Una mela al giorno non solo toglie il medico di torno, ma sembra fungere come un vero e proprio viagra femminile stimolando il piacere sessuale. Le qualità afrodisiache di questo buonissimo frutto sono state messe in risalto grazie ad una ricerca italiana condotta dall'ospedale Santa Chiara di Trento e pubblicata su “Archives of gynecology and obstetrics”. La ricerca ha preso in considerazione 731 donne di età compresa fra i 18 e i 43 anni. Gli scienziati hanno scoperto che un consumo quotidiano di mele può aumentare il piacere sessuale nelle donne sane. 

Si sente poco parlare di Assertività, specialmente in riferimento a una Donna.
Prima di tutto spieghiamo cosa significa essere ASSERTIVI: “…creare comunicazioni e relazioni rispettose delle proprie emozioni e bisogni, pur nel rispetto delle esigenze e dei diritti altrui.” Ho pensato di leggere un libro su questo argomento dal momento che io stessa spesso e volentieri ho difficoltà a esprimere un rifiuto avendo considerazione di me stessa e della persona che ho davanti: rischio di essere aggressiva o di soccombere per non dispiacere il mio interlocutore, in ogni caso si tratta di soluzioni che non vanno bene per entrambi.
Assertivi e Rifiuto…chissà perché poi per me queste due parole si collegano. Dire di Nò senza violare la persona che ho davanti, avendo cura anche di me stessa, non è facile, per niente.
In una realtà come la nostra dove ci insegnano a compiacere il prossimo e dove più abbassi la testa più sei bravo, essere assertivi è molto difficile. Eppure è proprio qui che si esprime il problema ed io di fronte ai problemi ci vado a nozze, mi piace risolverli, mi piace andare contro corrente. In più sono donna e come tale è dato per scontato per molti che si debba sempre essere concilianti, carine, buone…nel momento che cominci a dire di no vedi sopraccigli che si alzano, facce meravigliate sia dalla sfera maschile che femminile. Ma è mio diritto rifiutarmi, esprimere un giudizio negativo, però non devo offendere la sensibilità del mio interlocutore.
Essere Assertivi mette in gioco tutta una serie di cose su me stessa che non avrei mai considerato:
• Devo avere chiare le mie necessità.
• Devo essere disposta a “rischiare” la mia relazione con la persona con la quale sto comunicando.
• Devo avere fiducia in me stessa.
• Devo avere chiaro il diritto del mio interlocutore di non essere d’accordo con me.
• Devo riuscire a gestire in maniera costruttiva le eventuali divergenze che si possono venire a creare.
Direi tutto molto complesso ma possibile.
Ci vuole sicuramente molta pazienza, conoscere molto bene l’argomento del quale stiamo discutendo e avere l’umiltà di non conoscerne tutte le sfaccettature.
Essere Assertivi significa Scegliere, non subire. Anche la passività o l’aggressività possono essere, in un certo senso, forme assertive dal momento che diventano una scelta chiara e consapevole: scelgo in modo cosciente e non trascinata dall’emozione del momento di essere aggressiva o di accettare passivamente tutto da quella persona.

 

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Ma io preferisco vedere l’assertività come una forma di crescita personale, con la quale imparo a gestire un argomento o una discussione senza polemizzare e senza il solito “braccio di ferro” per voler avere per forza ragione. Quasi come una gara con me stessa, mettendo finalmente in pratica la civiltà che tutti ci vantiamo di avere. Quindi, a questo punto Assertività potrebbe andare a braccetto con Civiltà, Umiltà, Pazienza…
Bisognerebbe essere capaci di dire di No come si dice di Si, solo in questo modo saremo veramente in grado di scegliere come comportarsi: avere la totale consapevolezza di se’ stessi sia nella negazione che nell’affermazione.

 

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Recentemente l’Università di Helsinki ha avviato uno studio molto interessante, che ha riguardato la ricerca delle varianti genetiche associate al sesso nei Cromosomi X. L’intento dei ricercatori, che hanno analizzato circa 25 mila abitanti del Nord Europa, è stato quello di cercare di svelare qualcosa in più circa quelle che sono le differenze tra uomini e donne, in particolare il fattore dell’altezza. Come ben sappiamo, il corredo genetico femminile è contrassegnato dalla dicitura XX mentre quello maschile dalla dicitura XY. Sarebbe riposta proprio nella X, secondo quanto affermano i ricercatori, la risposta a tale dilemma.

