Intervista a Tea Camporesi. 

Studia, cerca lavoro, sopporta la gavetta, fai corsi di aggiornamento, chiedi l’aumento, cerca di far carriera, corri corri corri. E poi? E poi una mattina ti alzi con una sensazione di smarrimento e insoddisfazione senza capire da dove viene. “Possibile che tutto quello che ho costruito fino ad oggi si riveli non essere la cosa giusta per me? Possibile che a 30, 40 o 50 anni mi ritrovi a dovermi reinventare o a rimanere bloccata in un lavoro che non mi rappresenta più?”. Queste sono domande che tante di noi si pongono, indipendentemente dall’età e dal percorso professionale. Ignorare il problema rischia di far crescere l’insoddisfazione, e allora che fare? Se non riusciamo a uscire dal tunnel da sole, c’è chi può guidarci nel farlo. Parliamo di questo argomento con Tea Camporesi, consulente di carriera.

 

E: Tea, le persone che vengono da te cosa lamentano maggiormente?
T: Lavoro principalmente con tre tipologie di persone. La prima è composta da chi è soddisfatto dell’azienda per cui lavora, ma vorrebbe migliorare la propria posizione – in questo caso lamenta scarsa leadership (Leggi come far uscire la Leader che c'è in te), problemi di comunicazione e conflitti interni. La seconda è composta da chi non è più soddisfatto dell’azienda e del lavoro che svolge e cerca nuove opportunità all’esterno – sostanzialmente perché demotivato da un ruolo che non riconosce più come suo e da un ambiente divenutogli estraneo o addirittura ostile. Terza ma non ultima, chi ha perso il lavoro e ne deve trovare un altro – e in questo caso, più che il danno economico, si lamenta la perdita di autostima.

 

E: Nella tua esperienza, hai notato delle differenze nelle consulenze fatte a clienti donne rispetto ai clienti uomini?
T: Innanzitutto vorrei evidenziare un dato che ho recentemente rilevato e che mi sembra importante: fino a un paio d’anni fa, il 90% dei miei clienti erano uomini, come se la carriera fosse qualcosa di pertinenza esclusivamente maschile. E infatti, le poche donne che si rivolgevano a me, erano tutte dirigenti single – donne che avevano dedicato la loro vita esclusivamente alla carriera e al lavoro, senza alcun vincolo familiare, vivendo “al maschile”. Negli ultimi anni, invece, la percentuale delle donne che si avvalgono della consulenza di carriera è salita al 60-70% rispetto agli uomini. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di donne con marito e figli, che pensano alla carriera, ma non vogliono rinunciare alla vita personale e alla loro femminilità.
Per quanto riguarda le macro-differenze (pur con le debite eccezioni), gli uomini spesso tendono ad avere, almeno inizialmente, un atteggiamento più distaccato e reticente, faticano un po’ di più ad aprirsi, mentre con le donne si crea immediatamente un legame empatico. Inoltre gli uomini hanno la tendenza a sovrastimarsi (anche se col passare del tempo il fenomeno è in rapido calo), le donne a sottostimarsi.

 

E: Come si può uscire da questo tunnel di frustrazione professionale?
T: Innanzitutto è necessario, attraverso un’approfondita analisi della carriera pregressa, acquisire una buona consapevolezza del proprio valore e costruirsi una precisa identità professionale. Dopo di che, verrà molto più facile tracciare un percorso di carriera futuro e definire e attivare tutti i mezzi per l’automarketing ed eventualmente il rafforzamento delle aree critiche (ad esempio leadership, team working, comunicazione).

 

E: A differenza del mondo maschile, le problematicità professionali per una donna possono dipendere molto dall’età. Facciamo 3 esempi concreti. Se avessi davanti:
• una donna di 30 anni, che vuole fare carriera ma si trova di fronte a contesti aziendali che non le permettono di crescere;
• una donna di 40 anni rientrata dopo due maternità al lavoro che però non vuole rinunciare ad avere ancora una crescita professionale;
• una donna di 50 anni che, nonostante l’energia e l’esperienza, viene considerata “a fine carriera”;
cosa consiglieresti a ognuna di loro?

