La consapevolezza di essere Donna. 

L’ 8 marzo, la festa della Donna, una festa che, dovrebbe ricordare un sacrificio, il sacrificio di tante Donne che lottavano per un unico obiettivo, vedere riconosciuti i propri diritti.
La festa della Donna non è solo scambiarsi un regalo, uscire con le amiche, la vera festa, rappresenta molto di più, rappresenta una conquista.
Sono passati gli anni, sono cambiati i luoghi, ma ancora oggi, una donna su due è disoccupata, ancora oggi, sentiamo quotidianamente che una donna è stata uccisa, violentata, picchiata.
Cosa possiamo fare per noi in questo giorno?
Il nostro impegno deve essere racchiuso in due semplici parole : “MAI PIU’”.
Siamo noi che dobbiamo essere le prime a lottare per i nostri diritti, ad imporci sui luoghi di lavoro, nella società, siamo noi che dobbiamo essere libere di poter avere una famiglia e un lavoro, senza rinunciare all’una o all’altra cosa.

 

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Le mimose che doneremo a chi vogliamo bene, in questo giorno, dovranno essere cariche di significato, il significato di vivere, il significato di dignità.
Con questo messaggio vorrei augurare a tutte noi, una splendida festa della donna, affinchè il nostro ruolo venga riconosciuto, venga capito, affinchè ci venga offerto, tutto ciò che meritiamo.
Non importa il modo in cui festeggeremo questo giorno, ciò che conta è viverlo intensamente, viverlo con il cuore, e come sempre, viverlo con quella semplicità e quella consapevolezza della bellezza di essere donne.

 

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Chi è Laura Boldrini. Una vita spesa per gli ultimi. 

Giornalista marchigiana e figura politica appartenente alla lista Sel (Sinistra Ecologia Libertà), per anni è stata la portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati difendendo “i diritti degli ultimi” come lei stessa ha affermato: è Laura Boldrini, nuovo presidente della Camera dei deputati della Repubblica italiana e terza Donna a ricoprire questa importante carica dopo Nilde Iotti ed Irene Pivetti.
La Boldrini si è laureata in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma lavorando per un periodo in Rai dopodiché ha iniziato la sua carriera presso l’ONU occupandosi per 4 anni della FAO e solamente in seguito coprendo il ruolo di portavoce appunto per i Rifugiati.
Dobbiamo, inoltre, citare alcuni riconoscimenti che le sono stati attribuiti come la medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità tra uomo e donna nel 1999 e il titolo di Cavaliere della Repubblica italiana nel 2004.
Il 16 marzo è stata eletta con 327 voti su 618 ricevendo numerosissimi applausi (se ne sono contati circa 22 di seguito) nonostante il dissenso del Pdl.
Nel suo discorso ha trattato alcune tematiche di estrema importanza per il nostro paese come la questione riguardo la povertà e la precarietà poichè l’Italia purtroppo, come ben sappiamo, data la sua situazione di totale instabilità, troppo spesso vede fuggire all’estero quelli che sono dei veri e propri talenti.
Per di più ha affrontato la problematica della mafia ricordando la figura di Aldo Moro, ha affermato di voler fornire ascolto alla sofferenza della società con la questione appunto del lavoro, dei pensionati, degli esodati ma anche degli imprenditori in difficoltà e soprattutto di voler eliminare la violenza sulle donne che sempre più sono soggette a soprusi e sono manipolate dalla figura maschile.

 

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Laura Boldrini è una donna che può costituire una rinascita per il nostro paese, la possibilità di riacquistare una dignità per la politica italiana ma anche per la donna il cui ruolo è stato mortificante negli ultimi tempi all’interno della nostra società. Finalmente abbiamo una donna al potere, una donna che ha tutte le carte in regola per portare le redini di un’Italia senza futuro.
Una nuova voce carismatica, una personalità in grado di rivoluzionare il modo di fare politica nel nostro paese, una politica volta onestamente a costituire l’espressione dei diritti del popolo, una politica che rispecchi effettivamente il concetto di democrazia fino a questo momento totalmente oscurato.

 

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Intervista ad Annalisa Monfreda, nuovo direttore responsabile del settimanale Donna Moderna e di Confidenze. 34 anni e 2 figli, si è laureata in Lettere Moderne e ha iniziato la propria attività nel 1996. Nel suo passato professionale, spiccano nomi di testate importanti, tra cui Geo e Topgirl (Mondadori), Cosmopolitan.

