Il nostro paese sta vivendo, come ben sappiamo, un momento di profonda crisi sociale ed economica e la cultura è sicuramente uno strumento che dobbiamo utilizzare per favorire la possibilità, anche se minima, di un riscatto. L’Italia è una nazione che da secoli vanta una tradizione culturale invidiabile ed è per questo che risulta estremamente importante in questo momento valorizzare le nostre risorse.
Purtroppo, il 4 marzo si è verificato un episodio terribile che ha destato scalpore in Italia, ma soprattutto tra i cittadini napoletani: l’incendio di Città della Scienza.

Città della Scienza costituisce, o meglio costituiva, uno dei più grandi patrimoni culturali e scientifici italiani e soprattutto il primo grande museo interattivo d’Italia che vantava la cifra di circa 350mila visitatori l’anno i quali avevano il privilegio di poter sperimentare tecniche fondate sul coinvolgimento totale del visitatore nel mondo della scienza.
Questo museo si basa un progetto che nacque nel 1992-93 e che nel 1996 fu aperto per la prima volta al pubblico. E’ stato, anno dopo anno, soggetto a modifiche e ampliamenti della struttura raggiungendo pressappoco i 12.000 m² in modo tale da consentire la presenza di una più vasta gamma di materiale che abbracciasse diverse discipline scientifiche tra le quali la biologia, l’astronomia e la fisica.
L’incendio è divampato la sera del 4 marzo dopo l’orario di chiusura al pubblico e non si esclude assolutamente la possibilità di un incendio doloso. Negli ultimi giorni sono molti i fattori che hanno portano a questa supposizione in quanto in seguito a delle analisi sulla sua causa, sono stati rilevati ben 6 punti di innesco che hanno dato luogo a due ipotesi principali: una matrice camorrista oppure una teoria secondo la quale potrebbe esserci la partecipazione a quest’atto crudele da parte di persone interne all’edificio, un appoggio a questo crimine da parte degli stessi dipendenti i quali da tempo non ricevevano il loro stipendio mensile. Ovviamente sono queste tutte supposizioni che non hanno nessuna prova inconfutabile, ma si avvia la formulazione di idee che possano portare alla luce la verità che ha causato un qualcosa di davvero molto triste e mostruoso.

 


Bisogna oggi pensare alla ricostruzione di un così importante sito e già da giorni si sono attivate delle associazioni per una raccolta fondi che preveda anche l’appoggio da parte delle altri nazioni. Inoltre, i social network diffondo sempre di più questo messaggio di lotta e speranza perché non possiamo arrenderci e veder distruggere ciò che abbiamo, è necessario combattere concretamente per l’affermazione dei nostri diritti e per sconfiggere la corruzione e la malavita che hanno totalmente intaccato e corroso il nostro sistema.

"Ricostruiamo la Cittá della Scienza" è un gruppo Facebook a sostegno della ricostruzione della Città della Scienza qui troverete tutti gli eventi e le info per poter dare il vostro personale contributo.

 

A 30 anni dal disastro nucleare di Chernobyl, Weleda e Legambiente ancora insieme per il 2016 per un progetto per dare speranza ai bambini delle zone contaminate della Bielorussia.