02 Feb

Genitori si diventa

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Essere una Madre "vera" 

Non sempre è facile affrontare il passaggio dall’essere un individuo indipendente al ruolo di genitore. Anche se esiste una ricca bibliografia in merito all’argomento, una cosa è leggere e altra è trovarsi nella situazione e cioè avere un figlio.
La genitorialità non viene insegnata, non ci sono scuole per genitori ma un giorno della nostra vita ci si ritrova ad esserlo, con gioia, felicità immensa e spesso con un certo timore.
La mamma può soprattutto avere un momento difficile da vivere perché, stremata dalla fatica fisica, si ritrova sola con il suo cucciolo e tante domande o dubbi. Il neonato è un esserino che ha mille bisogni ma purtroppo non è come un adulto che può semplicemente chiedere. Non sapendo ancora parlare usa l’unico modo conosciuto da lui per comunicare e cioè il pianto. Ma come interpretare il pianto? Spesso le neomamme pensano semplicemente che il bimbo abbia fame e corrono a preparare l’ennesimo biberon che poi non servirà o si accingono ad offrire il seno anche se è passato poco tempo dall’ultima poppata. Il risultato è disastroso perché non solo il piccolo non smette di piangere ma, non capito, aumenta la sua disperazione e gli urli diventano ancora più acuti e stressanti per la donna.
Si sa come il pianto continuo di un neonato possa portare una persona a perdere la calma e la lucidità e nei casi patologici, a compiere gesti violenti contro la propria creatura. Il pianto può avere mille motivazioni: fame, sonno, mal di pancia, freddo, caldo, qualche piccolo malessere passeggero, noia...

 


Se una giovane mamma non riesce a capire presto il motivo che sta alla base del pianto tutto si complica e la maternità può essere vissuta sentendosi non all’altezza della situazione, con sensi di colpa, inadeguate, non pronte. Un senso di malumore e tristezza può cogliere la donna che oltretutto può sentirsi poco capita dal proprio compagno perché, come capita spesso, è lei che passa la maggiorparte del tempo con il piccolo.
Ecco perché alcune donne purtroppo cadono in depressione dopo la nascita di un figlio. Molti libri ne parlano, nascono consultori sia negli ospedali che nei comuni di residenza per cercare di offrire appoggio alle situazioni più sofferte. Rispetto a diversi anni fa c’è più consapevolezza della depressione post partum e, per fortuna se ne parla e se ne scrive di più.
Inoltre, i primi anni di vita di nostro figlio ci fanno capire che nulla sarà come prima. Il giorno della nascita è nata anche una nuova nostra identità: siamo ora donna e madre. Questo binomio va sempre a braccetto e non potrebbe essere che così. Il nostro tempo è dedicato al piccolo, 24 ore su 24 almeno nei primi mesi di vita. Poi, con l’arrivo della scuola materna o in alcuni casi del nido, il nostro tempo inizia nuovamente a dilatarsi, ma siamo sempre limitate nella nostra autonomia. Andare a cena con amiche, a vedere un film, in vacanza non è più scontato come prima. Tutto questo rappresenta un vero capovolgimento nelle abitudini quotidiane. Senza parlare di quelle donne che diventate madri lasciano il lavoro per essere madri a tempo pieno.
Così, non è sempre facile trovare un nuovo equilibrio e perdere la calma a volte diventa una cosa normalissima. Non bisogna per questo sentirsi madri cattive, ma semplicemente madri vere, che guardano il proprio essere genitori con uno sguardo lucido, consapevole. Prendere coscienza delle difficoltà, dei momenti difficili è una forza e non una debolezza. Si può capire meglio i nostri bisogni e cercare quanto più possibile di accontentarli perché una mamma felice e serena saprà dare serenità anche al proprio piccolo.

 

Leggi come prepararsi alla nascita

 

