Patrizia Ferrante

Patrizia Ferrante

La Pitta è una dritta con i capelli a spaghetto lunghi come un vialetto. Potrebbe raccontare a tutti che ha lavorato più di venti anni per la pubblicità, potrebbe dire che ha visto l’uomo atterrare sulla luna e che ha passato più di cinquemila minuti a guardare ogni genere di film con grande passione.

 

Già, potrebbe.

 

Ma la Pitta è troppo modesta. Alla Pitta piace: arrivare sempre alla fine di un libro, leggere i titoli di coda fino a quando non si accendono le luci in sala, bere tè appena sveglia, segnarsi i titoli delle canzoni da sentire almeno una volta nella vita, ascoltare i discorsi che le persone fanno quando sono al ristorante e “Il favoloso mondo di Amélie”, ma questo l’avevate già capito.

URL del sito web: https://uominidiunavolta.altervista.org/

Modello Bradipo? No, non è uno stile di arrampicata libera e nemmeno l'ultima novità tra le app per l'iPhone, ma sono io durante le mie ormai prolungate (nel tempo) giornate casalinghe.

«Non ti annoi?», è la domanda che mi fanno tutti da quando a fine maggio sono stata licenziata.
No, fatevene una ragione, non mi annoio affatto, mai.
«Ma cosa fai?», incalzano.
Come sarebbe a dire cosa faccio?
Dormo un po' di più (ma non tanto di più), leggo libri, ascolto musica, guardo le gatte ronfare cercando di non lasciarmi convincere a fare insieme a loro il riposino pomeridiano, passo molto tempo su Internet: tra aNobii, GoodReads, Facebook, Twitter, leggere e scrivere email e un altro paio di interessi costanti (il blog, Leidonnaweb, il negozio su Etsy), ho talmente tante di quelle attività virtuali che avrei bisogno di un monitor supplementare per seguirle stile centrale della Società Autostrade durante l'esodo di agosto.
Ah, nei ritagli di tempo faccio colazione, pranzo, cucino qualcosa per la sera, esco per andare al supermercato, da Acqua&Sapone, occasionalmente ho qualche visita medica, lo yoga del martedì, il gruppo del giovedì… No, insisto, non mi annoio affatto.
Quello che non faccio proprio mai, piuttosto, è accendere la televisione, al punto che comincio a dimenticare la sequenza dei canali e i tasti funzione del telecomando: e questo è bene.
Detta così sembro iperattiva, in preda a una irrefrenabile sindrome da movimento, in realtà difetto, piuttosto, nell'organizzazione delle giornate: perché mi mancano un po' di metodicità e costanza, perché tendo a rinviare il più possibile responsabilità e impegni, perché mai come adesso, dopo trent'anni di attività professionale svolta senza interruzione, sono finalmente libera da obblighi e costrizioni.
Ad esempio, a proposito di rinviare, mi chiedo in preda agli immancabili sensi di colpa, cosa ci faccio qui invece di essere a preparare la crostata per il compleanno di mia sorella?
Ovvio, ne approfitto per rendere pubblica (in effetti, a pensarci bene, i segreti del proprio successo sarebbe meglio mantenerli… segreti!) la miglior ricetta di pasta frolla in circolazione, la mia (che poi, forse, era quella della mia bisnonna, di mia nonna, di Nonna Papera…?):

 

 

Pasta frolla per crostate

300 g di farina
150 g di burro sciolto a bagnomaria e lasciato freddare
100 g di zucchero
2 tuorli
2 cucchiai di marsala
buccia di limone

Una volta preparato l'impasto toglierne circa un terzo e metterlo da parte per fare le strisce, ungere di burro (altro burro, non quello che serve per la frolla!) una teglia del diametro di circa 25/26 centimetri.
A questo punto basta stendere con le mani la pasta frolla nella teglia imburrata, scegliere una marmellata (meglio se fatta in casa, ovviamente da qualcun altro), spalmarla con un cucchiaio di legno sulla frolla e decorare con strisce (stelline, cuoricini o quello che vi pare): sì, quella delle strisce è la parte più noiosa.
Mettere in forno preriscaldato a 180°-200° per circa 30-40 minuti: temperatura e tempo di cottura dipendono dal forno, io uso quello elettrico a 180° per 30-40 minuti circa.

Il trucco delle cuoche pasticcione: le strisce sono venute così così e la crostata appare leggermente stortignaccola?
Niente paura, una spolverata di zucchero a velo e torna come nuova.


Se c'è un piccolo miracolo dell'ingegneria applicata alla casalinghitudine al quale non rinuncerei mai quello è la pentola a pressione.

