L'amore arriva quando meno lo si aspetta. Sembra una frase fatta, ma in realtà nasconde una grande verità. Molte donne sono in cerca dell'amore, ma ogni donna è differente dall'altra: ce ne sono alcune che sono felicissime di essere single, uscire con le amiche, fare shopping, avere la propria indipendenza anche economica e così via. Altre si struggono nel desiderio di incontrare qualcuno con cui condividere le piccole cose, o semplicemente che hanno bisogno di conferme: esiste nel mondo la mia metà della mela?

La questione della metà della mela è un mito raccontato da Platone: inizialmente l'essere umano era perfetto, bastava a se stesso, come una mela. Ma gli dei, invidiosi di questo status, divisero le mele in due metà, e da allora uomini e donne cercano la propria metà per completarsi. Così, alcune finiscono per cercare spasmodicamente il proprio uomo per il mondo. Ma come si conosce l'uomo ideale?
Tutto capita molto spesso per caso, ma dipende sempre dalla propria età, dal proprio stile di vita e anche da proprio carattere. Alcune donne sono troppo timide e a volte incontrano uomini a loro volta troppo timidi per fare la prima mossa. Inoltre, è spesso facile incontrare qualcuno con cui condividere la propria vita quando si è giovani, negli anni della scuola e dell'università in particolare, ma crescendo, soprattutto se si conducono abitudini un po' troppo defilate dalla vita sociale, si hanno maggiori difficoltà. Molte donne si rifugiano in Internet, non solo frequentando siti di incontri, ma anche attraverso community e social network.

 

 

I siti di incontri e le community sono in realtà l'ideale per incontrare persone che condividono le stesse passioni, ma differente è il ruolo dei social network, dove l'incontro avviene in maniera random e a volte la persona che si trova non è quello che ci si aspetta. Altre volte si può essere anche fortunate.
L'ideale sarebbe sempre, in generale, cercare di conoscere l'uomo giusto alla vecchia maniera, attraverso amici comuni, andando a feste, festival del cinema, mostre, facendo sport, frequentando palestre e trovandosi così a scoprire delle passioni e degli interessi comuni. Da non sottovalutare neppure il ruolo svolto dai locali, in particolare quelli che offrono intrattenimento dal vivo, o dal teatro.
Ci possono volere anni perché si incontri la persona giusta, ma l'uomo che fa per noi è là fuori. Anche se magari non lo stiamo cercando.

Potrebbe interessarti anche: L'amore dura davvero tre anni?

 

21 Mar

Un estraneo in casa

Pubblicato in Amore

(Dinamiche quotidiane di coppie in equilibrio)

«Tesoro dove hai messo i calzini?»
Sono sicura che molte, quasi tutte - mogli compagne conviventi e coinquiline - avranno sghignazzato, alcune anche tremato, altre ancora avuto un moto di insofferenza, nel sentirsi rivolgere questa domanda, che, ebbene sì, credo sia la domanda tipo più comune fra quelle che ogni moglie compagna convivente e coinquilina, prima o poi, si è sentita rivolgere dal proprio uomo.

- Tesoro, dov'è il pullover di cachemire (i calzini a rombi, la camicia bianca, la felpa blu con il cappuccio, la giacca di tweed, il costume a righe: insomma, sostituite pure a scelta con l'indumento che preferite, tanto non ha alcuna importanza, cambierà solo il cassetto ma non il risultato) che mi ha regalato mia madre a Natale?
- Nel cassetto, tesoro.
- Quale cassetto?
- Il tuo cassetto dei maglioni, amore.
- Non c'è…
- Guarda bene, cucciolo adorato.
- Non lo trovo…
- Sei sicuro, luce dei miei occhi?
- Ho guardato in tutti i cassetti, non c'è - finirà per rispondere lui con tono stizzito e probabilmente anche leggermente alterato.

A questo punto la lei di turno, a volte anche un po' sbuffando (lo sbuffo cresce in proporzione al numero di mesi o anni di convivenza e al numero delle volte in cui la scenetta si è ripetuta)

1) abbandona il ferro da stiro,
2) si alza dal divano a due pagine dalla fine del giallo che sta leggendo,
3) molla il di lui erede con la bocca spalancata proprio nel momento in cui con il cucchiaio volante l'ha costretto ad aprirla,
4) si disinteressa del risotto un minuto prima della mantecatura,
5) si allontana dalla tv nel momento esatto in cui Carlo Conti svela la parola della ghigliottina,
6) varie ed eventuali

e si avvia trionfante, con la medaglia d'oro già al collo, al cassetto in questione e, praticamente a occhi chiusi, estrae dal cassetto - quel cassetto - l'oggetto del desiderio dell'estraneo con il quale convive da tempo e glielo porge con un sorrisetto ironico.

