Grazia Spano

Grazia Spano

Nasce nel capoluogo siciliano il 24 Febbraio del 1983, si laurea presso la facoltà di Scienze Politiche di Palermo indirizzo Studi giuridici comunitari internazionali. Attraverso la partecipazione a convegni e meeting poi ha da sempre sostenuto attivamente in collaborazione con Amnesty International la promozione dell'abolizione delle torture ,delle mutilazioni genitali femminili , e di ogni altra forma di violazione dei diritti umani dedicando la sua prima tesi allo stupro come arma di guerra, come crimine internazionale. Parla italiano , inglese, francese e russo e la sua passione è la scrittura.Tra i suoi contributi,inoltre un trattato di sociologia della devianza "BDSM vite al confine" frutto dell'osservazione e dell'impegno nella ricerca nell'ambito del fenomeno dell'erotismo estremo.

URL del sito web: http://www.facebook.com/grazia.spano.104

Quali iniziative promuovere per la tutela e lo sviluppo della Cultura in Italia. 

Patria della capitale del mondo, l’Italia costituisce patrimonio antico, rinomato, per la cultura.
Terra di conquista di innumerevoli e svariati popoli , dagli Etruschi ai Cartaginesi, dai Fenici ai Greci, dagli Arabi, Angioini e Aragonesi agli Austriaci , Spagnoli e Francesi, offre ai visitatori l’opportunità di un ritorno al passato alla scoperta di antiche tradizioni e costumi.
Le bellezze e le meraviglie della Penisola vengono apprezzate e ammirate da tutto il mondo. Turisti arrivano da ogni parte del mondo per immortalare nei loro scatti panorami e opere italiane.
Bisognerebbe guardare attraverso i loro occhi i tesori della nostra terra, per comprenderne il valore, l’importanza e la necessità della loro salvaguardia: un primo passo questo forse , verso la promozione e la tutela della cultura in Italia.
Musei, biblioteche, castelli, dipinti, rilievi, musica, teatri, opere che si tramandano da secoli in secoli e che hanno contribuito alla storia dell’Italia, devono essere accuratamente custoditi, debitamente protetti dai segni del tempo, ma non negati, non privati agli avidi della conoscenza.
Aprire le porte, occorrerebbe aprire le porte e concedere il libero accesso alla cultura come pubblico bene affidando il privilegio a tutti di conoscere la storia di un Paese, conoscere un Paese, che sia il proprio o meno poco importa, nelle opere di chi l’ha vissuto e reso tale.
Sopperire a questa mancanza può significare creare incontri, occasioni nazionali e internazionali, in cui l’Italia si mobilita a mettere in mostra il suo cavallo di battaglia: l’arte, in ogni sua forma ed espressione.
Ovviare a questa mancanza può significare assegnare una sorte diversa alla cultura , diversa dalla polvere incastonata, dalle copertine incrostate, dalle pagine ingiallite, dai dipinti sopiti, dalle tele bucate, dalle statue annerite, dalle scale scricchiolanti, dalle porte serrate, dai sipari calati, dalle dimore abbandonate.
Valorizzare il patrimonio culturale richiede la partecipazione reciproca di tutti, cittadini (residenti e non) e delle rispettive sovraintendenze regionali che gestiscono i beni pubblici; richiede l’informazione , la comunicazione con il bacino delle utenze e i servizi.
Sportelli d’informazione ad esempio presenti nei centri storici delle città contribuirebbero a monitorare le visite ai principali monumenti , musei, e opere delle città da parte dei turisti, molto spesso abbandonati alle loro mappe e alle informazioni spicciole raccolte dai passanti, indicando i giorni e gli orari di apertura e pubblicizzando i servizi gratuiti e quelli non.
Ma occorrono soprattutto eventi, eventi di promozione culturale appositamente gestiti da una pubblica agenda.
Sarebbe davvero suggestivo poter partecipare alla settimana greca, alla settimana rinascimentale o medievale , inscenando e rivivendo antichi costumi, suggestivo per tutti, eventi locali che coinvolgano tutti e non solo i turisti.
Cosi come sarebbe opportuna un’opera di ripresa, restauro, ristrutturazione di monumenti abbandonati, lacerati, come il castello di Cefala Diana (Sicilia), immenso nei suoi antichi resti, imponente, eppure abbandonato.

