Lasciamoci accarezzare da una grande personalità...

quella di una donna che ha forgiato l’intero ‘900, scolpendolo, modellandolo in mani nodose, ma sapienti, inconsapevoli della propria forza: Louise Bourgeois.

Nata nel 1911 a Parigi, si trasferì presto a New York, attratta dal Surrealismo, ed emerse da subito come artista profondamente viscerale, libera da convenzioni, non solo attraversando il secolo scorso, ma correndoci dentro, incurante dei giudizi, seguendo il suo istinto, ululando alla vita attraverso la sua arte.

La sua audacia artistica si forgiava nella scultura di materia, ferro, legno, bronzo, marmo, tessuti affermando “Tutto quello che produco è ispirato ai primi anni di vita. Ogni giorno devi disfarti del tuo passato, oppure accettarlo, e se non riesci diventi scultrice”.

Un’intera vita a raffigurare e modellare giganteschi ragni, emblema di una madre tessitrice, talvolta ingombrante ma presente, paziente, negli angoli reconditi dei suoi ricordi sempre vivi, sempre rabbiosi a prescindere dalla maturità, dal peso degli anni... Insomma una di noi, una che cerca ma non trova, e inevitabilmente continua a cercare… fino la fine.

 

 

Una personalità indomita fino ai suoi 98 anni, sempre tesa ad un appagamento mai sopito, forte nella sua ricerca, al punto che dichiarava che l’arte non fosse una terapia, ma un atto di sopravvivenza, una garanzia di salute mentale. Il motore che la induceva a lavorare era la rabbia e l’accuratezza dei ricordi la induceva a rintracciare la fonte della propria ansia. E mentre noi donne siamo alla ricerca di un bravo psicanalista... capace di sciogliere le nostre resistenze, lei si serviva della scultura, come momento di congiunzione con i propri dolori, attraverso la memoria, quella che non si lava, quella che non ci concede tregua, anche quando gridiamo pietà.

 

 

Questo Louise faceva... ”non è un’immagine che cerco ma un’emozione, l’emozione di volere, di dare, di distruggere"... e non ha mai smesso, usando l’arte come mezzo di completezza, per lasciarsi accarezzare dagli incubi della sua infanzia, di un padre che penalizzava il maschio che lei non era, e quei ragni cosi enormi, talvolta ciclopici, ancora oggi acquisiscono capienza e danno voce al proprio silenzio, e di tanto in tanto zittiscono i rumori del passato...

 

Riuscireste mai a immaginare delle case che si staccano da terra e si librano nel cielo fuggendo via, magari per sempre? Forse sì, forse no amiche care. Sta di fatto che possiamo vederle. Il tutto grazie ad un progetto fotografico della francese Laurent Chehere, grande appassionata di surrealismo.

 

La fotografa transalpina ha realizzato il progetto Case volanti ispirandosi alle abitazioni più povere delle città francesi e lavorando su alcune immagini digitali. Le foto saranno esposte alla Muriel Guepin Gallery di New York dal 1° novembre al 1°dicembre 2013. Dall'hotel alla roulotte, passando per una villetta piena di animali, ogni edificio sembra raccontare una storia.

 

Sembra naturale chiederci il perché queste case siano fuggite via, chi ci viva dentro, dove siano dirette. Ogni casa è un racconto. Il racconto di una o più vite, animali o umane che siano.Gustiamoci insieme le spettacolari foto di “Case volanti”: