In questa epoca di crisi ed incertezze, sappiamo ancora sognare? 


Abbiamo intervistato la giovane scrittrice romana Concesion Gioviale, autrice del libro per ragazzi "Prendi e Vai" e curatrice della pagina Facebook e del blog omonimo "La libreria degli esordienti", luogo di incontro di autori e scrittori emergenti.
D) Ciao Concesion. Ti ringraziamo per la disponibilità e per il tempo che dedicherai a quest'intervista . Parlaci un po' di te.
R) Grazie a voi. Dunque, sono nata nel 1981 a Roma anche se il mio nome potrebbe far pensare altro, infatti le origini sono spagnole poiché mia madre è di Siviglia. Per questa ragione molto spesso viaggio per andare a trovare la mia famiglia e durante la permanenza leggo e scrivo molto. Fino a poco tempo fa ero una persona molto arrendevole: pur essendo una persona sempre allegra, estroversa e vivace, fino a qualche anno fa ho rinunciato alle mie cose. Amo scrivere, è la mia passione, anzi no, è la mia vita. Fa parte di me, non posso farne a meno. Da quando ho dieci anni scrivo tutti i giorni, che siano annotazioni, diari, poesie o racconti, fa parte di me come un organo vitale senza il quale non potrei vivere. Amo sognare e ciò che sogno lo trasformo in parole e ciò che scrivo, oggi più che mai, ho scoperto che fa sognare anche altre persone e per questo che ho deciso che quello che ho sempre tenuto per me ora è il momento di farlo vedere anche agli altri.
D) Hai pubblicato un libro per ragazzi che si intitola "Prendi e vai, una band, un amore, un sogno...". Com'è nato questo racconto e di che cosa parla?
R) Ancora se ci penso non mi sembra vero ed ogni volta che ci penso ho un ricordo bellissimo che mi da' la carica e la forza di andare avanti. Prendi e Vai è nato per scherzo: volevo semplicemente ringraziare il cantante della band di cui parlo, i Biancostile, per essere stati un buon esempio di come possano essere realizzati i sogni, nonostante le cose non vadano per il verso giusto, almeno non sempre. Così su Facebook ho scritto il primo capitoletto parlando del futuro, di come immaginavo la band in un futuro non troppo lontano. Vincenzo ne è rimasto sbalordito e m'ha spronata a continuare, così come i miei lettori. E ne è venuto fuori un racconto vero e proprio che poi Sovera Edizioni ha deciso di pubblicare. Il libro parla di Sara, una ragazza con tanti sogni ma tutti irrealizzati a causa di questa sua fragile emotività che la porta a non deludere ed aiutare sempre gli altri dimenticando completamente se stessa. Poi, in un periodo nero della sua vita, incontra un suo vecchio compagno delle scuole medie che la coinvolge nelle avventure musicali sue e della sua band. Da qui la ragazza riscopre in primis il valore dell’amicizia poi scopre di avere dei sogni, scopre di poterli realizzare e, senza accorgersene, ne realizza forse più di uno. Cinque ragazzi diversi con cinque personalità diverse, ma con un unico sogno: la musica. Grazie a questi ragazzi riscopre la voglia di vivere, di vivere per un sogno e di vivere all’interno di esso, nonostante la vita a volte sia veramente dura. C’è anche una storia d’amore, ma non voglio dire troppo ...
D) In un'epoca di crisi economica e di incertezza, molti giovani stanno partendo per cercare un futuro fuori dall'Italia. Nel tuo libro "Prendi e vai" e nel tuo blog omonimo http://prendievai.blogspot.it/ parli dell'importanza dell' avere e coltivare i propri sogni, nonché della forza innovatrice dell'amicizia e dell'amore. Cosa ti sentiresti di dire a quei giovani che stanno perdendo la speranza in un futuro migliore o che hanno perso la capacità di sognare?

