«Che amarezza. Constatare che in giro ci son più coglioni che piccioni»
(riflessione personale, inaspettatamente aforistica)


Non pensavo (non speravo) di dovermi ritrovare tra me e me a raccogliere ulteriori elementi, salterini come pulci sul cuoio capelluto fertile, a suffragio della mia totale sfiducia nei confronti dei rapporti umani, anzi, mi ripeterò, dei rapporti uomo-donna. E, ancora una volta, la freccetta della mia delusione si va a ficcare dritta dritta nel suo bersaglio preferito.

Il bacino di utenza dei trentenni-trentacinquenni pullula di esemplari, alcuni depennabili d’acchito, altri apparentemente meritevoli di interesse ma, dopo aver sollevato il velo di Maya, degni soltanto di essere ricoperti, ma che dico, avvolti da un Sudario Pietoso.
Cerco di superare la fase dell’autocolpevolizzazione mortificante. Dopo essermi biasimata per aver dato spago al classico Bastardo Fascinoso, ricadendo nell’imbarazzante cliché della tipica donna, ho preferito smettere di soffrire per fallimenti annunciati, e provato ad ampliare i miei orizzonti, aprendo la mia finestra emotiva anche all’altro emisfero maschile. E ho dovuto questa volta armarmi di onestà morale, prostrandomi al cospetto del mio cervello (o dello strano pasticcio di fettuccine che ne fa le veci).


Ok, lo ammetto, il tanto anelato, sospirato, decantato, mitizzato Uomo Serio e Rassicurante, che tutte noi (o molte di noi) vorrebbero al loro fianco, stanche di essere illuse e prese in giro da Delinquenti Senza Scrupoli Né Remore, ma che non trovano neanche a morire, in effetti c’è.
Gli uomini seri ci sono. Ma non ci interessano. E quindi non li cerchiamo. E non appena invece abbiamo sentore di delinquenza, allora caschiamo dagli alberi come pomi gravidi.

 


Mi riconosco esponente di spicco della categoria. E mi tocca dare ragione a molti di quei maschietti che, in virtù della loro elementare, genuina, invidiabile anche se talvolta lapidaria psicologia, ce lo vengono giustamente a recriminare in faccia, sollevando i nostri irsuti grovigli di “se” e di “ma”.
Ce lo vengono a spiattellare sul muso con commovente innocenza, che noi compriamo ciò che disprezziamo, che sputiamo nel piatto in cui ci alimentiamo. Che meniamo tanto il can per l’aia, percorriamo circonvoluzioni aerodinamiche, voli funambolici attorno alle nostre stesse contraddizioni, volendo e respingendo, respingendo e ancora volendo, e più ci respingono e più vogliamo, per un odioso gioco perverso che tratta a pesci in faccia il nostro amor proprio.
E ci credo, che gli uomini rinuncino a capirci. E il bastardo ci piace, ma ci tratta male perché è un bastardo. E quello serio lo vorremmo, ma ai fatti non ci intriga perché è troppo normale. E troppo zerbino, e ci sta appiccicato e non ci dà respiro. Che quando diciamo no intendiamo sì, e quando diciamo sì… Non ne siamo più troppo convinte.

Le cose potrebbero essere così semplici, in effetti. E allora provo ad assecondare e seguire questo percorso di linearità, sperando (o temendo? Eccolollì, il paradosso che aleggia e minaccia…) di mettere ordine nella centrifuga emozionale del mio organismo.

 

Provo a fare pratica sul campo, decidendomi per un esperimento antropologico. Faccio appello alla mia (scarsa, ma volenterosa) fibra morale e mi accingo a portare a termine un compito nobile e coraggioso: smentire l’inossidabile opinione maschile, rivalutando la pregiudiziale anti-muliebre, e dimostrare al mondo che noi donne non cadiamo vittime (in)consapevoli del primo ribaldo che passa.

 

