Grazia Spano

Grazia Spano

Nasce nel capoluogo siciliano il 24 Febbraio del 1983, si laurea presso la facoltà di Scienze Politiche di Palermo indirizzo Studi giuridici comunitari internazionali. Attraverso la partecipazione a convegni e meeting poi ha da sempre sostenuto attivamente in collaborazione con Amnesty International la promozione dell'abolizione delle torture ,delle mutilazioni genitali femminili , e di ogni altra forma di violazione dei diritti umani dedicando la sua prima tesi allo stupro come arma di guerra, come crimine internazionale. Parla italiano , inglese, francese e russo e la sua passione è la scrittura.Tra i suoi contributi,inoltre un trattato di sociologia della devianza "BDSM vite al confine" frutto dell'osservazione e dell'impegno nella ricerca nell'ambito del fenomeno dell'erotismo estremo.

URL del sito web: http://www.facebook.com/grazia.spano.104

19 Mag

Donne e indipendenza

Pubblicato in Attualità

Fin dai tempi delle pietra la donna lotta per la propria indipendenza, un problema legato all’esistenza.

E’ davvero passato il tempo delle scelte obbligate?

Il tempo in cui per le donne non c’era altra possibilità di riscattarsi dalla propria posizione sociale se non quella di un prodigioso matrimonio?

Che cosa è cambiato oggi rispetto a ieri per le donne?

 

Oggi la donna rivendica la propria uguaglianza all’uomo eppure la condizione sociale in cui vertono le donne continua a non essere  la stessa degli uomini.

La maternità, gli obblighi verso la famiglia, moltiplicano le difficoltà a trovare lavoro, quando non si è costrette a rinunciare alla ricerca dello stesso.

Quali sono le barriere che precludono alle donne la perfetta integrazione con la società? La mancanza di mezzi, i pregiudizi, e pure le radicate convinzioni e convenzioni sociali sul ruolo della donna.

Quanto può condizionare questo le scelte delle donne? la scelta di restare single o di sposarsi, quanto questa scelta è veramente libera, quanto la donna del futuro è libera di scegliere? Certamente una donna potrebbe rinunciare al matrimonio per preservare la propria indipendenza eppure paradossalmente un’altra potrebbe ricercare nelle nozze proprio quest’ultima. L’indipendenza dalla famiglia di origine, l’indipendenza economica quando quest’ultima non garantisce i mezzi richiesti dalla società, (ad esempio un automobile a una donna che accinge alla ricerca di lavoro).

 

Matrimonio-indipendenza

 

Nell’antichità i matrimoni erano combinati per la ricchezza e adesso pure. Ci si affida alla speranza che il promesso sposo possa compensare e alla speranza di trovarlo. Se va bene si sente davvero l’esigenza di un partner e la scelta alla fine ha anche un ulteriore dolce perché. Se va male invece , non si avverte l’esigenza di un partner, si detesta rinunciare ai propri spazi, alle proprie libertà, da qui l’interminabile lotta interiore: single nel cuore e impegnata per la società. 

 

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11 Mag

Incantesimo

Pubblicato in Amore

Giusto quando ci si concentra su sé stessi, sul lavoro, gli impegni, si rimandano inviti, cene, proposte e si inventano mille scuse per uno stile di vita assolutamente misantropo, quasi all'insegna della sociopatia, giusto una mattina quando la fretta e l’ansia di arrivare anche stavolta in ritardo, nel bel mezzo della strada ci s’imbatte, ci si scontra in una visione assolutamente celestiale.

Era successo in una delle mie incasinate mattine, una di quelle in cui afferri ventiquattrore giacca e jeans, giusto il tempo di un cappuccino e di una sistemata quasi decente ai capelli.

Il tempo era sempre stato un tiranno, imperdonabile, non bastava mai , e il prezzo era quasi sempre sacrificare la vita privata, per la vita lavorativa. Avevo deciso di prendermi una pausa, avevo smesso di vedere gli uomini, un po’ per noia, un po’ perché avevo già perso fin troppo tempo, e fin troppo me stessa nell'ultima storia.

Le mie giornate trascorrevano velocemente. Alle otto del mattino ero già fuori casa e il mio rientro non era mai prima dell’orario di cena. L’unico lusso che ancora mi concedevo erano i miei bagni caldi al profumo di mirra e vaniglia, i miei sigari, lo shopping e infine la tappa al supermercato ogni sera prima di cena, anche se questo più che un lusso era una necessità .