 

E: Annalisa, tu sei il ritratto della donna che "ce l’ha fatta". Secondo te, per una donna in Italia è possibile fare carriera?
A: Sì, è possibile. E non potrei mai dire il contrario vista la mia esperienza e viste le tante donne in carriera che ho incontrato in questi anni. Certo, il contesto non aiuta. Né quello sociale (assenza totale di servizi e aiuti alle donne lavoratrici) né quello culturale (gli uomini, anche i più evoluti, fanno fatica a prendere le distanze da un modello che li vuole "capifamiglia" anche in senso economico, e quindi sono di scarso sostegno alla carriera delle loro compagne). Ce la fa chi è abbastanza incosciente e indifferente di fronte a questi due ostacoli.

 

E: Quali sono state le difficoltà più grandi che hai affrontato?
A: Le uniche vere difficoltà le ho incontrate in campo familiare. Accettare di tornare a casa alle 7 di sera e sentirsi respinta dalla propria figlia di due anni perché tu non ci sei stata tutto il giorno non è affatto facile. Ti fa mettere in discussione le tue priorità e ti fa credere che stai sbagliando tutto. Come ne esci? Inizialmente ho provato a fare orari più family friendly, ma è durata poco. O comunque era un buon proposito che veniva disatteso alla prima emergenza. Così ho fatto pace con i miei orari, ho fatto pace con il mio ruolo, e devo dire che tutto è migliorato. Le figlie intanto sono diventate due e quando torno a casa la sera mi abbracciano: percepiscono che quella è la normalità della nostra vita e l'accettano. L'accettano perché io per prima la accetto.
Quanto all'ambito lavorativo, devo dire che non ho mai incontrato difficoltà e non ho mai patito pregiudizi, anzi ho sempre trovato sponsor che mi hanno fatto crescere e mentori che mi hanno insegnato tanto. E quasi sempre erano uomini.

 

E: Secondo te, in un ambiente maschilista, una donna ha delle possibilità di crescere professionalmente?
A: Onestamente, non mi sono mai trovata in un ambiente maschilista. Forse ho incontrato qualche collega o qualche capo tendenzialmente più maschilista di altri. Ma la carriera l'ho fatta lo stesso. Mi è bastato sfatare tutti i falsi miti sulle donne. E cioè che la nostra emotività sia una debolezza (mentre è ciò che ci permette di attivare le energie del gruppo), che una volta messa su la famiglia diventiamo poco affidabili (mentre in realtà abbiamo un'esplosione di creatività) ecc. ecc.

 

 

E: Come riesci a conciliare lavoro e famiglia?
A: Non ci riesco, questa è la verità. E quindi ho smesso di cercare la conciliazione a tutti i costi. Cerco la felicità, perché una donna felice ha figli (e marito) felici. E quindi vivo una vita senza molto equilibrio: serate in cui lavoro fino a tardi, pomeriggi a sorpresa in cui mi libero, weekend trascorsi come se il lavoro non esistesse e domeniche distratte con mia figlia che disegna di fianco a me che non distolgo gli occhi dal computer. Non ho una ricetta per la conciliazione se non quella della serenità interiore e del non sentirsi in colpa.

 

E: A quelle donne che decidono di mettersi in proprio per riuscire a stare di più con i figli, cosa consiglieresti?
A: Faccio fatica a credere che il lavoro in proprio ti lasci più spazio da dedicare ai figli. Forse ti lascia una buona dose di flessibilità e quindi più tempo da trascorrere con loro in termini orari. Ma devi essere brava a "staccare", cioè a non pensare al lavoro quando sei con loro, e questo è davvero difficile con il lavoro in proprio.

 

E: Negli ultimi tempi, sia online che sulle riviste, si leggono diversi articoli che parlano di lavoro e attualità rivolgendosi alle donne. Però rimangono ancora argomenti un po’ marginali rispetto a moda, bellezza e gossip. Secondo te come mai?
A: Io credo che l'universo della donna sia molto complesso. E non c'è crisi che tenga: la moda, la bellezza e anche il gossip sono tra i massimi interessi di noi donne. E non è un elemento negativo. Anzi, appartiene a quella leggerezza che ci caratterizza e che è la nostra forza.

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L'Italia, un paese per Donne?

