La Flò

La Flò

Ecco lo sapevo, non so mai che dire quando mi chiedono di raccontare qualcosa di me, a parte dati oggettivi quali età, nome, residenza, spiegare chi si è resta sempre in un precario equilibrio fra l'autocelebrarsi e l'autocommiserarsi (mio personalissimo parere) perciò scopritemi attraverso quello che scrivo, conoscerete di me più di quanto io possa mai raccontarvi.

 

canale youtube: http://www.youtube.com/channel/UCnpVR_dTbcihR1C7eynQQzg?feature=watch

URL del sito web: http://lafloppola.blogspot.it

Non negatelo! quanti pisolini vi siete fatti durante le ore di storia? Personalmente qualcuno, ad eccezione di argomenti però che hanno stuzzicato la mia fantasia e la curiosità sopratutto.
Vi siete mai chiesti per esempio come ci si curava ai tempi dell'impero romano? Non c'erano mica stand di case cosmetiche o make up a sopperire alle richieste della varie signore/matrone, eh no, a quei tempi cari lettori l'argomento bellezza era di ben altra levatura rispetto ad oggi, se non altro per la reperibilità dei prodotti.


Partiamo con le acconciature. Non molto diversamente da ciò che accade oggi, la consorte dell'imperiale di turno, lanciava delle vere e proprie mode in fatto di stile.

I boccoli delle first lady di allora, venivano riprodotti su statue, rilievi e monete.
Ieri come oggi la donna si è sempre ingegnata, dunque capitava che si suppliva alla precaria possibilità economica con ingegno ed abilità in mancanza di ornamenti decisamente costosi (per le classi più povere).
Caratteri tipici del bacino mediterraneo erano capelli ed occhi bruno/castani, per questo motivo il biondo raro in queste zone, diviene un colore ritenuto simbolo di bellezza per antonomasia.
Erano fiorenti le richieste di parrucche molto costose provenienti dal nord europa (di capelli veri ovviamente).
Le tinture erano utilizzate, ma provocavano non pochi danni, se pensiamo che il tutto risale a oltre duemila anni fa non diviene difficile capire quanti danni potevano provocare, ad esempio le calvizie precoci a cui si sopperiva con toupets e parrucche.

 

acconciature-donne-antichi-romani

 

Per il make-up invece come si organizzavano? Beh, pasticciavano in piena autonomia, affidandosi ai consigli di un profumiere ed ai prodotti provenienti dall'oriente e da Alessandria d' Egitto.
Nella toilette di una signora vi erano fard, ombretti, pennelli, spatole e specchi di ogni tipo, lusso chiaramente riservato a classi sociali elevate.
Allora come oggi però si preparava la pelle ad accogliere il trucco, ma come?
Il latte d'asina utilizzato dall'imperatrice Poppea era rinomatissimo, serviva per cancellare rughe e rendere la pelle bianchissima.
Ma i prodotti potevano anche essere a base di ingredienti di ben altra “provenienza”, tutt'altro che insoliti erano sterco di vitello impastato con olio e gomma per eliminare fastidiose chiazze per esempio, oppure fiele di toro, nitro ed urina d'asino (lo so lo so, non rimpiangete di non esserci state allora ;) ).
Il nonno del fondotinta era un impasto di biacca (minerale biancastro) impastato con sostanze grasse, a cui si aggiungeva feccia di vino per renderlo rosato, oppure terra rossa di selina, mentre l'antenato del moderno blush era la terra vermiglia.

 

trucco-donne-antichi-romani


I rossetti a base di estratti vegetali e minerali erano conservai in piccoli contenitori, mentre puntali intinti nella fuliggine o in polvere di antimonio, serviva a tracciare una linea lungo la linea dell'occhio, come si fa oggi col moderno eye liner.
Gli ombretti preferiti dalle donne romane erano di colore verde ed azzurro, ovvero malachite ed azzurrite ridotti in polvere finissima.
Per una serata speciale poi il tocco “glamour” era un cristallo schiacciato e ridotto in polvere impalpabile, cosparso sul viso rendeva la pelle opalescente e sofisticata.


Pronte per uscire? Un ultimo sguardo allo specchio ieri come oggi, per controllare che tutto sia a posto senza sbavature.