Quando gli scrittori avevano le stagioni, io avevo i mesi, i giorni, le ore, i minuti e i perfino secondi. Sentivo che nessuno avrebbe capito i miei stati d’animo, la mia vulnerabilità, i miei sbalzi di umori, e perfino le mie incazzature, a parte me.

E in effetti passare un po’ di tempo con me era l’unico modo per sentirmi serena, niente scenate, niente obblighi, niente vincoli me e soltanto me. Un ego ingordo di sé. Tenevo alla larga gli uomini, sebbene non demordessero mai negli inviti, nelle proposte, e talvolta nelle dichiarazioni che se non fossero state d’amore sarebbero state da horror. La mia paura di cadere ancora una volta nell'amore mi teneva lontano da qualunque coinvolgimento emotivo, qualunque.

Ma quella mattina, con distrazione e passo veloce, inciampai su quell'uomo. Accennai con voce incazzata a “un mi scusi”, quando alzai gli occhi lo guardai, sembrava un angelo, e fu un incanto.

 

 

Gli occhi di colore zaffiro rivelavano un accennato sorriso e i lunghi riccioli biondi cadevano su larghe spalle. Doveva essere alto 185 e il suo petto era decisamente ampio e piatto. Quando le sue braccia mi accolsero nello scontro, sentì un meraviglioso profumo. Indossava un vestito elegante, uno di quelli costosi.

Non riuscivo a distogliere lo sguardo neanche a mettercela tutta. In un attimo avevo mandato a fanculo tutte le mie fantateorie sugli uomini, tutte le convinzioni sulla single-tudine. Quell’uomo era padre natura, e io una povera donna che non vedeva un uomo, che non usciva con un uomo da un pezzo. Mi chiese se andava tutto bene risposi di si.

Sono trascorsi due mesi da quel fatale incontro scontro, e andava ancora tutto bene fino ieri mattina, quando fatalmente ci siamo per l'ennesima volta rincontrati scontrati...

 

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Un interessante stato di trasfert, un’interessante situazione imbarazzante...


In psicologia si chiama oggetto transizionale l’oggetto, l’orsacchiotto, la copertina sul quale il bambino trasferisce nel distacco la relazione con la madre, diventando con quest’ ultimo inseparabile.
E' davvero possibile ritrovarsi in uno di questi stati interessanti di trasfert?
E' davvero possibile che la mente scelga proprio il padre del tipo come oggetto su cui trasferire la mia ex relazione?
La somiglianza sua con lui, il sorriso, i movimenti, la risata, la voce, la trappola è mortale, la mente associa lui all'ex, risultato gioco molto pericoloso, rischioso, soprattutto se certi sguardi cominciano a farsi sempre più imprudenti, soprattutto se ricambiati, soprattutto se non è l'ex , soprattutto se è suo padre, soprattutto se è sposato, soprattutto se…
un’interessante situazione imbarazzante.
Tutto questo è reale o è solo un altro scherzo di una fottuta mente? No perché cosi è destabilizzante oltre che inquietante, inaspettato, non premeditato, non voluto, ma capitato. Forse se è l'ex che si vede in lui e non lui, forse se è davvero soltanto un oggetto transizionale e non del desiderio forse….si ha ancora qualche buona speranza per uscirne, prima che sia troppo tardi, prima che le cose precipitino.
Certo è che l’età non aiuta, il doppio degli anni e del fascino, e se fosse stato proprio questo a trarre in inganno? Il sorriso in lui dell'altro e il suo fascino, un’insalata avvelenata .
Che piatto prelibato il gusto del proibito. Con tutta probabilità bisogna essere dannatamente prudente nel desiderare.
La vera lotta tra istinto e ragione subentra quando ci sentiamo attratti verso qualcuno che la nostra morale non accetta. Non scegliamo da chi sentirci attratti o non attratti, ma è l 'effetto di un automatismo di una serie di forze, chimiche, fisiche e sociali, la voce, lo sguardo, l'odore, il comportamento, che si fissano nella nostra memoria a lungo termine scatenando fattori sensoriali simili a quelli che accadono nell'innamoramento.