 

Prima di inoltrarci nel vivo dello studio, pubblicato sul “Plos Genetic”, è importante sapere dove tale studio fonda le sue radici. Alcune ricerche effettuate proprio sui cromosomi, hanno rivelato che una particolare variante genetica collegata allo sviluppo delle cartilagini era tipica delle popolazioni basse e che la stessa variante genetica aveva maggiori effetti nelle donne.

 

I ricercatori hanno provato a dare risposta a tale quesito, e dalla ricerca è emerso che nelle donne, le quali rispetto al genere maschile possiedono due copie dello stesso cromosoma (XX), una delle due copie viene sottoposto al fenomeno di “inattivazione dell’X”. A tal proposito è stato scoperto che un gene associato con la variante in questione, non subiva tale processo di “inattivazione dell’ X”. Cosa significa? Ciò vuol dire che nelle cellule delle donne sono attive due coppie di geni, anziché una come accade negli uomini, ovvero che nelle donne i livelli della variante genetica presa in esame (collegata al carattere della “altezza minore”) sono più elevati.

 

Questo è solo una piccola ma significativa scoperta, un passo in avanti nel mondo nella scienza che sarà utile nello scoprire quelle diversità tra i due generi, a noi ancora sconosciute.

 

LeiDonnaWeb.it è nato per creare una comunità dove le Donne potessero parlare dei loro argomenti preferiti, scambiandosi informazioni e consigli preziosi su come affrontare la vita. 

Vogliamo dare voce a chi, purtroppo, non riesce a farsi sentire e spesso ci siamo impegnati per accendere i riflettori sulla violenza sulle Donne, pratica molto comune e dolorosa. Abbiamo perciò deciso di pubblicare una toccante lettera inviata alla giornalista Selvaggia Lucarelli (che ringraziamo pubblicamente) che tutte le donne dovrebbero leggere. 

 

Selvaggia buonasera.
Mi ritrovo in una calda sera estiva a scriverti, come se tu, attraverso e tue schiette considerazione riguardo il caso di Anna Laura, potessi essere in grado di esorcizzare il mio di incubo.
Credo che siano molte le donne che in queste ore abbiano deciso di utilizzare il tuo coraggio, la tua non paura del giudizio a mero scopo egoistico e terapeutico.
Sono Paola, ho 37 anni e un incubo: la mia violenza subita, inconfessata e impunita.
Non mi aspetto una risposta, non mi serve.
Il mio lato malato, succube e fortunatamente passato, ha bisogno di un atto di egoistico di protagonismo e so, che nel solo gesto di scriverti otterrò ciò che aspetto da anni: l'essere ascoltata senza giudizio.
E cosi ritorno Paola, 22 anni e la paura come compagna fissa.
La relazione, via di fuga ad una famiglia in condizioni economiche disperate, il peso di una coppia genitoriale anaffettiva e spenta dall'anoressia di una madre e dall'alcolismo di un padre assente e depresso.
Ritorno Paola, 22 anni una valigia e il mio primo appartamento, la prima relazione presa al volo, come a determinare la mia indipendenza.
Lui, l'uomo, l'ex tossicodipendente, incapace di affrontare la vita dopo la dipendenza di sei anni alla comunità.
La sottile dipendenza psicologica, non la spiego non serve, l'ho subita e subita.
Perdoni, cambierò, lo faccio per amore... parole trite, conosciute ad ogni donna che sente quella forza che si chiama salavataggio.
taglio corto, i fatti coincisi: segregazione, interruzione dei contatti familiari e di amicizia, senso di inadeguatezza e colpa...
legame forte e gravidanza: calcipugnisberle, una sequenza interminabile intervallata da pentimenti "ho bisogno di te..."
Fino a che...
Sono consapevole di scrivere in modo inconcludente e sgrammaticato, non mi interessa, non rileggerò e non correggerò questa mia missiva, non mi interessa farlo.
il punto é un'altro!
una coltellata al viso, riparata dal mio avambraccio, il sangue e una trentina di punti
"un incidente, un vetro rotto, mille scuse, nessun supporto"
ero all'ottavo mese di gravidanza.
il calore tra le gambe, il sangue e le contrazioni.
la mia bambina, partorita morta (non scrivo senza vita, MORTA UCCISA AMMAZZATA) queste sono le parole giuste.
partorita senza aiuto con solo la speranza di poterla vedere, pochi secondi per incidere un ricordo diverso dal dolore e dl sangue.
Per la legge non una bambina, ma uno scarto, finita tra tonsille e appendiciti, gambe amputate e tumori asportati.
Ma lei é L., é mia, solo mia.
nessuna denuncia né condanna, nessuna giustizia,
L. é nata per darmi la forza di scappare e la certezza che questo non accadrà più, non a me né a nessuna donna che incontrerò.
Sono Paola, ho 37 anni, mi occupo di donne che subiscono violenza, non per vendetta, ma per amore verso di loro.
non sono contro la violenza sulle donne (espressione semplicistica e abusata) sono contro gli uomini violenti.
Paola, che ogni notte rivive i suoi 22 anni.

