Giovanna Busà

Giovanna Busà

Sono Giovanna, messinese di nascita ma castellana di adozione… No, non vivo in un castello (anche se mi piacerebbe!) ma a Città di Castello, in provincia di Perugia! Quando mi chiedono cosa mi ha potuto far lasciare il sole per la nebbia rispondo sempre “l’amore”; quelli meno romantici non ci credono, ma in realtà “il lavoro” sarebbe la risposta di mio marito, non mia! 

A proposito di lavoro, mi occupo di “educazione” e ultimamente ho lavorato in un nido d’infanzia, ma al momento c’è una sola bimba a cui dedico interamente le mie giornate: la mia splendida Maria Chiara, che farà un anno a Febbraio!

Ah già, la mia età… io ho 33 anni suonati, ma shhhhh, non ditelo a nessuno!!

Il mio motto? “Tutto è un dono”, la mia famiglia, i miei amici, la mia vita, quello che mi circonda…

E la mia passione? Leggere e scrivere di tutto!

Già da un po’ le nostre case sono piene di addobbi natalizi e luci dai mille colori, che affascinano i nostri bimbi come ne eravamo affascinati noi da piccoli. Quello che piace però non sono gli oggetti che disseminiamo per le stanze, siano essi presepi, alberi o i più deliziosi pupazzi e angioletti, ma è l’«atmosfera» che si crea, un clima di festa, di calore, di famiglia. E anche di attesa. Si attende un giorno particolare, un giorno in cui nasce un Bimbo. 

Sin dai primi anni è possibile far capire ai nostri piccoli il vero significato di questa festa cristiana, al di là dei regali e dei panettoni. Anche se all’inizio non capiranno granché, nel corso degli anni il semino che con costanza abbiamo seminato in loro non andrà perso e, quando saranno in grado di comprendere tutto per intero, non faranno fatica ad indirizzare il loro sguardo al cuore del Natale. 

Se ci pensiamo bene, per loro non è un trauma sapere che Babbo Natale non esiste, a meno che non glielo abbiamo fatto credere per diversi anni…o precisamente fino a quando non ci hanno scoperti una bella notte a mettere il loro regalo sotto l’albero, il presepe o il loro letto. Ma se da subito spieghiamo loro gli elementi della nostra Fede, cioè che Babbo Natale con la slitta è una bella storiella, mentre la nascita di Gesù Bambino è una bellissima realtà, non li stiamo privando della magia del Natale, anzi stiamo facendo loro un bel dono! Li stiamo attrezzando a non rimanere vuoti e nostalgici quando tutte le luci cesseranno, perché sapranno che esse sono un contorno che va e viene, mentre l’essenza rimane, dato che è una Persona con cui possono parlare tutto l’anno. 

Nulla ci vieta di raccontare di camini e befane, ma anche Gesù Bambino è poetico con il suo compleanno innevato del 25 Dicembre, con i suoi doni ricevuti inaspettatamente da quei re sconosciuti (anche Lui è Re, solo un po’ diverso!), con la sua stella che splende notte e giorno, con il suo Angelo che lascia il Cielo per annunciarne l’arrivo. E chi  più ne ha più ne metta, tutto sta negli occhi che guardano le cose. 

Sicuramente più in là i nostri figli non verranno delusi da questo Gesù che muore sulla Croce, anzi, un Uomo-Dio che fa questo per Amore fa una bella concorrenza ai migliori eroi dei cartoni.

E se ci sembra che alle loro orecchie il nostro sia solo un “bla bla bla”, quando meno ce lo aspettiamo ci stupiranno con il loro saper mettere in pratica meglio di noi; magari un giorno torneranno dalla festa di Natale della scuola raccontandoci che hanno giocato con Jazir con cui non sta mai nessuno, perché non potevano vederlo triste e per regalare il suo sorriso a Gesù Bambino, visto che non è giusto andare alle feste di compleanno senza un pensierino per il festeggiato! Tutto sta negli occhi che guardano le cose e i più puri, semplici e veri sono quelli dei nostri cuccioli, loro non vedono tanti fronzoli!

Del resto se veramente per noi la nascita di un Bambino ha cambiato la storia del mondo e della nostra vita, non possiamo non parlarne in famiglia. Il seguito lo farà Lui, si sa che tra bambini si capiscono meglio!