Un gioco per stimolare creatività e fantasia dei bambini  

Da piccoline io e la mia amichetta del cuore più di una volta abbiamo tentato di costruire una casetta usando il cartone che poi puntualmente veniva smontata e buttata dai relativi genitori … non capivano la nostra vena artistica … scherzo ovviamente… anche perché ci hanno sempre lasciato libere di esprimere noi stesse, anche se spesso combinavamo un mare di pasticci.
Penso che qualsiasi bimbetta abbia nella sua testolina abbia desiderato una sorta di casetta dove imitando la mamma, prepara il the per le amiche che la vengono a trovare, ma anche i maschietti la vorrebbero… per avere un posto tutto loro per giocare con le macchinine insieme agli amichetti dell’asilo.
Allora spesso chiedono alla mamma e al papà di comprargli una di quelle costosissime casette da giardino, che è tutta plastica, ma dal prezzo sembra siano fatte d’oro, improponibili proprio direi.
Non tutti possono accontentare la richiesta fatta dal proprio cucciolotto e oltretutto bisogna anche ricordare che i bimbi crescono in fretta e un tale oggetto ingombrantissimo poi finirebbe per essere buttato poco dopo.
Perché allora non proviamo noi a costruirgli una casetta per giocare tutta per loro? Magari potrebbero anche aiutarci nella costruzione ed essere quindi un ottimo modo per tenerli impegnati e stimolare la loro creatività trascorrendo del tempo insieme.
Tutto quello che dobbiamo fare e trovare una grossa scatola di cartone, tipo quella d’imballaggio di una televisione o anche più grande se la troviamo, poi altre scatole più piccole per fare il tetto, del buon nastro adesivo, colori acrilici, forbici, matita e righello.
Se invece non siamo riusciti a trovare uno scatolone abbastanza grande, possiamo mettere insieme più scatole fino a ottenere la grandezza desiderata.
Si parte dal disegnare su uno dei lati una porta che permetta al nostro bimbo o bimba di entrare e uscire dalla scatola e una finestra, sia la porticina sia la finestrella ,se vogliamo, possiamo farle un po’ più carucce dandogli delle forme un po’ particolari.

 

come-costruire-casetta-di-cartone


La porta per esempio potrebbe avere la sagoma di Winnie de Pooh e la finestra di fiorellino, su svariati siti internet possiamo trovare degli spunti per fare dei disegni davvero carini.
Potremmo poi usare le sagome ritagliate per abbellire la casetta, mettendola per esempio attaccata a un angolo della casa.
Il secondo passo è fare il tetto: apriamo lungo un lato una delle altre scatole, pieghiamola in due e tagliamo il cartone prendendone la lunghezza necessaria per fare un tetto, poi eventualmente con il cartone avanzato fare la sagoma di un bel camino.
Con il nastro adesivo colleghiamo il tutto, se riusciamo mettendo il nastro all’interno dei vari collegamenti, per avere un risultato più bello.
A questo punto non ci resta che armarci di colori acrilici, tanta pazienza e fantasia e dipingiamo tutto e dopo un paio di giorni all’aria aperta avremmo finalmente la casetta che il nostro bimbetto ha da sempre desiderato.
Se abitiamo in campagna e abbiamo un bel porticato o terrazzo coperto, possiamo anche metterla fuori e lasciare nelle giornate di bel tempo che il nostro amore possa sbizzarrirsi giocandoci come più gli pare e se non abbiamo questa fortuna, mettiamola nella sua cameretta creandogli un angolo tutto abbellendo l’interno con cuscini colorati e magari appoggiandola sopra un bel tappetone colorato.
Una soluzione economica ma di grande effetto e divertimento assicurato per i nostri bimbetti.

 

Scegliere la scuola materna giusta 

Il prossimo anno il mio piccolino a settembre inizierà l’asilo, o meglio la scuola materna…in questi giorni tutte le mamme che hanno circa l’età del mio bimbo, due anni e mezzo o tre per intenderci, stanno facendo l’iscrizione: questo rappresenta un grande cambiamento sia nella vita dei nostri cuccioli, sia nella nostra vita di mamme.
Da mesi ormai, le amiche che hanno figli più grandi del mio, non fanno che ripetermi che quando inizierà ad andare all’asilo starò malissimo, che piangerò per tutto il giorno e che mi mancherà tantissimo.
Ora, che dire, io amo moltissimo, ovviamente, il mio meraviglioso Mattia, adoro passare il tempo con lui, giocare con lui con le macchinine, chiacchierare con lui, lavorare nel giardino con lui che è bravissimo a fare le buche per piantare i fiori, ma penso anche che per entrambi sia molto importante fare la propria vita, vivere le proprie esperienze e attività giornaliere, crescere e frequentare la comunità.
Ovviamente anch’io ho i miei timori legati a questo grande evento della vita del mio bimbetto, ma questi non sono legati all’idea della separazione tra me e il mio piccolino per le ore che lui passerà alla scuola materna, non parlo del taglio psicologico dell’ipotetico cordone ombelicale, ma le mie paure sono più riportate alla struttura che frequenterà il mio bimbo o alla maestra per esempio.

 

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Mi domando se dove andrà, è una buona scuola materna, dove lui possa sentirsi tranquillo ed esprimere al meglio sviluppando tutte le sue piccole qualità, o se avrà un buon rapporto con la sua maestra, se lei saprà capirlo e aiutarlo a vivere l’ambiente della scuola nel migliore dei modi o se riuscirà a farsi tanti tanti nuovi amichetti.
Anzi al momento dell’iscrizione alla scuola materna scelta, che sia pubblica o privata, dobbiamo fare veramente attenzione a ogni più piccolo dettaglio, il tutto deve essere estremamente armonioso e bello: al minimo dubbio meglio cambiare.
Ci dobbiamo persino porre domande sulla pulizia e su tutto il personale che frequenta la scuola materna e tutto questo penso sia normale e fa parte di quei mille occhi che dobbiamo avere sulla vita dei nostri figli, ma penso sia normalissimo lasciarli vivere, in fondo i nostri figli, i nostri meravigliosi amori che sono la nostra vita e adoriamo al di sopra di tutto, non ci appartengono, sono individui, persone e devono percorrere la loro strada, per piccoli che siano, devono avere la loro vita.

