Sono stati necessari 20 mila anni perchè “Stalattite” potesse finalmente baciare “Stalagmite“, anni ed anni l’uno di fronte all’altra, ma distanti senza potersi sfiorare. Siamo nelle Grotte di Pertosa-Auletta e questa storia sembra parlare proprio di noi oggi.

L’unicità delle Grotte

Le Grotte sono situate nel massiccio dei Monti Alburni, tra i comuni di Pertosa, Auletta e Polla, si sviluppano a 263 metri sotto il livello del mare e seguono la riva sinistra del fiume Tanagro, affluente del Sele.

Le Grotte di Pertosa-Auletta presentano due particolarità: sono le uniche grotte in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, il Negro; e le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C.

L’avvenimento geologico

La congiunzione tra le formazioni minerali nelle grotte che si trovano nel Geoparco del Cilento è sicuramente un avvenimento geologico con un peso storico, la cosa curiosa è che si sia trasformato in un evento virale sui Social.

Gli addetti ai lavori delle grotte di Petrosa-Auletta attendevano da tempo che la colonna tra stalattite e stalagmite si formasse, l’incontro, se così possiamo definirlo, tra le due formazioni carsiche è un evento molto raro per il quale è necessario aspettare migliaia di anni.

Il Successo Social

Una volta che Stalattite e Stalagmite si sono congiunte, i gestori delle grotte hanno deciso di festeggiare l’evento, annunciandolo sulla pagina facebook ufficiale, con una fotografia chiamata “il bacio.

E’stata questa immagine, appunto che ha trovato il favore del grande pubblico, anche di quelli che, come dire non hanno la geologia tra i propri interessi, di quelli che magari non hanno ancora avuto l’occasione di visitare le splendide grotte, cosa che consigliamo caldamente.

Ci siamo chiesti quale fosse il segreto di tanto successo, le ipotesi sono molte, ma forse è semplicemente perchè questa storia ci parla di noi oggi, della nostra condizione di immobilità ed attesa, della nostra voglia di entrare di nuovo in contatto con gli altri di essere ancora vicini, di sfiorarci.

Stiamo parlando di minerali, rocce, ma forse Il fatto che questa lunghissima attesa, la pazienza necessaria abbiano in fine portato ad uno splendido bacio è un bel messaggio per noi, una ventata di fiducia di cui forse avevamo bisogno.

Goditi 1 Settimana di Vacanza  senza stressare il portafoglio.

Non negatelo! quanti pisolini vi siete fatti durante le ore di storia? Personalmente qualcuno, ad eccezione di argomenti però che hanno stuzzicato la mia fantasia e la curiosità sopratutto.
Vi siete mai chiesti per esempio come ci si curava ai tempi dell'impero romano? Non c'erano mica stand di case cosmetiche o make up a sopperire alle richieste della varie signore/matrone, eh no, a quei tempi cari lettori l'argomento bellezza era di ben altra levatura rispetto ad oggi, se non altro per la reperibilità dei prodotti.


Partiamo con le acconciature. Non molto diversamente da ciò che accade oggi, la consorte dell'imperiale di turno, lanciava delle vere e proprie mode in fatto di stile.

I boccoli delle first lady di allora, venivano riprodotti su statue, rilievi e monete.
Ieri come oggi la donna si è sempre ingegnata, dunque capitava che si suppliva alla precaria possibilità economica con ingegno ed abilità in mancanza di ornamenti decisamente costosi (per le classi più povere).
Caratteri tipici del bacino mediterraneo erano capelli ed occhi bruno/castani, per questo motivo il biondo raro in queste zone, diviene un colore ritenuto simbolo di bellezza per antonomasia.
Erano fiorenti le richieste di parrucche molto costose provenienti dal nord europa (di capelli veri ovviamente).
Le tinture erano utilizzate, ma provocavano non pochi danni, se pensiamo che il tutto risale a oltre duemila anni fa non diviene difficile capire quanti danni potevano provocare, ad esempio le calvizie precoci a cui si sopperiva con toupets e parrucche.

 

acconciature-donne-antichi-romani

 

Per il make-up invece come si organizzavano? Beh, pasticciavano in piena autonomia, affidandosi ai consigli di un profumiere ed ai prodotti provenienti dall'oriente e da Alessandria d' Egitto.
Nella toilette di una signora vi erano fard, ombretti, pennelli, spatole e specchi di ogni tipo, lusso chiaramente riservato a classi sociali elevate.
Allora come oggi però si preparava la pelle ad accogliere il trucco, ma come?
Il latte d'asina utilizzato dall'imperatrice Poppea era rinomatissimo, serviva per cancellare rughe e rendere la pelle bianchissima.
Ma i prodotti potevano anche essere a base di ingredienti di ben altra “provenienza”, tutt'altro che insoliti erano sterco di vitello impastato con olio e gomma per eliminare fastidiose chiazze per esempio, oppure fiele di toro, nitro ed urina d'asino (lo so lo so, non rimpiangete di non esserci state allora ;) ).
Il nonno del fondotinta era un impasto di biacca (minerale biancastro) impastato con sostanze grasse, a cui si aggiungeva feccia di vino per renderlo rosato, oppure terra rossa di selina, mentre l'antenato del moderno blush era la terra vermiglia.

 

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I rossetti a base di estratti vegetali e minerali erano conservai in piccoli contenitori, mentre puntali intinti nella fuliggine o in polvere di antimonio, serviva a tracciare una linea lungo la linea dell'occhio, come si fa oggi col moderno eye liner.
Gli ombretti preferiti dalle donne romane erano di colore verde ed azzurro, ovvero malachite ed azzurrite ridotti in polvere finissima.
Per una serata speciale poi il tocco “glamour” era un cristallo schiacciato e ridotto in polvere impalpabile, cosparso sul viso rendeva la pelle opalescente e sofisticata.


Pronte per uscire? Un ultimo sguardo allo specchio ieri come oggi, per controllare che tutto sia a posto senza sbavature.

 

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