 

Ecco la seconda parte dell'articolo, dove spiegheremo le regole da seguire per evitare la gelosia del bambino:

  • Innanzitutto non facciamoci frenare dalla scusa di un eventuale aborto spontaneo e non aspettiamo molto tempo per dare al bimbo la notizia;  qualsiasi cosa dovesse apprendere da altri o da frasi dette di nascosto provocherebbe in lui un unico pensiero: “Mia mamma, mio papà mi dicono le bugie”. Quindi se anche la gravidanza dovesse arrestarsi, meglio per lui sentire di avere dei genitori che gli spiegano le cose (anche dolorose) e lo consolano anziché dei genitori bugiardi.
  • Durante l’attesa coinvolgiamolo il più possibile: lasciamo che accarezzi la pancia, che parli e canti al fratellino; cominciamo con lui ad immaginare l’aspetto del bebè e a sceglierne il nome; chiediamogli consiglio sulla nuova disposizione della cameretta (che sia però il meno rivoluzionaria possibile) e sulla scelta del corredino. Non forziamo ovviamente la mano se lo vediamo reticente, arriviamo solo fino al punto in cui lui ci permette di arrivare. 
  • Non illudiamolo dicendogli che il fratellino sarà da subito il suo compagno di giochi e che sarà tutto bello e divertente, ma prepariamolo anzi alle novità che il suo arrivo porterà. Per questo potremo servirci di un bambolotto o di una visita ad amici che da poco hanno avuto un figlio. Dall’altra parte facciamolo sentire importante per le nuove routines, spiegandogli che in tanti casi la sua collaborazione sarà indispensabile. Come in ogni cosa,  anche qui seguiamo la via di mezzo: sebbene per noi lui diventi “il figlio grande”, questo non significa che sia realmente in grado di assumersi le responsabilità pratiche e morali dei “grandi”. Quindi affidiamogli solo piccoli compiti e dopo un suo aiuto o atto di pazienza, ricompensiamolo con lodi, premi e coccole!