 

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Piscine pubbliche o private pullulano di corsi per bambini e qualsiasi pediatra consiglia di iscrivere il proprio piccolino a un corso di acquaticità o di nuoto ma, la domanda che sorge spontanea è: a quale età è giusto iniziare a portare i bimbi in piscina?

Io per esempio per tutta una serie di mie idee legate sull’importanza dell’attività fisica ho iscritto il mio Mattia a un corso di acquaticità neonatale a quattro mesi e devo dire che lui ha dimostrato più volte di gradire e di divertirsi a sguazzare insieme al suo papà. L’età giusta secondo me non esiste, dipende molto dai nostri piccolini: bisognerebbe sempre guardare e rispettare lo sviluppo e le rispettive tempistiche di ogni singolo bimbo.
Inutile incaponirsi per far fare ai propri bimbi dei giochi in acqua se vediamo che non si sentono a proprio agio; meglio quindi aspettare e fargli vivere l’esperienza in un secondo momento quando sono pronti per evitare di avere l’effetto contrario.
Solitamente sono le mamme a fare questa esperienza con il proprio cucciolotto; nel mio caso, purtroppo, ho paura dell’acqua e avrei corso il rischio di trasmetterla a Mattia. Ho lasciato quindi al papà l’onore di questa bellissima esperienza: fatta di condivisione di giochi in piena liberta, dai mille benefici di tutto l’amore trasmesso dal contatto diretto con il nostro piccolino, fino ad arrivare al senso di rassicurazione e di protezione che nasce e si sviluppa giorno dopo giorno.

 


È bellissimo vedere come bimbi così piccoli si trovino completamente a proprio agio nell’acqua a tal punto da sentirsi tranquilli come se si trovassero cullati dalle braccia della loro mamma. Su molti libri si parla di come questa esperienza per i bimbi sia quasi come una regressione, come se rivivessero il periodo legato alla vita dentro il pancione della mamma.
In acqua i nostri piccolini inoltre scoprono mille attività motorie che successivamente possono rivivere nelle normali attività giornaliere oltre che a migliorare il loro sviluppo psico-fisico; c’è anche il lato positivo dove i pargoletti imparano anche a stare in contatto con altri bimbi e… non solo!!! Proprio per questo è importantissima la scelta di corsi seri, tenuti da personale che effettivamente sia in grado di relazionarsi con bambini così piccoli.
Solitamente i corsi sono divisi prettamente per età dei piccoli partecipanti e soprattutto sono organizzati in classi di non più di quattro o cinque bimbetti, questo per creare un ambiente non confusionale che porterebbe solo disagio e stress.

 

Una festa da ricordare 

Il giorno del compleanno dei nostri piccolini per noi mamme è un avvenimento che si può tranquillamente paragonare ai premi Oscar del cinema, si vorrebbe renderlo indimenticabile visto che non solo segna l’inizio di una nuova tappa della vita del nostro angioletto, ma ricorda anche la meraviglia del primo incontro con il nostro bimbetto, pochi attimi che racchiudono la consapevolezza di tutto l’amore che regna davanti ai nostri occhi.

Oltre alla scelta del regalo, ecco allora che già mesi prima del fatidico evento s’inizia a pensare a cosa si potrebbe fare per rendere il tutto meraviglioso e divertente
Mi sono messa quindi alla ricerca di qualche idea che potrebbe rendere felici i nostri bimbetti ma anche tutti gli amichetti che quel giorno festeggeranno il compleanno del nostro amore.
Queste mi hanno colpito di più:
- Piscina di palloncini colorati
Che ne dite di tanti palloncini colorati per decorare e riempire tutta la stanza dove terremo la festa di compleanno?
Appendiamone alle pareti, lungo la porta, al soffitto e ovviamente tanti tanti tanti lasciti liberi sul pavimento.
Ma non solo ,un idea divertentissima è quella di usare una piscinetta gonfiabile da mettere al centro della stanza e di riempirla con tanti palloncini colorati: il divertimento è assicurato per grandi e piccini.
E, per fare il tutto in tema, possiamo preparare una tavola piena di dolcini e dolcetti tutti colorati: una torta ricoperta di SMARTIES (o una torta al cioccolato fondente), deliziosi cupcake ricoperti di glassa colorata e una ciotola di vetro piena di deliziose caramelle di zucchero.