 

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Che ogni generazione sia completamente diversa da quella precedente è ormai noto a tutti e non ci vuole una Laurea per accorgersi che le quarantenni di oggi vivono una vita molto diversa da quella delle proprie madri e nonne. Le nostre mamme avevano ancora il concetto della donna casalinga, dedita alla crescita dei figli, poche di loro sono andate a lavorare fuori casa e la maggior parte delle volte non era per scelta.

Al contrario, la maggior parte delle donne della mia generazione lavora fuori casa, non per motivi economici ma per realizzazione personale. Poi si arriva a quarant’anni e si rimette in discussione tutta la vita professionale e privata: finalmente ci si concede quella che viene definita una “ripartenza”, si segue le
proprie passioni, il proprio talento e spesso da sogno la trasformiamo in realtà. Queste donne vengono chiamate “Late Starter”: quelle di noi che trovano la propria strada in un secondo tempo, che sia un cambiamento di mestiere, chi decide di rimettersi a studiare, chi decide di avere un figlio.

Si recuperano 15 anni, ci si sente più giovani ma con la consapevolezza, la maturità e l’esperienza data dall’effettiva età, quindi si commettono meno errori, siamo più sicure e abbiamo molto più chiaro quello che vogliamo. Diventare madre dopo i quaranta si dice che sia più rilassante: ormai il lavoro ha preso la propria strada, non si pensa più a fare carriera e ci si può dedicare anima e corpo ai figli. Ci sono addirittura delle donne che per l’occasione lasciano il lavoro e diventano mamme a tempo pieno o decidono di diventare freelance da casa e part time: la mattina al computer e il pomeriggio per i figli.
Si ricomincia da capo con in più la solidità dell’esperienza alle spalle. Sicuramente non è tutto rose e fiori: una cosa è fare figli a vent’anni, anche dal punto di vista fisico, non hai certo la forza di una ragazza ma anche se un po’ più “lentamente” si riesce sempre a fare tutto.

 

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Altre donne invece abbandonano il mestiere precedente per concretizzare il sogno di una vita e debuttano come Imprenditrici. Spesso la vita ti mette a un bivio: separata, figli e un lavoro che non piace più. Ci vuole una “rinfrescata”, bisogna girare l’angolo e trovare il coraggio di ricominciare. Per una vita si lavora ai progetti degli altri poi una mattina ci si sveglia, si decide di lavorare per sé stesse e ci si butta. Paura tanta, sicuramente, ma basta organizzarsi, farsi aiutare dagli amici e tutto prende la giusta piega e parte. Se hai un’idea e la vuoi realizzare davvero, ce la fai, a qualsiasi età.
Una mia amica ha sempre amato la fotografia ma in seguito la realtà l’ha mandata da un’altra parte. E’ una di quelle donne che ha bruciato le tappe un po’ in tutto: si è sposata giovane e di conseguenza è diventata nonna molto presto. Come altre donne alla fine si è separata. 

Dopo tutti questi stravolgimenti, la parte artistica creativa si è risvegliata grazie alla passione per le torte, quelle decorate con la pasta di zucchero che finiscono per essere delle vere e proprie opere d’arte: si è iscritta a un corso per Cake Design e oggi passa il tempo a modellare la pasta delle decorazioni. E’ diventata una vera e propria ricerca estetica, in famiglia e tra gli amici, tutti richiedono le sue torte gioiello.

Mia cugina invece, si è licenziata e con la buonuscita si è rimessa a studiare, a 46 anni. Ha iniziato giovane a lavorare, colleghi e lavoro molto stimolante ma dopo tanti anni sopraggiunge la noia. Affascinata dalla maternità ha deciso di iscriversi a Ostetricia, laurea breve e poi sala parto. Tutto l’appassiona più del previsto e decide di continuare a studiare iscrivendosi a Medicina. La cosa buffa, mi racconta, è che i compagni di 20anni sbuffano per la fatica, lei invece non ha fretta e si diverte. Unico neo è la memoria, ma l’entusiasmo non le manca.

Per il resto che dire…Non è mai troppo tardi!

 

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