  • Può anche darsi che il bambino manifesti solo la gelosia e quindi tristezza, nervosismo, paure, ma non aggressività nei confronti del fratello. Se invece dovesse manifestare anche questa, non facciamolo sentire “sbagliato”. Ricordiamo intanto che la gelosia è un sentimento normale (che poi evolverà in competizione), funzionale allo sviluppo della sua personalità; o meglio, sarà tale se verrà aiutato dai genitori a gestire e a capire quel fiume di emozioni per lui nuovi, che lo fanno sentire triste e in colpa. Quindi mentre è nostro dovere riprenderlo dagli atteggiamenti dannosi verso il fratellino, verbalizziamo anche quei sentimenti che al momento ci sembra di cogliere in lui, mostrando comprensione: “Capisco che questa cosa ti fa arrabbiare..”, “So che in questo momento vorresti giocare con la mamma…”, “Se ti senti triste per questa cosa lo capisco…”. Sentire i propri stati d’animo negativi sulla bocca della mamma lo aiuterà ad elaborarli senza sensi di colpa, perché vedrà se stesso con gli occhi amorevoli della mamma. Se ce la sentiamo, aiutiamolo a tirare fuori i suoi sentimenti con gli strumenti a disposizione: i giochi di ruolo con le bambole, i disegni…
  • Avvisiamolo per tempo che dovremo andare in ospedale per farci aiutare dai dottori a far nascere il piccolino, che potremmo anche non avere il tempo di salutarlo, aggiungendo che lui potrà chiamare e venirci a trovare quando vuole.
  • Durante i nostri giorni di ricovero,  non facciamo trasferire il bimbo a casa di altri, ma chiediamo ai nonni (o a chi lo accudirà) di fare loro il sacrificio di spostarsi. Anche dopo il parto, non facciamogli subire troppo cambiamenti, programmiamo invece le cose in maniera tale che non coincidano con la nascita del fratellino, in particolare l’inserimento al nido o l’inizio di qualsiasi attività che lo tenga lontano da casa.
  • Il nuovo arrivato riceverà molti regali, facciamone uno anche al primogenito dicendo che è stato il fratellino a suggerirlo all’orecchio della mamma. Anche far scartare a lui i regali del neonato sarà un modo per non farlo sentire in secondo piano.
  • Soprattutto dopo il parto, cerchiamo di fare con il bambino quello che facevamo prima o anche cose nuove. Facciamoci aiutare da qualcuno nella cura del secondo, per poter dedicare tempo al primo. Quando non è possibile coinvolgerlo nella cura del piccolo, facciamo in modo che sia impegnato in qualche altra cosa o che qualcun altro gli dedichi del tempo speciale: fare la spesa col papà, una passeggiata con la nonna, o una torta con la zia lo faranno sentire bene. Ovviamente la figura che maggiormente dovrebbe prestarsi a compensare le assenze della mamma è il papà; anche a lui sono chiesti dei sacrifici al di fuori del lavoro, gli sforzi all’unisono verranno ricompensati presto dalla maggiore serenità familiare.
  • Per il bambino, un modo per esprimere il proprio malessere è la “regressione”: il tornare, cioè, a fare delle cose che prima non faceva più, in genere per attirare l’attenzione o sentirsi di nuovo piccolo e amato. Potrebbe, per esempio, tornare a bagnare il letto, richiedere il ciuccio, fare molti capricci quando sa che la mamma deve allattare o dedicarsi al fratellino. In realtà non sono veri e propri capricci da reprimere, ma segnali di sofferenza, per cui cerchiamo di non spazientirci troppo e di chiudere un occhio. Il vedere che di tanto in tanto gli è consentito tornare piccolo, dovrebbe rendere questi episodi sempre più sporadici, man mano che egli riacquista sicurezza in quell’amore che pensava diminuito. Ovviamente se ci rendiamo conto che alcune situazioni persistono oltre il dovuto (in particolare l’enuresi) proviamo a parlarne con il Pediatra.
  • Cerchiamo noi stesse di creare e supportare il rapporto tra i fratelli: durante la gravidanza facciamo notare quando il piccolo scalcia agli stimoli del primo: “Senti com’è contento quando lo accarezzi” “Continua a cantare così dopo riconoscerà la tua voce e ti sorriderà”. Dopo il parto ugualmente, sottolineiamo con enfasi positiva quando il neonato gli sorride, lo segue con lo sguardo…  
  • Non diamo per scontato che il bambino deduca che il nostro amore è rimasto immutato dai sacrifici che facciamo per lui di volta il volta, come leggergli la fiaba quando il secondogenito si è addormentato e noi siamo distrutte, non irritarci alle sue continue richieste di attenzione nei momenti più critici, fare i salti mortali per ritagliarci del tempo per stare insieme… Queste e altre azioni per lui avranno ancora più valore se accompagnate da manifestazioni verbali (“Quanto ti voglio bene”, “Sei sempre il mio tesoro”), abbracci affettuosi, coccole… Pur essendo diventato il maggiore, rimane comunque un bambino, con il suo diritto alla tenerezza e bisognoso adesso di maggiori rassicurazioni. Se perseveriamo e non ci facciamo prendere dall’impazienza, alla fine L’AMORE VINCERÀ, il nostro bimbo pian piano recupererà fiducia e questo lo farà crescere perché con il nostro aiuto avrà vinto la prima battaglia della sua vita!

 

“Amore della mamma, ti piacerebbe avere un fratellino?”. “No! Ruberebbe i miei giocattoli!”. 

Se nostro/a figlio/a dovesse rispondere più o meno così, mentre noi siamo invece in procinto di comunicargli che presto avrà un/a compagn/a di giochi, dobbiamo tenere in considerazione almeno 3 cose.

  1. In realtà “i miei giocattoli” nella sua testolina corrispondono a “l’amore della mia mamma e del mio papà”.
  2. Se anche la sua risposta fosse diametralmente opposta, o se addirittura il fratellino ce l’avesse chiesto lui, non è escluso che i problemi nascano con l’arrivo effettivo di quel bimbo prima semplicemente immaginato.
  3. È difficile ma non impossibile per noi gestire la normale gelosia del primogenito verso quello sconosciuto che già si trova nel nostro grembo.