 

 


- Festa di apine
Se invece vogliamo fare una festa “ salutare”, che ne dite di una festa tutta a base di miele, apine e orsetti?
Su svariati siti internet si possono trovare tantissime idee carine per creare decorazioni, basta munirsi di enorme pazienza, cartoncino giallo nero e marrone, palloncini gialli e bianchi.
L’idea è di decorare tutta la stanza dove si terrà la festa con festoni e palloncini , di attaccare sulle pareti simpaticissime apine o Winnie Pooh che avremo ottenuto disegnandole sul cartoncino.
La torta potrebbe essere una semplice torta di miele con sopra tantissime apine e fiorellini di zucchero e poi via libera a biscotti al limone con glassa di zucchero e infiniti dolcettini al miele: su internet si possono trovare tantissime ricettine facili e buonissime.
E per finire. che ne dite di regalare ai piccoli invitati un piccolissimo vasettino di miele o un sacchettino di caramelle al miele? Un modo goloso per farci ricordare.


I nostri bambini nell’arco di tutta quella che è definita prima infanzia, che va dallo zero ai cinque anni, attraversano un periodo d’intensa attività biologica e di sviluppo dei sistemi motori e percettivi che sono poi la base dello sviluppo cerebrale e di tutti quelle funzioni superiori (come l'udito) di cui la vista e sicuramente è quella più complessa.

In poche parole la vista si sviluppa con lo sviluppo del bimbo, con il passare del tempo, infatti, il bambino migliora la coordinazione dei centri cerebrali che controllano i movimenti degli occhi e piano piano migliora la focalizzazione, anche se la visione perfetta si ha solo attorno ai cinque anni di vita, mentre solo a tre si possono scoprire problematiche visive legate ai colori, tipico del daltonismo.

E’ molto importante tenere sotto controllo gli occhietti del nostro amorino e se la nostra pediatra ci segnala qualche piccola anomalia, importantissimo è fare subito delle visite specialistiche per poter eventualmente curare piccoli disturbi che se trascurati potrebbero poi divenire più grandi o non più curabili.

Al mio piccolino la pediatra aveva trovato un piccolo problema di strabismo, chiamato anche strabismo di venere, lo portai subito da una dottoressa e nell’arco di due mesi tutto è andato risolvendosi, il mio piccolino ora è meravigliosamente bello anche se già prima lo era .

Parlando seriamente anche lo strabismo è un problema non da poco, tra lo zero e i sette mesi del bebè è normale che ci sia, ma se persiste dopo i sette mesi, bisogna subito fare un controllo da uno specialista: l’oculista dovrà quindi prima accertarsi che non vi siano altri problemi e poi curare lo strabismo che in casi eccessivi può diventare un vero è proprio problema fino ad arrivare a perdere l’uso dell’occhio.

 

 

L'età giusta invece per una prima visita oculistica è attorno ai quattro anni di età, questo per evitare di perdere l'età più favorevole alla cura di eventuali problematiche visive come possibili ambliopie, in altre parole la visione bassa, le ipermetropie e astigmatismi.

Solitamente quando il nostro piccolino ha dei problemi di vista, il corpo manda dei segnali di disagio tipo il mal di testa o bruciore agli occhi a cui noi dobbiamo sempre rispondere con un consulto dalla nostra pediatra,.

Altrettanto importante è ricordarsi per esempio di non lasciare mai il nostro piccolino troppo vicino allo schermo del televisore quando guarda magari il suo cartone preferito perché potrebbe creargli alterazioni della vista.

 

Quando i bambini sono piccoli, dobbiamo fare molta attenzione alle loro preziosissime orecchie, non solo evitando che possano prendere colpi d’aria, ma soprattutto quando dobbiamo pulirle per evitare che poi possano insorgere problemini come piccole otiti dovute ai tappi di cerume che si possono formare.

Spesso le neo mamme non vivono bene il momento dell’igiene delle orecchie del proprio cucciolo, spesso ansiose e timorose di creare dolore o un eventuale problema all’udito del proprio angioletto; importante invece è cercare di superare paure e ansie vivendo il momento come il più normale possibile… anche perché infondo, lo è!!!

L’attrezzo più usato per l’igiene dell’orecchio è il classico cotton fioc, per i bambini piccoli ci sono quelli creati proprio per loro: più sottili in punta e più spessi all’attacco, propria la punta più sottile è importantissima perché adatta a pulire le zone piccole delle orecchie del neonato.

La cosa importante da tenere presente è che il cotton fioc va usato sempre e solo nel padiglione auricolare, quindi nella parte più esterna, mai internamente perché si corre il rischio di spingere più in fondo lo sporco o di andare a creare dei problemini più seri come piccole lesioni al timpano.

