Edulcorare la propria sensazione di inettitudine con tiepidi palliativi.

 

Con encomiabile generosità, metto a disposizione uno dei miei più teneri  e penosi tentativi di alleggerire un’ormai endemica media disperazione con ventiquattrore di fancazzistica atrofia mentale. (Rimborso spese d’attenzione)

 

Prologo

È mattina presto, anzi, prestissimo, e sono sveglia.  

Prima che la realtà mi piombi addosso con la consueta grazia elefantesca, faccio ostruzionismo mentale e realizzo che ho la pipì. Mi trascino in bagno, cercando di trattenere il calduccio profumato delle coperte, aggrappandomi a quel torpore confuso che mi tiene a metà tra la leggerezza ovattata del sonno e la consapevolezza di esserci.

Mi accuccio, raggomitolata nella conca che ho lasciato sul materasso. Cerco con i piedi il fresco del lenzuolo che non ho riscaldato col mio corpo. Abbraccio il cuscino e mi tiro le coperte fin sopra la testa. Ti prego, sono le cinque e mezza, fammi dormire ancora un’oretta.

Faccio respiri lunghi, cerco di riassopirmi.

E tràcchete, il fantasmino malefico se ne sta appollaiato ai piedi del letto. Mi sembra di essere finita nell’ Incubo Di Füssli.

Penso alle impressioni. E alle impronte. Alle tracce. Di chi non c’è più e di chi c’è stato. Penso alle impressioni che mi hai lasciato, e a quelle che io non ho lasciato a te.

Ho voglia di Nutella e di piangere.

 

Capitolo primo (e unico)

Mi alzo presto con una gran fame e, prima di andare a smaltire i rifiuti organici delle leccornie che il mio pancino avrà accolto, mi concedo un’abbondante colazione a base di: pane comune integrale e cioccolato fondente 80%; idem con burro chiarificato e marmellata di fichi; waferini quadrati al cocco; biscotti croccanti con farina di riso e pepite di cioccolato; una tazzona di latte scremato e Nesquik per gradire.

Già in leggings aderenti e felpa con cappuccio, infilo le sneackers e mi precipito a correre in salita fino al collasso delle coronarie, con la peggio musica tamarra che apostrofa i miei timpani come un bastone di legno accarezza una pignatta. Versato l’obolo e la bile, mi regalo a una lunga doccia refrigerante, cantando a squarciagola All by myself, per la gioia della badante romena che ha la stanza da letto al piano di sotto, esattamente sotto il mio bagno.

Liquidata senza pietà la buona intenzione di mettermi a studiare, mi dedico alla coltivazione dell’erba cattiva, vestendomi e truccandomi al bacio, e uscendo alla conquista del mondo.

Questo tiepido clima, con annessa arietta piacevole, mi fa tutto sommato bene all’anima. Mi fermo a comprarmi le gommose alla liquirizia e in una manciata di secondi me ne faccio fuori quattro, una via l’altra (devo ricordarmi di lavarmi i denti col Colgate sbiancante, perché la liquirizia ingiallisce lo smalto…).

Nel mio Ipod  Laurent Wolf conferma che I dont’ wanna work today. (Ma nemmeno yesterday e mi sa neanche tomorrow…). No stress. Okay.

Ed eccomi nel tempio del consumismo. Devo dire che l’abilità delle catene d’abbigliamento low cost nel rimbambire la timida visitatrice con luci stroboscopiche, visionarismo coloristico e musica da camera (delle torture) è indiscutibile. Non fosse per quell’energumeno alto due metri e venti atteggiato a security di Obama, che ti segue con lo sguardo con finta nonchalance come a dire “fingo di fare finta di nulla, perciò ostento il fatto che è TE che sto fissando” e, guarda caso, lo trovi sempre nel punto esatto in cui ti volti; la cui presenza granitica, scura e turrita ti fa sentire nuda e colpevole, e ti accorgi di trattenere il fiato finché non sei uscita dal negozio, dopo aver scongiurato che, varcando la soglia, il sensore antitaccheggio non si metta a fare biiiiiiiiiiiiip regalandoti un’inevitabile e vergognosa figura di merda-

Insomma, a parte tutto ciò, mi sento a mio agio. Riesco a dribblare un grappolo di commesse zelanti che mi invitano a chiedere se ho bisogno (una larvata minaccia a non uscire a mani vuote, quindi) e a dare un’occhiata, inoltre, ai supersconti del 40% (su cui noialtre, povere mentecatte, ci tuffiamo come allodole sugli specchi, riuscendo a spendere il quadruplo); riesco a mimetizzarmi tra una schiera di jumpsuits a stampe floreali  e la vedo.