R) Io dico che fin quando hai nel petto l’ultimo respiro non dovresti mai arrenderti. Molti di noi si soffermano a pensare a quello che non hanno, perdendo di vista ciò che hanno. Io lo stavo facendo, ero troppo occupata a preoccuparmi del pensiero altrui tanto da sopprimere i miei sogni. Non bisogna mai arrendersi, ma tentare. Almeno ci provi, poi se non va, o insisti , se non ne puoi far a meno, oppure vai avanti per un’altra strada . La vita è un soffio, lo dico sempre, ed ogni giorno va vissuto al cento per cento. Secondo me il futuro non lo decide il paese in cui viviamo o le persone che ci circondano, lo decidiamo noi e punto. L’Italia è un paese con tante buone risorse ma che viene sottovalutato. Forse perché si è troppo occupati ad osservare i risultati altrui e cercare di capire il perché e il come di quei risultati, rimaniamo fermi e gli altri intanto vanno avanti. L'amicizia penso sia la cosa più importante che possa capitare nella vita di una persona: gli amici sono la famiglia che scegli ed è anche la famiglia più vera, quella senza obblighi di nessun tipo. Il libro è nato anche grazie all’amicizia che mi lega ai musicisti ed al cantante dei Biancostile. Si può dire che Prendi e Vai, anche se l’ho scritto io senza l'aiuto di nessuno, è il libro di tutti noi perché parla delle nostre passioni, di quanto possano essere dure e faticose ma di quanto durante il percorso possano anche darti l’opportunità di conoscere persone stupende che ti accompagneranno sempre.

 

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D) Su Facebook hai creato un'interessante pagina che si chiama "La libreria degli esordienti" https://www.facebook.com/LaLibreriaDegliEsordienti un luogo virtuale di incontro di scrittori di ogni genere. Com'è nata questa pagina e quali sono i suoi scopi?

R) Sinceramente non pensavo avesse tanto seguito in poco tempo. Come dicevo prima, sono anche una lettrice e spesso mi è capitato di leggere romanzi e racconti di autori sconosciuti con un talento notevole, ma che, o perché non conoscono nessuno nel campo che li possa aiutare o perché troppo timidi per esporsi, rimangono nell’anonimato ed è veramente uno spreco. Ormai il modo migliore per farsi pubblicità è internet. Non avendo per ora la possibilità di aprire una libreria dedicata agli esordienti, ho deciso di aprirne una virtuale. L’ho fatto perché so cosa significa avere un sogno, so che è veramente dura portarlo a termine e so cosa significa essere sottovalutati solo perché non si conoscono le persone giuste e so anche, da lettrice, che spesso tendiamo a fidarci di un prodotto già testato piuttosto che un prodotto nuovo. Il mio obiettivo è farla conoscere a editori a caccia di talenti, autori con tanta voglia di fare ed esprimersi e a lettori che gradiscono le novità .
D) Quali progetti hai per il futuro? Hai dei sogni nel cassetto che vorresti condividere con chi leggerà questo sito?

R) Dal non averne nessuno, ora sono passata ad averne tantissimi. Sto terminando il sequel di Prendi e vai, ha un finale un po’ aperto, quindi era giusto darne seguito. Poi sto ultimando un racconto che parla di una ballerina invalida che con l’aiuto di nuovi amici e della musica tenterà di non rinunciare al suo sogno. Spero un giorno di poter aprire veramente una libreria/caffè aperta a tutti, dove le persone possano leggere, incontrarsi e sognare . Penso che ogni libro sia un viaggio gratuito che lo scrittore fa fare al lettore . E poi ... faccio una confessione ... io devo tanto a questi ragazzi , anche se a loro sembra di non aver fatto niente. Ognuno di loro ha dei progetti, a parte la band, e un paio di loro li ho nel cuore: Mirko Martini e Simone Corda, so che hanno dei sogni legati sempre alla musica e spero tanto che li realizzino. Ecco vedere i loro sogni realizzarsi è uno dei miei sogni principali e tutto quello che potrò fare per aiutarli lo farò. Come dico sempre la musica è come una droga ma che invece di morire ti fa vivere!

 

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Donne e lavoro. Donne e famiglia. Donne e…tutt’e due. Siamo in un’epoca in cui all’interno delle coppie si lavora entrambi, e anche alla donna si possono aprire (anche se ancora in maniera limitata) prospettive di carriera. E si pone il problema della gestione della casa e della famiglia, non solo in un’ottica di bilanciamento nell’organizzazione della coppia, ma anche di valorizzazione della donna-mamma sul posto di lavoro. Sono temi di cui si parla, però ancora troppo poco. Il discorso va rinforzato perché il nostro Paese veda veramente un cambiamento, ormai necessario. Ne parliamo con Tea Camporesi, consulente di carriera.

