Dove, nel non lontano 2004 ha lanciato un progetto globale con lo scopo di superare gli stereotipi di bellezza imposti dai media, cercando così di valorizzare le donne in ogni loro aspetto. Si impegna per far si che la donna possa accettarsi e avere maggiore fiducia in se stessa, in una società in cui la bellezza sia possibile per tutte, senza lasciare indietro curve esplosive e lineamenti androgini, accantonando i canoni sempre più sconfortanti.
Qualche settimana fa, sul canale youtube del marchio, è stato pubblicato un video che lascia poco all’immaginazione. Mostra i difetti a detta di alcune donne e li smentisce in pochi passi.

 

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Real Beauty Sketches è diventato un video virale: più di 30 milioni di visualizzazioni, nella speranza che ogni donna abbia imparato qualcosa, anche minima.
E’ stato chiesto a 7 normalissime donne, di descrivere i propri lineamenti ad un uomo, dietro una tenda, senza sapere che fosse uno dei più grandi esperti forensi che stila e disegna identikit per l’FBI. Utilizzando unicamente la descrizione fornita, l’artista Gil Zamora ha ritratto le donne attenendosi alle loro parole. A disegno compiuto non guarda mai la donna che ha ritratto, per lui sono fisionomicamente ciò che ha disegnato sulla tela perché è così che ogni donna si è descritta. Successivamente ciascuna ha passato del tempo con una persona sconosciuta senza che venisse spiegato loro il perché, Queste persone con cui hanno interagito, hanno poi avuto il compito di descriverle a Zamora, che ha disegnato nuovamente il ritratto di ogni donna. Il risultato ha dimostrato subito come ognuna delle donne ha una distorta percezione del proprio aspetto. Ogni coppia di disegni viene poi mostrata alla protagonista della tela, che rimane esterrefatta di fronte a quanto le altre persone vedano in lei lineamenti più confortanti, più naturali e molto meno peggio di ciò che esse credono.


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Il video spinge e sensibilizza ogni donna nel valorizzare di più il loro modo di guardarsi allo specchio. C’è molto di più che un naso aquilino, un mento sporgente, un viso tondo e degli occhi infossati.

Donna, sei più bella di quanto credi. 

 

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Working Woman. 

Quante volte la mattina apriamo l'armadio e ci infiliamo nella quotidiana divisa jeans-maglione-camicia bianca? Si cambia immagine e in ufficio tira aria nuova: ecco come adottare un perfetto look per il lavoro senza strafare (archiviando i tristi golfini da segretaria frustrata). Il decalogo per ottenere la promozione.

Primo: il tailleur nero con gonna a tubo andava bene negli anni 90. La parola d'ordine è fantasia: i nuovi tailleur sono ultra chic ma colorati e stampati, che si fanno notare. Tenete pure la camicia bianca, ma puntate su blazer e pantaloni ad alto impatto: se non ve la sentite di sfoggiare il fiorato (grande must di stagione) puntate sulle righe bianche e blu da alta borghesia Americana. Oppure, colori soft ma pantalone palazzo. Preferite la gonna? Quella a tubo va sempre bene, ma a tulipano o con le pinces, alla Mad Men. Prendere spunto dalle sfilate Hilfiger e Cavalli.

Secondo: se al lavoro preferite un look sportivo, sceglietene uno che non sia però noioso. Passare dal comfort allo sciatto è un attimo. Sì alle nuove sneakers ultra colorate o a quelle rieditate dai vecchi modelli anni 80. La felpa va sempre bene: puntate su modelli sporty chic, over e decorate. Il plus? Abbinatela a una microgonna o agli shorts bon ton. Se siete tipe da panta jogging, sceglieteli in colori fluo, con coulisse in vita. Da abbinare alle bluse morbide in seta e tacchi altissimi. E con il jeans? Pantofole ultrapiatte e blazer colorato.