 

Shopping-terapeutico

 

La vedo lì, che sembra volermi dire “comprami”, la maglietta che avevo adocchiato tempo addietro, e mi ero ripromessa di acciuffare prima del bisettimanale cambio di vetrina. Mi sta a pennello. Però, ovviamente, se prendo la maglietta devo anche abbinarci dei jeans. E se prendo i jeans devo anche avere un’alternativa alla maglietta. E sopra? Camicia. Altro? Altra maglietta scontata. (Ci sarebbe anche la canotta traforata…) Basta. Fuori di qui, via, il prima possibile. 

Assaporo quell’esaltazione allucinogena da shopping selvaggio appena consumato e, incurante dell’universo, con uno sfacciato sprezzo del salasso, mi accingo a convergere alla base.

Le mie movenze femminili e flessuose serrano ben presto i ranghi, sentendomi io uno strano ibrido tra Marion Crane e una cotoletta impanata, come per la sgradevole sensazione di un’imminente catastrofe, come vergognandomi di non meritarmi affatto quei momenti di libertà. Per cosa mi devo premiare? Di cosa mi devo consolare?

L’autoindulgenza è l’anticamera del lassismo, e il lassismo è l’atrio della nullafacenza. In fondo, mi sto limitando a vidimare la mia dichiarazione di cazzeggio libero.

Ma è poi vera libertà? Non è piuttosto il perverso giochino del cane che si morde la coda? In fin dei conti, non è meglio affrontare una cupa giornata di studio agendo nel giusto, che gettare alle ortiche mezza mattinata, agendo nell’empietà? E poi, diciamocelo, a cosa mi serve l’ennesima maglietta? A cosa mi serve l’ennesimo paio di jeans? L’ennesima camicia?

  

Ed ecco compiersi il paradosso: la libertà che diventa la gogna. 

E pensare che ero uscita per non pensare.

 

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Niente paura, non si tratta di quell’insetto giallo e nero che produce miele, ma di un nuovissimo format commerciale che sta impazzendo in città e che sta producendo nuova linfa nel mercato del lavoro. Sto parlando proprio del noto tre ruote che, trasformato in un vero e proprio shop, si sposta seguendo i clienti.


Questa è l’idea di Moving Shop, un negozio che si muove perché realizzato su un’Ape appunto. Il tre ruote Piaggio viene allestito dalla casa e poi "personalizzato" di volta in volta per le esigenze del cliente. È possibile affiliarsi per acquisire un Ape da proporre ai clienti della propria città. Una buona idea in questi periodi di crisi. Ideata da Valeria Ferlini, ex indossatrice, laureata in filosofia, poi stilista, Moving Shop ha 21 Ape in giro per l'Italia (più due che stanno per "partire" in Costa Azzurra e a Barcellona).

I prodotti "trattati" sono principalmente l'abbigliamento e gli accessori, che vengono portati con gli Ape in posti insoliti e di grande attrattiva: la vendita viene curata da personale specializzato fornito insieme al mezzo.


E così abbiamo l’Ape Malandra (dal brasiliano=vagabonda) che vende capi di alta sartoria realizzati da donne per le donne. E la moda questa volta va incontro alla gente, si mostra, parla e propone un modo alternativo di fare shopping, un modo sicuramente divertente e alla portata di tutti. L’Ape Malandra oltre che per strada la incontri anche in alcune strutture ospedaliere grazie all’accordo con la Fieo (Fondazione istituto europeo di oncologia).