Altra cosa da ricordare è che non dobbiamo mai usare il cotton fioc asciutto, si creerebbero solo inutili irritazioni alla pelle, ma bisogna sempre bagnarne la punta con della soluzione fisiologica.

Al posto dei cotton fioc si può benissimo utilizzare anche della semplice garza sterile arrotolata, il meccanismo rimane il medesimo.

 

 

Quando si è finito di pulire e sempre buona norma asciugare l orecchio con un panno morbido ed io aggiungo sempre che una buona dose di coccole dopo questa piccolissima tortura è d’obbligo.

In commercio esistono poi anche gli spray per le orecchie per i bimbi, io personalmente non li ho mai usati, preferisco i metodi tradizionali, ma molte mamme me ne hanno parlato molto bene, credo comunque che in questi casi bisogna sempre comunque parlarne con la propria pediatra, il fai da te o il sentito dire delle amiche soprattutto quando si parla del benessere dei nostri tesorini per me è sempre da evitare.

Un’attenzione particolare va fatta per la qualità dei prodotti che si usano per l’igiene delle orecchie del bambino, meglio sempre acquistare prodotti di buona qualità anche quando parliamo di semplici cotton fioc.

Clicca qui per leggere come curare gli occhi del nostro bambino.

 

Già da un po’ le nostre case sono piene di addobbi natalizi e luci dai mille colori, che affascinano i nostri bimbi come ne eravamo affascinati noi da piccoli. Quello che piace però non sono gli oggetti che disseminiamo per le stanze, siano essi presepi, alberi o i più deliziosi pupazzi e angioletti, ma è l’«atmosfera» che si crea, un clima di festa, di calore, di famiglia. E anche di attesa. Si attende un giorno particolare, un giorno in cui nasce un Bimbo. 

Sin dai primi anni è possibile far capire ai nostri piccoli il vero significato di questa festa cristiana, al di là dei regali e dei panettoni. Anche se all’inizio non capiranno granché, nel corso degli anni il semino che con costanza abbiamo seminato in loro non andrà perso e, quando saranno in grado di comprendere tutto per intero, non faranno fatica ad indirizzare il loro sguardo al cuore del Natale. 

Se ci pensiamo bene, per loro non è un trauma sapere che Babbo Natale non esiste, a meno che non glielo abbiamo fatto credere per diversi anni…o precisamente fino a quando non ci hanno scoperti una bella notte a mettere il loro regalo sotto l’albero, il presepe o il loro letto. Ma se da subito spieghiamo loro gli elementi della nostra Fede, cioè che Babbo Natale con la slitta è una bella storiella, mentre la nascita di Gesù Bambino è una bellissima realtà, non li stiamo privando della magia del Natale, anzi stiamo facendo loro un bel dono! Li stiamo attrezzando a non rimanere vuoti e nostalgici quando tutte le luci cesseranno, perché sapranno che esse sono un contorno che va e viene, mentre l’essenza rimane, dato che è una Persona con cui possono parlare tutto l’anno. 

Nulla ci vieta di raccontare di camini e befane, ma anche Gesù Bambino è poetico con il suo compleanno innevato del 25 Dicembre, con i suoi doni ricevuti inaspettatamente da quei re sconosciuti (anche Lui è Re, solo un po’ diverso!), con la sua stella che splende notte e giorno, con il suo Angelo che lascia il Cielo per annunciarne l’arrivo. E chi  più ne ha più ne metta, tutto sta negli occhi che guardano le cose. 

Sicuramente più in là i nostri figli non verranno delusi da questo Gesù che muore sulla Croce, anzi, un Uomo-Dio che fa questo per Amore fa una bella concorrenza ai migliori eroi dei cartoni.

E se ci sembra che alle loro orecchie il nostro sia solo un “bla bla bla”, quando meno ce lo aspettiamo ci stupiranno con il loro saper mettere in pratica meglio di noi; magari un giorno torneranno dalla festa di Natale della scuola raccontandoci che hanno giocato con Jazir con cui non sta mai nessuno, perché non potevano vederlo triste e per regalare il suo sorriso a Gesù Bambino, visto che non è giusto andare alle feste di compleanno senza un pensierino per il festeggiato! Tutto sta negli occhi che guardano le cose e i più puri, semplici e veri sono quelli dei nostri cuccioli, loro non vedono tanti fronzoli!

Del resto se veramente per noi la nascita di un Bambino ha cambiato la storia del mondo e della nostra vita, non possiamo non parlarne in famiglia. Il seguito lo farà Lui, si sa che tra bambini si capiscono meglio!

 

16 Dic

Il Natale DOC

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Aria di Natale ovunque: nelle case, dove gli alberelli e i presepi fanno da padroni; nei negozi, dove gli articoli anche meno natalizi vengono addobbati per invogliare la gente a sceglierli come ipotetici doni per amici e parenti; pesino i siti internet hanno acquisito la forma natalizia con immagini dei più svariati Babbi Natale.