 

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T: Prima che dall’età, le problematicità per le donne dipendono dal fatto che troppo spesso sono loro le prime a sentirsi inferiori agli uomini e ad accettare le differenze di trattamento, non solo a livello economico. Poi, fermo restando che ogni donna (così come ogni uomo) è un caso a sé, e ogni percorso è assolutamente personalizzato e unico, in linea di massima la trentenne ha problemi di comunicazione e di gestione delle relazioni, sia con i capi, ma anche con i colleghi e gli eventuali stagisti. La mamma quarantenne ha problemi di work&life balance, di gestione del tempo e dell’emotività. La cinquantenne, se è dirigente viene finalmente trattata al pari di un uomo, mentre se è a un livello inferiore, viene vista come un “peso morto”, la prima della lista al momento dei tagli. Ma la cinquantenne, a differenza del suo coetaneo maschile, ha molta più energia e capacità di rimettersi in gioco, è più propensa a reinventarsi e ad esplorare nuove vie professionali.

 

E: Se le nostre lettrici volessero rimanere in contatto con te, come possono farlo?
T: Innanzitutto visitare il mio sito:  https://www.consulenzadicarriera.com/ e contattandomi direttamente via mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonicamente al numero 0039 347 0045864


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Quando ci troviamo di fronte a persone carismatiche e molto competenti nel proprio lavoro rimaniamo inevitabilmente colpite. Ma in realtà, ognuna di noi può lavorare su sé stessa e diventare una guida e un modello per gli altri in un ambito della propria vita, che sia personale o professionale. Come fare?

Se anche tu vuoi coltivare queste qualità e crearti un percorso di crescita, ecco i primi passi da muovere:

1. Mettiti in gioco, ogni giorno 

Essere una persona affidabile e responsabile è importante. Ma diventare un modello per gli altri richiede uno sforzo in più. La differenze è sottile, ma fondamentale: le persone responsabili si danno da fare quando c’è bisogno, mentre i leader sono pronti a mettersi in gioco ogni giorno, indipendentemente dalle necessità, dalla condizione personale e dalle circostanze.  Non importa quali ostacoli sia necessario affrontare, devi essere sicura delle tue competenze e sfidare continuamente te stessa.

2. Cerca sempre di migliorare 

Mai sentirsi “arrivati”. In qualsiasi condizioni e a qualsiasi livello, c’è sempre qualcosa in più che si può imparare. La crescita e il miglioramento sono obiettivi che si possono perseguire anche a 80 anni! Come fare? Chiedendosi sempre “Perché?”. Le persone che sanno come fare le cose, avranno sempre una competenza, ma solo chi si chiede il perché delle cose potrà essere una guida per gli altri. 

3. Alza l’asticella 

Cerca sempre di andare un po’ più in là rispetto agli altri e rispetto alle tue aspettative. Il che non significa vivere tutto come una competizione, ma semplicemente non accontentarti dei risultati. Se ti poni un obiettivo e riesci ad ottenerlo, la volta dopo poniti lo stesso obiettivo con un qualcosa in più. Ti spronerà a migliorare e a ottenere risultati sempre maggiori, facendoti scoprire doti e risorse che non pensavi neanche di avere. Come nel salto in alto, a ogni tentativo alza l’asticella! 

4. Metti impegno anche nelle piccole cose

L’attitudine al miglioramento e alla crescita si allena sia nei grandi progetti sia nelle cose di tutti i giorni. Anzi, sono proprio i piccoli compiti quotidiani a tenerci in allenamento e a rinforzare la forma mentis da leader. Quando fai qualcosa che ti sembra banale e routinaria, cerca comunque di metterci qualcosa in più. 

 

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5. Porta a termine i tuoi compiti, e fallo in modo eccellente 

Le persone competenti e professionali portano sempre a compimento i propri incarichi. Per fare questo, è importante che tu non ti arrenda mai alla prima difficoltà, ma cerchi sempre di arrivare fino in fondo. In questo modo, non solo dimostrerai il tuo valore agli altri, ma manderai anche un potente messaggio a te stessa: “Posso farcela”. Quale soddisfazione più grande?!

6. Focalizza 

Specialmente all’inizio di questo cammino, è difficile cercare di migliorarsi su più fronti. Si rischia di disperdere energie, creare confusione e sentirsi insoddisfatti. Meglio quindi se scegli un’area su cui focalizzarti. Parti da quella che ti tocca più da vicino, quella dove senti di avere le competenze e il potenziale per diventare davvero una figura di riferimento.  

7. Sii d’ispirazione per gli altri 

I veri leader fanno molto di più che operare ad alti livelli: ispirano e spronano le persone attorno a loro a fare altrettanto. I leader cercano di dare il massimo, trovando via via soluzioni migliori. E insegnano ciò che imparano agli altri,  motivandoli a inseguire obiettivi più ambiziosi. Condividere il proprio sapere e la propria motivazione da’ un’enorme soddisfazione e lascia un’impronta indelebile nel cuore delle persone che ci circondano.

 

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