Un secondo leggero e tutto primaverile a base di asparagi freschi di stagione, che potrebbe costituire anche un antipasto, se abbiamo in programma un pranzo o una cena molto articolati.
Un piatto che può essere apprezzato anche dai bambini, delicato, realizzato con ingredienti semplici e genuini. Una ricetta di facile esecuzione anche per chi non è abile ai fornelli.
Non specificherò le quantità, sappiamoci regolare in base al numero dei commensali.


Ingredienti:


• Asparagi freschi, quantità a piacere;
• Prosciutto cotto (scelgo sempre il più magro: sono un po’ schizzinosa e non amo il grasso…) alternativa prociutto crudo;
• Grana grattugiato;
• Pepe a piacere (io non lo amo particolarmente)

 

ricetta-involtini-prosciutto-asparagi

 

Preparazione:


Laviamo gli asparagi e puliamoli, eliminando le parti troppo filose. Sbollentiamoli in acqua senza portarli a cottura completa, devono rimanere sodi.
Componiamo mazzetti di tre o quattro asparagi, e avvolgiamo ciascun mazzetto con una fetta di prosciutto.
Adagiamo i nostri involtini sulla leccarda del forno, rivestita da carta forno, e spolverizziamoli con abbondante parmigiano. Aggiungiamo un sottilissimo filo d’olio, o un’ombra di burro, e lasciamo gratinare in forno già caldo per una quindicina di minuti, fino a doratura.
Serviamo il secondo di asparagi ben caldo, accompagnando magari delle patate arrosto o dei pomodori gratin.

 

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Un'azienda biodinamica per un futuro più sereno e senza solfiti. 


L’azienda agricola di cui vi sto per raccontare mi ha subito suscitato interesse. Così, sono salita in macchina e, accompagnata da una giornata soleggiata, ho raggiunto Faleri, una frazione di Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo. Un gentile signore, poi, mi ha spiegato come arrivare all’Azienda Agricola Biodinamica Cristina Menicocci, dove Claudio, proprietario e curatore insieme alla figlia Cristina, mi stava aspettando. Una forte stretta di mano mi ha accolto all’interno della grande cantina, piena di botti e di silos contenenti ottimo vino che, dalla vendemmia del 2012, è prodotto senza solfiti. Quindi, un vino che accelera la sua naturale evoluzione e cambia più facilmente gusto, nel tempo, mantenendo però un livello qualitativo molto elevato. I solfiti, in pratica, sono degli additivi, dei conservanti, che uniti al vino lo mantengono stabile più a lungo. Sono però allergenici e tossici, la legge, infatti, ne regola l’uso, cercando così di tutelare la salute di quanti, forse per abitudine, preferiscono comunque acquistare vini stabili e con solfiti, piuttosto che di gusto variabile, naturali e poco dannosi. La scelta zero solfiti, dell’Azienda Menicocci, cozza quindi con la tendenza dei consumatori, ma non frena la determinazione a portare avanti questo valido progetto bio-etico. “Intraprendere strade nuove fa parte della mia vita, è sempre stato così” – mi spiega Claudio e sentendolo raccontare la sua storia di uomo, agricoltore, imprenditore, mi rendo conto di quanto amore e dedizione lo abbiano spinto a realizzare tutto quello che vedo attorno a me e quanto il lavoro che svolge sia il riflesso della sua vita. “Vita”- Continua a dirmi lui – “ Di un egoista, che fa le cose in un certo modo, prima di tutto, per se stesso”. Un concetto, lo ammetto, che inizialmente ho avuto difficoltà a comprendere, perché tutto in questa Azienda mi è sembrato invece molto altruista, realizzato in prospettiva di un futuro positivo per tutti. L’Azienda, infatti, è biologica e opera nel rispetto dei cicli naturali, non inquina il terreno, l’acqua, l’aria e non commercia prodotti con residui di fitofarmaci e concimi chimici. Poi, è biodinamica, in pratica, sostiene l’armonica cooperazione tra uomo, piante e animali, per ottenere quell’energia vitale ed essenziale alla sussistenza del naturale equilibrio biologico. Nell’Azienda Cristina Menicocci, è il rispetto per questo equilibrio che permette alle piante di vite di crescere sane e di resistere, senza bisogno di soluzioni chimiche, ai parassiti e alle malattie. Qui le piante, lo dice Claudio: “Sono libere. Io le lascio fare. Se ho un problema d’insetti, lo risolvo con la biodiversità. Ricostruisco dei microambienti naturali in cui i diversi animali possono trovare cibo e habitat per riprodursi”.