Ieri per esempio ero su Facebook, anche io ne sono un irriducibile fan, e ho scoperto un idea bellissima per fare una sorpresa a tutti i nostri piccolini; ho deciso quindi di parlarne qui, perché vedere la faccina stupita dei nostri bimbi è meravigliosamente bello.

Io l’ho fatta subito per il mio Mattia e lui si è divertito moltissimo e io dietro a lui.

Andando sulla pagina ufficiale della Fisher-Price troverete questa bellissima e dolcissima idea: praticamente, seguendo le semplici istruzioni e successivamente rispondendo ad alcune semplici domande, si può creare un finta telefonata da parte del buon Babbo Natale per i nostri piccolini.

Le domande a cui si dovrà rispondere sono semplici: tipo il nome del bimbo e la sua data di nascita, se è un maschietto o una femminuccia, se è stato un buon bimbetto o bimbetta ed il regalo che vorrebbero ricevere; si può poi anche allegare inserire una foto per rendere il tutto più credibile.

 

 

Quello che si ottiene è un dolcissimo video dove un signore dalla barba bianca e dal viso buono parla al nostro bimbetto… certo è una sorpresina che può essere fatta ai bimbi piccoli dove ancora non hanno acquisito un certa malizia. Ma il risultato sono di faccine sorridenti e meravigliate!!! Anche questi piccoli divertimenti multimediali fanno oramai parte della bellissima magia del Natale.

Finché si può, bisognerebbe sempre trovare il modo di fargli vivere il Natale circondati dalle mille magie che offre: Babbo Natale, letterine, elfi, renne, latte e biscotti lasciato per il buon babbo… mille emozioni per loro e anche per noi!!!

Sorrisoni, occhioni luccicanti e faccine emozionate… attimi che non dimenticheremo mai... neanche quando saranno cresciuti e queste cose non si potranno più fare.

 

Tra lo zero e i dodici mesi i bimbetti si portano qualsiasi oggetto alla bocca per poi succhiarlo, morderlo o leccarlo. Questa fase che tutti i nostri cuccioli passano si chiama orale, fase in cui i nostri piccolini interagiscono con il mondo attraverso la bocca. 

Fin quando il bimbetto rimane tranquillamente nel suo lettino o nel box, tutto è meno pericoloso; ma come la mettiamo quando iniziano a gattonare? Va bene il voler esplorare tutto e voler conoscere il mondo ma… quali sono i pericoli?  Quali regole di sicurezza sarebbe meglio adottare? 

La pediatra del mio Mattia quando gli posi il problema, mi rassicurò subito dicendomi che se nella propria abitazione si fanno le normali pulizie domestiche e se i giocattoli che i bimbi esaminano con la loro dolce boccuccia rimangono in casa non ci dobbiamo preoccupare di nulla, anzi il loro assaporare li aiuterebbe anche a sviluppare il proprio sistema immunitario.

In realtà i veri pericoli non vengono mai dall’igiene, ma dal mondo degli adulti: vedi detersivi, farmaci, sigarette… o anche oggetti di piccole dimensioni; i rischi sono di avvelenamento e soffocamento e visto che è sempre buona norma prevenire piuttosto che correre ai ripari quando il danno è compiuto, a questo punto non resta che organizzarsi e rendere la casa a misura di bambino togliendo di mezzo ogni più piccolo pericolo.

Dobbiamo ricordarci per esempio di riporre i detersivi in appositi spazi, e se li mettiamo dentro a un mobiletto, bisogna sempre poi chiuderne la porta con gli appositi ganci di sicurezza blocca porte. Questo deve avvenire anche per il bagno, dove solitamente mettiamo le medicine. Per quanto riguarda gli oggetti di piccola dimensione, invece, basta spostarli su superfici non raggiungibili dai nostri cuccioletti.

 

 

Non dimentichiamoci le piante che noi tanto amiamo: sono una delle più grandi curiosità per i bambini. E' bene però che siano sistemate in maniera tale da evitare che il bambino vi possa arrivare visto alcune sono molto tossiche se ingerite.

Importante è anche controllare con attenzione tutti i giocattoli che diamo in mano ai nostri bimbetti: per esempio sulle confezioni è sempre segnata l’età del bambino a cui il gioco e adatto, se non corrisponde a quella dei nostri cuccioli ce il rischio che possano avere parti piccole che possano essere ingerite. Ancora più importante è che i giocattoli riportino sempre il marchio di conformità CEE, in questo modo siamo sicuri che quel giocattolo in ogni sua più piccola parte strutturale non possa creare danni al nostro bimbetto anche se succhiato, mordicchiato o altro.