 

Sempre nell’ambito moda troviamo l’Ape di Sobimilla, un ape tutta rosa che vende abiti da donna e bambina realizzati a mano. La si incontra in alcuni eventi come il Chiostro in Fiera presso il Museo Diocesiano, o nel cortile del suo showroom in via Edolo 40.


Anche un noto brand di moda ha sposato l’idea del negozio itinerante: si tratta di Manebì che nel periodo pre-summer si aggira per le vie della movida milanese per promuovere le ultime collezioni di espadrillas.

 


Sul fronte del food, a Milano incontriamo la mitica Ape Bistrot, che va in giro in città a vendere ostriche e champagne. E stata in viale Montenero, in porta Romana, in piazzale Lima, in Buenos Aires. L’ape Bistrot abbina la raffinatezza di champagne e vini delle migliori marche alle ostriche e tartine di alta produzione artigianale e vuole ricreare l’atmosfera dei piccolo bistrot francesi con tanto di cameriere professionale vestito con gli antichi grembiuli d’epoca. Sorseggiare un calice di buon vino o champagne all’aria aperta, dopo una frenetica e stressante giornata di lavoro non ha prezzo per un milanese che si trova così a vivere un’esperienza unica. Ineffetti l’Ape Bistrot si addice molto allo spirito milanese sempre alla ricerca di chiccherie ed esperienze “in”.


Dall’america con furore arriva la California Bee, la postazione mobile di California Bakery, che propone bagels, muffin, cheesecake da sogno e tante altre bontà. La incontriamo in alcune fiere a Fieramilano e in occasione di alcuni eventi “cult” di Milano come il Fuorisalone.


Anche il noto shop online di tramezzini, specialista di fast catering e business lunch, tramezzino.it ha la sua ape, l’Ape itì. In questo caso però è difficile incontrarla per strada perché predilige i contesti professional come bruch, happy hour e cene aziendali.

 

Insomma l’ape shop è sicuramente un metodo anticrisi di fare business ma mi chiedo se si tratta di una moda di questi ultimi anni, interessante perché carina, fresca e di design, o di un vero e proprio format commerciale che si sta consolidando e che sta superando il concetto dello shop statico.

Saremo quindi invasi da api nel prossimo futuro?

 

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Fino a qualche anno fa si andava al centro commerciale con famiglia o amici e si passavano ore a guardare le vetrine o a cercare il prodotto più conveniente. Poi sono arrivati e-commerce e shop online, inizialmente visti con sospetto e in seguito diventati aspetti quasi naturali del nostro modo di fare acquisti. Lo shopping online è infatti ormai così comune che si è trasformato rapidamente in mobile shopping grazie alla diffusione di tablet e smartphone. Se ogni grande negozio e ogni brand propone un’App per poter vedere ed eventualmente acquistare i propri prodotti, non è altrettanto semplice fare shopping online quando si vogliono comprare cose diverse allo stesso tempo.
Esistono tuttavia dei luoghi virtuali che stanno di fatto diventando veri e propri centri commerciali, in cui è possibile trovare una grande varietà di prodotti provvisti di tutte le informazioni necessarie a selezionare ciò che si sta cercando. Questi luoghi prendono il nome di comparatori di prezzo, termine che indica una soluzione pratica e veloce per fare acquisti online di diverso tipo. Oltre ai comparatori di settore come Trovaprezzi, dedicato soprattutto ai prodotti tecnologici, esistono altri siti come ed esempio ShopAlike.it con un catalogo più vario che spazia dall’abbigliamento, allo sport fino ai prodotti per animali.
I vantaggi di fare shopping in modo virtuale sono numerosi e alcuni sono piuttosto evidenti. Stando semplicemente davanti al computer è possibile visualizzare tantissimi prodotti senza doversi sorbire la fila alla cassa o la calca di gente del fine settimana. Questo sono aspetti importanti, soprattutto per alcune categorie. Basti pensare a tutte quelle mamme che cercano di far indossare magliette e pantaloni ai propri piccoli nel camerino di un negozio, un’esperienza a volte snervante. Gli aspetti positivi si amplificano ulteriormente nel caso del mobile shopping, perché scaricando l’App necessaria, è possibile ad esempio controllare in qualsiasi luogo e momento se l’abito che vediamo in vetrina è disponibile in saldo su qualche negozio online o se è più conveniente comprarlo personalmente.