 

cantina-azienda-biodinamica-cristina-menicocci

 

Vari animali, appunto, perché è solo la diversità di specie che annulla la ‘prevalenza’dell’una su l’altra e le conseguenti nocive infestazioni. Questa Azienda è anche vegana, gli animali gironzolano liberi per i 55 ettari della tenuta e non sono sfruttati né uccisi per ottenere migliori colture o prodotti da consumare e commercializzare. Nella vigna poi, mi ha spiegato Claudio, mentre passeggiavamo tra i filari, non vi sono derivati animali, la terra è concimata con il letame e qua e là si vedono i microambienti che ospitano gli insetti, i cumoli di pietre per alloggiare i serpenti e le casette di legno per gli uccelli. Ho potuto, realmente, vedere in essere tutto ciò di cui Claudio mi parlava e toccare con mano la terra, sentirne il profumo e valutarne la consistenza. Mi stupisco, ora, per non averlo mai fatto, anche avendone avuta la possibilità. Sapere da dove proviene il cibo, cosa contiene, com’è fatto, è importante tanto quanto mangiarlo. La generale mancanza d’interesse per l’origine e il processo produttivo degli alimenti, da parte dei consumatori, è una nota dolente per Claudio: “Io devo, ho l’obbligo di spiegare, personalmente, cosa faccio e come produco, anche se nessuno, purtroppo, me lo chiede”. E così mi chiarisce anche l’altro perché bisognerebbe acquistare a Km 0: non solo per risparmiare carburante, ma soprattutto per avere la possibilità di entrare nel vivo di un’azienda e conoscerne il funzionamento. “Il cibo” - Continua Claudio: “E’ l’essere, quello che noi siamo tutti i giorni”. Ma allora, mi chiedo, pensando all’essere, al futuro, alla salute, al benessere della vita di tutti, non sarebbe più logico favorire questo tipo di aziende, trasparenti, biodinamiche, non impattanti e a Km 0, invece di incentivare, con i nostri acquisti, il solito mercato globalizzato, distante da noi e ostentatamente pubblicizzato?


Per gustare il Rhesan, un Trebbiano senza solfiti dell’Azienda Agricola Biodinamica Cristina Menicocci, vi propongo una stuzzicante ricetta de La Zuccallegra (tel. 393-1588184):

Riso Basmati al cocco e riso Venere alle mandorle con crema di broccoletti e di zucca. 

 

ricetta-Riso-Basmati-cocco-riso-Venere-mandorle-broccoletti-zucca


Ingredienti
- 300 gr di riso Basmati;
- 300 gr di riso Venere;
- 1 lt di latte di cocco senza zucchero;
- 2 kg di broccoletti;
- 1 kg di zucca;
- 30 gr di mandorle;
- 2 carote;
- 1 spicchio d’aglio;
- 1 scalogno;
- ½ peperoncino, timo, rosmarino e zenzero;
- olio extravergine d’oliva;
- sale q.b.

Cuocere il riso Basmati con il latte di cocco, aggiungendo un pizzico di sale. Cuocere il riso Venere in acqua salata e poi ripassarlo in padella con olio extravergine d’oliva, aglio e peperoncino. Lessare i broccoletti, ripassarli in padella con olio, aglio e peperoncino, poi, metterli nel mixer insieme alle mandorle. Cuocere la zucca in una padella capiente, con olio extravergine d’oliva, scalogno, carote, un po’ di timo, rosmarino e zenzero e passarla in seguito nel mixer aggiungendo altre mandorle. In fine, prendere un piatto da portata e disporre il cucinato a piacere.

 

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Le Vie dei Canti, Il Locale. E’ questo il nome del bistrot che si trova in un vicoletto del centro storico di Frascati, proprio accanto al Palazzo Vescovile. Le due diciture, a leggerle così, sembrano un controsenso, o forse due sensi unici in direzioni opposte: Le Vie dei Canti da una parte e Il Locale dall’altra. La prima simboleggia l’intreccio degli invisibili sentieri che i nomadi aborigeni percorrono, attraversando la sconfinata terra rossa del deserto australiano; l’altra dicitura, invece, tutt’altro che raminga, esprime a chiare lettere la staticità. La parola “locale”, infatti, significa ritrovo, qualcosa di circoscritto, delimitato che favorisce, in questo caso positivamente, la sedentarietà. Nomadismo e sedentarietà, due stili di essere e di vivere che in questo grazioso bistrot trovano un buon punto d’incontro e convivenza. Come dire che quando il posto è giusto, accogliente, ben rifinito, le padrone di casa sono allegre, simpatiche, servono ai tavoli del buon vino, birre artigianali e saporite bruschette, anche gli opposti possono interagire in splendida armonia. Candele grandi e piccole illuminano con discrezione ripiani, nicchie, scale e fanno strada fin sotto la cantina, che vale la pena di visitare, possibilmente, tenendo in mano un calice di buon vino rosso. Molto interessante è anche l’angolo dedicato ai cocktails. Laura è la madre e Giulia è la figlia, due amiche e socie di quest’impresa familiare, che gestiscono supportate dal valido quanto indispensabile aiuto di Pamela, soprattutto per i cocktails. ”Aspettiamo l’estate per proporre i nostri cocktail ‘fatti in casa’, preparati senza bustine, come lo Sweet & Sour” – M’informa Laura - Shot e cocktails anche analcolici” – aggiunge poi.