E se per caso il nostro bimbetto, nonostante i nostri cento occhi e le nostre mille attenzioni, ha ingerito qualcosa… prima regola mai farsi prendere dal panico (più facile a dirlo che a farlo ovviamente) e se si tratta di un oggetto prendere immediatamente il bambino per i piedini e riversargli dei piccoli colpi sulla schiena finché l’oggetto non fuoriesce (mai cercare di toglierlo con le dita perché si ottiene l’effetto opposto) e far chiamare da qualcuno subito il soccorso medico pediatrico.

Se si tratta di liquidi o piante andare invece al pronto soccorso con la bottiglietta del liquido o il nome della pianta ingerita.

 

14 Dic

La magia del Natale

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Tutto è nato per gioco, ma ora che ho la possibilità di scrivere qualcosa di mio la tentazione è troppo forte...

di cosa potremmo parlare se non del NATALE?

 

 

Ormai manca poco le città sono tutte illuminate ci sono il presepe, l'albero di natale, i regali e tanta gioia negli occhi dei bambini, ma ahimè un pò di tristezza in quelli dei GRANDI!

Già... LA CRISI!

Ma come spiegare alle mie bambine piccole che non riceveranno tutto ciò che hanno chiesto? In primo luogo ho abolito la letterina... "Babbo natale è magico, legge nel vostro cuore e capirà cosa volete senza bisogno di ricevere nulla"... "davvero mamma"? ... "certo" ho risposto io...

in questo modo non riceveranno magari proprio tutto, ma qualcosa di atteso sicuramente, e in più, avranno la magia... DAVVERO MAMMA? questa frase... i loro occhi scintillanti... questo è il mio regalo di natale...

in secondo luogo ho cercato di spiegare loro il vero significato Natalizio. Il lato religioso, quasi nessun bambino lo conosce, ma se spiegato e raccontato come una favola vedrete che Gesù avrà più "successo" di Biancaneve, di Cappuccetto Rosso, o Pinocchio... i bambini vanno stupiti, sorpresi e amati...

La loro gioia la loro spensieratezza va custodita! Forse siamo noi a voler esagerare coprendo i nostri figli di regali che a volte nemmeno verranno guardati. Abbracciamoli e ricordiamo loro quanto li amiamo...

L'amore per loro e più forte di qualsiasi CRISI!

 

Ecco la seconda parte dell'articolo, dove spiegheremo le regole da seguire per evitare la gelosia del bambino:

  • Innanzitutto non facciamoci frenare dalla scusa di un eventuale aborto spontaneo e non aspettiamo molto tempo per dare al bimbo la notizia;  qualsiasi cosa dovesse apprendere da altri o da frasi dette di nascosto provocherebbe in lui un unico pensiero: “Mia mamma, mio papà mi dicono le bugie”. Quindi se anche la gravidanza dovesse arrestarsi, meglio per lui sentire di avere dei genitori che gli spiegano le cose (anche dolorose) e lo consolano anziché dei genitori bugiardi.
  • Durante l’attesa coinvolgiamolo il più possibile: lasciamo che accarezzi la pancia, che parli e canti al fratellino; cominciamo con lui ad immaginare l’aspetto del bebè e a sceglierne il nome; chiediamogli consiglio sulla nuova disposizione della cameretta (che sia però il meno rivoluzionaria possibile) e sulla scelta del corredino. Non forziamo ovviamente la mano se lo vediamo reticente, arriviamo solo fino al punto in cui lui ci permette di arrivare. 
  • Non illudiamolo dicendogli che il fratellino sarà da subito il suo compagno di giochi e che sarà tutto bello e divertente, ma prepariamolo anzi alle novità che il suo arrivo porterà. Per questo potremo servirci di un bambolotto o di una visita ad amici che da poco hanno avuto un figlio. Dall’altra parte facciamolo sentire importante per le nuove routines, spiegandogli che in tanti casi la sua collaborazione sarà indispensabile. Come in ogni cosa,  anche qui seguiamo la via di mezzo: sebbene per noi lui diventi “il figlio grande”, questo non significa che sia realmente in grado di assumersi le responsabilità pratiche e morali dei “grandi”. Quindi affidiamogli solo piccoli compiti e dopo un suo aiuto o atto di pazienza, ricompensiamolo con lodi, premi e coccole!