- Dov'era? - Chiederà lui con gli occhi da cernia bollita in attesa della maionese.
- Nel cassetto, amore - Risponderà la lei di turno ancora indecisa se scegliere di abbandonarsi al momento di gloria e fare la ola o all'avvilimento totale e tornare mesta all'occupazione precedente.
In ogni caso la considerazione finale più probabile potrà essere una frase del tipo «Prima non c'era».

 

 

Oppure, se invece avrete la fortuna di avere un coinquilino che nel fine settimana si diletta in cucina, il dialogo più o meno potrebbe essere di questo tipo:

- Amore, dov'è il minipimer?
- Al solito posto, tesoro.
- Quale?
- Lo sportello vicino a quello delle pentole…
- Ah.

E da quell' - ah! - vi renderete immediatamente conto che lui non ha la minima idea di quale sia «lo sportello vicino a quello delle pentole»; anzi, a pensarci bene, qui il dubbio vi attanaglia, è molto probabile che non abbia nemmeno idea di quale sia lo sportello delle pentole: sarà per questo che quella volta su cinquanta in cui svuota lui la lavastoviglie al vostro posto, il giorno dopo, per voi è giorno di caccia al tesoro?

[Alberto Sordi, al quale i giornalisti chiedevano per quale motivo non si fosse mai sposato, si divertiva a rispondere «E che mi metto un'estranea in casa?»]

Ah, dimenticavo:
I fatti e i personaggi rappresentati nel seguente articolo sono unicamente frutto della fantasia dell'autrice. Ogni riferimento o identificazione con persone reali è puramente casuale.

 

Potrebbe interessarti anche: Cinquanta smagliature e cinquanta sbavature VS le centocinquanta sfumature

 

12 Dic

Carissima me

Pubblicato in Attualità

Carissima me, strano iniziare così un articolo... 

Tutte almeno una volta l'anno dovremmo scrivere a noi stesse per il venturo e il racconto di quello trascorso.

Prendendo spunto da un film omonimo ( “Carissima me Comm. 2010” ) ho incominciato a riempire questa pagina bianca con letterine nere battute al pc.

Dovrebbe essere scritto d'impeto, in una serata solitaria quando fuori piove e i pensieri vagano nell'aria, alla ricerca di una connotazione sul foglio.

Pronostici e desideri, scritti sotto forma d'elenco della spesa, pian piano vengono modificati dal raziocino che abbandona la fantasia, per colpa del divenire responsabili, forzato dal tempo, che c'induce a divenire adulti.

Riassunto di un anno, che racconta il giorno in cui, hai incrociato gli occhi dell'uomo che stai per sposare o l'ultimo grido di una donna, che partorendo, mette al mondo il suo primo figlio. 

L'anno della tanto decantata maturità, le serate con gli amici trascorse a brindare sulla spiaggia, il momento nel quale il tuo cuore è stato spezzato da lui che ha scelto un'altra e tu hai strappato le sue foto bagnando il cuscino nel ripeterti che vali di più...

Racconti di nottate a ripassare l'esame, bimbi emozionati per il primo giorno di scuola, notti di passioni tra le lenzuola nel celebrare l'amore ritrovato, la felicità nell'aver acquistato l'auto nuova o la soddisfazione della promozione data dal capo.

Ecco cosa racconterebbero le nostre letterine di fine anno, vite congiunte nella speranza di un anno migliore, cuori che attendono d'esser trovati, tasche che desiderano lavoro, bocche che non saranno più baciate dal fidanzato di una vita, donne che s'impegnano a diventare mogli, madri coccolate dai propri figli, ragazze che s'accingono a concepirli e donne coraggio che lottano contro mostri orribili.

Scrivere di anno in anno lettere a noi stesse, servirebbe a rileggerci dentro, a capire come eravamo solo qualche anno fa, per guardare mutare notevolmente i nostri gusti e le nostre priorità.

Servirebbe a raccontare a noi stesse cose che spesso, anche senza volerlo, dimentichiamo d'aver vissuto e trascorso. Emozioni messe in un angolino della memoria che “invecchiano” senza mai essere rievocate.

 

 

Una sorta di diario decennale che potremmo far leggere ai nostri figli, nel ricordo di una gioventù diversa della loro, canzoni che oggi possono sembrare hit, che nessuno più conosce. Sensazioni e sorrisi raccontati in poche righe per raccontare come eravamo e cosa era importante per noi.

Tracce del primo amore, il primo bacio, il primo lavoro o di come e quanto è stato difficile, ma estremamente divertente, essere diventate quello che siamo. Chissà forse il ricordo di una vecchia pagina che parla della gravidanza letta poi anni dopo con accanto il frutto di quel desiderio. 

Non sarebbe bello condividere attraverso il nostro caro vecchio cartaceo, ricordi e sensazioni d'un tempo? 