 

E: Tea, secondo te perché in Italia la situazione della donna divisa tra lavoro e famiglia è ancora così complessa? Come mai si fatica ad avere una struttura sociale/aziendale, ma anche una mentalità, che permettano un salto avanti?

T: La “donna che lavora” è un fenomeno relativamente nuovo, a cui non ci si è ancora del tutto adattati. Infatti, per millenni, il suo ruolo è stato quello di prendersi cura della casa, dei figli e del marito, mentre a quest’ultimo spettava il compito di mantenere la famiglia. La “donna in carriera”, poi, è ancora più destabilizzante, perché va a occupare posizioni di potere, prestigio e denaro da sempre esclusivo appannaggio degli uomini, che si sentono perciò minacciati e praticano un ostruzionismo a scopo difensivo. Per la donna che lavora, quindi, sembrano esserci in linea generale due versioni: il ruolo gregario (lavora per arrotondare il bilancio, ma poichè la leadership economica e professionale è del marito, casa e figli restano di pertinenza femminile) e il ruolo da “uoma” (punta a carriera, prestigio e potere, quindi sacrifica la famiglia e si comporta come un uomo, spesso divenendone la parodia).

In Italia la situazione è aggravata a mio parere da due motivi principali: una classe dirigente molto anziana e refrattaria ai cambiamenti e un ventennio di celebrazione di veline-letterine-olgettine che ha svilito tutte le donne, ostacolando la percezione del loro valore e delle loro capacità.

Le donne in Italia sono ostacolate perciò sia dagli uomini, che difendono il loro potere sul lavoro e in casa, sia dalle altre donne, che ripropongono lo stereotipo della donna-oca. Però finalmente qualcosa anche qui si sta muovendo…

 

E: Nella tua esperienza di consulente, ti capitano donne che vivono questo disagio? Quali problemi affrontano e cosa consigli loro?

T: Sì, lavoro sia con le donne-gregario che con le donne-uomo. Le prime in genere si sentono frustrate sia sul lavoro, perché vengono considerate poco (e spesso sottovalutate e scavalcate dai colleghi maschi) sia in famiglia, perché non riescono a dedicarsi ai figli e alla casa quanto le casalinghe e perciò si sentono in colpa; spesso sono addirittura criticate dal marito stesso. Le donne gregario vanno quindi guidate verso la non-perfezione: è impossibile lavorare a tempo pieno, avere la casa perfettamente pulita, il frigo pieno, l’energia e la totale disponibilità a giocare con i figli e seguirli nei compiti, trucco e parrucco sempre perfetti e magari anche essere amabili e disponibili in camera da letto. Col mio percorso di consulenza le aiuto a trovare il meglio in tutto ciò che fanno e a concentrarsi sulle positività e a essere più buone con sé stesse.

Le donne che hanno investito tutto sulla carriera si rivolgono a me perché sono ad un punto della loro vita in cui si chiedono se ne sia valsa la pena (questo accade in genere al termine di una relazione, quando si ritrovano single) e cercano rassicurazioni o nuovi stimoli, oppure in un momento di crisi lavorativa (perdita del lavoro o mancata promozione), che per loro è maggiormente destabilizzante: si tratta di aiutarle a riprendere fiducia in sé stesse e a riscoprire e rivalutare il loro lato femminile (leggi come migliorare il proprio rapporto con il lavoro).

 

E: Anche il riconoscimento della professionalità della donna, e della sua peculiarità professionale rispetto all’uomo (che si può inserire in un’ottica di diversity management) fatica a instaurarsi in Italia. Come mai?

T: Ci sono delle cause oggettive, dovute al fatto che gli uomini abituati a considerare le donne come uguali-ma-inferiori devono cambiare punto di vista e ripensarle come diverse-ma-di-pari-livello.  E poi ci sono delle cause soggettive, dipendenti cioè dalle donne stesse, che spesso sono le prime a sminuirsi: non chiedono promozioni o aumenti e aspettano che vengano loro offerti, non corrono mai rischi professionali proponendosi per nuovi incarichi senza essere certe di possederne tutti i requisiti, non provano a portare avanti le loro idee e a difendere le loro posizioni e rinunciano in partenza.

