Molte volte siamo così concentrati sul discorso che stiamo affrontando con una persona, da dimenticare tutto il resto!

Quante volte, conoscendo qualcuno di nuovo e stringendogli la mano, siamo così concentrati a pronunciare il nostro nome da non prestare attenzione al nome altrui?
Quante volte siamo così coinvolti nel raccontare una nostra esperienza, da non renderci nemmeno conto che l’altra persona si è po’ stufata del nostro parlare e vorrebbe interrompere la conversazione? Oppure viceversa, siamo noi quelli un po’ stufi di ascoltare mentre l’altro interlocutore non si accorge della nostra noia! 
Osservare un pochino chi ci sta di fronte e, viceversa, prestare attenzione anche al nostro comportamento, può esserci di aiuto in molteplici situazioni: in una discussione col fidanzato per capire se sta mentendo o dicendo la verità, in un colloquio di lavoro per dare una buona impressione al selezionatore del personale, e così via, in qualsiasi tipo di conversazione ci capiti nella vita!
E’ una falsa credenza pensare che il contenuto di un discorso sia tutto esplicato dalle parole pronunciate. In realtà il senso di una frase cambia moltissimo a seconda del tono di voce adoperato, dal timbro, dall’espressione facciale stampata sul volto di chi pronuncia la frase, dal contesto, dalla posizione che assume il corpo di chi parla. 
Questo grafico ben rappresenta in percentuale quanto le componenti verbale, para-verbale e non verbale della comunicazione sono coinvolte nell’attribuzione di significato in un discorso:

 

comunicazione-non-verbale-grafico



Il livello VERBALE è quello delle parole.
Il livello PARAVERBALE è definito dalla qualità della voce: volume, tono, timbro, ritmo, velocità.
Il livello NON VERBALE è definito dall’atteggiamento del corpo: la postura, i movimenti, la respirazione, il colorito della pelle.
I livelli PARAVERBALE e NON VERBALE trasmettono informazioni pari complessivamente al 93% del contenuto trasmesso!!
Ecco perché è così importante prestare attenzione a tutto, meno che alle parole!

Ora, per concludere, vorrei fornirvi alcuni “trucchetti” per la lettura del comportamento altrui:
 Iniziamo dalla posizione da seduti: se la persona innanzi a voi è un uomo e si siede con le gambe aperte significa che è sessualmente interessato alla vostra persona; viceversa, se l’uomo si presenta con le gambe accavallate, significa che è ben poco disponibile all’incontro sessuale, quindi è poco attratto da voi.
 Se la persona con cui dialogate si gratta il naso (esattamente sotto le narici) significa che prova disgusto/disaccordo per quello che state dicendo. Se invece si strofina il naso con il dito per tutta la lunghezza dello stesso, significa che vi sta mentendo.
 Quando una persona si avvicina e vi toglie un “pelucco” di dosso, non offendetevi! Si tratta di un comportamento affettuoso, molto simile al grooming adottato dalle scimmie!!
 Quando un uomo/donna gioca con l’anello che porta al dito togliendolo leggermente per poi rimetterlo, significa che ha disponibilità sessuale verso di voi. Il togliere e rimettere l’anello è infatti immagine dell’atto sessuale.
 Quando una persona con cui dialogate distoglie gli occhi da voi per guardare un attimo attorno a sé, significa che non è interessata al vostro argomento e scruta l’ambiente per cercare eventuali “vie di fuga”.
 Se la persona con cui dialogate dirige la punta dei piedi leggermente verso la porta, anche in questo caso non è interessata al discorso e non vede l’ora di andarsene!

Potrei elencarvi una infinità di situazioni di questo tipo. Purtroppo non posso dilungarmi in questa occasione. Mi congedo lasciandovi un ultimo consiglio: pensateci bene prima di salire in automobile con chi guida con un cappello in testa! Chi guida con il cappello è una persona molto insicura di sé. Da un punto di vista Psicoanalitico, è come se volesse tornare nell’utero materno. Si tratta quindi, data la sua insicurezza, di una persona abbastanza pericolosa al volante.

 

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Il dialogo, arma contro la depressione 

Può succedere in qualsiasi momento, avvolte non sappiamo neanche dare una motivazione sul perché ci sentiamo così, o che cosa può aver portato quel tipico malessere interiore che ci fa vedere tutta la nostra vita come se avessimo immerso il nostro cervello in una sorta di schifosissima nebbiolina grigiastra.
Viviamo in una situazione emozionalmente complicata, incominciano a prender piede dentro di noi quei tipici controsensi da crisi: tutto quello che vorremmo, è avere qualcuno accanto che ci ascolti e che magari ci dia qualche buon consiglio; contemporaneamente, però, ci chiudiamo in noi stessi sempre di più, arrotolandoci come ricci impauriti per difenderci dal mondo esterno.
Quel dolore, complicato o meno che sia, lo vogliamo tenere chiuso dentro di noi celandolo al mondo, quasi come ne fossimo gelose, nascondendo le parole che poi lasciamo andare solo nella solitudine della nostra stanza; le urliamo nascoste dietro ad altre parole o le inghiottiamo come cibo…
Parte una sorta di autoanalisi spasmodica cercando risposte per superare il periodo buio, cerchiamo e ricerchiamo e ancora cerchiamo : tutto questo avviene nella solitudine che abbiamo creato intorno alla nostra anima. Anche se il percorso che porta alla guarigione del momento di crisi che stiamo vivendo lo dobbiamo fare noi, è anche vero che da soli non si può essere così obiettivi e lucidi da riuscire a tirarcene fuori.
Un inizio di soluzione nel 90 per cento dei casi però l’abbiamo davanti ai nostri occhi… proprio li, nelle persone care che ci vogliono bene: un genitore che è seduto con noi al tavolo mentre pranziamo e che magari in maniera non invasiva cerca di capire cosa non va, in quell’amica che sapendoci tristi telefona o ci manda sms più del solito con scuse banali per non sembrare la ficcanaso di turno, il nostro compagno o marito che ci vede star male e vorrebbe solo che tornasse a splendere il sorriso sulle nostre labbra.
Basterebbe un piccolo sforzo, alzare gli occhi e dire quello che ci sta accadendo… il mondo sarà anche fatto di menefreghismo ma una mano pronta ad aiutarci, tesa davanti a noi c’è sempre e insieme possiamo poi trovare la forza per affrontare il problema che ci affligge o le strade migliori che possono portarci a superarlo.

 

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Impariamo a comunicare noi stessi alle persone che amiamo, non solo nei momenti bui della nostra anima quando la tristezza regna sovrana nei nostri occhi; cerchiamo anche di esprimere la nostra felicità e voglia di vivere, cosa desideriamo o anche di cosa ci vergogniamo: cosa otterremmo?
Molti meno momenti di solitudine oscillante tra il triste andante e il depressivo, più sorrisi, più rapporti veri basati sulla vera comunicazione di noi stessi ma soprattutto una vita migliore.
Provare non costa nulla.