15 Gen

L'imperatrice dell'arte: la Gioconda

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Il capolavoro di Leonardo da Vinci 

L’Arte è disseminata dai ritratti: quando ancora non esisteva la tecnica fotografica, uomini e donne di rilevo sociale ed economico commissionavano la loro immagine a pittori esperti, affinché ne rappresentassero il potere e le sembianze nei più minimi dettagli. Volti, volti su tela, volti noti come quelli di Napoleone Bonaparte, Papa Innocenzo III o il Re Sole, altri meno noti come quelli di qualche signorotto di campagna. Tanti occhi bidimensionali che escono dalla cornice per sfondare i limiti del reale. Tanti volti perfetti, ma solo pochi possono vantare un’anima: ecco che la Gioconda, frutto del genio indiscusso di Leonardo da Vinci, fa la sua comparsa.

Si tratta del ritratto più famoso al mondo, datato intorno agli anni 1504-1515, una delle opere d’arte più discusse e visitate. L'opera, secondo storici come Giorgio Vasari, rappresenterebbe la nobile Lisa Gherardini, cioè "Monna" Lisa (un diminutivo di "Madonna" che oggi avrebbe lo stesso significato di "Signora"), moglie di Francesco del Giocondo (quindi la "Gioconda"), anche se su questo punto ci si è a lungo interrogati, pensando anche al fatto che il soggetto potesse essere un uomo.
Ma non è questo l’importante: se anche la presunta Lisa fosse stata una popolana o qualsiasi altra persona nella vita reale, o frutto di un’invenzione pittorica, ciò che appare sulla tela non perderebbe né acquisirebbe un diverso valore.

Ho sentito persone che si sono recate al Louvre di Parigi per vederla e ne sono tornate deluse: si aspettavano un’opera monumentale. Invece la Monna Lisa, con i suoi 77×53 cm, non vuole sbalordire con qualcosa di eclatante: non ne ha alcun bisogno.
La figura è centrale, in una posa dolce, ma estremamente dignitosa e autorevole. Lo sfondo tutto leonardesco fatto di rocce e natura; anche qui, milioni di critici sin sono dilettati nelle più svariate ipotesi (sarà il Lago d’Iseo? La Val di Chiana?), ma quando una genialità tale ti si materializza di fronte, cosa importa dei dati contingenti?

Proprio pochi giorni fa ho visto l’originale per la prima volta e, facendomi strada tra la calca di visitatori armati di banali macchine fotografiche che mai potranno renderle giustizia, mi sono messa di fronte a lei. Lentamente ho iniziato a muovermi a destra e sinistra e lei, austera, beffarda, inquietante, paziente, mi seguiva con lo sguardo.

 

 


Leonardo ha sfumato le aree del suo viso che permetterebbero di interpretare quel mezzo sorriso, elevando la presunta Lisa ad una dimensione universale. Infatti, quando mi osservava, mi leggeva dentro e mi rendeva impossibile fare lo stesso con lei. Era come se avesse già capito tutto, tutto della vita, della morte, dei miei giorni passati e futuri: e così, beffarda, mi scherniva. Lei sa cosa mi aspetta. E lo sa di ognuno. Era come se mi dicesse di smetterla di affannarmi per cercare di capirlo. Solo lei ne ha l’accesso.

Sono uscita dal Museo attonita, incredula, atterrita. Non pensavo che un’opera così celebre da diventare scontata per l’arte mi potesse strappare gli organi e lasciarmi vuota, ma piena, piena di meraviglia. Ma soprattutto, non potevo capacitarmi di come un essere umano l’avesse potuta creare: un’umanità così inumana, forse, non si ripeterà più. Forse, anche Leonardo aveva già capito tutto.

 

Letto 4290 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Febbraio 2013 16:48
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Michela Cartot

Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio” diceva Kafka.  

Mi chiamo Michela Cartot, cognome che tutti sbagliano nei modi più inconsueti: colpa di una qualche origine francese, che contribuisce a farmi sentire una commistione di inquiete personalità, che trovano sfogo in parole su fogli, lettere su carta. Amo tutto ciò che riguarda la scrittura. Scrivo da parecchi anni racconti e saggi e negli ultimi tempi sto lavorando ad un breve romanzo.

Mi ritengo una persona attiva, creativa, curiosa e capace di organizzare il proprio lavoro in modo puntuale ed autonomo. Inoltre il mio amore incommensurabile per la letteratura e l'arte, da Petrarca a Italo Calvino, da Caravaggio a E.L. Kirchner, mi porta a ricercare sempre nuovi orizzonti e ad offrire diversi tagli al mio scrivere, al mio essere.

Nel tempo libero suono la chitarra, disegno, parlo a me stessa in lingua straniera; per il resto sogno una vita appagante, dei viaggi, qualche ritorno.  

Per riprendere Kafka, spero di non invecchiare mai in quel senso. Per quanto riguarda la vecchiaia naturale, beh, quella ben venga.