 

Le donne, in Italia, oggi. Che situazione vivono? Come vengono valorizzate al lavoro? Come vengono supportate a coniugare lavoro e famiglia? Tante domande già vive da tempo che ancora non sembrano trovare giuste risposte. Il recente risultato elettorale, che ha nuovamente cambiato la composizione dell’esecutivo, rimette le carte in tavola. Sarà il momento della svota? Ne parliamo con Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato per il PD. Valeria si definisce una sindacalista pragmatica, riformista e femminista. È stata anche una delle fondatrici di Se non ora quando?, partecipando all’organizzazione della manifestazione del 13 febbraio 2011.

E: Come vedi la situazione in Italia al giorno d’oggi?

V: Viviamo una situazione molto complessa. La crisi ha messo il paese in ginocchio, sono venute alla luce negli ultimi anni tutte le debolezze di sistema che ormai penalizzano l’Italia, e l’instabilità emersa dalle elezioni ha reso la situazione ancora più difficile. Il percorso che abbiamo di fronte è stretto, ma chiaro: occorre coniugare cambiamento e responsabilità e procedere con decisione, segnando via via nuove strade nel panorama inedito che ci troviamo ad affrontare.

E: C’è chi dice che come quote rosa stiamo crescendo, chi invece vive il contrario. Tu come la vedi?

V: Per quanto riguarda il Parlamento, per la scelta di alcune forze politiche - il PD in primo luogo, ma anche il M5S - di mettere in lista molte donne, la presenza femminile è indubbiamente cresciuta, poco oltre il 30% in questa legislatura contro il 20% della scorsa. É un segnale importante, è certo un successo, ma anche  solo il punto di partenza. La maggiore presenza di donne tra chi rappresenta i cittadini alla Camera e al Senato deve diventare un elemento che rafforza quel percorso di cambiamento di cui parlavo, per liberare il potenziale femminile in tutti i settori, e permettere che le donne non siano solo una quota, seppur crescente, ma un fattore di forza, competitività, etica per tutto il Paese. Le donne, se lo scelgono, possono cambiare la politica, le priorità, le regole. E, quindi, costruire un Paese nuovo, per donne e uomini.

E: Secondo te, una donna che si trova in un ambiente maschilista può farsi strada o è una battaglia persa?

V: Sicuramente ogni donna deve sempre cercare di farsi strada: provare a dimostrare il proprio valore, impegnarsi al massimo, lavorare e mettere alla prova il proprio talento vale sempre la pena. Ma la battaglia per rendere la cultura del paese meno maschilista - nei luoghi di lavoro, nei media, nel modo generale di pensare al futuro - è una battaglia che le donne devono fare insieme, coinvolgendo sempre più anche gli uomini. Vorrei una relazione vera e forte tra le donne delle Istituzioni, delle Associazioni e della società. Ogni donna deve provare a farsi strada, sempre: ma dobbiamo battere il maschilismo. Perché ogni ragazza che si affaccia al mondo del lavoro deve sapere che il suo paese, che l’Italia punta su di lei, e che potrà vedere premiato il suo impegno.

 

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E: Sul ruolo e l'immagine delle donne nel mondo della politica si sentono tante opinioni. Tu che la vivi direttamente, cosa ne pensi?

V: Sicuramente negli ultimi anni, dalla rappresentazione che la politica ha dato delle donne, non c’è di che sentirsi rappresentate. Abbiamo assistito davvero all’umiliazione delle donne, della loro dignità oltre che della loro immagine. Ci sono però anche tante donne che quotidianamente lavorano nelle Istituzioni e nelle associazioni di rappresentanza e si impegnano in politica con passione e competenza, dando sia l’esempio dei risultati raggiunti sia allargando con le battaglie comuni le opportunità per tutte le donne. Io ho lavorato molte volte nella mia vita in ambienti fino a quel momento molto maschili, e sono sempre riuscita ad affermarmi con il lavoro, l’impegno, lo studio, la massima collaborazione con gli uomini, la solidarietà e la passione delle battaglie con e per le donne.

E: Hai qualche consiglio per chi tra le lettrici non riesce a farsi strada perché donna?

