22 Feb

La pillola per la gelosia

Pubblicato in Salute

Basta gelosia. Curiamola così. 

Recentemente un gruppo di studiosi italiani ha individuato l’area del cervello in cui hanno luogo le alterazioni neurologiche che portano alle forme estreme di gelosia, come ad esempio la “sindrome di Otello”: si tratta di una forma di gelosia immotivata e smodata, a cui sono associati comportamenti aggressivi quali lo stalking, il suicidio o l’omicidio. Una vera e propria patologia, dunque, che porta la persona a percepire la perdita dell’amato come catastrofica e può quindi causare gesti estremi.
Sembra che oggi sia possibile intervenire con un farmaco.
Al momento esiste già una “pillola per la gelosia”, anche se gli studi si stanno indirizzando verso la definizione di una cura più mirata.
Per la gelosia di tipo ossessivo e per quella delirante si usano gli antipsicotici (definiti anche neurolettici o tranquillanti maggiori): questi agiscono in maniera da bloccare i recettori della dopamina, ossia il neurotrasmettitore legato all’attività di eccitazione e alla gelosia “patologica”.

Questi farmaci vanno assunti sotto controllo psichiatrico e, col passare dei mesi, ridimensionano gli stati psicotici acuti e cronici agendo su deliri, allucinazioni, stati di eccitamento psicomotorio e aggressività. Alcuni farmaci svolgono anche un’attività risocializzante, favorendo la reintroduzione della persona in una quotidianità più normale.

 

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La maggior parte dei neurolettici svolge un’azione immediata. Di solito tali farmaci vengono assunti per bocca due o tre volte al giorno; l’iniezione, invece, si sceglie quando si desidera un effetto rapido per calmare le manifestazioni di gelosia ossessiva e delirante.
Altri neurolettici sono a rilascio più lento, con un’azione che si prolunga anche per due o tre settimane, e si tratta di prodotti utilizzati soprattutto nei trattamenti di mantenimento a lungo termine.

L’indagine delle basi neurologiche della gelosia è ancora all’inizio. L’obiettivo è individuare lo squilibrio biochimico che trasforma questo sentimento in un’ossessione pericolosa: una più approfondita conoscenza dei circuiti cerebrali e delle alterazioni biochimiche che sottendono i vari aspetti della gelosia delirante potrà aiutare a giungere a un’identificazione precoce delle persone a rischio.

 

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Amicizia e donne: un binomio incompatibile? Piccola riflessione a partire dal mondo animale. 

In questi giorni, le mie due gatte sono impegnate in un complicato processo di conoscenza. Paura e litigi sono però già alle spalle: in pochi giorni entrambe hanno iniziato a giocare, come avessero vissuto sempre insieme. Così mi sono messa a riflettere su quello che è il luogo comune sulle amicizie femminili. Sono in tantissimi a pensare che non esistano o siano molto rare. E in questi tempi di individualismo diffuso, di narcisismo che non raramente sfocia nella più assoluta sociopatia, non sembra strano da credere.
Per le gatte, la molla che le divide, almeno inizialmente, è la gelosia. Per le donne è forse la competizione. Nelle relazioni, nel lavoro, in qualunque campo della propria vita. Per gli uomini è più semplice, forse perché sono giustamente ancorati a un cliché, quello derivante dall'epopea di Gilgamesh: Gilgamesh incontra Enkidu, si battono e poi diventano amici. Il loro sentimento poggia sull'esperienza comune della lotta, in cui anche se uno dei due prevale, finisce per risparmiare la vita dell'altro. Questo cliché, quasi sempre ravvisabile nelle relazioni maschili, e anche nei teen drama statunitensi. Ma, come sempre, le relazioni, di qualunque tipo, sono molto più complicate di qualunque sceneggiatura.

A ben guardare, la più grande difficoltà rappresentata nelle amicizie femminili è appunto la competizione, che si traduce spesso in sospetto iniziale, pregiudizio, e poi, a meno che le cose non cambino, in un rapporto di circostanza determinato dalle convenzioni sociali, in cui ci si malsopporta, ci si parla alle spalle o si cerca, nei casi peggiori, di danneggiare l'altra persona.

 

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Fortunatamente, come spesso accade, si tratta di casi limite: il mondo pullula di buone amiche, ma siamo noi in primis a cercare a naso quelle che fanno per noi, in base al nostro vissuto, al nostro stile di vita, al nostro modo di essere. Tutto il resto meglio lasciarlo alle convenzioni sociali. E alla circostanza.
E se la ricerca dell'amicizia femminile non dovesse andare a buon fine, prendetevi una gatta. Sarà vostra amica incondizionatamente.

 

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Cosa lega la gelosia all'altezza di un uomo? Apparentemente nulla. Ed invece non è così. Una recente ricerca condotta in cooperativa dalle università di Groningen (Olanda) e di Valencia (Spagna), ha focalizzato la sua attenzione proprio sul rapporto esistente fra queste due componenti, mettendo in evidenza che il sentimento di perdere qualcuno per colpa di altri (notoriamente appartenente per lo più al sesso femminile), in realtà è tipico anche dei maschi, soprattutto di quelli bassi.

 
Secondo la ricerca:
 
"Gli uomini  alti sono meno gelosi degli uomini bassi, le donne di media statura, inoltre, risultano essere poco egoiste e possessive”.
 
La ricerca è stata condotta intervistando 549 persone di origine olandese e spagnola alle quali è stato chiesto di dimostrare la propria gelosia. E voi, amiche, cosa ne pensate? 
 



Sembra di essere tornati nel Medioevo quando le donne, prima di approcciarsi al proprio uomo, erano solite dire: “Non è per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”. Erano gli anni in cui si poteva essere bruciate vive per stregoneria e dove si intendeva preservare la purezza del gentil sesso con la cintura di castità. Eppure, a distanza di secoli, a Città del Messico, accade qualcosa che sembra essere retaggio del passato.

 

Lui, un uomo geloso; lei: una donna che a 25 anni indossa il lucchetto di castità sui jeans per evitare che possa tradire il proprio amato. Dopo tante torture e abusi, la ragazza decide di denunciare tutto alla polizia facendo arrestare il compagno quarantenne.

 

Ecco il video

 

 

 

 

Finalmente sono convolati a nozze. Sin qui nulla di strano. Tante coppie si sposano. Ma qui parliamo di un matrimonio particolare che ha visto finalmente uniti dal Signore la britannica Debbie Wood e il fidanzato Steve. La donna è famosa per essere considerata la più gelosa del Regno Unito e, probabilmente, del mondo intero.

Debbie soffre di un disturbo denominato la sindrome di Othello che la rende gelossisima del proprio compagno, al punto tale da sottoporlo al test della verità ogni sera quando tornava a casa per verificare se l'avesse tradita o meno. Non finisce qui. Debbie controlla in maniera ossessiva il partner, frugando nelle sue mail e nel pc. Eppure Steve è innamoratissimo della sua Debbie tanto che dopo il matrimonio ha dichiarato:  "Io e Debbie siamo marito e moglie... Ufficialmente... Wow".


Contento lui...