Ebbene sì, quel bebè che tutti vorrebbero proporgli come una personcina bisognosa di cure e affetto a cui deve volere tanto bene, per lui è semplicemente uno sconosciuto! Anzi peggio, è un ladro che senza invito si intrufola nella sua casa, nella sua stanzetta, nel suo tempo, tra lui e i suoi amori unici e assoluti (mamma e papà), di cui prima era l’amore unico e assoluto.

È quindi importante non tanto quello che diciamo e facciamo, ma come lo diciamo e lo facciamo. Che il nostro amore per i nostri bimbi sia sincero e intramontabile è scontato, non lo è come loro lo percepiscono.

I bimbi infatti, a dispetto delle poche abilità cognitive-emozionali che noi attribuiamo loro, già dai primissimi anni sono invece capaci di andare al di là delle nostre parole e di leggere i nostri comportamenti, gli sguardi che ci lanciamo fra adulti e anche i silenzi. Hanno però bisogno del nostro aiuto per districarsi tra i significati e attribuire ad ogni cosa la giusta interpretazione.

Questo non vuol dire che dobbiamo farci prendere dall’ansia nell’approccio con loro, ma solo che dobbiamo fare un po’ di attenzione al modo di comunicare il nostro amore. Nella seconda parte vedremo insieme qualche piccolo accorgimento per il periodo pre e post parto, che ovviamente la sensibilità materna adatterà all’età specifica del primo figlio e applicherà con gradualità.

(clicca per la seconda parte)

 

Perché dire siciliana una variante che può vedersi in qualsiasi altra regione? Ma semplicemente perché il pistacchio oggi è coltivato quasi esclusivamente in Sicilia e il più famoso è quello di Bronte, provincia catanese alle pendici dell’Etna! Qui ha addirittura ottenuto il marchio DOP (di origine protetta) e non a caso è stato denominato “l’oro verde” di Sicilia. Tantissimi i dolci a base di questa bontà, ma per adesso concentriamoci su questa ricettina non difficile.

 

Ingredienti per 4 persone:

2 pacchi di savoiardi

4 uova

100 gr di zucchero

500 gr di mascarpone

Martini bianco o rum o brandy

200 gr di crema di pistacchio di Bronte

granella di pistacchio di Bronte o pistacchi tritati grossolanamente

sale q.b.

latte q.b.

 

 

Procedimento

Separare gli albumi dai tuorli e montarli  con un pizzico di sale. Sbattere i tuorli con lo zucchero. A parte sbattere il mascarpone con un po’ di liquore, la crema e un po’ di granella fino ad ottenere una crema omogenea. A questa unire prima i tuorli e sbattere energicamente, aggiungere poi gli albumi, facendo attenzione che non si siano smontati. Amalgamare il tutto con delicatezza, magari passando dalla frusta elettrica ad una spatolina.

Ora è il momento della composizione. 

Bagnare il fondo della teglia con la crema ottenuta, fare uno strato di savoiardi bagnati nel latte, spalmare nuovamente la crema e ripetere fino a due strati.

Guarnire lo strato superiore con la granella di pistacchio rimasta e se i bimbi vogliono un po’ di cioccolato, aggiungerlo a granelli, a gocce, grattugiato o sciolto.

Servire dopo aver fatto riposare il vostro Tiramisù in frigorifero per 1-2 ore.

 

Se non sapete come procurarvi la crema e la granella di pistacchi perché il vostro supermercato non le fornisce, provate a cercare in qualche negozio di prodotti tipici o ordinatele on-line. Altrimenti, se avete molta buona volontà, provate a fare tutto in casa con il seguente procedimento.

 

Crema di pistacchi

 

Bollite dell’acqua e versatevi per una decina di minuti 100 g di pistacchi sgusciati non salati e non tostati. 

Scolateli, fateli raffreddare e privateli della pellicina. Di questi, una parte va tritata finemente e una parte grossolanamente. 

Sciogliete a bagnomaria 200 g di cioccolato bianco in 50 g di latte condensato e 2 cucchiai di latte fresco. Infine aggiungetevi i pistacchi tritati finemente e la vostra crema è pronta!

I pistacchi tritati grossolanamente serviranno da granella.

 

BUON DIVERTIMENTO IN CUCINA E BUON APPETITO!