Terzo: Al lavoro evitate fantasie militari, paillettes, pelle e tutto ciò che è "chiassoso". Sì alle stampe vichy, etniche, floreali o geometriche. Un abitino in seta stampata va bene sempre, così come i maxibracciali design e i foulard colorati che da soli ravvivano un outfit. La borsa stampata è perfetta, purché di medie dimensioni e a tracolla. Evitate di mischiare le stampe: un solo pezzo è sufficiente!

Quarto: la camicia è il capo per eccellenza in ufficio, ma dopo un po' stanca. Quindi: se la scegliete bianca sì ai tagli da uomo ma con giochi di collane e accessori. Quelle sblusate stanno bene con tutto, anche colorate: basta abbinarle a un mini cardigan anni 50 e carrot pants. Se proprio non riuscite a fare a meno del classico jeans e camicia bianca, abbinateci un paio di sneakers particolari e una maxi bag: classico rivisitato. Se avete voglia di novità, via con la camicia di jeans: nella versione ufficio con spilla, per sdrammatizzare.

Quinto: gli accessori. Gli stilisti propongono buste e pochette anche per il giorno, ma non sono certo comode per lavorare. Sì alle tracolle che lasciano le mani libere, o una borsa a spalla nel giallo lime, blu o rosso: capiente ma cool nei colori di stagione. Evitate i bauletti, superatissimi e poco pratici. I bracciali vanno bene, anche tantissimi, su uno o entrambi i polsi. Le collane? No con gli abiti o il tailleur. Fanno troppo "vecchia signora". L'orologio? per l'ufficio è in metallo, ispirato a modelli maschili.

Sesto: se siete irriducibili dei tacchi, le decolteès con punta allungata fanno al caso vostro. Sono tornate alla grande, stanno bene con tutto e basta puntare su colori pastello come cipria, verde menta o azzurro per portarle davvero sempre. Optate per gli stivali? i biker boots sono troppo aggressivi, gli stivali da amazzone visti e rivisti. Meglio puntare sui cuissardes ma a tacco piatto: con leggings e maxi maglie, o con i miniabiti. Glamourous senza esagerare. Le ballerine al lavoro? Hanno poca personalità, ma basta scegliere il modello giusto: taglio pantofola, superflat e con dettagli gioiello. Le stringate maschili diventano un must, soprattutto se bicolor.

 

Abiti-da-ufficio

 

Settimo: il capospalla per eccellenza tra le scrivanie è il trench. Da stringere in vita, regala un'allure maschile che stupisce. Sceglietelo semplice, nero o naturale è un evergreen che dura per sempre. Poi, ci sono le giacchine avvitate con le maniche tre quarti: in tessuto chanel, da lasciare sbottonate per un effetto boho chic. Il nuovo blazer.

Ottavo: i tessuti. Puntate sul pizzo, cachemere, seta e tessuti sottili per maglioncini, tshirts e bluse. Per gli abiti sì alla maglina, suedè, seta, cotone plissé e spazzolato, raso. La semplicità e la fattura dei capi sono fondamentali: scegliete pochi pezzi ma di ottima qualità. I tessuti tecnici sono quelli più nuovi, per osare con ironia, magari abbinando il k-way a stivali e gonna. Il tweed? Sempre. Per la prima vera, a tinte forti.

Nono: le lunghezze vanno gestite bene. Se avete un abito o una gonna mini concedetevi pure il tacco ma con un cardigan o un blazer per smorzare l'effetto. Con i pants alla caviglia, preferite le flat (stringata o pantofola) se siete alte, se siete bassine evitate questo taglio perché non abbassa la figura. Con i pantaloni palazzo il tacco è d'obbligo per tutte. E con la gonna al ginocchio? Se è ampia o a ruota osate le sneakers o le ballerine. Se è aderente, la scarpa perfetta è la mary jane con tacco alto.

Decimo: per le occhialute, dimenticate i classici occhiali da signorina per bene. I più nuovi sono gli occhiali a farfalla, molto anni 50, che stanno bene proprio a tutte. La classica montatura da Nerd in nero ha stancato: preferite la versione tartaruga. Se avete proprio voglia di stupire, gli occhiali tondi alla Lennon diventano da vista e hanno macro montature che si fanno vedere.