 

castello-cefala-diana


Certamente non può essere tralasciato il ruolo delle scuole in tal senso, dell’istruzione in generale. Università e scuole dovrebbero essere le prime ad attivarsi in tal senso attraverso associazioni, attività a partecipazione pubblica, fornendo opportunità concrete per la diffusione della cultura e della sua tutela.
Tutelare la cultura vuol dire difendere e rivendicare il proprio diritto alla cultura.
E’ davvero assolutamente riduttivo affidare il diritto alla cultura a dei fondi pubblici, ma è la realtà dura contro cui chi vive in Italia o chi vi giunge dall’Estero si deve scontrare.
La carenza di fondi e talvolta o soprattutto l’inefficienza della dirigenza infatti pregiudicano la corretta gestione dei beni culturali.
Si potrebbe ovviare alla questione con un ticket simbolico di un euro per il capo famiglia, o del singolo , o accompagnatore.
Promuovere la cultura attraverso un ticket simbolico, attraverso la partecipazione delle famiglie italiane e non , che però contribuirebbe a mantenere in vita il grande patrimonio artistico del Paese.


L’importanza dei social networks cresce giorno dopo giorno, la dipendenza da una identità virtuale. E’ questo il tema che ho scelto di approfondire in questo articolo: i social networks tra finzione e realtà, quanto si è disposti a rivelare di sè in un pagina html, in un link, in un post o in un blog? quanto c’è di vero di noi?

Il web a dire il vero accoglie identità multiple per dirla breve c’è chi investe tutto sè stesso dando molto spazio all’importanza dell’immagine data di sè sul form, c'è chi ancora dietro quella immagine, quelle parole talvolta cela maschere, e c'è chi invece non ne indossa alcuna, anzi la sfila. Non è forse vero infatti che l’invisibilità della web social life rafforza, e soprattutto spezza le catene dell’io oppresso, represso, sganciando i freni morali che la società impone? Non è forse vero che dietro a un computer è davvero molto più semplice cancellare timidezza e inibizione? Se è cosi che stanno davvero le cose, chi siamo davvero? Chi siamo davvero?

Quelli che alla mattina vanno in ufficio, al supermercato, quelli incasinati, quelli sempre in ritardo, che sbraitano nel traffico, o quelli che bramano il rientro a casa la sera, per essere dietro a un computer, quello che ci sentiamo di essere dentro e che per un motivo o l'altro nella vita reale di tutti i giorni non riusciamo ad essere? Spunto della mia riflessione una recente esperienza personale che mi ha dato modo di pensare alla rapidità con cui vengono instaurate e coltivate le amicizie on line, la facilità con cui si coltivano o si deteriorano i rapporti, le relazioni interpersonali (leggi "il Marketing degli amori facili") . Tra i motivi principali, ho avuto modo di constatare, la diffusa tendenza a considerare la gente iscritta ai social networks alla stregua di poco più che un contatto in tre mosse aggiungere, mantenere o cancellare e il social networks come il luogo in cui dar sfogo alle fantasie più sfrenate, il luogo delle facili distrazioni, superando in tal modo i casini del lavoro e della famiglia. Quando sul web ci imbattiamo alla ricerca di nuove amicizie noi mettiamo quotidianamente le nostre piccole idee, identità, e vite nella mani di chi ci considera poco più che un contatto, che esce allo scoperto per fuggire alle frustrazioni quotidiane dando il peggio di sè. Quando pensiamo alla straordinaria persona che pensiamo di avere finalmente incontrato, quando a notte fonda si smette di guardare l’orologio perché ciò che conta è parlare, pardon, chattare, chattare e ancora chattare, non sospetteremmo mai che dopo pochissimo tempo all’improvviso, la favola finisce, perché magari non si rientra in "certe aspettative" avanzate dall’altro e con un click ci si ritrova cancellati dal suo account e dalla sua vita.

