. Suo marito si chiama John ed è apparentemente gentile e affettuoso, ma in realtà è come un attore su un palcoscenico, la sua benevolenza verso la donna è pura finzione, lui è come la casa “apparentemente” accogliente ma dentro stracolma di fantasmi che si trovano nella mente della donna, sono presenze che solo lei è in grado di sentire e vedere. "There is one marked peculiarity about this paper, a thing nobody seems to notice but myself, and that is that it changes as the light changes" da questa citazione si capisce ancora più intensamente quanto la donna possa cogliere i particolari di ogni cosa. Soltanto lei si accorge che la carta da parati cambia al variare della luce del sole e questo a parer mio fa riflettere anche sul rapporto gerarchico e distante tra uomo e donna. Il cambiamento della luce del sole innanzitutto rimanda al tema del doppio, la donna ha una doppia personalità: è presentata quasi come una bambina, rispetta il volere del marito ma alla fine del testo farà uscir fuori se stessa e la sua pazzia dovuta all'incomunicabilità e alle restrizioni atroci a cui la donna è stata sottoposta. Ma il variare della carta da parati può rappresentare anche i diversi punti di vista tra uomo e donna, il vero e il falso (che si riconosce alla luce del sole).

 

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Il sole è la donna, la luna più oscura è l'uomo che indossa una maschera e al di sotto di essa si nasconde una malvagità che non esce fuori alla luce del sole, il tutto è intrappolato da parole dolci e "pure" che servono soltanto ad aggirare la donna considerata inferiore e costretta ad una condizione disumana. Il letto è inchiodato al pavimento e lei è rinchiusa dentro una nursery, questa situazione rappresenta lo "specchio" della vita della Gilman che ha subito la "Rest Cure" ovvero la cura del riposo. La scrittrice è stata presa in analisi dal medico-scrittore Silas Weir Mitchell. Era costretta a rimanere a letto, non poteva allargare gli orizzonti intellettuali come leggere e studiare e dato che le gambe si atrofizzavano si effettuavano delle scariche elettriche per favorire la contrazione muscolare. L'autorità di medico di John prevale sulla debolezza della protagonista che da poca importanza a se stessa e alle sue facoltà e quindi sono le imposizioni della società che hanno deciso per la sua vita, lei guarda la sua esistenza scorrere ma non ne è pienamente parte integrante. Lei è passiva in netta contrapposizione con il giallo che rappresenta la vitalità e la voglia di vivere. Però nel testo il colore della carta da parati è denotato in modo negativo e lascia trapelare sentimenti carichi di tristezza. Inoltre la carta presenta degli arabeschi e in questi motivi la protagonista comincia a vedere delle donne e dato che non può leggere i libri comincia ad interpretare la carta. Il suo sguardo si perde nell'osservare quelle curve zoppe ed incerte che si suicidano, le curve zoppe ed incerte rappresentano la "cura" che il marito sta facendo fare alla donna e il suicidio è molto probabilmente il suo destino dato che la realtà la sta uccidendo. Sullo sfondo della carta vede una donna che si nasconde (frutto della sua immaginazione) che rappresenta la paura della protagonista che non può e non riesce a mostrare le sue opinioni. Però la follia avanza e dalla carta da parati inizia a vedere delle donne che strisciano nella stanza, la donna cede alla sua pazzia, strappa la carta da parati, John alla vista della scena raccapricciante sviene e alla fine la donna strisciante su di lui (come le donne della carta)ha il pieno "controllo" sull'uomo. Questo testo ci fa scivolare nella follia più assoluta, la stanza, la carta da parati, il sole, la luna, i personaggi ogni cosa è segno di doppio e tutto ciò che sembra superficiale è in realtà denso di significato e la donna senza nome sono loro, siamo noi: donne.

 

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