Grazia Spano

Grazia Spano

Nasce nel capoluogo siciliano il 24 Febbraio del 1983, si laurea presso la facoltà di Scienze Politiche di Palermo indirizzo Studi giuridici comunitari internazionali. Attraverso la partecipazione a convegni e meeting poi ha da sempre sostenuto attivamente in collaborazione con Amnesty International la promozione dell'abolizione delle torture ,delle mutilazioni genitali femminili , e di ogni altra forma di violazione dei diritti umani dedicando la sua prima tesi allo stupro come arma di guerra, come crimine internazionale. Parla italiano , inglese, francese e russo e la sua passione è la scrittura.Tra i suoi contributi,inoltre un trattato di sociologia della devianza "BDSM vite al confine" frutto dell'osservazione e dell'impegno nella ricerca nell'ambito del fenomeno dell'erotismo estremo.

URL del sito web: http://www.facebook.com/grazia.spano.104

Al Settimo piano Al Settimo cielo. 


Come è possibile condividere lo stesso palazzo per sette lunghi anni e non accorgersi mai l ‘uno dell altra al di là di un formale ciao?

Cari lettori e care lettrici stasera vi parlo di come nella vita da un giorno all’altro possano accadere delle cose, degli eventi, che stravolgono completamente il modo di vedere gli altri.

Abito in questo residence da sette anni. Non ho mai approfondito la conoscenza con nessuna delle ventiquattro famiglie. Ogni tanto ci si scambia qualche cortesia come quella di lasciare socchiuso il portone all’inquilino che è dietro, aprire la portiera dell’ascensore a chi ha le mani troppo occupate dalle buste della spesa, il saluto.

Cosi sono passati sette lunghi anni della mia vita, che in un modo o nell’altro è sempre trascorsa al di la delle mura di questo palazzo. In effetti non ho mai consentito a tutto quello che ordinariamente fino ad ora mi è successo di varcare la frontiera del cancello del cortile. Questo residence è sempre stato una fortezza per me, il dolce miele a fine di una giornata no, il lungo atteso abbraccio della mia vasca da bagno, la musica di sottofondo , insomma un mondo nel mondo. In tutti questi anni perciò al di là del calore tipico dell’home sweet home non ci ho mai visto nient'altro.

Questo fino a venerdì scorso….

Era uno di quei pomeriggi in cui stranamente la noia e l’assoluta apatia avevano ceduto il posto alla voglia di uscire , con tanto di preparazione e accurata scelta del trucco e dei vestiti. Di solito a quell’ora avevo sempre indossato le mie nike e la mia felpa , ma quel giorno scelsi una mise come dire molto più femminile, una camicetta stretta, il push up appena regalato , e un paio di jeans. Sciolti i capelli e indossato il mio Bulgari eau de parfume , mi avviai. Finite le mie commissioni feci rientro a casa. Il portone era aperto, e anche la portiera dell’ascensore. C’erano delle buste e una cassetta d’acqua, del proprietario neanche l’ombra. Cosi mi adagiai sul muro dell’androne per attenderlo, nella speranza di un passaggio in ascensore, le mie decoltè iniziavano a farsi sentire. Stavo quasi per rinunciare preferendo a malincuore le scale, quando ecco che il proprietario arrivò scusandosi del ritardo, e dell’ascensore occupato. Era il ragazzo del 7 piano. L’avevo visto sempre come il fratello di Lorenzino, continuo a chiamarlo cosi sebbene non avesse più nove anni ma sedici ormai. Ci saremo incontrati si e no dieci volte in sette anni, si accennava a un saluto e poi ognuno per la sua strada o meglio per il suo appartamento. Chiesi allora se avesse bisogno di una mano, disse di no, orgoglio maschile? Ad ogni modo entrammo finalmente in ascensore.