 

giusto incontrare persone dalla chat?


Per fortuna le cose non vanno sempre cosi, con un pizzico di fortuna tra milioni di contatti persone trovano altre persone che si riesce addirittura a passare il capodanno insieme, che ognuno rimane presente della vita dell’altro, che nasca un amore o un’amicizia. Talvolta può davvero funzionare e vivere incontri magici, talvolta enormi e catastrofici flop, ma anche nella vita di tutti i giorni succede cosi. Forse si dovrebbe scommettere di meno se stessi in web, ma i social networks (ecco le nostre pagine fan su facebook e twitter) rappresentano comunque un importante specchio della società dove la gente viene fuori davvero per quella che è, dove puoi davvero conoscere fino a fondo l’uomo o la donna che inviterai a cena il prossimo week end.

 

Verso l'uomo ideale. 

Care lettrici e lettori ho deciso di dedicare questo piccolo angolo a tutte quelle donne che all’alba dei trenta anni, in carriera o meno, iniziano a pensare di mettere su casa e si accingono a trovare pertanto un uomo, che come visto, di questi tempi è ardua impresa. E già perché trovare un uomo oggi è davvero un terno al lotto:

1) Perché le donne sono esigenti il che è molto comprensibile

2) Perché gli uomini solitamente rifuggono dalle esigenze femminile.

Quando solitamente si cerca di fare nuove conoscenze la scelta del luogo del probabile magico incontro diventa determinante. Ci si chiede quali siano i posti più frequentati da giovani uomini e ci si avvia. Posto giusto, abito giusto, accessori, e il tocco finale: due gocce di profumo. Il trucco è mettersi in mostra e socializzare. Si opta per le palestre, scuole da ballo, locali notturni dove solitamente la giovane donna si avvicina al bancone ordinando il primo cocktail e a fine serata o sei sbronza o sei fortunata, un lancio di dadi insomma.

Potrei elencare una miriadi di difetti di uomini e donne che inficiano una possibile relazione, ma sarebbe altamente riduttivo, perciò credo che sia più esatto parlare di ostacoli.

Ogni donna disegna l’uomo giusto, il principe, ma talvolta anche i più semplici presupposti per una futura vita di coppia (single o/e eterosessuale) prendono forma di miraggio. Mille e uno tentativi, mille e uno incontri, mille e uno fiaschi e a fine giornata un fondotinta sbiadito o un rimmel sbavato sono il risultato.

Dopo che ci si lava il viso e ci si asciuga le lacrime per l’ennesimo buco nell’acqua una parte di te si ripromette che è l ‘ultima ed ennesima umiliazione, l'altra invece è sempre pronta a ricominciare, ritentare, la prossima volta, la prossima volta sarà la volta giusta, sarà quello giusto.

E se fosse questa definizione di giusto, se fosse proprio il nostro giusto a essere sbagliato?

Se il nostro istinto si sbagliasse quando su due piedi decidiamo che non è il caso di continuare a vedersi, frequentarsi, conoscersi?

Se fosse una parte di noi a essere sbagliata, poco disponibile?

E se fosse solo paura?

Come si fa a riconoscere che è il tipo giusto?

 

Noi donne attribuiamo il nostro status di single con molta facilità agli uomini, finendo di ignorare il più delle volte le nostre cattive abitudini, manie, ossessioni in cui ci imbattiamo spesso quando siamo sole. Corazze che portano a pretendere dall’altro la perfezione del Dio in terra. Imparare ad accettarsi ed accettare sarebbe il primo passo giusto verso l’amore. Scoprirsi dentro e non fuori, rivelarsi a sé stesse e smussarsi, un po’ come concedersi a sé stesse prima di concedersi agli altri.

