Tiziana  Angeleri

Tiziana Angeleri

Giornalista free lance, curiosa dei fatti del mondo, affamata di quello che mi sfugge, tendo a cercare la profondità della vita senza disdegnare la leggerezza... 

Considero ogni esperienza un meraviglioso viaggio dove poter cogliere le sfumature e le ombre...

“Dimmi quando tu verrai, dimmi quando, quando, quando... ”Cosi cantava Mina negli negli anni’60, mentre oggi potremo parodiare sussurrando “Dimmi quando ringiovanirò, dimmi quando, quando, quando...”

Nella vita convulsamente frenetica di ogni donna che stenta a ritagliarsi piccoli spazi x sé, sembra esserci un unico "Tic Tac": il tempo che passa e l’urgenza di come fermarlo sulla propria pelle...

Dopo cure di bellezza estenuanti e dispendiose, mirate a svuotare i portafogli e la nostra pazienza, creme miracolanti, massaggi, maschere, fillers a base di acido ialuronico, collagene, botox che riducono la mimica facciale e inevitabilmente danno luogo a fenomeni di “faccia tirata”, quasi congelata, la nozione di bellezza reclama una nuova necessità.

Non è più un canone astruso privilegio di poche, o il volto dell’amore tanto decantato dai poeti di ogni secolo, ma diventa un’esigenza intima, quasi un’equazione di come lo stare bene dentro di sé offra la possibilità inequivocabile di manifestarla anche fuori...

 

 

Oggi sembra esserci una risposta seria a questa incessante ricerca: il Goji, il cui nome scientifico è Lycium Barbarum.

Si tratta di piccole bacche rosse provenienti dal Tibet, dalla Mongolia e dalla regione dell’Himalaya, coltivato da tempo immemore e usato incessantemente dalla medicina cinese, ma scoperto da noi occidentali solo recentemente.

In base a studi perpetuati nel tempo, sembri rappresentare una panacea a diversi problemi dell’emisfero femminile e non solo... Proviamo a capire quale interesse possa destare. Oltre ad aiutare il corpo nel rallentare in maniera visibile il processo di invecchiamento, rappresenta un’inestimabile fonte di energia e addirittura coadiuvante x la fertilità.

Questa piccola bacca il cui sapore appare vagamente acidulo, contiene 21 tracce di minerali tra cui il germano, potente minerale nella lotta contro i tumori, e 18 aminoacidi, vitamina E, vitamina C, 500 volte maggiore rispetto a quella contenuta nelle arance.

Ma non finisce qui! L’elenco dei benefici continua e noi assertori di una vita sana rispondiamo all’appello. Aiuta a guarire dall’obesità, previene la degenerazione maculare dovuta all’invecchiamento, aumenta in maniera considerevole i livelli di “HDL”,  il colesterolo buono, aumenta il livello di zeaxantina nel sangue, un pigmento liposolubile noto per aiutare a prevenire la degenerazione maculare della retina, dovuta all’età.

Io direi che il “quando” del motivetto cantato da Mina sia ora, il nostro presente, appropriandoci di un modo di diventare sani e belli che parta dalla propria salute. 

Quindi un Goji per tutte!

19 Nov

Cenerentolo

Pubblicato in Amore

Dove è finito il vero Uomo? 

Sin dall’inizio dei tempi, una delle leggi che struttura le basi dell’umanità, che regola i flussi sanguigni del nostro desiderio, è la ricerca dell’altra metà, traguardo agognato da uomini e donne che si inseguono affannosamente, si trovano per poi perdersi in un andirivieni di anime consegnate con il sigillo del Sempre e riscattate al trono del Mai.

Una ricerca lunga una vita, un appagamento a volte, speso in pochi spiccioli di attimi.

Le frequentazioni, i rapporti solidi, le semplici trasgressioni da relazioni che poi consolidate non sono, le distrazioni di un attimo, gli impegni lunghi una vita, diventano sequenze di tempi che variano in perfette equazioni matematiche, le cui incognite risiedono proprio in quell’inconoscibile che il futuro che ci riserva.  

Vite tese verso qualcuno con cui dividere un’emozione, un momento, un’esperienza, un pezzo di vita o addirittura un’intera vita.

Si registrano drammi, si spendono parole, infiniti discorsi, si costruiscono teorie, si inscenano vendette sul tema Amore, ma come la tradizione popolare insegna, quando si è davvero e intimamente  alla ricerca, difficilmente si trova... a volte si parcheggia e si attende...

Una domanda legittima a cui è difficile sottrarsi “Ma si attende chi?” 

Intanto urge darsi una spiegazione all’interrogativo che freme risposta: quell’uomo tramandato come l’uomo dei sogni, chi è diventato? Quella dolce metà... è ancora una metà? O intanto nell’attesa è diventato uno spicchio?

 

 

Forse è un uomo, che dopo anni di femminismo, si è sentito castrato, è stato deresponsabilizzato da sé stesso. Spieghiamoci meglio, onde evitare inutili fraintendimenti... Per dirla con caratteri facilmente comprensibili, si è dato il permesso di fuggire dall’impegno di una relazione, magari dopo aver collezionato diverse sconfitte, o dopo aver vissuto competizioni che frenerebbero anche i tori in un’arena allo sventolio di un fazzoletto rosso...