 

incontro-in-ascensore

 

Sorridendo gli chiesi se fosse il fratello di Lorenzino. Rispose di si. Scoppiammo a ridere, e fissandomi accennò al tempo, disse che faceva caldo. Avevo imparato dai manuali di psicologia che quando ci si sente a disagio e ci si è in due, si finisce sempre a parlare del tempo. Fu la volta del mio piano, la portiera si aprì, e ci salutammo. Rientrai a casa, convinta che tutto era come era sempre stato, la mia fortezza era ancora la mia fortezza. Il giorno dopo però inaspettatamente trovai su facebook la sua richiesta d’amicizia. Non credevo ai miei occhi. Era davvero lui, in quel momento scopri che si chiamava Marco. Accettai. Il ragazzo del 7 piano adesso era diventato Marco. Non avrei mai immaginato, che un bel giorno sarebbe finito a casa mia, e sul mio divano, con l’ansia e la paura che gli occhi indiscreti del portiere, lo vedessero entrare…

 

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L'abito non fa il monaco, ma il profumo che si indossa si.

Eh già i profumi che noi scegliamo, in quanto personali, dicono all'altro quello che siamo.

La fragranza, l'essenza che scegliamo più adatta secondo in nostri gusti, rivelano all'altro un pò di noi. Prendete un uomo che solitamente indossa un profumo sportivo come Hugo Boss e Tommy Hilfiger, mostra uno spirito giovane, dinamico, mentre guida la sua auto decisamente sportiva, e programma la sua serata partita e birretta tra amici.

Ideale per le donne che amano le serate alla buona e le cose semplici.

 

Decisamente l'opposto di quello che per i suoi galanti appuntamenti sfoggia un Grigio Perla o un Gucci amante del classico, la precisione di stile, la puntualità. Giunto sotto casa, accosta la sua auto e aspetta in stile impeccabile che la sua lei oltremodo elegante si avvicini alla portiera per aprirgliela.

 

Sofisticato poi è l'uomo Armani. Un uomo pronto a tutto. Egocentrico, narcisista di classe e con classe. Deciso si muove padroneggiando la sua auto, la strada e il mondo.

Se amate le serate al chiaro di luna dal sedile di una berlina reclinato e gli occhi immersi nel cielo avete trovato chi fa al caso vostro.

 

 

I Dolce e Gabbana invece sono dell' uomo che non cresce mai, cronico Peter Panico. Il suo motto è il divertimento, e le serate insieme al lui sanno sempre di un giro sull'otto volante. L'uomo giusto per chi ama la spensieratezza, la leggerezza, e il gusto della vita.

 

Chanel regala poi all'uomo che lo sceglie quel tocco di femminilità che a certe donne può non dispiacere. L'uomo Chanel ama distinguersi dalla massa e gli riesce sempre al meglio. Uscire con lui è come organizzare una cenetta a lume di candele con il genio della lampada, sa come esaudire ogni vostro desiderio. E' il tipo perfetto per le donne che sanno cosa vogliono.

 

Jean Paul Gaultier e Prada la scelta preferita dell'uomo introverso, nascosto nei meandri dei suoi casini mentali. Se amate il mistero, l'oscurità, o i casi irrisolti, è quello che più si adatta a voi.

Se chiedeste poi all'uomo che predilige un Paco Rabanne se è pronto rsponderebbe che è nato pronto.

Hermes e Farenight caratterizzano l'uomo dalle mille e un notte, l'uomo che sa come agire difronte all'imprevedibile, quello che ha sempre la risposta giusta, l'asso nella manica, e che asso...

 

Infine Chapeau e dico Chapeau ai Signori Cartier. Se esistono dei profumi che espressamente danno di uomo e fanno uomo quelli sono i Cartier. E l'uomo che l'indossa è tremendamente convinto e sicuro di sè. Aggressivo, seduttivo ma con eleganza e classe. L'uomo Cartier conosce bene il suo ruolo e lo fa diligentemente. L'uomo Cartier vi trascinerà e coinvolgerà come un tango, accenderà tutti i vostri sensi. Vi assaporerà e gusterà come foste il vino che con sconfinata cura vi ha appena versato.

L'uomo Cartier sa cosa vuole una donna. L'uomo Cartier è un uomo, uno di quegli uomini che non chiedono mai...

post scriptum naturalmente vale anche per le donne, ma da donna...

 

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Non sappiamo cosa è ma non riusciamo a farne a meno. 