 

Shopalike


I vantaggi meno evidenti, ma da non trascurare, sono quelli che aiutano l’utente a fare shopping e a trovare nella maniera più facile e veloce il prodotto desiderato. In questo senso sono stati sviluppati filtri per prezzo, taglia, colore, materiale e stile sempre più raffinati, che permettono di restringere la ricerca all’intero di un catalogo fatto di milioni di prodotti, facendo risparmiare tempo e, per così dire, fatica. Considerando dunque gli ultimi prodotti in fatto di mobile shopping, probabilmente l’utente sarà assistito non solo da App sempre aggiornate, ma soprattutto da strumenti sempre più raffinati, in grado di accompagnarlo in tutti i suoi acquisti. Dopo tutto è già possibile ordinare la spesa in internet e vedersela recapitare direttamente a casa dal proprio supermercato di fiducia, quindi perché questo non dovrebbe accadere anche per tutto il resto?

 

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Sono sempre più numerosi i consumatori in caccia di offerte online e, per rispondere a questa crescente domanda, i cosiddetti “siti di acquisto di gruppo” diventano un punto di riferimento per molti navigatori del web. Questi siti propongono reali occasioni di convenienza e risparmio, con centinaia di offerte tra prodotti, esperienze e pacchetti vacanze, disponibili a sconti eccezionali per una durata di tempo limitata. Come è possibile però riuscire a destreggiarsi abilmente tra le tantissime offerte presenti in rete e scegliere poi quella migliore?
“I consumatori sono diventati molto furbi ed abili quando si tratta di fare affari online, anche se alcune persone sono scoraggiate dall’ammontare smisurato di offerte presenti sul web. Parecchie tra le offerte acquistate, inoltre, spesso non vengono utilizzate per tempo a causa della poca attenzione nel leggere le condizioni di vendita e di utilizzo”, commenta così Steffen W. Frølund, CEO e fondatore di Bownty, il sito aggregatore di offerte online appena sbarcato in Italia.
Bownty è un “one-stop-shop” per offerte online, un portale che aggrega in un unico sito offerte provenienti da Offerum, Haivogliadi, Prezzo Felice e molti altri siti di acquisto di gruppo. Per muoversi responsabilmente nella fitta giungla delle offerte online, ecco 5 brevi ma efficaci consigli per ottenere i migliori affari dal web proposti direttamente dal CEO di Bownty:


1. Leggere con attenzione il testo scritto in piccolo
La maggior parte delle offerte ha una validità limitata nel tempo o ristretta a solo alcuni giorni: è importante ricordarsi sempre di controllare prima di effettuare l’acquisto. Non avrebbe senso, infatti, comprare un’offerta per una seduta dal parrucchiere utilizzabile solo durante la settimana se si lavora a tempo pieno da lunedì a venerdì. Alcune offerte inoltre scadono prima di quanto ci si aspetti, si deve perciò verificare sempre il tempo limite di utilizzo.

2. Quante offerte sono già state vendute

Il numero di altri utenti che hanno già comprato un’offerta è rilevante per capirne popolarità ed affidabilità. Molti siti presentano sempre questa informazione in modo chiaro, direttamente nella stessa pagina dell’offerta. Quando si compra un’offerta molto popolare, si deve poi tenere presente che converrà prenotare il servizio con largo anticipo o armarsi di tanta pazienza: più sono le offerte già vendute, più numerose saranno le altre persone che vorranno approfittare della stessa opportunità.

3. Prestare attenzione ai commenti di altri utenti
È sempre utile leggere recensioni e commenti scritti da utenti che hanno già usufruito di quella stessa offerta. Yelp e Tripadvisor possono a loro volta fornire un’idea più generale su hotel, ristoranti e locali già provati da altre persone. A livello di ricerca individuale, è bene usare anche una buona dose di intuito personale, guardando, per esempio, se il sito web si presenta in modo abbastanza professionale e se l’indirizzo e il numero indicati esistono realmente.