Come-trovare-uomo-giusto

Una volta superato il più grosso degli ostacoli, se stesse, si è pronte per davvero alla ricerca del tipo giusto, al grande incontro. Io, lo definisco magia. Una donna ha bisogno di magia, quel non so che di magico, sorpresa, infatuazione, incanto. Una donna ha bisogno di un uomo che porgendole la mano si distingua dagli altri, quando stanca della giornata sbuffa seduta al tavolino di un caffè ..

 

Ogni anno puntualmente l’arrivo del Natale si accompagna all’ansia e allo stress dello shopping natalizio. Una resa dei conti con il tempo, e con le nostre tasche. E si perché la scelta dei regali destinati ai nostri cari è condizionata non solo dal fatto di avere troppo poco tempo a disposizione ma anche dalle nostre possibilità economiche. La crisi economica che stiamo attraversando non ha cambiato soltanto le nostre abitudini, ma ha cambiato anche il contenuto dei doni sotto l’albero di Natale.

 

Di recente far fronte alle spese natalizie specie se non hai un lavoro stabile può diventare davvero dura. Molto spesso si rimedia con i classici lavoretti temporanei tra gli stand delle fiere natalizie, ma il più delle volte si finisce per affidarsi alle rinunce lavoratori e non, optando al Natale low cost. Ecco come lo sfarzo e il lusso, qualche peccatuccio durante le vacanze, come lo shopping tra le vie della Milano bene, il traffico e le luci del Champs-Élysées, diventano un miraggio; Cortina e Madonna di Campiglio lasciano poi il posto a casa dell’amico dell’amico degli amici e i luoghi per acquisti natalizi più gettonati diventano Outlet, Eurocenter e ancora Chinacenter. In casi come questi l’idea che i pensieri inaspettati anche se piccoli fanno sempre effetto consola. La formula del risparmio diventa indispensabile. Si risparmia in tutti i modi possibili, nelle quantità e nelle qualità. Se non altro la  calca di gente per accaparrarsi il regalo più carino al prezzo più basso in poche centinaia di metro quadro di negozio diciamolo fa anche un bel pò ridere, per non parlare delle file nei parcheggi, le multe, il traffico, e delle grandi abbuffate. Si potrebbe rinunciare a tutto, ma non al cibo, e infatti l’assalto agli scaffali dei supermercati all’apertura nel giorno delle offerte prenatali è una vera lotta all’ultimo sangue.

 

Ad ogni modo prima ci si premura di ultimare i regali per la vigilia di Natale, e in questi casi non badando alla forma, ma preoccupandosi che i conti tornino. Ecco che qualsiasi cosa se non eccessivamente costosa secondo di quanto disponiamo purchè impacchettabile può essere  destinata a regalo di Natale.  Ci si avvia per i negozi , senza avere la minima idea di cosa comprare anche se si preferisce sempre quel qualcosa che catturi la nostra attenzione, qualcosa che vada oltre, che susciti in noi curiosità, qualcosa che infrange le barriere dell’occhiata e fuga.

 

 

Ristrette possibilità economiche se non altro conservano il pregio di lasciare grande spazio all’immaginazione. In questi piccoli negozietti di low cost ci sono una miriade di oggetti di grande ingegneria che una low expense possa offrire, oggetti di cui per la maggior parte delle volte a stento se ne conosce l’uso, la destinazione.

Bisogna essere davvero fortunati a trovare qualcosa che colpisca direttamente noi e a pagarne la spese sono i poveri commessi, torturati dai incontentabili clienti che con pochi euro avanzano pretese da billionaire. Per non parlare di quando sfortunatamente in due ci s’imbatte sullo stesso oggetto rimasto tra l’altro ultimo.

Magari giunti all’apertura dei regali, non troveremo quanto vorremmo, ma se non altro avremmo ricevuto un doppio dono: ciò che di più ignoto e alieno la scatola conterrà e tante tante risate…