 

20 Mar

Scarpe: come sceglierle?

Pubblicato in Outfit

“Chi distingue la bellezza di un corpo dalla bellezza di un'anima non possiede né l'una né l'altra”

Oscar Wilde

Ho una teoria. Si chiama teoria della “donna magra dentro”. In una società in cui si inneggia alla magrezza a tutti i costi, io invece tifo per la bellezza a tutti i costi. Che di questi tempi si può raggiungere anche grazie ad alcuni accorgimenti, non necessariamente ricorrendo a un chirurgo plastico. E quindi “tutti i costi” possono essere anche notevolmente economici.
Le scelte della moda possono venire incontro facilmente a coloro che abbiano voglia di abbracciarle e di sentirsi belle. Perché la “donna magra dentro” possiede grande autostima, non è necessariamente bellissima di fatto, ma si sente tale. Tutte le donne dovrebbero tendere a questo status, che spesso si riesce a raggiungere con delle scarpe belle, comode, confortevoli.
Perché proprio le scarpe? Le scarpe non risentono di taglie che possono risultare sconfortanti anche durante la prova in negozio: una volta ho visto la vetrina di un negozio che offriva abiti in taglie forti sfoggiare un manichino obeso, che avrebbe dissuaso chiunque dall'acquisto. Le forme non sono detestabili, e in fin dei conti non vanno neppure nascoste. Però, delle belle scarpe possono catalizzare su di sé tutte le attenzioni, mostrando così al mondo la personalità e le potenzialità di chi le indossa. Ci sono però una serie di “do” e “don't” da rispettare quando si sceglie una scarpa anziché un'altra. Ecco quali.

 

I “don't”:


Vietatissimo il plateau eccessivo se si è troppo basse o non si sa camminare. I plateau possono anche essere esteticamente belli, ma se non li si sa portare, si finisce per sembrare un trampoliere ubriaco con il rischio di compromettere le proprie caviglie.
Se si è basse, vietati anche gli stivali alti oltre il ginocchio, che tendono ad attozzare la figura, soprattutto se si hanno delle cosce “importanti”.
Niente sneaker o ballerine in momenti ufficiali. Non si va alla prima di un film o al matrimonio della propria amica del cuore come si andasse a comprare la verdura.
Niente tacchi eccessivi se si hanno figli turbolenti: l'attenzione deve essere alta e non si può rischiare di rallentare il proprio corpo se si deve stare dietro a un pargoletto vivace.
Niente sabot o infradito per la città, a meno che non si viva un una città di mare.
Niente scarpe eleganti in occasioni informali, come un tè con un'amica, una festa in piscina anche se è inverno e naturalmente durante una scampagnata.

 

I “do” sono invece questi:


Scegliere delle scarpe che possano star comode in ogni momento e che non siano un pugno in un'occhio, quindi via libera alle zeppe lungo tutta la suola o tacchi grossi, in particolare se fatti di gomma.
Sì agli stivali a tronchetto, anche se le donne che hanno caviglie lunghe e affusolate farebbero meglio a metterle in mostra.
Sì al tacco a spillo in occasioni importanti, badando che sia comodo se l'occasione dura molte ore, quindi alto al massimo 8-9 centimetri.
Sì alle scarpe da tango, sono le più morbide e comode e sono davvero eleganti in ogni luogo, ma anche ampiamente informali.
Sì alle scarpe rosse: accrescono l'autostima.

 

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Sì agli abbinamenti cromatici con cintura, borsa e gioielli o bijioux: fanno sembrare notevolmente curate.
Essere una “donna magra dentro” è quindi molto facile: la primavera potrebbe aiutare in questo processo. Via libera a vestiti leggeri e sole per molte più ore al giorno. Sentirsi bene è solo una questione interiore. E se ci si sente giù, si può sempre uscire a fare shopping, in fondo là fuori ci può essere sempre un nuovo paio di scarpe che vi aspetta.

