13 Dic

E' in arrivo un fratellino (Parte 2)

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Ecco la seconda parte dell'articolo, dove spiegheremo le regole da seguire per evitare la gelosia del bambino:

  • Innanzitutto non facciamoci frenare dalla scusa di un eventuale aborto spontaneo e non aspettiamo molto tempo per dare al bimbo la notizia;  qualsiasi cosa dovesse apprendere da altri o da frasi dette di nascosto provocherebbe in lui un unico pensiero: “Mia mamma, mio papà mi dicono le bugie”. Quindi se anche la gravidanza dovesse arrestarsi, meglio per lui sentire di avere dei genitori che gli spiegano le cose (anche dolorose) e lo consolano anziché dei genitori bugiardi.
  • Durante l’attesa coinvolgiamolo il più possibile: lasciamo che accarezzi la pancia, che parli e canti al fratellino; cominciamo con lui ad immaginare l’aspetto del bebè e a sceglierne il nome; chiediamogli consiglio sulla nuova disposizione della cameretta (che sia però il meno rivoluzionaria possibile) e sulla scelta del corredino. Non forziamo ovviamente la mano se lo vediamo reticente, arriviamo solo fino al punto in cui lui ci permette di arrivare. 
  • Non illudiamolo dicendogli che il fratellino sarà da subito il suo compagno di giochi e che sarà tutto bello e divertente, ma prepariamolo anzi alle novità che il suo arrivo porterà. Per questo potremo servirci di un bambolotto o di una visita ad amici che da poco hanno avuto un figlio. Dall’altra parte facciamolo sentire importante per le nuove routines, spiegandogli che in tanti casi la sua collaborazione sarà indispensabile. Come in ogni cosa,  anche qui seguiamo la via di mezzo: sebbene per noi lui diventi “il figlio grande”, questo non significa che sia realmente in grado di assumersi le responsabilità pratiche e morali dei “grandi”. Quindi affidiamogli solo piccoli compiti e dopo un suo aiuto o atto di pazienza, ricompensiamolo con lodi, premi e coccole!