Lasciando dei punti fissi intoccabili nel favoloso mondo degli elettrodomestici (lavatrice, lavastoviglie aspirapolvere e ferro da stiro con caldaia) sorvolando sul microonde che per me è indispensabile come i moon boot in città (che per carità se ne vedono, eh!), non c'è, per quanto utile, robot da cucina, multipimer o gratì che tenga: levatemi tutto ma non la mia pentola a pressione.

Pensare che non la volevo nemmeno, io, perché avevo paura ad usarla.

Quando alla soglia dei quarantuno anni sono andata a convivere, le mie colleghe entusiaste (forse più per il fatto in sé, che ormai non credevano più possibile, che per altro) hanno insistito per regalarmela.

Io l'avevo guardata, nella casa materna, con sospetto fin dall'inizio, e fino a quel momento il massimo della confidenza che ero disposta a concederle era quello di «abbassare la fiamma» quando iniziava a fischiare, e solo su richiesta esplicita di mia madre.

Altrimenti mi limitavo a beneficiare di spezzatini e pasta e fagioli, risotti e ossobuchi senza battere ciglio: come dire, rapporti cordiali e civili ma nulla di più.

Quindi, quando le amiche colleghe me l'hanno regalata io ho ringraziato e per un po' di tempo l'ho riposta insieme al pentolame senza prenderla in considerazione, fino al momento in cui, scossa da un brivido di intraprendenza e voglia di emozioni, ho deciso che era arrivato il momento di fare la reciproca conoscenza.

Da quel giorno memorabile, giorno in cui al momento dell'apertura del coperchio mi sono nascosta insieme alla gatta (che il realtà era già fuggita al primo sibilo) dietro allo stipite della porta, mentre l'intrepido cavaliere con il quale condividevo vita e cucina provvedeva a sfiatare la valvola, è stato amore.

Amore, non a prima vista, ma pur sempre amore.

In fondo, e non ci ho messo molto a metabolizzare l'idea, non è più pericolosa di una moka, senza contare che i modelli più recenti hanno, non una, non due, chi offre di più belle signore? Tre, dico tre, valvole di sicurezza!

E sapete quanti minuti occorrono per lessare le patate?

Sette.

Per cucinare un risotto?

Sette.

Per cuocere pasta e fagioli saporitissime e spezzatino e ossobuchi oltre ogni possibile tenerezza immaginabile?

Quarantacinque.

E sapete anche quante cose si possono fare nel frattempo anziché stare lì, davanti alla pignatta, a rimestare, prendere gli schizzi del sugo, macchiarsi d'olio o aggiungere il brodo?

Ehhhhh, signore mie!

Adesso avete capito perché la pentola a pressione è la mia migliore amica in cucina?

Tre consigli moderatamente utili e golosi per donne tendenzialmente interessate al proprio aspetto, assolutamente distratte e sufficientemente naturaliste. 

(E anche un po' pigre e risparmiatrici: perché mai uscire e comprare quando puoi fare tutto in casa?)

 

Internet è pieno di consigli ricette e rimedi per la nostra bellezza, così come sono sempre pronti ad elargirne nonne mamme estetiste e colf informate sui fatti.

Ecco i miei tre preferiti, adatti a chi, come me, all'ultimo momento, proprio prima di fare lo scrub sotto la doccia o una maschera per i capelli, si accorge di non avere… lo scrub e la maschera per capelli!

 

Consiglio numero uno.

Per capelli morbidi e lucenti:

prendete un vasetto di yogurt bianco da 150 g (possibilmente non troppo liquido, meglio quello greco, visto che poi ve lo dovrete spalmare sui capelli umidi), aggiungete due cucchiai di cacao in polvere (credo sia indifferente se zuccherato o amaro, io avevo addirittura quello magro), mischiate bene e aggiungete anche un cucchiaino di miele.

Il consiglio sarebbe anche di completare il tutto con qualche goccia di semi di lino: io non li avevo e ne ho fatto a meno.

Dopo aver reso la pappetta omogenea guardate la quantità e regolatevi con la massa dei vostri capelli: se come me ne avete almeno un metro dovrete utilizzarla tutta, altrimenti sarà sufficiente spalmarne la metà*.

Dopodiché, a operazione conclusa, coprire tutto (cioè la testa impiastrata) con pellicola trasparente.

Ora, io la prima volta sono diventata matta: capelli che grondavano da tutte le parti, quasi sei metri di pellicola avvolta intorno alla testa, impossibilità a muovermi senza che tutto l'ambaradan crollasse.

Questa volta, invece, ho fermato prima la massa di capelli con un mollettone e poi ho infilato (aprendolo da un lato per evitare un principio di soffocamento) la testa in un sacchetto trasparente di quelli per conservare gli alimenti in freezer.