Fortunatamente il tema della diversità, dopo decenni di conformismo e omologazione, sta assumendo sempre più rilevanza e lascia ben sperare se non per questa generazione di giovani, ancora molto confusa e gestita da vecchie cariatidi, per la prossima.

 

E: Quale suggerimento sentiresti di dare a una donna che vive un disagio professionale, vuoi perché discriminata per il sesso o perché è vicina a una maternità che potrebbe bloccarne la carriera? Come potrebbe affrontare i suoi responsabili e colleghi?

T: Per quanto riguarda la discriminazione di genere, innanzitutto è la donna che per prima deve uscire dall’angolo in cui è lei stessa a relegarsi (leggi come migliorare le proprie competenze e cacciare fuori la leader che c'è in te): tante donne purtroppo occupano sempre le posizioni più marginali ai tavoli delle trattative o nelle sale conferenza, intervengono pochissimo rispetto agli uomini e dissentono ancora meno. Per quanto riguarda la maternità, un paio di considerazioni: è vero che quanto più piccola è l’azienda e quanto più unico è il ruolo ricoperto, tanto più problematico è per il datore di lavoro il congedo di maternità, ma una gestazione dura nove mesi, quindi ci sarebbe tutto il tempo per organizzarsi, eventualmente anche con il telelavoro o un part-time da casa, solo che manca la volontà di farlo. Infatti, molto spesso è la donna stessa che rinuncia alla carriera, ancora prima di restare incinta: nel momento in cui decide di fare un figlio, smette di darsi da fare, non accetta nuovi incarichi, non si propone per nuove iniziative, solo perché in un futuro magari ancora lontano dovrà assentarsi: il risultato è che lei stessa si pone come una risorsa “povera”, svolgendo solo compiti routinari e rendendo il suo lavoro noioso. Però in questo modo demotiva sia il datore di lavoro nei suoi confronti, sia sé stessa, in quanto dopo il parto avrà ben poca voglia di riprendere un lavoro poco soddisfacente. Il consiglio quindi è di non bloccarsi preventivamente la carriera e di considerare la maternità anche come fonte di arricchimento professionale: stimola comunque competenze trasferibili, quali una migliore organizzazione del tempo e delle priorità, aumenta l’autostima e la determinazione. Anche in questo caso, guardare i lati positivi.

 

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E: Alle volte sembra che sul lavoro alle donne venga chiesto di adottare atteggiamenti più maschili, per avere successo o per essere semplicemente riconosciute. Che fare quando si vive una forzatura del genere?

T: La prima cosa che mi verrebbe da dire è: cambiare azienda e cercarne una più moderna! Ma anche in questo caso, invece che lamentarsi e basta, le donne possono favorire il cambiamento, puntando proprio sulle loro qualità tipicamente femminili: maggior intuito, attenzione al dettaglio, capacità organizzativa e attitudine al multi-tasking.

 

E: Per chiudere un ultimo consiglio. Che fare quando si subiscono pressioni da parte maschile in ambito lavorativo o famigliare?

T: Dunque, in linea di massima per l'ambito lavorativo consiglio di puntare su una comunicazione efficace e positiva: evitare gli atteggiamenti polemici (il risultato è di venire considerate in preda a sbalzi ormonali incontrollabili) e quelli lamentosi (passeremmo per piattole frignone). Chiedere chiaramente, ma con un bel sorriso, il perché di eventuali atteggiamenti prevaricatori spesso è sufficiente per destabilizzare il maschio "alpha“ e fargli capire che non siamo disposte a farci sopraffare. Se crediamo in noi stesse e nelle nostre capacità, la nostra autostima aumenta e traspare anche all'esterno, liberandoci dallo stereotipo di femmina debole e bisognosa dell'uomo-guida.

