Django. La D è muta. Ed è subito tormentone 

Tarantino, si sa, è una garanzia. Questa volta si cimenta col western, facendo omaggio allo spaghetti western, in abituale salsa di ironia e violenza.

Django Unchained sembra essere il secondo, dopo Inglorious Bastards, di una presunta trilogia della vendetta (alla Park Chan-Wook), ambientato nella profonda America del Sud alla vigilia della guerra di secessione.

Comincia subito con una raffinatezza per appassionati del genere: le note di Luis Bacalov nella colonna sonora di Django di Sergio Corbucci, per poi concludersi con il popolare pezzo di ‘Lo chiamavano Trinità’ di Franco Micalizzi.

Il cast di Django è stellare: Christopher Waltz è un cacciatore di taglie, tanto delicato nel verbo quanto spietato nella pistola, che libera il giovane Django, interpretato da un grandissimo Jamie Foxx, per trovare tre fratelli criminali sulle cui teste pende una grossa somma di denaro.

Tra i due è subito sodalizio. Finiranno per scontrarsi con Calvin Candy (Leonardo Di Caprio), il cattivo dal cognome tenero, per liberare la bella Broomhilda (Kerry Washington).

Al cast si uniscono i malvagi Samuel L. Jacskson, immenso nel suo disprezzo per i neri, e Don Johnson, ex figo di Miami Vice.

Anche stavolta quello che conta sono i dialoghi, tra farsa e tragedia, con immancabili perle come la storia dei cappucci durante la scorreria, le negoziazioni sui mandingo, la vendita di Broomhilda quando ormai tutto è stato svelato, con il martello sul tavolo di tartaruga a concludere l’asta.

Inevitabile ormai il cameo del regista: non manca mai di mandare in visibilio i suoi fan anche quando nella sceneggiatura decide di ammazzare (di nuovo) se stesso.

E poi i campi di cotone schizzati di sangue, il mandingo sbranato dai cani (un pugno nello stomaco), la dipartita del dentista, sono momenti emozionanti girati magistralmente, a dimostrazione che il Tarantino regista ha sempre buone cartucce da sparare.

 

Film-Django-Unchained-Tarantino

 

Se poi vogliamo sventolare un po’ di italianità, ci sono altre due chicche: un pezzo di Ennio Morricone cantato da Elisa e la partecipazione amichevole (come si legge nei titoli di testa) del nostro Franco Nero, con una piccola parte – pare che molte scene che lo vedevano protagonista siano state tagliate – che, cavoli! ci riempie di orgoglio.

Nel realizzare una storia di genere Tarantino sostanzialmente non aggiunge nulla, la storia scorre fluida e senza troppi colpi di scena, a cui tendenzialmente ci ha abituati, riprendendo il western in una delle sue ragioni d’essere, cioè la vendetta.

E, a proposito di colpi di scena, c’è solo una cosa ancora su cui vorrei porre attenzione: in un paio di fotogrammi viene inquadrata nella banda di Stonecipher una misteriosa donna (che ho scoperto essere la stuntman di Uma Thurman in Kill Bill e attrice in Grindhouse), coperta da una benda rossa da cui si vedono solo gli occhi…chissà che non sarà proprio lei la protagonista della sua prossima pellicola. Assolutamente da non perdere.

La frase cult: “sono persuaso che è morto”.

 

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Il 24 febbraio 2013, presso il Dolby Theatre di Los Angeles, si è celebrata la 85ma edizione dell’attesissima e rinomata cerimonia per la consegna dell’Academy Award meglio conosciuto come premio Oscar. Rivelazione è stata la conduzione di Seth McFarlane famoso creatore di alcune serie animate, tra cui “I Griffin”, che con la sua simpatia è riuscito a eseguire una brillante presentazione di uno show di grande rilievo.
Durante lo spettacolo è stato commemorato il decimo anniversario dalla premiazione come miglior film del musical “Chicago” con una straordinaria performance di Catherine Zeta-Jones. Successivamente il pubblico ha avuto il piacere di poter assistere ad un’altra fantastica esibizione tratta dal film-musical recentemente uscito nelle sale “Les Misérables” e ad un grande live di Adele con la sua “Skyfall”: sicuramente è stata, quest’anno, una cerimonia ricca di musica.
Il premio come miglior film è stato conteso da grandi pellicole tra cui: Argo di Ben Affleck; Django Unchained di Quentin Tarantino; Il lato positivo di David O. Russell; Lincoln di Steven Spielberg; Les Misérables di Tom Hooper; Re della terra selvaggia di Benh Zeitlin; Vita di Pi di Ang Lee; Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow e Amour di Michael Haneke.

Vincitore è stato il film di Ben Affleck che narra eventi realmente accaduti a Teheran in seguito alla rivoluzione iraniana del 1979 e la cui vittoria è stata annunciata dalla First Lady Michelle Obama in collegamento speciale dalla Casa Bianca.

 


Il premio come migliore regia è stato consegnato ad Ang Lee regista di Vita di Pi storia di un ragazzo indiano che attraversa l’Oceano Pacifico imbattendosi in numerose avventure.
Miglior attore protagonista è stato Daniel Day-Lewis in “Lincoln” mentre come miglior attrice protagonista è stata riconosciuta Jennifer Lawrence nel film “Il lato positivo”.
Meritatissimo premio come attrice non protagonista è stato quello di Anne Hathaway per “Les Misérables” e come attore non protagonista abbiamo Christoph Waltz in “Django Unchained”.

 


Numerosi sono gli altri premi assegnati nel corso della serata e tra questi importanti riconoscimenti possiamo nominare sicuramente quello attribuito a Ribelle-The brave della Walt Disney come miglior film d’animazione oppure l’Oscar come migliore canzone a Skyfall di Adele che può, con la sua giovane età, vantare già numerosi premi come un Oscar, dei Grammy e un Golden Globe.
L’Oscar è un premio che nasce nel 1929 ed è indubbiamente uno dei più importanti e antichi premi che si possano ricevere ed è questa una cerimonia divenuta ormai una ricorrenza che i più celebri personaggi dello spettacolo aspettano con ansia così come i suoi spettatori.

 

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