 

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E l’estate la aspettano anche per iniziare a preparare buonissimi spiedini di frutta fresca e ricche insalate da accompagnare ai famosi piatti fantasia serviti, questi ultimi, tutto l’anno e composti di una miscellanea di squisitezze: paté di carciofi, di tartufo, di pomodorini e di funghi spalmati su croccanti fette di pane casareccio preso poco prima da un vecchio e rinomato forno lì vicino, spiedini di mozzarella, pomodoro e basilico e formaggi tra i più appetitosi. Tutta la spesa è fatta giornalmente a km 0, con particolare attenzione al biologico, e le torte, buonissime! sono fatte in casa. Una in particolare l’ho trovata degna di nota: La Torta al Cioccolato di Laura. Torta assai famosa non solo perché è buona, ma anche perché la sua ricetta è e rimarrà, Laura su questo è irremovibile, segreta. Peccato! Se vi capita però di fare un giro da quelle parti, affacciatevi a Il Locale e chiedetene un pezzo.

 

Vi propongo un’altra ricetta, non posso farne a meno, sempre di un dolce, ma suggerita da La Zuccallegra:  

Il Dolce Cuore Veg

 

Ricetta-dolce-cuore-veg-zuccallegra 

 

Ingredienti:

- 400 gr farina senatore cappelli;

-100 gr farina di mandorle;

- 60 gr amido di mais;

-150 ml latte di soia alla vaniglia;

- 60 ml olio extravergine d’oliva;

- 250 gr zucchero di canna;

- 60 gr mandorle in scaglie;

- 50 gr uvetta;

- 1 bustina cremortartaro.

Preparazione:

Amalgamare le farine, l'amido di mais, lo zucchero e il lievito con il latte e l'olio. Aggiungere poi le mandorle e l'uvetta strizzata, (lasciata a bagno in precedenza con acqua e, volendo, con liquore a piacere). Porre in uno stampo per dolci e cuocere in forno per 30 minuti. A fine cottura, spolverizzare con mandorle e zucchero a velo. 

 

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Vi siete mai chieste come si preparano le Crocchette di pollo che troviamo nei fast food e nel
reparto freezer dei supermercati??? Io si , e cosi dopo varie ricerche, consultazioni e cene a base di
crocchette ho trovato la ricettina giusta e voglio condividerla con voi.

 

Ingredienti:
500 g di carne di pollo tritata
1 panino di mollica
1/2 bicchiere di latte
2 cucchiai di parmigiano grattato
3 uova
pangrattato
farina di mais
olio extra vergine d'oliva
sale q.b.

 

ricetta-crocchette-di-pollo

 

Preparazione: 
Mettiamo in una ciotola la carne tritata di pollo, (possiamo utilizzare la carne avanzata del pollo
arrosto oppure quella usata per fare un brodino) ci aggiungiamo un uovo, sale, pepe, del grana e la
mollica del pane ammollato nel latte.
Mescoliamo bene il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e formiamo le crocchette delle
dimensioni che più ci piacciono.
Ora passiamo alla panatura che è doppia. Passiamo da prima le crocchette nel l'uovo e nel pan
grattato per 2 volte, poi l'ultima la facciamo passando la crocchetta nell'uovo e nella farina di mais
che le darà una croccantezza particolare.
Possiamo cuocere in forno con un filo d'olio a 220° per 10 minuti, fino a che non saranno ben
dorate, oppure friggere il tutto in abbondante olio caldo.
In queste crocchette possiamo aggiungere anche le verdure come carote, spinaci o piselli che
devono essere precedentemente sbollentate, si deve però stare attente alla mollica di pane poiché le
verdure rendono già l'impasto morbido quindi bisogna dosarla bene.