E quindi incontro G., che lavora alle poste. Caruccio, con un sorriso caldo e candido. Serio, tranquillo, jeans, polo abbottonata e scarpe da ginnastica allacciate con doppio nodo. Fumatore, giusto per dare un tocco “bad” al ritratto. E perché no, mi dico. Perché non conoscerlo?
Appunto. Non c’è stato bisogno di conoscenza. Sono bastate poche battute perché la buona volontà scendesse col peso di un vaso di begonie dal settimo piano.
Cortesemente, discretamente, educatamente tampinata fino allo scambio dei numeri e dei contatti facebook, non accade assolutamente nulla, se non la promessa (rinnovata e da me colta, ma mai effettivamente applicata) di una pizza, con l’imbarazzante scrupolo, da parte sua, a lasciare a casa la cagnolina, non abituata a rimanere sola la sera per più di un’oretta.
Mi prudono le punte delle orecchie.
Chiamate mai fatte, sms mai mandati, chiacchierate mancate, caffè mai presi. Io che cerco di provocare gli eventi “capitando casualmente” presso di lui a salutarlo in ufficio, sorridente, gentile, solare, carina, accomodante, cercando di estorcergli (con simulata naturalezza e dissimulato calcolo) una larvata proposta di uscita (un caffè, mica una pizza, e che scherziamo!), proposta che un giorno pare quasi abbozzare, salvo poi rarefarsi come la ionosfera e svanire nel nulla cosmico.
Ma, soprattutto, quel che è grave, gravissimo, imperdonabile, vergognoso, inaccettabile, imprescindibile, inconcepibile, almeno per una gemelli come me: la totale, abissale assenza di comunicazione. E per comunicazione non intendo i soliti civili e qualunquisti convenevoli sul tempo, ma quella comunicazione brillante, fresca, colorita, in grado di inebetirmi come l’aroma dei croissants caldi di primo mattino. Zero dialogo, zero battute, zero stimoli, zero interazione. Il nulla, nero come il nulla pascoliano, anzi, grigio come la noia leopardiana. La calma piatta.
E io qui ad aspettare che Casper batta un colpo sotto il tavolo.
E allora basta. Allora ho ragione. E che non mi si venga a dire che “magari aspettava che ti facessi avanti tu”, perché esplodo come una pentola a pressione impazzita. Questa è la classica frase capace di farmi schizzare come un missile a velocità supersonica. Aspettava che mi facessi avanti io? Per avere eventualmente il permesso di fare il passivo casomai le cose fossero evolute (casomai, eh…)? E’ chiaro che stiamo parlando di fantascienza.
E allora ricado nella fossa del non ritorno. Perché se l’alternativa al Bastardo Senza Scrupoli dev’essere il Mollaccione Bollito, allora scelgo la cioccolata.

 

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La nostra vita è Musica

La musica è uno dei mezzi più utilizzati per esprimere ciò che si prova, una canzone può racchiudere in sé mille frasi non dette, sentimenti che ci accomunano, un testo di una canzone può rispecchiare profondamente i nostri stati d’animo, le nostre gioie o paure. Credo che ad ognuno di noi sia capitato in uno dei nostri giorni “NO” di voler semplicemente isolarsi dal mondo ed immergersi nella musica a pensare e pensare..
È proprio questo che la musica ci aiuta a fare, ci aiuta a viaggiare con la mente, a riflettere su cose che magari vorremmo nascondere a noi stessi, una semplice canzone è capace di tirarci su di morale o di arrivare a commuoverci perché la musica è anche arte,è poesia.
Capita un po’ a tutti di associare dei particolari momenti o esperienze ad alcune canzoni che fungono un po’ come colonna sonora della nostra vita, canzoni che raccontano di noi (Come canta Ligabue "Canzoni che sanno chi sei molto meglio di te") ed è per questo che riascoltandole hanno la capacità di far riaffiorare dei ricordi che possiamo percepire così vivi.

 

benefici-della-musica


La musica può rappresentare una sorta di rifugio nel quale abbandonarsi dando la possibilità alle emozioni di emergere liberamente senza doverle bloccare come spesso siamo abituati a fare, la musica riesce a toccare parti così profonde della nostra anima che non avremmo neanche immaginato di avere.
La vita dell’uomo è sempre stata accompagnata dalla musica nel corso della storia, è un qualcosa che fa parte di noi, è uno strumento comunicativo ancora più efficace di quanto non sia il linguaggio stesso, la nostra vita è musica, l’esistenza è un continuo fluire di passioni e trepidazioni affiancate a quel potente strumento emotivo che è, appunto, la musica.


In questi anni sono tante le italiane che decidono di andare a vivere all’estero: chi per lavoro, chi per amore, chi per scelta, chi perché è semplicemente stufa di un paese che sembra non offrire molte prospettive. Se anche tu hai questo progetto, ma hai paura di quello che comporta o non sai come muoverti, leggi l’esperienza diretta di una di noi.

Wanesia ha 43 anni e da più di 5 anni fa ha deciso di lasciare la sua bella Sicilia per seguire l’uomo di cui è innamorata in Germania: un paese molto diverso dall’Italia, per clima, cucina, stile di vita, lingua (!). Nei primi mesi Wanesia ha vissuto momenti duri, ma li ha superati trovando la sua dimensione e una nuova vita, grazie anche al suo blog, dove condivide la sua esperienza con le altre “expat”.