Cari lettori e lettrici, stasera non ho voglia di annoiarvi con argomenti di cronaca o di attualità. Siamo cosi tanto presi a pensare a quanto ci accade intorno, che talvolta ci si dimentica cosa significa vivere. Perciò tirando un sospiro di fiato, sollecitata da un disco messo su dei Pink Floyd, ho scelto di trattare in poche righe dei momenti magici in cui c’imbattiamo talvolta per caso, ma destinati a diventare ricordi indelebili per tutta la vita. Ho scelto di rivivere uno dei miei e di farlo con voi.
Era una di quelle sere in cui stare comodamente a casa in pantaloncini mangiando pop corn e guardando un film. Alla tv stavano dando il mio preferito, Batman il Cavaliere Oscuro. 
Dovevano essere le 23 30 quando la segreteria telefonica iniziò a ricevere messaggi. “Dove sei? Devo parlarti...”
Non avrei mai voluto scomodare il culo dal mio divano, se non fosse stato per quella inaspettata telefonata. Declinai l'invito di tre o quattro volte, al quarto rifiuto era già sotto casa. Riagganciai il ricevitore e lo raggiunsi. Era mezzanotte, ed io mi trovavo a bordo di un Audi nel sedile posteriore, che toccava i 160 km. Lui era bello come me lo ricordavo, l'aspetto di figlio di puttana non l'aveva mai perso, sicuro di sè, impavido, guidava, padroneggiando il sedile anteriore. A fianco un tizio, avremmo dovuto accompagnarlo all’ areoporto. Pensai dentro di me che diavolo stesse succedendo, che ci facevo in quell’auto e a quell’ora, facendo fatica a seguire i loro discorsi. Sentivo il mio cuore battere sempre più forte, le gambe tremare cosi mi adagiai sul sedile, quasi a distendermi del tutto. Lo sorpresi più volte guardarmi dallo specchietto retrovisore. Mi sentivo come una lepre abbagliata dai fari di un auto combattuta tra scappare urlando dalla paura o saltargli addosso. Mi sentivo una quattordicenne in preda alla sua prima cotta. Giorgio mi faceva quell'effetto, sempre. Gli chiesi se fosse un sequestro, rispose di no. Finalmente arrivammo il tizio scese dall’auto, lasciando la portiera aperta, in modo che salissi a prendere il suo posto e ci avviammo nel cuore della notte.
Rimanemmo soli. Mi domandò dove volessi andare, il che era abbastanza strano dal momento che era stato lui a chiedermi di uscire. Il chiaro di luna tradiva i suoi occhi i rivelandone le espressioni, le intenzioni . Arrivammo in una strada costeggiata da case e auto. Accostando spense il motore e d ‘improvviso mi chiese: “Come si fa vincere la rabbia”? Era un pugile, mi domandai quante volte aveva lottato contro di sé per controllarsi per controllarla e vincerla. Accennai "la boxe non è abbastanza?". 

 

rapporti-difficili-da-spiegare


“No. Mio padre non c’è più e io ho preso in mano la sua azienda. Me ne sono andato da casa che non sopportavo più mia madre e mia sorella chiedermi sempre di più nonostante io mandassi avanti la baracca.”- E dove vivi adesso?” "Da mia nonna da sei mesi. Tu sei l’ unica persona che c’è sempre, ci sei sempre. Tu scrivi delle cose che mi leggono dentro. Tu mi leggi dentro, e nessuno l'ha mai fatto prima“.
Rimasi in silenzio, quando posai di nuovo i miei occhi su di lui i suoi erano pieni di luce, forse brillavano per riflesso dei miei, forse di luce propria. D’improvviso la sua mano mi accarezzò il mio viso , sapevo che voleva di più , e forse anch’io. Mi baciò.
Esitai, per un attimo. Ma al secondo bacio la resa fu inevitabile.
Ci stavamo amando eppure riuscivo a sentire una musica. Mi sentì trasportata da lui tra le dolci note di un valzer. Immaginai un’ampia sala dai grandi lampadari e lui in tait a mani protese avanzarsi verso di me. Il mio corpo seguì il suo corpo, i miei movimenti i suoi.
Mi abbandonai alle sue braccia, a quella danza. Ballammo e ci amammo per tutta le notte , sotto gli occhi della luna.

 

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Donne e Violenza. 