 

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La guardo e penso che più passa il tempo e più diventa bella, anzi direi che “invecchiando” acquisisce carattere un po' quel che accade al vino :)

No, non parlo di una persona, bensì della mia borsa Louis Vuitton che troneggia su di un appendino di fronte a me.
E' proprio guardandola che rifletto su quanto ancora oggi, nonostante tante informazioni e guide presenti in internet, molte, troppe siano le persone che purtroppo cadono nella rete di sedicenti venditori di originali, abili solo invece nel rifilare tarocconi da paura.
Veniamo quindi al nocciolo di questo mio dire.
L'intenzione è delineare alcuni capisaldi per fornire un'infarinatura a chi è digiuno (o quasi) di informazioni utili e necessarie per poter effettuare l'acquisto di una borsa usata LV in tutta tranquillità.
La precisazione d'obbligo però è, che acquistando una borsa di tale valore in una boutique ci si toglie l'ansia di poter venire in possesso di un falso, ma se volete far quadrare anche i conti risparmiando un po', fatelo con la consapevolezza che bisogna drizzare le antenne, come dicevo, la giungla di falsi è immensa, e non solo per Vuitton.


Vediamo insieme alcuni dettagli che ci aiutano a distinguere il vero dal falso:

- Il font (cioè la scritta Louis Vuitton made in.....etcetc) deve essere dritto, centrato, le parole ben definite e staccate l'una dall'altra in maniera regolare

- Il colore della vacchetta (materiale di cui son composte tracolle, bordi e particolari di molti modelli) non dev'essere né troppo chiaro, né troppo scuro, la vacchetta “matura” col tempo assumendo un bellissimo color miele o miele scuro in base all'utilizzo o al contatto con la pelle delle mani (penso ai manici del bauletto speedy che è uno dei modelli di punta e più taroccati per esempio);

- Nel caso del monogramma, le borse con il tipico logo con la L e la V incrociate, le lettere devono essere dritte e nel caso di cuciture laterali i decori che si incontrano, simmetrici da una parte e dall'altra;

- Le cuciture non sono mai raffazzonate, ma hanno sempre un'andatura regolare, il cotone è quasi sempre di un giallo intenso (ma non flashato) e non troppo fine; fili sfilati o cuciture storte, sono già un buon indice di tarocchite acuta;

- Un originale non ha MAI cellophane che copre i manici o le parti in metallo, mentre viene fornita una sacca (dust bag) in tessuto grosso solitamente con la scritta Louis Vuitton ben centrata e ben stampata;

-I più moderni tarocchi hanno (cucito all'interno) un codice seriale alfanumerico che non sta a significare un bel niente, numeri a casaccio, mentre una vera Vuitton ha un codice serio. Gli autentici sono formati da due lettere e 4 numeri che stanno ad indicare rispettivamente luogo di produzione e tipologia di materiale/variante della borsa, settimana ed anno di produzione. Ma come si legge? Facciamo un esempio, se trovate un codice tipo questo AA2152 significa che quella borsa è stata realizzata in francia, che è una borsa monogram e che è stata prodotta la 25 settimana dell'anno 2012 perchè le cifre si leggono così: la prima e la terza e poi la seconda e la quarta (25 e 12).

 

come-riconoscere-borsa-Louis-Vuitton-originale

 

Nel tempo sono cambiati i codici ed il modo in cui si leggono, perciò sicuramente se vi imbatterete in una borsa prodotta molti anni fa potreste essere in presenza di una autentica Vuitton e non riconoscerla...perchè non varrebbe più quanto scritto sopra, e allora vi chiederete, come si fa ad evitare il bidone?
Con tanto, tanto “allenamento” d'occhio.
Indicarvi tutti i codici antecedenti al sistema attualmente in uso o le peculiarità per poter stanare la ciofeca farebbe di questo articolo un papiro, invece come dicevo è solo un'infarinatura.
A chiusura di questo scritto, sottolineo fieramente che giusto di fianco alla mia amatissima Louis Vuitton troneggia anch'essa fiera, la mia bella Carpisa....e par condicio sia!!!
Hasta la vista!

