30 Gen

Le petite robe noir… C’est pour la vie!

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Il fascino intramontabile del tubino 

La rivista "Regno Unito" inglese "Daily Mail" nel suo sondaggio ha dichiarato che il 75% delle donne intervistate credono che il tubino sia il capo più importante nella storia dell’abbigliamento. Come abito da cocktail o da sera, senza maniche, rigorosamente nero per esaltare e assottigliare la silhouette, declinato in infinite linee, stili, forme e volumi, ma pur sempre con una lunghezza che non supera le ginocchia. Considerato un capo d’abbigliamento “chic”, ma anche estremamente pratico per esser indossato quotidianamente o in serate speciali abbinandovi adeguatamente gli accessori giusti (calze nere velate e scarpe con tacco alto e/o sandali) che esaltino la sua allure “divine” magari con tre fili di perle attorno al collo come suggeriva la sua geniale creatrice: Coco Chanel! Betty Boop, icona dei comics come “flapper girl” indossandolo incarnava la seduzione, ispirata da Clara Bow.
Mademoiselle Chanel presentò al mondo il tubino nero nel 1926, quando apparve su “Vogue America” e fu subito un successo all’epoca della Grande Depressione. Le “petite robe noir” (o “little black dress” sempre rigorosamente nero), venne indossato da dive come Edith Piaf e Wallis Simpson, che lo adoravano, ma anche da ragazze o semplici madri di famiglia, alla ricerca di un’eleganza che, quel mitico tubino nero, donava al corpo femminile grazie alla morbidezza del suo tessuto (gabardine o jersey).  Ha rivoluzionato la storia della moda conquistandosi le attenzioni di fashion designers come Balenciaga, Givenchy e Karl Lagerfeld che l’hanno riproposto e reinterpretato seguendo la loro visione creativa partendo dal primo modello originale e dalle linee più rigorose degli anni ’20 proposte dalla geniale stilista che affermò “Io ho restituito al corpo delle donne la libertà”. Hubert de Givenchy lo disegnò per Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany” del 1961: lei era unica e inimitabile, indossava un tubino nero, guanti lunghi, una collana e un paio di piccoli orecchini di perle. Così il tubino entrò nella leggenda!

 

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Grace Kelly ne “La finestra sul cortile” vestiva le “petite noir” con trasparenze, drappeggi e plissé, mostrando la sua innata eleganza. Catherine Deneuve si lasciò valorizzare perfettamente dall’abito pensato per lei dal geniale Yves Saint Laurent che ne incorniciò per sempre l’eterea bellezza. Scomparì dal guardaroba negli anni ’70 ma ritornò in voga con le donne manager vestite dalle moderne linee proposte da Donna Karan durante gli anni ’80, mentre Gianni Versace negli anni ’90, creò un “sexy black dress” per la sconosciuta Liz Harley che grazie alla sua uscita sul red carpet di Hollywood diventò un’icona di stile! Lady Diana ne indossò uno asimmetrico e sexy, disegnato dalla stilista greca Christina Stambolian il giorno in cui si scoprì tradita davanti alle telecamere di tutto il mondo (per questo motivo il suo abito venne ribattezzato “Revenge Dress”).

 

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Oggi resta intramontabile nel minimalismo di Prada e Simons, e tra le sue fans troviamo anche la bellissima Angelina Jolie che lo ama indossare scollato e senza gioielli, le dive lo sperimentano anche reinterpretato nelle forme sperimentali di Stephen Sprouse, Stella McCartney, Zac Posen, Karl Lagerfeld, Versus e Alexander McQueen.
“La moda cambia, lo stile resta e io chiedo solo di essere imitata, sarebbe la prova migliore del mio successo”
Le petite robe noir… c’est pour la vie!

 

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Letto 3660 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Febbraio 2013 16:03
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Assunta Petruzzi

Scopro la mia prima passione per il disegno, i cartoons e i fumetti a cinque anni. 

Un pò più tardi, scopro il “richiamo” per la poesia partecipando a numerosi concorsi.  

Studio teoria musicale dedicandomi al canto registrando demo e audio booklet partecipando al Premio Lunezia Giovani Autori. 

Schizzi, bozzetti, disegni, dipinti ad olio, acquerelli, diventano espressione della mia versatilità artistica.

scopro pian piano l’interesse per il cinema, la sceneggiatura, i costumi, le scenografie e le colonne sonore, e inizio a scrivere racconti ispirati alla letteratura fantasy. 

Scrivo il mio primo romanzo "Dove scorrono le emozioni" e, nel 2004 completo “Mai nata”, mentre nel 2009 scrivo “Tutto il tempo del mondo”. 

Nel 2007 le viene riconosciuta la pubblicazione accademica dell’analisi delle strutture narrative del film “La leggenda del pianista sull’oceano” di G.Tornatore e nel 2010 vince una borsa di studio (critica cinematografica/sceneggiatura) con il concorso “A Better Tomorrow” della scuola di cinema "Sentieri Selvaggi" a Roma.

Attualmente continua a dedicarsi alla realizzazione di nuovi progetti artistici, collabora con autori, band, artisti e scrive recensioni e articoli su riviste e siti d'arte, moda, eventi e cinema.

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