 

Di motivazioni per andare al Rewild ce ne sono molte. Sono tutte appese sui muri e sistemate sopra dei

tavolinetti sotto forma di volantini e locandine … dando una sbirciatina tra tutto quel materiale cartaceo-
informativo, ho trovato interessanti notizie di cui scrivere … ne approfitterò senz’altro. Dunque, Il Rewild è
essenziale, senza troppi fronzoli. Divani neri, un po’ qua e un po’ là, si mischiano a semplici tavoli di legno
scuro. La luce soffusa separa la parte del ristoro da quella della mescita e così il bancone, più illuminato,
sembra il palco di un piccolo teatro. Piccolissima è anche la libreria, sistemata in un angolo e vicino un
tavolinetto tondo per due, messo lì, su un piccolo rialzo, come fosse uno spazio a parte. Inutile scrivere
che è proprio lì che mi sono seduta e ho mangiato, mentre buttavo giù qualche appunto sulle sensazioni
e i pensieri che mi giravano tra cuore e cervello. Per togliere i pensieri e dare più spazio alle sensazioni,
rilassandomi un po’, volentieri ho bevuto una buona birra artigianale, accompagnandola con gustosi e
diversi tipi di formaggio vegetale. Buonissimi tutti! sia quelli spalmabili sul pane casareccio di Lariano sia gli
altri a pasta dura. Formaggi che non si trovano facilmente in giro. Tipo al negozio sotto casa. Sì, si possono
ordinare on-line. E’ vero, come per la maggior parte dei prodotti vegani, ma per certe cose sono all’antica
e mi piacerebbe entrare in un negozio, uno qualsiasi senza dover percorrere chilometri e chilometri per
trovarne uno, e mettere nel cestino i prodotti veg scegliendoli e prendendoli con mano dagli scaffali. Ma
per questo, mi rendo conto con rammarico, ci vorrà ancora del tempo. Dei formaggi avrei fatto volentieri il
bis, ma ho preferito assaggiare qualcos’altro. Qui preparano anche deliziosi panini veg, oltre ai molti piatti
a base di seitan, muscolo di grano e mopur. Le insalate sono tante, di verdure e di legumi e molte le scelte
dei contorni, dei dolci, dei piatti di lasagne e di pasta. Un menu ricco e mediterraneo che propone anche
piatti solidali, cambiati giornalmente, il cui ricavato è interamente devoluto in beneficienza per finanziare
realtà bisognose. La sera in cui sono stata io, il piatto del giorno, per “Aiutaci ad aiutare”, era a sostegno
di una stalla in provincia di Avellino. Anche le materie prime, qui, sono equo-solidali e solidali sono pure le
serate benefit, organizzate, ogni tanto, per sostenere le cause più diverse. Un posto insolito, particolare,
unico, basato e mosso da principi etici e di antispecismo. Un grande striscione, sistemato sopra la porta
d’ingresso, evidenzia con grosse lettere da che parte stanno le ragazze e i ragazzi che si prendono cura del
Rewild: “Animali Liberi”, si legge su quel pezzo di lenzuolo bianco appeso al muro. Prima di tutto, prima del
vegano, del biologico e del km 0, qui si è infatti antispecisti. Nessuna supremazia di specie. Parità di diritto
a una vita libera e felice per tutti. E' questo, in sostanza, ciò che si legge sui muri e si trova nei piatti del
Rewild.

 

La ricetta suggerita da Rewild è del piatto solidale “Aiutaci ad aiutare”.

Briciole di Tempeh su crema di fagioli bianchi con patate arrosto.

 

ricetta-tempeh-crema-fagioli

 

Ingredienti:

- 300 gr di tempeh;

- 2 spicchi d’aglio;

- ½ limone;

- salsa di soia Tamari;

- olio extravergine d’oliva;

- 1 kg di patate novelle;

- 50 ml di latte di soia;

- 1 dado vegetale;

- 1 rametto di rosmarino,

- 1 cipolla;

- 1 o 2 scatole di fagioli bianchi a scelta;

-spezie: finocchio, origano, timo, maggiorana, basilico, paprika piccante.

Modalità di preparazione:

Sbriciolare il tempeh e metterlo in una padella ricoprendolo con l’acqua. Portare a ebollizione fino a
far evaporare quasi tutta l’acqua, poi, aggiungere le spezie, la spremitura del limone, l’aglio e lasciare
rapprendere. Senza togliere la buccia, lavare le patate, tagliarle a pezzi non troppo piccoli e metterle nel
forno insieme alla cipolla tagliata anche questa in piccolissime parti. Per la crema, dopo aver sciacquato i
fagioli, metterli nel mixer insieme al latte di soia, al dado e all’olio extravergine d’oliva. Quando le patate
saranno pronte, sistemare tutto su un piatto da portata e servire caldo.