Verso il marito ipercritico, molto dipende dal marito e dalle circostanze: a volte la critica nasconde un senso di inadeguatezza nei nostri confronti. Quando si rende conto che tra azienda e casa lavoriamo il triplo di lui, ha paura di essere sminuito e ci attacca. In questo caso, dovremmo cercare di essere un po' meno wonder woman e chiedere il suo aiuto: così magari riusciamo anche a delegargli qualcosa! Spesso ci facciamo prendere da una smania di perfezione che interessa solo noi: in genere gli uomini non badano affatto a certi dettagli sui quali noi ci fissiamo, dovremmo imparare a rilassarci e divertirci di più, esattamente come fanno loro (e chissenefrega se la casa non è uno specchio o se la cena viene dalla rosticceria!).

 

E: Se le nostre lettrici volessero rimanere in contatto con te, come possono farlo?
T: Innanzitutto visitare il mio sito: www.consulenzadicarriera.com e contattandomi direttamente via mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonicamente al numero 0039 347 0045864

 

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La nuova tendenza tra le donne: diventare imprenditrici di se stesse.

Vuoi la crisi che ha tagliato posti di lavoro, vuoi lo stampo imprenditoriale maschilista che frena i percorsi di carriera in rosa, vuoi il desiderio di avere più tempo per i figli. I motivi possono essere diversi, ma il risultato è lo stesso: tante donne in gamba che si rimboccano le maniche e decidono di andare per la loro strada.
La cosa bella è che se vogliamo, lo possiamo fare tutte. Diventare imprenditrici non è un traguardo per pochi, non necessita di grossi capitali, non ha bisogno di un’idea super rivoluzionaria: questo è ciò che vogliono farci credere per mantenere l’imprenditorialità una cosa “per pochi”.
Per avviare il proprio business servono 5 semplici fattori, che ognuna di noi può avere dentro di sé.

1. Parti da quello che sei, quello che ti piace e che conosci, dalle persone che hai intorno. Non hai bisogno di creare l’invenzione del secolo: tanti prodotti di successo sono nati da semplici intuizioni legate alle abitudini e ai bisogni quotidiani. E quando ti viene un’idea, non pensare subito al successo che potrà avere e agli obiettivi che dovrai raggiungere. Non preoccuparti troppo del dopo: parti dal qui e ora, poi il resto seguirà man mano.
2. Investi nella tua idea solo la cifra che ti puoi permettere di perdere. Non essere il giocatore incallito che punta tutto alla roulette. Tante idee di successo sono partite con budget ridicoli, alle volte pari a zero. Può essere anche il tuo caso.
3. Non rimanere sola. Ogni idea e progetto dovrebbe essere condiviso con altre persone che possono aiutarti, perché da soli è molto difficile farcela. Come trovare questi supporters? Parla del tuo progetto in giro e aspetta: saranno loro a trovare te. Non pensare che qualcuno possa copiare la tua idea se ne parli: a malapena la gente realizza ciò che ha nella propria testa, figuriamoci realizzare il progetto di qualcun altro! Condividi ciò che vuoi fare, la voce si spargerà e chi vuole aiutarti si avvicinerà di sua spontanea volontà. E questo ti darà la certezza che sono persone veramente interessate, che non rischiano di mollarti a metà strada.

 

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4. Se la vita ti da’ limoni, fai una limonata. Mettiti in testa che in ogni cosa ci possono essere ostacoli e problemi. Ma se vedi gli errori come un’esperienza per aggiustare il tiro e non come un incentivo a mollare, tutto sarà più facile. Anzi, ti auguro di commettere più errori possibile, specialmente all’inizio, perché questo ti permetterà di capire più in fretta le mosse giuste da fare e raggiungere il successo ancor prima.
5. Pilota il futuro. Ovviamente nessuno può sapere come andranno le cose, ma è inutile perdersi dietro ad analisi di mercato, studi della concorrenza e business planning. Questi lasciali alle grandi multinazionali che hanno tempo da perdere. Tu tieni solo gli occhi aperti: quello che succederà in futuro ha già scritto delle tracce nel presente. Se impari a leggere il comportamento dei tuoi potenziali clienti ora, puoi prevedere come reagiranno poi.