  • Può anche darsi che il bambino manifesti solo la gelosia e quindi tristezza, nervosismo, paure, ma non aggressività nei confronti del fratello. Se invece dovesse manifestare anche questa, non facciamolo sentire “sbagliato”. Ricordiamo intanto che la gelosia è un sentimento normale (che poi evolverà in competizione), funzionale allo sviluppo della sua personalità; o meglio, sarà tale se verrà aiutato dai genitori a gestire e a capire quel fiume di emozioni per lui nuovi, che lo fanno sentire triste e in colpa. Quindi mentre è nostro dovere riprenderlo dagli atteggiamenti dannosi verso il fratellino, verbalizziamo anche quei sentimenti che al momento ci sembra di cogliere in lui, mostrando comprensione: “Capisco che questa cosa ti fa arrabbiare..”, “So che in questo momento vorresti giocare con la mamma…”, “Se ti senti triste per questa cosa lo capisco…”. Sentire i propri stati d’animo negativi sulla bocca della mamma lo aiuterà ad elaborarli senza sensi di colpa, perché vedrà se stesso con gli occhi amorevoli della mamma. Se ce la sentiamo, aiutiamolo a tirare fuori i suoi sentimenti con gli strumenti a disposizione: i giochi di ruolo con le bambole, i disegni…
  • Avvisiamolo per tempo che dovremo andare in ospedale per farci aiutare dai dottori a far nascere il piccolino, che potremmo anche non avere il tempo di salutarlo, aggiungendo che lui potrà chiamare e venirci a trovare quando vuole.
  • Durante i nostri giorni di ricovero,  non facciamo trasferire il bimbo a casa di altri, ma chiediamo ai nonni (o a chi lo accudirà) di fare loro il sacrificio di spostarsi. Anche dopo il parto, non facciamogli subire troppo cambiamenti, programmiamo invece le cose in maniera tale che non coincidano con la nascita del fratellino, in particolare l’inserimento al nido o l’inizio di qualsiasi attività che lo tenga lontano da casa.
  • Il nuovo arrivato riceverà molti regali, facciamone uno anche al primogenito dicendo che è stato il fratellino a suggerirlo all’orecchio della mamma. Anche far scartare a lui i regali del neonato sarà un modo per non farlo sentire in secondo piano.
  • Soprattutto dopo il parto, cerchiamo di fare con il bambino quello che facevamo prima o anche cose nuove. Facciamoci aiutare da qualcuno nella cura del secondo, per poter dedicare tempo al primo. Quando non è possibile coinvolgerlo nella cura del piccolo, facciamo in modo che sia impegnato in qualche altra cosa o che qualcun altro gli dedichi del tempo speciale: fare la spesa col papà, una passeggiata con la nonna, o una torta con la zia lo faranno sentire bene. Ovviamente la figura che maggiormente dovrebbe prestarsi a compensare le assenze della mamma è il papà; anche a lui sono chiesti dei sacrifici al di fuori del lavoro, gli sforzi all’unisono verranno ricompensati presto dalla maggiore serenità familiare.
  • Per il bambino, un modo per esprimere il proprio malessere è la “regressione”: il tornare, cioè, a fare delle cose che prima non faceva più, in genere per attirare l’attenzione o sentirsi di nuovo piccolo e amato. Potrebbe, per esempio, tornare a bagnare il letto, richiedere il ciuccio, fare molti capricci quando sa che la mamma deve allattare o dedicarsi al fratellino. In realtà non sono veri e propri capricci da reprimere, ma segnali di sofferenza, per cui cerchiamo di non spazientirci troppo e di chiudere un occhio. Il vedere che di tanto in tanto gli è consentito tornare piccolo, dovrebbe rendere questi episodi sempre più sporadici, man mano che egli riacquista sicurezza in quell’amore che pensava diminuito. Ovviamente se ci rendiamo conto che alcune situazioni persistono oltre il dovuto (in particolare l’enuresi) proviamo a parlarne con il Pediatra.
  • Cerchiamo noi stesse di creare e supportare il rapporto tra i fratelli: durante la gravidanza facciamo notare quando il piccolo scalcia agli stimoli del primo: “Senti com’è contento quando lo accarezzi” “Continua a cantare così dopo riconoscerà la tua voce e ti sorriderà”. Dopo il parto ugualmente, sottolineiamo con enfasi positiva quando il neonato gli sorride, lo segue con lo sguardo…  
  • Non diamo per scontato che il bambino deduca che il nostro amore è rimasto immutato dai sacrifici che facciamo per lui di volta il volta, come leggergli la fiaba quando il secondogenito si è addormentato e noi siamo distrutte, non irritarci alle sue continue richieste di attenzione nei momenti più critici, fare i salti mortali per ritagliarci del tempo per stare insieme… Queste e altre azioni per lui avranno ancora più valore se accompagnate da manifestazioni verbali (“Quanto ti voglio bene”, “Sei sempre il mio tesoro”), abbracci affettuosi, coccole… Pur essendo diventato il maggiore, rimane comunque un bambino, con il suo diritto alla tenerezza e bisognoso adesso di maggiori rassicurazioni. Se perseveriamo e non ci facciamo prendere dall’impazienza, alla fine L’AMORE VINCERÀ, il nostro bimbo pian piano recupererà fiducia e questo lo farà crescere perché con il nostro aiuto avrà vinto la prima battaglia della sua vita!

 

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