In questa intervista, condivide con noi gioie e dolori dei primi tempi, nonché degli ottimi consigli per chi come lei vuole cercare una nuova strada fuori dall’Italia.


E: Come sono stati i primi tempi nel nuovo paese?


 

W: Difficili, se ci penso mi vengono i brividi. Non capivo un accidente. Ricordo i film con traduzione simultanea di Phelipe, il mio compagno. Che stress, non capire e non parlare con nessuno: davvero una fatica! Ci vuole tanta pazienza per affrontare tutto questo. Poi sono iniziati i corsi di tedesco sovvenzionati dallo Stato. Mi ha aiutato molto anche l´ultimo posto dove ho lavorato - non più attuale... ahimè - dove parlavo il tedesco tutti i giorni: lì ho imparato parecchio.



 

E: Alle lettrici che stanno per affrontare questo passo, cosa consiglieresti da un punto di vista pratico?

 

W: Fortunatamente ho potuto contare sul supporto del mio compagno, che si è occupato di tutto. Io ho dovuto fare i conti con la quotidianità. L´ambientarmi in una nuova cultura, in una nuova città e soprattutto... un clima molto diverso! Ci sono dei grandi cambiamenti da affrontare. Posso dire che se sei una persona intraprendente, è meglio prendere la decisione subito e andare a vivere all´estero, senza dubbio. E considerando la situazione attuale in Italia, siamo ancora più incentivate. Invece, se sei un pò indecisa, meglio restare: ci vuole un po’ di pelo sullo stomaco, specie per chi sceglie la Germania. I tedeschi sono un popolo simpatico, seppur con le loro stranezze, ma hanno poca pazienza con gli stranieri. O almeno questa è l’impressione che ho avuto io.

 

 

Tra i CONSIGLI PRATICI per i primi tempi direi:


- comunicare la residenza per ricevere tessera di previdenza sociale e permesso di soggiorno;
- aprire un conto in banca;
- se devi trovare una casa, puoi guardare su internet e giornali, poi ovviamente anche il passaparola e le agenzie possono aiutare molto;
- se non si conosce la lingua locale, cercare i corsi disponibili. Spesso per gli stranieri ci sono corsi convenzionati a prezzi relativamente bassi;
- informarsi sull’assicurazione sanitaria e su eventuali permessi per il lavoro.
Anche contattare italiani che sono già lì può essere di grande aiuto, spesso ci sono blog e forum che raggruppano gli italiani all’estero. Con una rapida ricerca su Google si possono trovare i link.

 

E: Da un punto di vista emotivo, che suggerimenti vuoi dare?

 


W: A volte mi prendeva lo sconforto, un isterismo mai avuto prima, sembra che all´improvviso vivi come in un mondo ovattato. Ho avuto un anno di riflessione interiore: ma ascoltare e non riuscire a capire è terribile. A parte le barriere linguistiche, in Germania senti che ci sono regole sociali a cui non puoi contravvenire, più che in Italia. Anche a livello professionale, sei messo alla prova continuamente e i ritmi di lavoro sono molto ferrei: devi dimostrare quello che sai fare. A livello sociale, è difficile crearsi una cerchia di amici e molto dipende dal tuo stile di vita.
Purtroppo in effetti non esiste un antidoto per riuscire a tirarsi su nei momenti di sconforto. Nel mio caso, è stato terapeutico aprire il mio blog e raccontare cosa mi accadeva. Quindi consiglierei di scrivere, parlare, confidarsi, sfogarsi. Anche buttarsi in nuovi interessi aiuta molto: sia per tenere la mente occupata sia per conoscere gente nuova e crearsi un giro di amicizie. Comunque alla fine posso dire che tra il corso di tedesco e le pratiche burocratiche, all’inizio ero talmente presa che di tempo per le malinconie non ne avevo molto! Meglio così…



 

E: Hai avuto rimpianti? Come li hai superati?

 

W: Assolutamente no. Mi sento a casa mia, ogni tanto una lacrima per la nostalgia della mia famiglia scende, ma è più che normale. Inoltre, da quando è nata la mia prima nipote, spesso mi capita di parlare alla mia tesorina per fotografia. Però vado avanti lo stesso. Sono convinta e felice della mia scelta e nella vita gli ostacoli sono fatti… per essere superati! Io ce l’ho fatta, tutte ce la possiamo fare. Passati i primi tempi, avrete l’impressione di essere sempre vissute nella nuova città: riuscirete a trovare i vostri percorsi, i vostri punti di riferimento, le vostre abitudini. E anche a vedere i lati positivi: nel mio caso ad esempio, la Germania mi ha dato nuovi sbocchi e spunti per alimentare la mia creatività.