 

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Ti capita spesso di trovarti in mezzo a litigi o discussioni? Pensaci bene: può essere perché non tolleri che le persone contraddicano la tua opinione. 

E anche quando sai di aver torto, continui a discutere per salvare la tua immagine, perché per te aver torto è una debolezza? Beh, tranquilla, è umano! Tutti sbagliamo e a nessuno piace essere nel torto.
Ma allora come fare? Innanzitutto dobbiamo capire che per avere il rispetto e l’ascolto degli altri non dobbiamo pretenderli, ma chiederli con gentilezza, e MERITARLI. Specialmente in quest’ultimo caso, ci vuole anche un po’ di pazienza perché richiede un certo tempo. Il rispetto e l’ascolto sono fondamentali, perché se gli altri non ci ascoltano o non rispettano la nostra opinione non potremo mai, ad esempio, convincerli di qualcosa, o dar loro un consiglio.
Ecco quindi 3 soluzioni per avere conversazioni serene e costruttive:
• imparare ad ammettere quando abbiamo torto: nessuno è infallibile, tutti sbagliamo. Ma ti assicuro che si fa più bella figura ad ammetterlo piuttosto che continuare a discutere;
• dare spazio alle opinioni altrui: la maggior parte delle volte, le idee migliori nascono dall’unione di più punti di vista. Inoltre, abbiamo sempre qualcosina da imparare dagli altri, per cui vale la pena aprire le orecchie e tappare la bocca di tanto in tanto;
• se non si è d’accordo, argomentare in modo sereno e pacato.

 

basta-litigare

 

 

In questo modo, non solo si evitano tante discussioni, ma si viene anche ascoltati e apprezzati di più. Alzare la voce e imporsi parlando sopra la voce dell’altro non funziona, te l’assicuro. Anzi, mette solo l’altra persona sulla difensiva e distrugge il dialogo.

Questi suggerimenti valgono non solo quando si esprimono delle opinioni, ma anche quando si prendono DECISIONI COLLETTIVE. Ad esempio, in famiglia o con gli amici vuoi sempre stabilire tu cosa fare e dove andare? Questo vuol dire che (magari inconsciamente) pensi che solo la tua opinione conti. So che è brutto ammetterlo, ma di fatto è così. E col tempo i tuoi cari potrebbero esserne infastiditi. È giusto che le decisioni vengano prese insieme, sentendo la voce di tutti. E anche se la scelta fatta da una tua amica o dal tuo compagno non si rivelerà la migliore, che importa? Siamo tutti umani ed è normale sbagliare. Almeno la prossima volta saprete cosa evitare.
E poi alla fine, non è così fondamentale dove si va a mangiare una pizza o che film guardare al cinema: ciò che importa davvero sono le persone con cui stai, che sono l’unico elemento davvero fondamentale per passare del tempo piacevole. 

 

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La notte e il giorno, l’alba e il tramonto, il caos e la calma.