V: Continuare a credere nelle proprie capacità, lottare per una società dove il merito è premiato e dove la differenza di genere è un dato acquisito. Ricordare a colleghi, capi o interlocutori professionali di ogni genere che i dati parlano chiari: secondo Banca d’Italia dove ci sono più donne si produce più valore e c’è meno corruzione. E che i generi sono due: DONNE e UOMINI. Quindi, c'è bisogno del doppio sguardo su tutto. Ma voglio che quelle lettrici e quelle donne che non riescono a farsi strada perché donne possano soprattutto oggi non sentirsi sole. Allora consiglio loro di scegliersi una delle tante donne che siedono in Parlamento, una di quelle elette nella lista che hanno votato o una qualsiasi che ispira la loro fiducia. Le scrivano, ci contattino, mi contattino, chiedano il nostro supporto perché siamo in Parlamento anche per questo.

E: E se una donna volesse cercare all’estero, che paesi consigli?

V: Credo che ciascuna e ciascuno sia libero di scegliere dove meglio poter realizzare i propri progetti, e capisco che oggi molti giovani pensino che altrove le proprie potenzialità possano meglio esprimersi e possano essere meglio valorizzate. Ma credo anche che oggi, proprio perché siamo di fronte ad uno scenario inedito e perché dobbiamo orientare al cambiamento l’azione del Parlamento e del governo, mi piacerebbe che tante ragazze scegliessero di puntare sull’Italia. Non è un auspicio sentimentale né la volontà di fare la morale a chi vuole andare via, ma un impegno rispetto al lavoro che dovremo e che dovrò fare: far tornare la voglia di puntare sull’Italia e di avere fiducia nel nostro futuro comune.

E: Famiglia e carriera: secondo te sono davvero conciliabili? Pensi che il sistema italiano potrebbe fare di più per aiutare le donne in questo senso?

V: Sì, certo che sono conciliabili, ma non in Italia oggi. Il sistema potrebbe e dovrà fare molto di più: dai servizi, come gli asili o quelli di cura, per liberare il tempo delle donne (e insieme creare lavoro) a una diversa e condivisa divisione dei compiti tra i genitori. Dal maggiore uso del part time alla fine delle dimissioni in bianco. Dalla maternità garantita per tutti i contratti di tipo subordinato o para-subordinato a un avanzamento culturale che renda la differenza di genere davvero un elemento diffuso del senso etico, sociale e produttivo del Paese. Insomma, un Paese civile si misura davvero sulla condizione di cittadinanza piena delle donne.

 

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Amicizia e donne: un binomio incompatibile? Piccola riflessione a partire dal mondo animale. 

In questi giorni, le mie due gatte sono impegnate in un complicato processo di conoscenza. Paura e litigi sono però già alle spalle: in pochi giorni entrambe hanno iniziato a giocare, come avessero vissuto sempre insieme. Così mi sono messa a riflettere su quello che è il luogo comune sulle amicizie femminili. Sono in tantissimi a pensare che non esistano o siano molto rare. E in questi tempi di individualismo diffuso, di narcisismo che non raramente sfocia nella più assoluta sociopatia, non sembra strano da credere.
Per le gatte, la molla che le divide, almeno inizialmente, è la gelosia. Per le donne è forse la competizione. Nelle relazioni, nel lavoro, in qualunque campo della propria vita. Per gli uomini è più semplice, forse perché sono giustamente ancorati a un cliché, quello derivante dall'epopea di Gilgamesh: Gilgamesh incontra Enkidu, si battono e poi diventano amici. Il loro sentimento poggia sull'esperienza comune della lotta, in cui anche se uno dei due prevale, finisce per risparmiare la vita dell'altro. Questo cliché, quasi sempre ravvisabile nelle relazioni maschili, e anche nei teen drama statunitensi. Ma, come sempre, le relazioni, di qualunque tipo, sono molto più complicate di qualunque sceneggiatura.

A ben guardare, la più grande difficoltà rappresentata nelle amicizie femminili è appunto la competizione, che si traduce spesso in sospetto iniziale, pregiudizio, e poi, a meno che le cose non cambino, in un rapporto di circostanza determinato dalle convenzioni sociali, in cui ci si malsopporta, ci si parla alle spalle o si cerca, nei casi peggiori, di danneggiare l'altra persona.

 

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Fortunatamente, come spesso accade, si tratta di casi limite: il mondo pullula di buone amiche, ma siamo noi in primis a cercare a naso quelle che fanno per noi, in base al nostro vissuto, al nostro stile di vita, al nostro modo di essere. Tutto il resto meglio lasciarlo alle convenzioni sociali. E alla circostanza.
E se la ricerca dell'amicizia femminile non dovesse andare a buon fine, prendetevi una gatta. Sarà vostra amica incondizionatamente.

 

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