C’è una canzone di Mario Venuti e Carmen Consoli, “Mai come ieri”, che a un certo punto recita “perché essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile”.

È vero? È un paradosso reale?

Noi tutti rincorriamo la felicità, vogliamo stare bene. Ma la felicità cos’è? Esiste? O meglio, è una condizione che la nostra mente può abbracciare o forse è uno stato talmente rarefatto e vasto e irraggiungibile da superare i confini delle possibilità?

 

Il dolore fa parte della nostra vita. Prima o poi tutti lo incontriamo, per una ragione o per l’altra. A volte ci diciamo che “c’è sempre chi sta peggio”, ed è verissimo.

Perché, allora, a volte stiamo male?

Perché spesso anche le sciocchezze ci fanno soffrire? E perché soprattutto le sciocchezze?

 

Mi chiedo spesso se in realtà noi non abbiamo bisogno del dolore per mantenere l’equilibrio della nostra vita. Se fossimo tutti molto felici e avessimo tutto ciò che si possa desiderare, le cose nel mondo, dentro di noi andrebbero meglio o forse questo eccesso di vitalità sarebbe insopportabile, sarebbe più insostenibile del dolore stesso?

 

Forse grondo di filosofia leopardiana, ma non riesco a non pensare che quanto più temiamo il dolore tanto più brancoleremmo nel buio se improvvisamente tutto il dolore svanisse all’improvviso. Il dolore a cui sto pensando non è tanto quello fisico, legato alle malattie, sofferenza indicibile per cui nutro il massimo rispetto, avendo vissuto una brutta esperienza molto da vicino: credo che quanto più il dolore sia profondo tanto più sia inesprimibile, le parole non arriveranno mai dove arrivano le emozioni, il nostro paesaggio emotivo è così ricco di sfumature, mentre il nostro vocabolario è sempre troppo esiguo.

 

Il dolore a cui penso è forse quel male di vivere (espressione bellissima di cui si abusa), quel tedio (ancora Leopardi, e anche Schopenhauer) che non sappiamo spiegarci, e che a volte stimola la nostra creatività, la nostra volontà, e che al contempo respingiamo.

Quando stiamo bene con noi stessi, con le persone, quando siamo soddisfatti, vorremmo che questa condizione durasse all’infinito. Ma non vi capita mai di temere che “sia troppo bello per essere vero”, che “dopo la soddisfazione sia in agguato la delusione”? A volte non abbiamo paura di stare bene? Non abbiamo quasi paura di perdere questo bene, o di non meritarcelo?

 

Essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile. Quello che so è che siamo così tanto complicati che nemmeno noi stessi abbiamo misura di noi e dei nostri sentimenti.

 

Letto 3428 volte Ultima modifica il Martedì, 18 Dicembre 2012 16:47
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.