L’uomo, in una fascia fiorente d’età dai 35 anni in poi... fino (diamoci un traguardo) ad una soglia di ultra 50 anni, si presume sia un uomo fiero di sé, pieno di certezze, di relazioni amicali, di buoni propositi, di un lavoro consolidato, di un suo spessore dovuto all’esperienze che la vita gli ha gentilmente elargito.

Tutto indurrebbe a pensare che è un uomo che dovrebbe dare il meglio di sé!

In realtà la maggior parte degli uomini, mi riservo poche eccezioni sul tema, si nasconde, è piena di paure, rifuggendo la solitudine come una bestia da domare, frenata nei propri slanci, non scevra da recriminazioni verso l’universo femminile e non solo, poco propensa nel dare, nel concedersi che non è solo un atto fisico, ma spirituale... a volte rabbiosa verso la vita.

Si direbbe una generazione scoraggiata!

Staremmo generalizzando se non facessimo le dovute esclusioni, tutti coloro che hanno un ottimo dialogo con il proprio Sé, che sono in pace con il mondo, che non si sono inginocchiati consacrandosi al Dio-Lavoro o hanno dato luce a rapporti, o famiglie che funzionano, dove non impera la noia, dove ancora il desiderio germoglia dopo anni di convivenza, dove non si rifugge in scappatelle tenute sotto silenzio. 

Ma ritorniamo a quell’uomo battitore libero che ci piace tanto...

Oggi scende in campo... e inizia a giocare la sua partita, attraverso nuove modalità di conoscenza, rappresentate dal mondo delle Chat, dove non c’è contatto, non ci si vede se non attraverso foto o cam... dove tutto ha un carattere impersonale, virtuale, perfetto nella propria distanza, dove il futuro di una conoscenza può essere spento in un click di tastiera...

 

 

Complice la distanza, ci si racconta, ci si apre su tutto, senza remore o freni inibitori, e in pochi giorni si consumano vite di conoscenza, ci si delude, si soffre forse più che in una realtà vera, tangibile, spesso succede di incontrarsi e di viversi.

Ma comunque vada... le emozioni fluiscono e si esauriscono nella maggior parte dei casi.

E’ corretto dire che quell’uomo oggi è diventato Cenerentolo nell’animo, con un modo di fare sempre più sofisticatamente impoverito, privo di un generale entusiasmo, lontano da quella scintilla divina?

Mi riservo il diritto di lasciare galoppare libera la fantasia nei meandri della realtà... laddove le briglie sarebbero solo un intralcio.

E quindi come in ogni fiaba che si rispetti, se non si opera una magia... il finale potrebbe essere "E tutti vissero infelici e scontenti”.

 

Lasciamoci accarezzare da una grande personalità...

quella di una donna che ha forgiato l’intero ‘900, scolpendolo, modellandolo in mani nodose, ma sapienti, inconsapevoli della propria forza: Louise Bourgeois.

Nata nel 1911 a Parigi, si trasferì presto a New York, attratta dal Surrealismo, ed emerse da subito come artista profondamente viscerale, libera da convenzioni, non solo attraversando il secolo scorso, ma correndoci dentro, incurante dei giudizi, seguendo il suo istinto, ululando alla vita attraverso la sua arte.

La sua audacia artistica si forgiava nella scultura di materia, ferro, legno, bronzo, marmo, tessuti affermando “Tutto quello che produco è ispirato ai primi anni di vita. Ogni giorno devi disfarti del tuo passato, oppure accettarlo, e se non riesci diventi scultrice”.

Un’intera vita a raffigurare e modellare giganteschi ragni, emblema di una madre tessitrice, talvolta ingombrante ma presente, paziente, negli angoli reconditi dei suoi ricordi sempre vivi, sempre rabbiosi a prescindere dalla maturità, dal peso degli anni... Insomma una di noi, una che cerca ma non trova, e inevitabilmente continua a cercare… fino la fine.

 

 

Una personalità indomita fino ai suoi 98 anni, sempre tesa ad un appagamento mai sopito, forte nella sua ricerca, al punto che dichiarava che l’arte non fosse una terapia, ma un atto di sopravvivenza, una garanzia di salute mentale. Il motore che la induceva a lavorare era la rabbia e l’accuratezza dei ricordi la induceva a rintracciare la fonte della propria ansia. E mentre noi donne siamo alla ricerca di un bravo psicanalista... capace di sciogliere le nostre resistenze, lei si serviva della scultura, come momento di congiunzione con i propri dolori, attraverso la memoria, quella che non si lava, quella che non ci concede tregua, anche quando gridiamo pietà.

 

 

Questo Louise faceva... ”non è un’immagine che cerco ma un’emozione, l’emozione di volere, di dare, di distruggere"... e non ha mai smesso, usando l’arte come mezzo di completezza, per lasciarsi accarezzare dagli incubi della sua infanzia, di un padre che penalizzava il maschio che lei non era, e quei ragni cosi enormi, talvolta ciclopici, ancora oggi acquisiscono capienza e danno voce al proprio silenzio, e di tanto in tanto zittiscono i rumori del passato...