 

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E' Settembre da un po', si ricomincia. Ho le mani che fremono, fatico a tenerle, ma non riesco a scrivere alla velocità dei miei pensieri, perciò mi limiterò a tenere il passo, sperando di riuscire a dar voce al turbinio di considerazioni che in questo periodo alloggiano nelle stanze della mia testa.

Ci indottrinano con...”metti giù un buon curriculum che avrai più possibilità!”, oppure “metti in risalto questa e quell'altra esperienza!”...”sfoltisci di qua!, sfoltisci di là!”...tutti a dire dire dire....

Poi arriva il giorno del colloquio....ripassiamo: doccia? fatta, denti? lavati, capelli? accettabili dai, puliti e sistemati... vestito? casual, non vado ad una sfilata e voglio sentirmi a mio agio.

Curriculum alla mano, rivediamolo, la foto c'è, la firma pure, la lunghezza è giusta, ok perfetto.

Sono carica, l'energia a 1000, e sono animata dalla passione per il settore a cui ambisco e per cui mi candido, capite? non solo ho avuto esperienza ma mi piacerebbe fare pure quello che dovrei andare a fare (e vi sembra poco? guardate quanti zombie ci sono in giro)!

Benissimo, non resta che andare!

Buongiorno! Buongiorno...da qui in poi solo FORMALITA' compila di qua, firma di là.

Ho risposto a questa ricerca perché in passato ho avuto esperienze in merito...bene...ci siamo sono nel posto giusto al momento giusto penso...mmm...beh in realtà cerchiamo persone che abbiano un'esperienza più recente...si ma io ho esperienza e questo lavoro lo farei già da oggi, sono qui, adesso, con tanta voglia di fare.....niente...razionalità Vs possibile ed auspicabile slancio intuitivo dell'intervistatore 1-0.

Sapete cosa manca (molto spesso) a chi conduce un colloquio di lavoro? La capacità di carpire l'energia della persona che ha davanti e le reali intenzioni al di là delle parole scritte.

 

 colloquio-di-lavoro

 

Questo modus operandi da parte di chi ha la facoltà di assumere personale non fa altro che riempire le fila di annoiati dipendenti (che ce n'è già in abbondanza), e allora diventa un po' più dura stingere i denti prendere sottobraccio la propria voglia di fare (credendoci sopratutto), per andare alla volta di mete più fortunate.

Giù il gettone, si riparte...

 

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Se ne sente parlare da tempo ormai, ed io stessa non avevo ben capito di cosa si trattasse. Allora tastiera alla mano qualche tempo fa ho scoperto che non ha un unico significato preciso ed incasellabile, ma a seconda di cosa si stia parlando lo swap risponde o meno a quello che si vuole esprimere, questo termine si usa in informatica, ed anche nella finanza, ma quello che vi voglio raccontare riguarda un settore decisamente più interessante per noi ragazze (ma anche ragazzi non negatelo, siete tanto quanto noi shopping addict, per cose diverse ma shopping addict...) sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, e qui casca l'asino!

Eheheheh eh si gentili lettrici, swap vuol dire "scambio" (vi invito a non fare pensieri arditi -.-) intendo dire di oggetti, cose che non utilizziamo più da tempo, abitanti di cassetti ormai dimenticati da tempo.

Io l'ho sperimentato più volte ed è stato bellissimo!

Capita di avere delle cose per cui altre persone bramerebbero, e viceversa, ed allora lo swap diventa una risorsa davvero straordinaria.

Avete mai provato a farlo con le amiche? ho riportato alla mente quello che credo sia stato il mio primo swap, un paio di jeans levi's mio, per un paio di jeans della mia migliore amica, entrambe contente ci siamo accaparrate quello che più ci piaceva al momento.

 

cosa-e-swap-party

 

Ora, applicando il concetto su più ampia scala, si potrebbe pensare di farne un'attività di svago (utile anche per risparmiare) e ci aiuterebbe a contenere di gran lunga le spese di abbigliamento, scarpe, accessori, e perchè no oggetti per la casa, gioielli e quant'altro.

Precisazione non sempre ovvia è che il tutto deve avvenire nel pieno rispetto dell'altro, per intenderci, se tu mi dai un oggetto tenuto benissimo, io non te ne dò uno logoro o sporco.

E allora che dite, swappiamo??? ;)

 

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