Tenete tutto in testa minimo per mezz'ora: il risultato è sorprendente al tatto, luminoso alla vista e inebriante per l'olfatto. Profumerete come un cioccolatino appena scartato per almeno un'oretta.

 

*(L'altra metà, ovviamente, potrete mangiarla, e se avete i capelli come i miei e volete farci merenda, ricordatevi di farne una dose doppia!)

 

 

Consiglio numero due.

Per pelle morbida e vellutata:

ho finito lo scrub, proprio oggi che sotto la doccia volevo liberarmi delle cellule morte;

oppure

ho finito lo scrub, e per questo mese anche i soldi, proprio oggi che domani ho la ceretta e poi l'estetista chi la sente?

oppure

ho finito lo scrub, ma neanche questo mi è piaciuto troppo, vorrei qualcosa di più…

Naturale?

Ecco, appunto: prendete una tazza, metteteci dentro del sale grosso (che poi ne esiste anche un tipo che è a metà tra il sale grosso e il sale fino e sarebbe meglio ancora) e mischiatelo con un cucchiaio di miele (o più, fate a occhio: poi dovrete sfregarlo sulla pelle, quindi valutatene bene la 'morbidezza'!). 

Incredibile, non appiccica. Provare per credere!

 

Consiglio numero tre.

Per unghie resistenti (consiglio di Alina):

Alina - Unghie tue o ricostruzione?

Pitta - No, mie, ma uso un prodotto che non è tanto buono. Cioè, è molto buono, ma dentro c'è la formaldeide, che non è molto buona, sarebbe meglio non usarla, ma a me dopo qualche tempo le unghie si sfaldano, si spezzano, si…(bla bla bla)

Alina: - Noi, in Ucraina, mettiamo mani dentro acqua con sale.

Pitta: - Ah, io provare (Che poi finisco sempre per parlare come lei, senza verbi né articoli!)

 

 

Non ancora provato, ma guardando in rete sembra proprio sia un efficacissimo 'rimedio della nonna'; di sicuro, però, da evitare se avete piccole ferite sulle mani o l'abitudine di strappare le pellicine con i denti: il sale notoriamente disinfetta, e quindi, notoriamente, brucia!

 

Eppure a un certo punto qualcosa succede.

Gli impegni aumentano in maniera esponenziale con il trascorrere degli anni, e noi, ormai donne multitasking in preda alla Sindrome di Wonder Woman, ci sentiamo sempre più forti.

Mai un post-it.

Mai un promemoria sul cellulare.

Mai un appunto sul calendario.

Tutto qua, stampato nella mente, come nel più sofisticato dei processori: lavoro, palestra, cena con le amiche, piscina con il figlio, estetista il martedì e il giovedì, riportare i libri in biblioteca il sabato, al cinema con il fidanzato, l'anniversario di matrimonio, il compleanno della suocera, la Laurea del figlio della vicina di casa, la visita dal ginecologo, il ragù per domani e...  

 

Finché, un bel giorno:

Ma… 

Ma non era ieri che avevo l'appuntamento per la ceretta???

Eppure 'qualcosa' avrebbe dovuto ricordarmelo.

Come ho fatto a dimenticarmelo?

Sono settimane che faccio lo scrub sotto la doccia per evitare di essere sgridata dall'estetista (che, solo per amor della precisione, ha la metà dei miei anni, eppure quando mi sgrida fa sì che io improvvisamente torni a sentirmi come quando andavo a giustificarmi dalla professoressa di matematica per scampare l'interrogazione che incombeva sulla mia testa a mo' di spada di Damocle), sarebbe bastato guardarmi un momento le gambe prima di intabarrarmi modello spedizione al Polo Sud, verificare sull'agendina (ehm… in effetti ce l'avrei anche un'agendina) che trasporto in borsa come se fosse un talismano portafortuna (della serie so che c'è ma mi guardo bene dal consultarla, ché il solo influsso positivo dovrebbe bastare), mi sono persino permessa, l'ultima volta, di criticare le persone che non si recano agli appuntamenti guardandosi bene dall'avvisare, e…

Colpita e affondata, nonché colpevole.

 

 

Ecco, arriva un momento in cui ti accorgi che la tua memoria è piena, e che siccome non basta più trasferire i dati nel cestino e dirgli 'svuota', ti devi rassegnare all'ineluttabile: 

- la lavagnetta?

- I post-it trattenuti dai magneti sul frigorifero?

- I memo sul cellulare?

- Il calendario appeso in cucina del tutto simile a quello per il quale sono anni che prendi in giro tua madre?

- Una sveglietta che ogni giorno ti ricordi di consultare l'agenda?

 

Si accettano suggerimenti creativi.

Io, mestamente, mi preparo per andare a fare la ceretta di recupero.