 

padre-figlio-transfert

 

Eppure in molti casi la forte attrazione per una persona “sbagliata” ci spinge ad allontanarci ma allo stesso tempo ciò che sentiamo ci induce a tornare indietro, a riavvicinarci. Si fa di tutto per evitare d’incontrarsi, guardarsi, parlarsi, fermarsi, la posta in gioco è troppo alta, quando coscienza e morale fanno a cazzotti con desideri sempre più incalzanti.

Nonostante una parte di noi continua a rifiutare quell'istinto verso l'altro sopravvive nella parte più naturale e animale insita in noi. Questo mette un freno alle nostre azioni, ma non soffoca affatto quello che sentiamo, cosi che istinto e ragione raggiungano un compromesso. La ragione concede all'istinto di esistere ma ne inibisce l'agire e viceversa.

E' un interessante fenomeno che ho osservato ultimamente, quando la ragione mi spinge ad allontanarmi e l'istinto mi riporta indietro e di nuovo, quando a uno sguardo intenso segue l’imbarazzo, la paura, ma anche la frenesia, il desiderio,
quel cielo stellato sopra di me, quella legge morale dentro di me diceva Kant.

 

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Sarà poi vero che noi donne alla guida siamo come dire predisposte si... ma a combinare casini?

In ambito di manovre, parcheggi, paletti, sarà vero che siamo delle schiappette, rispetto alla maestranza dei signori maschietti automobilisti?

Beh diciamo che per la stragrande maggioranza dei casi e fin dai tempi più remoti la guida fa parte di uno di quei compiti sociali rispettivamente affidato agli uomini. Da qui il pregiudizio che una donna non sia naturalmente adatta alla guida, quando di naturale in un compito sociale c’è come dire ben poco.

Certo è che magari con tutti i casini per la testa noi donne siamo molto più distratte, e gli uomini lo sono di meno. Poi è vero ci trucchiano in auto, badiamo al bottone della camicetta , controlliamo la lista della spesa, l’orario, pensiamo alle mille e una cosa ancora da fare , e tutto questo mentre guidiamo. Per noi il tempo è prezioso ,andiamo sempre di fretta, ed è fondamentale fare le cose contemporaneamente. Se avessimo dei tentacoli al posto delle braccia sarebbe tutto molto più semplice, ma comunque adagiamo il nostro modo di fare, agire e pensare in modo da iniziare e terminare tutto e anche nel migliore dei modi. In questo gli uomini si che sono imbranati, cosi come dicono di noi alla guida delle loro auto gelosamente custodite, quando si tratta di fare più cose contemporaneamente, quando gli dai più comandi contemporaneamente si bloccano e hanno bisogno di un reset. C’è da dire poi che noi donne siamo anche molto più insicure, rispetto ai signori uomini che sfoggiano la loro bravura , premendo il piedino sull’acceleratore, senza contare poi che il fattore paura , la cosiddetta amaxofobia, incide molto sulla guida , costringendo a volte molte donne e rinchiudere per sempre la patente in un cassetto e addio guidare. Forse sarebbe il caso di parlare di misure, la donna ha poche percezione dello spazio, e questo comporta la difficoltà nella guida. Gli uomini hanno maggiore percezione degli spazi, maggiore sicurezza e anche meno fifa di noi donne. A queste condizioni dichiarare che per l’uomo sia più semplice guidare mi sembra scontato.

 

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Queste teorie però possono essere confutate dal fatto che esistono infatti molte giovani donne pilota. Quindi non si può generalizzare che tutte le donne rappresentano un pericolo costante quando guidano, se esistono donne che dimostrano di cavarsela meglio degli uomini sul sedile della loro auto. Non soltanto, in termini di paure, ansie, ma anche di attenzione, precisione, prontezza, riflessi scattanti e azzardando manovre poco rassicuranti.

Quindi cari uomini non si tratta di bravura o meno, predisposizione o meno, si tratta sempre di una questione di compiti rispettivamente affidati alla donna e all’uomo che nonostante una psedo uguaglianza raggiunta dobbiamo ancora tollerare, il pregiudizio.

I ruoli sociali costruiti per l'uomo e per la donna sono muri che una legislazione non sarà mai in grado di superare, nemmeno se oggi le donne possono partire per la guerra