Da sempre uomo e donna sono stati concepiti come due mondi a parte, a volte distanti, a volte apparentemente vicini e con sostanziali differenze. In particolare le donne sono state castigate per la loro intelligenza, per la loro forza d'animo ma soprattutto perché hanno sempre avuto un "difetto" appunto quello di essere donne e quindi inferiori rispetto all'uomo posto al centro del mondo, della società e dell'universo. Però una medaglia ha sempre due facce e non ci sono solo i contro infatti le donne hanno avuto un'amica alleata che le ha accompagnate per tutta la loro esistenza: la scrittura. Tra le grandi femministe del passato ce nè una che ha lasciato il segno esprimendo se stessa e la condizione della donna attraverso un'autobiografia che descrive le condizioni mentali e fisiche femminili del diciannovesimo secolo. Il suo nome è "Charlotte Perkins Gilman" e la sua opera più importante è "The yellow wallpaper" (trad. La carta da parati gialla), il suo capolavoro ti entra dentro, è una perfetta armonia tra letteratura e vita reale. L'opera è incentrata sullo stato mentale della protagonista caratterizzato da una carta da parati gialla che crea terrore e perplessità, è una storia legata alla malattia e alla follia e la cosa che spaventa e sorprende maggiormente è che la progressione della malattia è completamente legata a questa carta da parati che ha un colore ripugnante come la condizione della protagonista. Lei non ha un nome perché rappresenta ogni donna. Suo marito si chiama John ed è apparentemente gentile e affettuoso, ma in realtà è come un attore su un palcoscenico, la sua benevolenza verso la donna è pura finzione, lui è come la casa “apparentemente” accogliente ma dentro stracolma di fantasmi che si trovano nella mente della donna, sono presenze che solo lei è in grado di sentire e vedere. "There is one marked peculiarity about this paper, a thing nobody seems to notice but myself, and that is that it changes as the light changes" da questa citazione si capisce ancora più intensamente quanto la donna possa cogliere i particolari di ogni cosa. Soltanto lei si accorge che la carta da parati cambia al variare della luce del sole e questo a parer mio fa riflettere anche sul rapporto gerarchico e distante tra uomo e donna. Il cambiamento della luce del sole innanzitutto rimanda al tema del doppio, la donna ha una doppia personalità: è presentata quasi come una bambina, rispetta il volere del marito ma alla fine del testo farà uscir fuori se stessa e la sua pazzia dovuta all'incomunicabilità e alle restrizioni atroci a cui la donna è stata sottoposta. Ma il variare della carta da parati può rappresentare anche i diversi punti di vista tra uomo e donna, il vero e il falso (che si riconosce alla luce del sole).

 

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Il sole è la donna, la luna più oscura è l'uomo che indossa una maschera e al di sotto di essa si nasconde una malvagità che non esce fuori alla luce del sole, il tutto è intrappolato da parole dolci e "pure" che servono soltanto ad aggirare la donna considerata inferiore e costretta ad una condizione disumana. Il letto è inchiodato al pavimento e lei è rinchiusa dentro una nursery, questa situazione rappresenta lo "specchio" della vita della Gilman che ha subito la "Rest Cure" ovvero la cura del riposo. La scrittrice è stata presa in analisi dal medico-scrittore Silas Weir Mitchell. Era costretta a rimanere a letto, non poteva allargare gli orizzonti intellettuali come leggere e studiare e dato che le gambe si atrofizzavano si effettuavano delle scariche elettriche per favorire la contrazione muscolare. L'autorità di medico di John prevale sulla debolezza della protagonista che da poca importanza a se stessa e alle sue facoltà e quindi sono le imposizioni della società che hanno deciso per la sua vita, lei guarda la sua esistenza scorrere ma non ne è pienamente parte integrante. Lei è passiva in netta contrapposizione con il giallo che rappresenta la vitalità e la voglia di vivere. Però nel testo il colore della carta da parati è denotato in modo negativo e lascia trapelare sentimenti carichi di tristezza. Inoltre la carta presenta degli arabeschi e in questi motivi la protagonista comincia a vedere delle donne e dato che non può leggere i libri comincia ad interpretare la carta. Il suo sguardo si perde nell'osservare quelle curve zoppe ed incerte che si suicidano, le curve zoppe ed incerte rappresentano la "cura" che il marito sta facendo fare alla donna e il suicidio è molto probabilmente il suo destino dato che la realtà la sta uccidendo. Sullo sfondo della carta vede una donna che si nasconde (frutto della sua immaginazione) che rappresenta la paura della protagonista che non può e non riesce a mostrare le sue opinioni. Però la follia avanza e dalla carta da parati inizia a vedere delle donne che strisciano nella stanza, la donna cede alla sua pazzia, strappa la carta da parati, John alla vista della scena raccapricciante sviene e alla fine la donna strisciante su di lui (come le donne della carta)ha il pieno "controllo" sull'uomo. Questo testo ci fa scivolare nella follia più assoluta, la stanza, la carta da parati, il sole, la luna, i personaggi ogni cosa è segno di doppio e tutto ciò che sembra superficiale è in realtà denso di significato e la donna senza nome sono loro, siamo noi: donne.

 

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