Al Settimo piano Al Settimo cielo. 


Come è possibile condividere lo stesso palazzo per sette lunghi anni e non accorgersi mai l ‘uno dell altra al di là di un formale ciao?

Cari lettori e care lettrici stasera vi parlo di come nella vita da un giorno all’altro possano accadere delle cose, degli eventi, che stravolgono completamente il modo di vedere gli altri.

Abito in questo residence da sette anni. Non ho mai approfondito la conoscenza con nessuna delle ventiquattro famiglie. Ogni tanto ci si scambia qualche cortesia come quella di lasciare socchiuso il portone all’inquilino che è dietro, aprire la portiera dell’ascensore a chi ha le mani troppo occupate dalle buste della spesa, il saluto.

Cosi sono passati sette lunghi anni della mia vita, che in un modo o nell’altro è sempre trascorsa al di la delle mura di questo palazzo. In effetti non ho mai consentito a tutto quello che ordinariamente fino ad ora mi è successo di varcare la frontiera del cancello del cortile. Questo residence è sempre stato una fortezza per me, il dolce miele a fine di una giornata no, il lungo atteso abbraccio della mia vasca da bagno, la musica di sottofondo , insomma un mondo nel mondo. In tutti questi anni perciò al di là del calore tipico dell’home sweet home non ci ho mai visto nient'altro.

Questo fino a venerdì scorso….

Era uno di quei pomeriggi in cui stranamente la noia e l’assoluta apatia avevano ceduto il posto alla voglia di uscire , con tanto di preparazione e accurata scelta del trucco e dei vestiti. Di solito a quell’ora avevo sempre indossato le mie nike e la mia felpa , ma quel giorno scelsi una mise come dire molto più femminile, una camicetta stretta, il push up appena regalato , e un paio di jeans. Sciolti i capelli e indossato il mio Bulgari eau de parfume , mi avviai. Finite le mie commissioni feci rientro a casa. Il portone era aperto, e anche la portiera dell’ascensore. C’erano delle buste e una cassetta d’acqua, del proprietario neanche l’ombra. Cosi mi adagiai sul muro dell’androne per attenderlo, nella speranza di un passaggio in ascensore, le mie decoltè iniziavano a farsi sentire. Stavo quasi per rinunciare preferendo a malincuore le scale, quando ecco che il proprietario arrivò scusandosi del ritardo, e dell’ascensore occupato. Era il ragazzo del 7 piano. L’avevo visto sempre come il fratello di Lorenzino, continuo a chiamarlo cosi sebbene non avesse più nove anni ma sedici ormai. Ci saremo incontrati si e no dieci volte in sette anni, si accennava a un saluto e poi ognuno per la sua strada o meglio per il suo appartamento. Chiesi allora se avesse bisogno di una mano, disse di no, orgoglio maschile? Ad ogni modo entrammo finalmente in ascensore.

 

incontro-in-ascensore

 

Sorridendo gli chiesi se fosse il fratello di Lorenzino. Rispose di si. Scoppiammo a ridere, e fissandomi accennò al tempo, disse che faceva caldo. Avevo imparato dai manuali di psicologia che quando ci si sente a disagio e ci si è in due, si finisce sempre a parlare del tempo. Fu la volta del mio piano, la portiera si aprì, e ci salutammo. Rientrai a casa, convinta che tutto era come era sempre stato, la mia fortezza era ancora la mia fortezza. Il giorno dopo però inaspettatamente trovai su facebook la sua richiesta d’amicizia. Non credevo ai miei occhi. Era davvero lui, in quel momento scopri che si chiamava Marco. Accettai. Il ragazzo del 7 piano adesso era diventato Marco. Non avrei mai immaginato, che un bel giorno sarebbe finito a casa mia, e sul mio divano, con l’ansia e la paura che gli occhi indiscreti del portiere, lo vedessero entrare…

 

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11 Mag

Incantesimo

Pubblicato in Amore

Giusto quando ci si concentra su sé stessi, sul lavoro, gli impegni, si rimandano inviti, cene, proposte e si inventano mille scuse per uno stile di vita assolutamente misantropo, quasi all'insegna della sociopatia, giusto una mattina quando la fretta e l’ansia di arrivare anche stavolta in ritardo, nel bel mezzo della strada ci s’imbatte, ci si scontra in una visione assolutamente celestiale.

Era successo in una delle mie incasinate mattine, una di quelle in cui afferri ventiquattrore giacca e jeans, giusto il tempo di un cappuccino e di una sistemata quasi decente ai capelli.

Il tempo era sempre stato un tiranno, imperdonabile, non bastava mai , e il prezzo era quasi sempre sacrificare la vita privata, per la vita lavorativa. Avevo deciso di prendermi una pausa, avevo smesso di vedere gli uomini, un po’ per noia, un po’ perché avevo già perso fin troppo tempo, e fin troppo me stessa nell'ultima storia.

Le mie giornate trascorrevano velocemente. Alle otto del mattino ero già fuori casa e il mio rientro non era mai prima dell’orario di cena. L’unico lusso che ancora mi concedevo erano i miei bagni caldi al profumo di mirra e vaniglia, i miei sigari, lo shopping e infine la tappa al supermercato ogni sera prima di cena, anche se questo più che un lusso era una necessità .

Quando gli scrittori avevano le stagioni, io avevo i mesi, i giorni, le ore, i minuti e i perfino secondi. Sentivo che nessuno avrebbe capito i miei stati d’animo, la mia vulnerabilità, i miei sbalzi di umori, e perfino le mie incazzature, a parte me.

E in effetti passare un po’ di tempo con me era l’unico modo per sentirmi serena, niente scenate, niente obblighi, niente vincoli me e soltanto me. Un ego ingordo di sé. Tenevo alla larga gli uomini, sebbene non demordessero mai negli inviti, nelle proposte, e talvolta nelle dichiarazioni che se non fossero state d’amore sarebbero state da horror. La mia paura di cadere ancora una volta nell'amore mi teneva lontano da qualunque coinvolgimento emotivo, qualunque.

Ma quella mattina, con distrazione e passo veloce, inciampai su quell'uomo. Accennai con voce incazzata a “un mi scusi”, quando alzai gli occhi lo guardai, sembrava un angelo, e fu un incanto.

 

 

Gli occhi di colore zaffiro rivelavano un accennato sorriso e i lunghi riccioli biondi cadevano su larghe spalle. Doveva essere alto 185 e il suo petto era decisamente ampio e piatto. Quando le sue braccia mi accolsero nello scontro, sentì un meraviglioso profumo. Indossava un vestito elegante, uno di quelli costosi.

Non riuscivo a distogliere lo sguardo neanche a mettercela tutta. In un attimo avevo mandato a fanculo tutte le mie fantateorie sugli uomini, tutte le convinzioni sulla single-tudine. Quell’uomo era padre natura, e io una povera donna che non vedeva un uomo, che non usciva con un uomo da un pezzo. Mi chiese se andava tutto bene risposi di si.

Sono trascorsi due mesi da quel fatale incontro scontro, e andava ancora tutto bene fino ieri mattina, quando fatalmente ci siamo per l'ennesima volta rincontrati scontrati...

 

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