Ricorda: un imprenditore di se stesso non deve ragionare come una grande azienda. Perché proprio il fatto di non essere una grande azienda sarà il suo fattore di successo. Potrai cogliere le nuove opportunità in modo più veloce e diretto (senza lungaggini e burocrazie aziendali), potrai fare un passo alla volta investendo poco per vedere come va (mentre le aziende devono fare budget annuali), potrai scegliere che risorse usare anche solo temporaneamente (mentre le aziende devono comprare tutte le strumentazioni), non avrai gerarchie e formalità da rispettare e potrai confrontarti con persone al tuo stesso livello.

Ora che hai tutti gli strumenti in mano, che aspetti a partire? 


Grazie al professor Mikkel Draebye, docente di Strategic & Entrepreneurial Management presso SDA Bocconi.

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Il network delle mamme che non si danno per vinte. 

Conciliare lavoro e famiglia diventa per molte donne un’impresa impossibile, a meno che non si accetti l’idea di fare grandi rinunce. Ma un barlume di speranza c’è, e nasce dalle idee di alcune donne che hanno vissuto sulla loro pelle questa esperienza. Paola Innocenti è la fondatrice di Withandwithin (www.withandwithin.com), un network dedicato al mondo femminile che offre un’alternativa concreta alle mamme di oggi.

 

E: Paola, dall’esperienza che hai avuto tu personalmente, si conferma che spesso lavoro e famiglia per una donna diventano difficilmente conciliabili. Cosa consigli alle donne che stanno vivendo una situazione simile?

P: Dirò una cosa molto impopolare ma io credo davvero che l'habitat azienda sia poco congeniale a una donna, specie se mamma. L’unico modo, infatti, per poter conciliare lavoro e famiglia è la flessibilità e le aziende (specialmente quelle italiane) ne concedono poca.

 

E: Ci sono tante donne e mamme che al momento non lavorano e non trovano un impiego. Pensi che l’imprenditorialità sia una strada percorribile per tutte?
P: Credo che sia l'unica via possibile. Se riescono a trasformare passioni e competenze in idee nuove e creative, perché non lanciarsi in un' impresa propria? Considerando oltretutto che il mercato convenzionale al momento non offre molto, credo che questa strada sia la più auspicabile.

 

E: È difficile sviluppare un’idea imprenditoriale in un gruppo di sole donne? Quali sono gli ingredienti segreti per il giusto compromesso?
P: Lavoro vuol dire impegno e disciplina, e questo vale soprattutto per quello non dipendente. Le donne tendono, a volte, a non essere concentrate e disciplinate soprattutto perché hanno mille cose da fare e tanti pensieri per la testa. Se poi sono anche mamme il rischio di distrazione è ancora più grande. Quindi la strategia da seguire, per non rischiare di danneggiare il lavoro, parte da una buona pianificazione delle attività, una precisa organizzazione interna e una chiara visione degli obiettivi che si vogliono raggiungere.

 

E: Cosa consiglieresti alle lettrici che stanno pensando di creare un’attività su web?

P: Prendere il coraggio a due mani e partire. Noi donne alle volte tendiamo a essere perfezioniste e finché una cosa non rispecchia al 100% la nostra idea abbia paura a iniziarla. Credo che nell’ambito imprenditoriale, sia necessario superare certi schemi e buttarsi: poi lungo il cammino si capisce cosa funziona e cosa no e si aggiusta il tiro, colmando eventuali gap di competenze e/o conoscenze.

 

E: Il network di With and Within (W&W) come può aiutare chi si iscrive?

P: Serve per creare collaborazioni, trovare competenze, avere supporto, promuovere attività all’interno di un network che ha come grandissimo valore aggiunto il fatto di sapere benissimo da dove arrivi e cosa stai vivendo. Inoltre, le donne tra i 25 e i 55 anni hanno l'80% del potere di acquisto mondiale (decidono pure le cravatte che portano i mariti!), quindi in W&W abbiamo tagliato fuori solo il 20% del mercato potenziale.

 

E: Ci racconti come è iniziata l’avventura di With and Within?