Io quest'anno m'impegnerò a scrivere pronostici e desideri e il prossimo Natale riaprirò la mia lettera indirizzata a me stessa augurandomi d'essere più felice di oggi, anche per guardarmi un po' dentro poiché spesso, forse troppo, non mi fermo mai a sfogliare le pagine della mia vita...

 

13 Dic

Io continuo a sognare

Pubblicato in Attualità

Vi è mai capitato di riflettere su quanto sia estremamente spaventoso per noi giovani pensare al futuro?!

Ci ritroviamo costretti a rinunciare ai nostri sogni o a sperare di raggiungerli in un altro paese. È ormai tutto basato su un’illusione dei quali siamo protagonisti, fingiamo di non vedere le difficoltà che ci circondano, chiudiamo gli occhi per non guardare cosa ci aspetta, un mondo che non ci fa sperare in un domani. 

Siamo noi giovani la voce di questo paese e siamo proprio a doverci riscattare e prendere quello che ci appartiene di diritto: un’alternativa, il potere di una scelta.

Quanti ragazzi e ragazze hanno dovuto, e devono soprattutto oggi, vedere i loro piani andare in fumo solo perché ci hanno tolto la possibilità di sognare. I sogni sono un potere, uno strumento capace di alimentare le nostre speranze e di farci sopravvivere in un paese che non ci sostenta come dovrebbe. 

Non possiamo più pensare di ottenere ciò che vogliamo solo attraverso raccomandazioni, è ora che si torni a dar il giusto peso alla meritocrazia.

Scrivere è sempre stato il mio sogno e so che ci sono li fuori tanti giovani che, come me, custodiscono un loro progetto nel cuore ma hanno paura di illudersi per poi capire che si tratta solo di un’utopia. 

Quello che dobbiamo noi tutti fare è non aver timore di fantasticare, combattere poiché se siamo noi stessi a non aver fiducia nel futuro allora non c’è nulla che possa condurci ad un cambiamento, ci si continuerà a crogiolare in questa fase di stasi e di totale indifferenza che purtroppo caratterizza il nostro paese.

Ed è proprio per questo che io ci credo ancora nei sogni, ci credo nel futuro: io continuo a sperare. 

 

24 Mag

Gravidanza come anti-crisi

Pubblicato in Amore

E’ giusto mettere al mondo un figlio con la speranza di riunire una coppia in crisi?

Sono veramente molte le coppie che prendono la decisione di provare a ricucire il proprio rapporto sentimentale con la nascita di un figlio.

Convinti e straconvinti che la nascita di un bimbo possa portare anche la rinascita della coppia, dei sentimenti reciproci, dell’unione famigliare.

Proprio in questi giorni una mia cara amica mi ha confessato di aspettare un bambino e di aver deciso con suo marito di metterlo in cantiere per salvare il proprio matrimonio.

Avrei voluto urlargli in faccia che probabilmente era matta, fargli capire che stava commettendo l’errore più grande di tutta la sua stessa vita, ma so già che avrei corso il rischio di non essere capita.

 

 

 Ora, mi domando molto intensamente, ma che idea è mai questa? Mettere al mondo un figlio nella speranza di mettere una toppa a un rapporto malsano, ormai logoro.

Sono assolutamente contraria, questo non è il motivo né il modo in cui far arrivare alla luce una nuova anima.

Credere che un figlio aiuti a riavvicinare una coppia è la bugia del secolo!

Un figlio all'interno di una coppia in crisi non può che accelerarne il processo di autodistruzione, e se per caso entrambi i genitori, per facciata sociale o per “tutelare “ i figli, continueranno comunque a stare insieme sarà un tormento eterno per la coppia e i figli.

Sì, è vero, i bambini amano i loro genitori e ancora di più amano i loro genitori insieme, ma vivono d’intense emozioni, tutto per loro è amplificato e saprebbero comunque la verità: saprebbero che i loro genitori vivono una farsa e non si amano, Quale insegnamento potrà mai arrivare loro da tutto questo?

Nulla può essere più irresponsabile che buttare sulle spalle di questo piccolo esserino una responsabilità di questo genere, non può e non deve essere lui che con i suoi pianti, pannolini, sguardi teneri e pieni di amore essere il perno su cui far crescere un amore reciproco che è stato in precedenza leso e compromesso.

Non può essere l'istinto, per quanto puro e forte, di essere un buon genitore a darti carta bianca come ottimo marito o perfetta moglie.

Questo è puro egoismo e cattiveria, non amore!

Un figlio per quanto magnifico sia complica, sotto mille sfaccettature, la vita di coppia, è un evento da vivere e affrontare insieme come mille altre battaglie della vita, battaglia sì, perché avere un figlio, non è uno scherzo, è un’enorme responsabilità e sopratutto dovrebbe essere l'atto ultimo di una storia d'amore che funziona e non l'atto ultimo della fine di un amore.

 

ti interesserà anche: Essere Mamma. Gioie e dolori del "mestiere" più bello del mondo  

Articoli correlati