Nuova serie televisiva che sta letteralmente spopolando sia negli Stati Uniti che in Italia è “Da Vinci’s Demons” una rilettura in chiave enigmatica e tenebrosa delle vicende di uno dei più grandi geni della storia, appunto, Leonardo da Vinci
La prima puntata di questa serie ideata da David S. Goyer (che ha collaborato al film “Il cavaliere oscuro” del 2008) è andata in onda sul canale statunitense Starz il 12 aprile 2013 registrando un numero elevatissimo di ascolti i quali sono stati eguagliati se non superati in Italia dove la puntata è stata trasmessa il 22 aprile 2013 su Fox.
Abbiamo come protagonista un giovane e anticonformista Leonardo che vive come ben sappiamo nella Firenze rinascimentale dei De Medici, è un inventore, ingegnere, spadaccino e grazie all’attore Tom Riley che interpreta questo ruolo possiamo sicuramente affermare che si tratta anche di un Leonardo estremamente seducente e intrigante. Ciò che lo turba è un passato con dei punti in sospeso e un presente in cui la vita di Firenze minacciata dallo Stato della Chiesa non è affatto semplice. Il tutto è contornato da un mistero che lo inquieta ovvero un oscuro culto noto come i Figli di Mitra (parliamo del mitraismo ovvero una religione ellenistica fondata sulla venerazione del dio Meithras) con il quale, appunto, Leonardo avrà a che fare.

 

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Abbiamo un’incredibile riproduzione dell’ambiente fiorentino con delle scenografie molto dettagliate e realistiche (si veda il Duomo con la sua cupola riconoscibile in tutto il mondo) così come sono minuziose le vicende storiche rappresentate.
La prima stagione si dirama in otto puntate ognuna di 60 minuti circa ma dato l’alto indice di ascolti registrati è già stata prevista la registrazione di una seconda serie che andrà in onda a inizio del 2014. E’ questo un modo per rivivere la storia in modo avvincente e coinvolgente a tal punto che una volta vista la prima puntata non potrete fare a meno di scoprire il seguito…

 

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Il capolavoro di Leonardo da Vinci 

L’Arte è disseminata dai ritratti: quando ancora non esisteva la tecnica fotografica, uomini e donne di rilevo sociale ed economico commissionavano la loro immagine a pittori esperti, affinché ne rappresentassero il potere e le sembianze nei più minimi dettagli. Volti, volti su tela, volti noti come quelli di Napoleone Bonaparte, Papa Innocenzo III o il Re Sole, altri meno noti come quelli di qualche signorotto di campagna. Tanti occhi bidimensionali che escono dalla cornice per sfondare i limiti del reale. Tanti volti perfetti, ma solo pochi possono vantare un’anima: ecco che la Gioconda, frutto del genio indiscusso di Leonardo da Vinci, fa la sua comparsa.

Si tratta del ritratto più famoso al mondo, datato intorno agli anni 1504-1515, una delle opere d’arte più discusse e visitate. L'opera, secondo storici come Giorgio Vasari, rappresenterebbe la nobile Lisa Gherardini, cioè "Monna" Lisa (un diminutivo di "Madonna" che oggi avrebbe lo stesso significato di "Signora"), moglie di Francesco del Giocondo (quindi la "Gioconda"), anche se su questo punto ci si è a lungo interrogati, pensando anche al fatto che il soggetto potesse essere un uomo.
Ma non è questo l’importante: se anche la presunta Lisa fosse stata una popolana o qualsiasi altra persona nella vita reale, o frutto di un’invenzione pittorica, ciò che appare sulla tela non perderebbe né acquisirebbe un diverso valore.

Ho sentito persone che si sono recate al Louvre di Parigi per vederla e ne sono tornate deluse: si aspettavano un’opera monumentale. Invece la Monna Lisa, con i suoi 77×53 cm, non vuole sbalordire con qualcosa di eclatante: non ne ha alcun bisogno.
La figura è centrale, in una posa dolce, ma estremamente dignitosa e autorevole. Lo sfondo tutto leonardesco fatto di rocce e natura; anche qui, milioni di critici sin sono dilettati nelle più svariate ipotesi (sarà il Lago d’Iseo? La Val di Chiana?), ma quando una genialità tale ti si materializza di fronte, cosa importa dei dati contingenti?

Proprio pochi giorni fa ho visto l’originale per la prima volta e, facendomi strada tra la calca di visitatori armati di banali macchine fotografiche che mai potranno renderle giustizia, mi sono messa di fronte a lei. Lentamente ho iniziato a muovermi a destra e sinistra e lei, austera, beffarda, inquietante, paziente, mi seguiva con lo sguardo.

 

 


Leonardo ha sfumato le aree del suo viso che permetterebbero di interpretare quel mezzo sorriso, elevando la presunta Lisa ad una dimensione universale. Infatti, quando mi osservava, mi leggeva dentro e mi rendeva impossibile fare lo stesso con lei. Era come se avesse già capito tutto, tutto della vita, della morte, dei miei giorni passati e futuri: e così, beffarda, mi scherniva. Lei sa cosa mi aspetta. E lo sa di ognuno. Era come se mi dicesse di smetterla di affannarmi per cercare di capirlo. Solo lei ne ha l’accesso.

Sono uscita dal Museo attonita, incredula, atterrita. Non pensavo che un’opera così celebre da diventare scontata per l’arte mi potesse strappare gli organi e lasciarmi vuota, ma piena, piena di meraviglia. Ma soprattutto, non potevo capacitarmi di come un essere umano l’avesse potuta creare: un’umanità così inumana, forse, non si ripeterà più. Forse, anche Leonardo aveva già capito tutto.