Fin dalla nascita dell'ordine sociale il maschio funge da predatore naturale e la femmina da preda, non solo può essere soggetta a piacimento a una conquista fisica che non può essere ripagata con la stessa moneta stupro contro stupro, ma per giunta le conseguenze di questo brutale scontro possono essere la morte, il ferimento, per non parlare della nascita di un bambino a carico della madre.
Le donne sono perfettamente consapevoli della loro vulnerabilità, della loro condizione di vittime lo dimostrano il fatto di avere imparato la parola stupro, alcuni regole preventive come i corsi di legittima difesa, gli spry antiaggressione pronti in
borsetta, scegliere di non avventurarsi in viali bui e isolati, nei parcheggi di sera.
In questo modo mostrano una certa consapevolezza dei rapporti di potere esistenti tra uomini e donne, anzi ne vengono istruite fin da bambine. Le favole sono colme di terrore, che sembra incombere soltanto sulle bambine. Susan Brownmiller nel suo saggio parlò di Cappuccetto Rosso come parabola dello stupro, di come ci siano paurose figure maschili nel bosco, i lupi, di come siano indifese le persone di sesso femminili difronte a loro, di come sia meglio non avventurarsi nel bosco. Di certo conoscere il pericolo aiuta a prevenirlo, ma il solo fatto di conoscerlo significa che c'è, esiste.
La violenza maschile nei confronti delle donne si riallaccia alla sessualità maschile e a come gli uomini intendano il loro rapporto con le donne. Nella violenza sessuale cosi come nella prostituzione è implicita una sessualità maschile naturalmente e quindi normalmente aggressiva, “che spetta alle donne controllare non provocandola“, nel caso della violenza sessuale o soddisfacendola nel secondo. Al di la degli studi dei criminologi, il comportamento scatenante della vittima molto spesso rappresenta il modo il cui il lo stupratore fa ricadere la colpa sulla vittima. Esistono infatti miti maschili sullo stupro, che rappresentano le opinioni della maggior parte degli uomini e la natura del potere maschile è tale che sono riusciti a convincere molte donne. ”Tutte le donne voglio essere stuprate, nessuna donna può essere violentata senza la sua volontà, se l'è voluto, se stai per essere stuprata meglio che ti rilassi e ci provi gusto.”
In questo modo la sessualità femminile è normale e naturale in confini molto più ristretti della sessualità maschile. Non a caso le donne chiamano molestie ciò che gli uomini definiscono gioco innocuo. Sguardi denudanti, espliciti commenti, fischiettii, su una donna che sia estranea, che sia una collega potrebbero essere interpretati come una forma diretta di potere esercitata dall'uomo sulla Donna e in questo caso molestia, oppure solo un gioco. Secondo gli uomini questo gioco è una conseguenza di mancata empatia con il genere femminile. La donna bersagliata è solo l'oggetto sessuale piuttosto che l'altro giocatore in questo gioco, la partecipazione della donna, la consapevolezza del suo ruolo sembrano davvero non avere nessuna importanza.
Questo offuscamento della soggettività della Donna, e il rifiuto degli uomini di considerare gli effetti del suo comportamento mostra che gli uomini siano piuttosto confusi quando una donna protesta ciò dimostra come ci sia una differenza tra il genere femminile e quello maschile sull'opinione di molestia sessuale dimostra come ci siano ancora marcate differenze di genere. A tal proposito studi condotti nei campus universitari mostrano come una delle motivazioni principale degli stupri perpetrati alle ragazze del Campus, molto probabilmente è proprio la loro identificazione in un oggetto utile a scopi sessuali. 

 

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Nonostante i progressi compiuti dal punto di vista legislativo i casi di violenza sessuale denunciati risultano ancora pochi, per paura o vergogna e o mancanza di fiducia nelle istituzioni da parte della vittima. Si potrebbe addirittura affermare che è cambiato davvero poco tra il prima e il dopo della riforma nonostante oggi la violenza sessuale sia stata riconosciuta un crimine contro la persona e non contro la morale e si sia assunto il consenso come discriminante tra sessualità e violenza,  tra lecito e illecito, la violenza inizia laddove non ci sia consenso, dove non ci sia un rapporto di parità tra le parti.

La violenza sessuale è un fenomeno che continua a esistere nella nostra società oggi come ieri se non più di ieri. 
Si potrebbe concludere che il suo legame con la violenza fisica, e quindi l'essere in qualche modo connaturata nell'uomo la rende tutt'oggi una lunga battaglia per le Donne.

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