 



E: Secondo te, quali sono le ragioni valide per fare un passo del genere e quali invece portano a tornare sui propri passi?


 

W: Probabilmente il lavoro che in Italia non c’è, mentre qui ancora ci sono prospettive. Questo è senza dubbio un buon motivo per partire. Per me, c’è stato un fattore di motivazione forte: l’amore. Mi sono innamorata di un uomo e sono partita lasciando un lavoro sicuro, la famiglia, gli amici. Ma sentivo una forza incredibile dentro e sapevo che sarei riuscita in tutto quello che mi ero prefissata. E oggi, a distanza di quattro anni, lontana dall'Italia, ho avuto la possibilità di studiare una lingua, fare un corso di informatica e lavorare. E credo che ci saranno ancora delle novità per la mia vita. Credo che qui in Germania nel mio piccolo ho l'opportunità`di realizzarmi sia dal punto di vista lavorativo che quello personale.

 

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Intervista ad Annalisa Monfreda, nuovo direttore responsabile del settimanale Donna Moderna e di Confidenze. 34 anni e 2 figli, si è laureata in Lettere Moderne e ha iniziato la propria attività nel 1996. Nel suo passato professionale, spiccano nomi di testate importanti, tra cui Geo e Topgirl (Mondadori), Cosmopolitan.

 

E: Annalisa, tu sei il ritratto della donna che "ce l’ha fatta". Secondo te, per una donna in Italia è possibile fare carriera?
A: Sì, è possibile. E non potrei mai dire il contrario vista la mia esperienza e viste le tante donne in carriera che ho incontrato in questi anni. Certo, il contesto non aiuta. Né quello sociale (assenza totale di servizi e aiuti alle donne lavoratrici) né quello culturale (gli uomini, anche i più evoluti, fanno fatica a prendere le distanze da un modello che li vuole "capifamiglia" anche in senso economico, e quindi sono di scarso sostegno alla carriera delle loro compagne). Ce la fa chi è abbastanza incosciente e indifferente di fronte a questi due ostacoli.

 

E: Quali sono state le difficoltà più grandi che hai affrontato?
A: Le uniche vere difficoltà le ho incontrate in campo familiare. Accettare di tornare a casa alle 7 di sera e sentirsi respinta dalla propria figlia di due anni perché tu non ci sei stata tutto il giorno non è affatto facile. Ti fa mettere in discussione le tue priorità e ti fa credere che stai sbagliando tutto. Come ne esci? Inizialmente ho provato a fare orari più family friendly, ma è durata poco. O comunque era un buon proposito che veniva disatteso alla prima emergenza. Così ho fatto pace con i miei orari, ho fatto pace con il mio ruolo, e devo dire che tutto è migliorato. Le figlie intanto sono diventate due e quando torno a casa la sera mi abbracciano: percepiscono che quella è la normalità della nostra vita e l'accettano. L'accettano perché io per prima la accetto.
Quanto all'ambito lavorativo, devo dire che non ho mai incontrato difficoltà e non ho mai patito pregiudizi, anzi ho sempre trovato sponsor che mi hanno fatto crescere e mentori che mi hanno insegnato tanto. E quasi sempre erano uomini.

 

E: Secondo te, in un ambiente maschilista, una donna ha delle possibilità di crescere professionalmente?
A: Onestamente, non mi sono mai trovata in un ambiente maschilista. Forse ho incontrato qualche collega o qualche capo tendenzialmente più maschilista di altri. Ma la carriera l'ho fatta lo stesso. Mi è bastato sfatare tutti i falsi miti sulle donne. E cioè che la nostra emotività sia una debolezza (mentre è ciò che ci permette di attivare le energie del gruppo), che una volta messa su la famiglia diventiamo poco affidabili (mentre in realtà abbiamo un'esplosione di creatività) ecc. ecc.

 

 

E: Come riesci a conciliare lavoro e famiglia?
A: Non ci riesco, questa è la verità. E quindi ho smesso di cercare la conciliazione a tutti i costi. Cerco la felicità, perché una donna felice ha figli (e marito) felici. E quindi vivo una vita senza molto equilibrio: serate in cui lavoro fino a tardi, pomeriggi a sorpresa in cui mi libero, weekend trascorsi come se il lavoro non esistesse e domeniche distratte con mia figlia che disegna di fianco a me che non distolgo gli occhi dal computer. Non ho una ricetta per la conciliazione se non quella della serenità interiore e del non sentirsi in colpa.