P: Ho creato With and Within con un’idea molto confusa di ciò che volevo fare e scarsissime competenze sul mondo del web. Però avevo dalla mia parte un forte entusiasmo e un’enorme creatività.
Conoscevo solo due donne a Berlino, Irene e Cinzia. Irene era in un momento molto difficile: sola in una grande città, con due figlie. Cinzia aveva appena abbandonato la sua posizione come psichiatra in un ospedale e accarezzava l’idea della libera professione per poter seguire meglio i suoi figli.
Le faccio incontrare ed entrambe le loro vite iniziano un nuovo corso. Inizio dunque a riflettere su quanto potente può essere una rete fatta di sole tre donne….e getto il seme di ciò che poi diventerà With and Within.

Mi ero licenziata da poco, prima della nascita del mio terzo figlio, perché si sa, le aziende americane non ti lasciano in pace neppure sul letto di morte! Ricordo perfettamente il momento in cui Martino, ad 1 anno, fece il primo passo e io pensai: ”Bene, adesso siamo tutti sulle nostre gambe, si può ripartire”. Il mondo, i mercati e molte aziende nel frattempo erano crollati. Io ero lontana dal lavoro da oltre 18 mesi e con la necessità economica e psicologica di ripartire.
Irene mi disse: “Ma perché non mettiamo insieme 3, 4 mamme e facciamo qualcosa? Considerando che 3 donne part time fanno tranquillamente il lavoro di 2, 3 uomini full time!”. Io le risposi che per 3, 4 mamme era difficile pure coordinare un caffè, figuriamoci un lavoro! Il lavoro è creatività sì, ma anche molto metodo. Inizio a riflettere sul dramma di molte donne, specie quando hanno figli: escluse dal mondo lavoro solo perchè decidono di essere madri presenti. O magari ancorate ad un lavoro che non rispetta le nuove esigenze, continuamente divise tra lo stare in ufficio e l’avere la testa (e il cuore) a casa coi bambini.

 

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Credo che le donne abbiano infinite risorse e incredibili competenze, ma purtroppo molto spesso non riescono ad esprimerle nel loro lavoro. Hanno comunque anche un terribile difetto: raramente riescono a tradurre in un adeguato compenso economico il loro vero valore. Penso, ad esempio, a quelle donne che sanno cucire, cucinare, rammendare, disegnare, insegnare e che spesso non trasformano queste loro naturali inclinazioni in un lavoro pagato. È vero che mancano i canali giusti attraverso i quali promuoversi, però il web offre mille opportunità. Così nasce With and within: un grande canale, una grande rete, un grande strumento di promozione. E tutto rigorosamente al femminile, perché alla fine solo chi ha vissuto il tuo stesso disagio può realmente capirti e apprezzarti.

Con W&W competenze e passioni non vengono disperse, ma al contrario, diventano occasione di reddito, grazie a una vetrina professionale dove promuovere ciò che davvero amiamo fare.
Abbiamo abbattuto il modello del “curriculum vitae”, che ti viene richiesto a quegli orribili colloqui, di quegli orribili lavori, di cui purtroppo hai bisogno, ma che non ami per niente. W&W è un luogo creativo, dinamico, e sperimentale, dove puoi promuovere quello che vorresti fare davvero. Perché se hai un hobby, una professione, un’attività immaginata o reale, un sogno campato per aria, qualsiasi cosa che ameresti fare…prima o poi ti ci dovrai confrontare.

Nella nostra community si possono trovare 3 aree:
GUADAGNA, perché alla fine, riuscire a vivere di quello che amiamo è il sogno di tutte.
CONDIVIDI, perchè il mio primo anno con i figli tutti piccini è stato di un isolamento totale e non si vive di solo lavoro!
SCAMBIA, perché oltre a un consumo più moderato e più solidale, spesso in uno scambio c’è molto di più: un’incontro.

Questa è With and within, una community al femminile, per donne creative e in movimento, che non si danno per vinte.