 

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4. Diritto di recesso

Nel caso si volesse cambiare idea, non c’è da preoccuparsi: molti siti hanno un periodo di congelamento di sette giorni, durante il quale è possibile ottenere un pieno rimborso. Al termine di questi sette giorni, in genere si riceve un buono da spendere per una nuova offerta, sempre che quella acquistata non sia già scaduta.

5. Evitare newsletter indesiderate
Ogni volta che ci si registra ad un sito di offerte, verrà richiesto se si vuole ricevere la newsletter. È facile ritrovarsi presto con un sovraccarico di email nella casella di posta provenienti da moltissimi siti differenti a cui ci si è iscritti. Prestare dunque attenzione al momento della registrazione nel dare il proprio consenso solo per le newsletter che davvero si desidera ricevere; è comunque sempre possibile cancellare la propria sottoscrizione da qualunque newsletter.


Questi semplici suggerimenti nascono dalla filosofia alla base di Bownty che si propone appunto di aggregare le migliori offerte dai più importanti siti di acquisto di gruppo, consentendo di salvare tempo, energie e denaro. Per rendere davvero semplice per gli utenti fare affari online, con Bownty la newsletter diventa una sola e contiene tutte le offerte dal web che effettivamente interessano all’utente.
Inoltre, conclude Frølund: “In Bownty abbiamo creato il Deal Wallet, un vero e proprio portafoglio online che conserva tutte le offerte acquistate”. Il Deal Wallet si occupa di avvisare l’utente quando una scadenza si sta avvicinando, per evitare d’ora in poi di trovarsi con offerte scadute e quindi inutilizzabili.

 

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Care amiche, oggi vogliamo parlarvi di un problema serio e piuttosto comune che può riguardare sia noi donne che i maschietti. Parliamo dello shopping compulsivo. Se generalmente lo shopping è attività destinata a rilassarci portandoci ad acquistare generi che spesso non sono di prima necessità (come capi di abbigliamento, scarpe, cosmetici, articoli per la casa, etc.) solitamente nei fine settimana e passeggiando in strade affollate e ricche di negozi (anche per fare una bella passeggiata) o nei centri commerciali, cosa ben peggiore è la sua degenerazione.

 

Si tratta di un momento gioioso e gratificante che spesso soprattutto noi donne tendiamo a voler dividere con amiche o membri della famiglia, spinte da tutte quelle belle cose che vediamo nelle vetrine dei negozi o (in tempi più moderni) anche su internet. Certo è che se acquistiamo un bene solo per il gusto di comprarlo, se questo viene poi "abbandonato" nell'armadio e se ci lascia un certo senso di colpa dopo averlo acquistato, forse, possiamo parlare di shopping compulsivo.

 

Bisogna fare molta attenzione, amiche. Innanzitutto lo shopping compulsivo può provocare gravi danni al vostro portafoglio ed, inoltre, vi porterà ad accumulare grosse quantità di oggetti in casa che rimarranno lì del tutto inutilizzati creando evidenti problemi di spazio. Bisogna senza dubbio dire che esposti al pericolo dello shopping compulsivo sono anche gli uomini sebbene questi preferiscano dedicare le loro attenzioni in primis ad oggetti dell'elettronica (pc, telefoni, tablet) e secondariamente ai capi di abbigliamento e alle scarpe (amatissimi invece dalle donne).

 

Il tutto senza contare le possibilità offerte dai numerosi siti di commercio online e gli sconti che questi offrono. Sembra che a soffrire di shopping compulsivo in maniera più accentuata sia la fascia femminile di età compresa fra i 45 e i 54 anni, attive soprattutto su internet grazie alle credit cards che non sempre danno un'idea esatta dei soldi spesi nell'acquistare cose. 

 

Il consiglio è innanzitutto quello di destinare una somma di denaro precisa da portare con sé per fare shopping, lasciando la carta di credito a casa ed evitando di fare acquisti solitari, cercando di farsi accompagnare da amici che possano "tenervi sotto controllo". Ancora, stabilite in che giorni fare shopping, annotando ciò che comprate e ciò che comprerete la volta successiva. Insomma amiche fate attenzione sempre a quanto spendete e a cosa comprate.