  • Può anche darsi che il bambino manifesti solo la gelosia e quindi tristezza, nervosismo, paure, ma non aggressività nei confronti del fratello. Se invece dovesse manifestare anche questa, non facciamolo sentire “sbagliato”. Ricordiamo intanto che la gelosia è un sentimento normale (che poi evolverà in competizione), funzionale allo sviluppo della sua personalità; o meglio, sarà tale se verrà aiutato dai genitori a gestire e a capire quel fiume di emozioni per lui nuovi, che lo fanno sentire triste e in colpa. Quindi mentre è nostro dovere riprenderlo dagli atteggiamenti dannosi verso il fratellino, verbalizziamo anche quei sentimenti che al momento ci sembra di cogliere in lui, mostrando comprensione: “Capisco che questa cosa ti fa arrabbiare..”, “So che in questo momento vorresti giocare con la mamma…”, “Se ti senti triste per questa cosa lo capisco…”. Sentire i propri stati d’animo negativi sulla bocca della mamma lo aiuterà ad elaborarli senza sensi di colpa, perché vedrà se stesso con gli occhi amorevoli della mamma. Se ce la sentiamo, aiutiamolo a tirare fuori i suoi sentimenti con gli strumenti a disposizione: i giochi di ruolo con le bambole, i disegni…
  • Avvisiamolo per tempo che dovremo andare in ospedale per farci aiutare dai dottori a far nascere il piccolino, che potremmo anche non avere il tempo di salutarlo, aggiungendo che lui potrà chiamare e venirci a trovare quando vuole.
  • Durante i nostri giorni di ricovero,  non facciamo trasferire il bimbo a casa di altri, ma chiediamo ai nonni (o a chi lo accudirà) di fare loro il sacrificio di spostarsi. Anche dopo il parto, non facciamogli subire troppo cambiamenti, programmiamo invece le cose in maniera tale che non coincidano con la nascita del fratellino, in particolare l’inserimento al nido o l’inizio di qualsiasi attività che lo tenga lontano da casa.
  • Il nuovo arrivato riceverà molti regali, facciamone uno anche al primogenito dicendo che è stato il fratellino a suggerirlo all’orecchio della mamma. Anche far scartare a lui i regali del neonato sarà un modo per non farlo sentire in secondo piano.
  • Soprattutto dopo il parto, cerchiamo di fare con il bambino quello che facevamo prima o anche cose nuove. Facciamoci aiutare da qualcuno nella cura del secondo, per poter dedicare tempo al primo. Quando non è possibile coinvolgerlo nella cura del piccolo, facciamo in modo che sia impegnato in qualche altra cosa o che qualcun altro gli dedichi del tempo speciale: fare la spesa col papà, una passeggiata con la nonna, o una torta con la zia lo faranno sentire bene. Ovviamente la figura che maggiormente dovrebbe prestarsi a compensare le assenze della mamma è il papà; anche a lui sono chiesti dei sacrifici al di fuori del lavoro, gli sforzi all’unisono verranno ricompensati presto dalla maggiore serenità familiare.
  • Per il bambino, un modo per esprimere il proprio malessere è la “regressione”: il tornare, cioè, a fare delle cose che prima non faceva più, in genere per attirare l’attenzione o sentirsi di nuovo piccolo e amato. Potrebbe, per esempio, tornare a bagnare il letto, richiedere il ciuccio, fare molti capricci quando sa che la mamma deve allattare o dedicarsi al fratellino. In realtà non sono veri e propri capricci da reprimere, ma segnali di sofferenza, per cui cerchiamo di non spazientirci troppo e di chiudere un occhio. Il vedere che di tanto in tanto gli è consentito tornare piccolo, dovrebbe rendere questi episodi sempre più sporadici, man mano che egli riacquista sicurezza in quell’amore che pensava diminuito. Ovviamente se ci rendiamo conto che alcune situazioni persistono oltre il dovuto (in particolare l’enuresi) proviamo a parlarne con il Pediatra.
  • Cerchiamo noi stesse di creare e supportare il rapporto tra i fratelli: durante la gravidanza facciamo notare quando il piccolo scalcia agli stimoli del primo: “Senti com’è contento quando lo accarezzi” “Continua a cantare così dopo riconoscerà la tua voce e ti sorriderà”. Dopo il parto ugualmente, sottolineiamo con enfasi positiva quando il neonato gli sorride, lo segue con lo sguardo…  
  • Non diamo per scontato che il bambino deduca che il nostro amore è rimasto immutato dai sacrifici che facciamo per lui di volta il volta, come leggergli la fiaba quando il secondogenito si è addormentato e noi siamo distrutte, non irritarci alle sue continue richieste di attenzione nei momenti più critici, fare i salti mortali per ritagliarci del tempo per stare insieme… Queste e altre azioni per lui avranno ancora più valore se accompagnate da manifestazioni verbali (“Quanto ti voglio bene”, “Sei sempre il mio tesoro”), abbracci affettuosi, coccole… Pur essendo diventato il maggiore, rimane comunque un bambino, con il suo diritto alla tenerezza e bisognoso adesso di maggiori rassicurazioni. Se perseveriamo e non ci facciamo prendere dall’impazienza, alla fine L’AMORE VINCERÀ, il nostro bimbo pian piano recupererà fiducia e questo lo farà crescere perché con il nostro aiuto avrà vinto la prima battaglia della sua vita!

 

Letto 2983 volte Ultima modifica il Martedì, 22 Gennaio 2013 18:37
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Giovanna Busà

Sono Giovanna, messinese di nascita ma castellana di adozione… No, non vivo in un castello (anche se mi piacerebbe!) ma a Città di Castello, in provincia di Perugia! Quando mi chiedono cosa mi ha potuto far lasciare il sole per la nebbia rispondo sempre “l’amore”; quelli meno romantici non ci credono, ma in realtà “il lavoro” sarebbe la risposta di mio marito, non mia! 

A proposito di lavoro, mi occupo di “educazione” e ultimamente ho lavorato in un nido d’infanzia, ma al momento c’è una sola bimba a cui dedico interamente le mie giornate: la mia splendida Maria Chiara, che farà un anno a Febbraio!

Ah già, la mia età… io ho 33 anni suonati, ma shhhhh, non ditelo a nessuno!!

Il mio motto? “Tutto è un dono”, la mia famiglia, i miei amici, la mia vita, quello che mi circonda…

E la mia passione? Leggere e scrivere di tutto!