 

E: A quelle donne che decidono di mettersi in proprio per riuscire a stare di più con i figli, cosa consiglieresti?
A: Faccio fatica a credere che il lavoro in proprio ti lasci più spazio da dedicare ai figli. Forse ti lascia una buona dose di flessibilità e quindi più tempo da trascorrere con loro in termini orari. Ma devi essere brava a "staccare", cioè a non pensare al lavoro quando sei con loro, e questo è davvero difficile con il lavoro in proprio.

 

E: Negli ultimi tempi, sia online che sulle riviste, si leggono diversi articoli che parlano di lavoro e attualità rivolgendosi alle donne. Però rimangono ancora argomenti un po’ marginali rispetto a moda, bellezza e gossip. Secondo te come mai?
A: Io credo che l'universo della donna sia molto complesso. E non c'è crisi che tenga: la moda, la bellezza e anche il gossip sono tra i massimi interessi di noi donne. E non è un elemento negativo. Anzi, appartiene a quella leggerezza che ci caratterizza e che è la nostra forza.

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Anche se molte persone associano l'amore con un sentimento romantico, ci sono alcuni tipi di amore diverso che potrebbero verificarsi nella vostra vita. La visione classica dell'amore comprende l'unità di due persone che si innamorano, che creano una famiglia e poi hanno dei figli. Forse avete già sperimentato alcuni sentimenti simili all'amore, ma senza mai andare nello specifico su quale tipo effettivamente di amore fosse.

Scopriamolo insieme

1. Amore non corrisposto

L'amore non corrisposto è quello più impegnativo, che ti fa soffrire e sentire dolore terrificante. Molte persone che ami semplicemente non sentono la stessa cosa verso di te, e ciò è decisamente straziante. Questo amore ti rende più forte e più ragionevole. Si dovrebbe imparare a controllare il desiderio ossessivo ed emotivo in modo da provare solo amore puro per la persona che non ci ama. Prova a gestire questo dolore ed evita di concentrarti su questo sentimento problematico. Basta andare avanti e avrai più possibilità di trovare il tuo destino.

2. Amore platonico

Questo tipo di amore non richiede il sentire attrazione sessuale o romantica per la persona che si adora. L'amore platonico può verificarsi tra amici. Rappresenta il tipo più comune di amore, perché si lavora e si collabora con un gran numero di persone ogni giorno. Si può cadere nell'amore platonico con qualche bella e graziosa persona che ispira la nostra mente, anima, e dirige la sua attenzione alle cose spirituali.

3. L'amore di sé

Ti senti una persona meravigliosa? Se no, allora potresti avere problemi con l'autostima ed è necessario fare qualcosa per questa cosa. Prima di tutto, innamorati di te stesso e avrai la possibilità di amare un'altra persona. Se ancora esiti, prendi un foglio di carta e scrivi tutte le tue qualità positive e negative e le caratteristiche della tua persona. Potrai ammettere come sei impressionante. Non avere paura di diventare un egoista compiaciuto. 

4. Amore lussurioso

È possibile innamorarsi di un uomo bello che si incontra ogni giorno sul luogo di lavoro. Non si avverte altro che la passione e la voglia di assaggiare quelle labbra carnose. Avete appena creato l'immagine di lui nella mente e non conoscete alcuna informazione su questa persona. Sai almeno il suo nome? Penso di no.

5. L'amore puro

Potreste aver visto questo amore nei film. Questo potente tipo di amore vi fa amare una persona alla follia, corpo e anima. Ciò avviene quando due persone deliziose perdono il controllo e si sentono scoppiare emotivamente. Coloro che hanno sperimentato il vero amore sono considerate le persone più felici del mondo. Vige anche la convinzione che il vero amore si provi una sola volta nella vita.

6. Amore "cucciolo"

Ognuno ha sperimentato questo amore, perché di solito si verifica quando sei un bambino. Questo amore è pieno di innocenza. Se si trattano le persone come dei graziosi cagnolini, il tuo amore può essere chiamato "Puppy Love".

 

7. Amore irraggiungibile

Sei mai stato innamorato di Johny Depp? Sono sicura che ognuna di noi ha affrontato la crisi di questo fantastico amore. Non importa quanti anni abbia il tuo amore irraggiungibile, si continua a fantasticare su di lui. Ti rendi conto che è teoricamente e praticamente impossibile vivere insieme con la tua amata stella, ma la tua ricca fantasia nulla può fare su quelli che sono veri e propri pensieri ossessivi. Molti attori sono così perfetti che davvero non si può fare a meno di innamorarsi di loro.