 

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Ti capitano mai quei periodi in cui ovunque ti giri, ti sembra di accendere discussioni e litigi? Al lavoro, in famiglia, in coppia o con gli amici, le discussioni possono accadere, è normale, ma se sono frequenti allora c’è qualcosa alla base che va risolto. Proviamo a guardarci dentro e a vedere se ci sta capitando una di queste 3 cose:


1. Hai grandi aspettative nei confronti di chi ti circonda.
Ti aspetti mai che il tuo compagno ti telefoni appena stacca dal lavoro? O che la tua migliore amica percepisca subito che hai una giornata no? O che i tuoi colleghi facciano una cosa appena gliela chiedi? E… arrabbiarti se tutto ciò non accade? Magari non in maniera sistemica, ma sono cose che prima o poi tutti facciamo. Quando questo accade, significa che in un certo senso pretendiamo di essere al centro dell’attenzione delle altre persone. Ma ognuno di noi mette sé stesso al primo posto: è normale e istintivo, e come succede agli altri – se ci pensi bene – capita anche a noi stesse. E ciò non ha nulla a che vedere col fatto di essere generosi o premurosi verso gli altri, si tratta proprio della bussola che guida le nostre azioni. Ognuno di noi ha i propri desideri e le proprie necessità, quindi, ogni qualvolta ti capiti di pretendere di essere in cima ai pensieri di qualcuno, fermati un attimo a riflettere. Al posto di pretendere, prova prima a dare all’altra persona lo stesso tipo di attenzione che chiedi, abbassando l’aspettativa sul risultato senza forzare la mano. Lasciando gli altri liberi da pretese e donando loro attenzioni, gli verrà automatico restituirti lo stesso trattamento, e tu otterrai ciò che vuoi senza malumori!

 

2. Vuoi che gli altri si guadagnino il tuo rispetto.
Ti capita mai che qualcuno ti dica “Ho scoperto che sei un’ottima amica/collega/persona, ma per guadagnarmi la tua fiducia ho sudato sette camicie!”. Vuoi per delusioni passate, vuoi per insicurezza, vuoi per timidezza, a tante capita di erigere un muro nei confronti degli altri e di sottoporli a una serie di sfide (ben più ardue di Mai Dire Banzai!) prima di dar loro fiducia e rispetto. Ma questo atteggiamento spesso è interpretato come un volersi mettere sul piedistallo, o porsi comunque su un altro livello, e può portarti a essere giudicata in maniera errata o ad avere discussioni. E in effetti un fondo di verità c’è: se ritieni la persona che hai davanti non degna della tua fiducia, la poni in un certo senso a un gradino più basso del tuo. Questo non significa essere ingenua e fidarsi di chiunque, ma almeno dare alle persone il beneficio del dubbio senza partire prevenuta. Anche perché il tuo atteggiamento potrebbe viceversa dare una cattiva prima impressione di te all’altro, e questo nuoce sia in ambito lavorativo che personale. Quindi apri uno spiraglio: riserva a chi entra nella tua vita un “bonus fiducia” di partenza e vedi come va. Se poi verrai delusa, fai sempre in tempo a fare marcia indietro, ma solitamente un atteggiamento positivo attira positività!

 

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3. Invidia, maledetta invidia.
Lo so, è tremendamente fastidioso ammetterlo, ma succede. Quante volte abbiamo detto che una persona proprio non ci va giù: magari “a pelle”, magari per l’atteggiamento, chi lo sa. E guai a insinuare che sia invidia: il fatto che si vesta molto bene, o abbia un paio di chili in meno, o un fidanzato molto carino, non c’entra nulla! Giammai! Va bene, alle volte c’entra, ammettiamolo. E questi pensieri si insinuano in modo talmente subdolo nella nostra testa che neanche ce ne rendiamo conto: accade in un attimo… e quella persona improvvisamente ci sta antipatica e iniziamo a trattarla in maniera più fredda. Magari pure ci punzecchiamo a discutiamo. Pensaci bene, i motivi possono essere anche più sottili: la posizione lavorativa, il carisma, la benevolenza che quella persona attira. Ci possono essere tante ragioni per invidiare una persona, ma fartela nemica non risolverà nulla, e nuocerà solo a te! Quindi, soluzione? Innanzitutto ammettere con noi stesse la cosa (ci si sente molto più leggere dopo, provare per credere!). E poi, avvicinarci a quella persona e diventarci amica! Perché, ti chiederai? Ma chi meglio di lei può svelarti i segreti per avere anche tu la stessa cosa che invidi a lei! poi chiacchierando chiacchierando, chissà che non scopri di aver trovato un’ottima amica!

 

 

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