13 Feb

Mercoledi Veg. Vivisezione, una pratica giusta?

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Questo mercoledìVeg dedichiamo la nostra attenzione a un argomento molto dibattuto e che nel corso di quest’anno potrebbe mettere un punto e andare, definitivamente, a capo, con un periodo tutto nuovo e migliore nel campo della sperimentazione. Prima di schierarsi da una parte o dall’altra, è bene sapere alcune cose. Circa 500 milioni di animali sono immolati ogni anno nei laboratori di sperimentazione. Il 60% è usato dalla ricerca farmacologica, il restante 40% si divide tra la ricerca medica (studio delle malattie) e i test: psicologici, bellici, didattici e sui cosmetici. Capitolo a parte per i test sulla tossicità che sono effettuati in tutte le categorie e rappresentano, complessivamente, il 75% di tutti gli esperimenti. I laboratori privati sono i più prolifici nella pratica vivisettoria (60%), seguono le università e le scuole di medicina (33%) e i laboratori pubblici (7%). In questi luoghi, gli animali possono essere, impunemente: avvelenati, devocalizzati, ustionati, accecati, mutilati, affamati, decerebrati, congelati, infettati e sottoposti a scariche elettriche. La Direttiva 2010/63/EU, quella che l’Iniziativa Cittadini Europei vuole far abrogare, approvata dal Parlamento europeo l’8 settembre del 2010, elenca e quindi appoggia, tra i metodi di soppressione degli animali, anche: la dislocazione del collo, la distruzione del cervello, l’uso del biossido di carbonio, il colpo della percussione alla testa, la decapitazione, il colpo a proiettile libero con fucili o pistole, l’elettrocuzione e il dissanguamento. Ricordando che il “modello animale”, nella sperimentazione, non è predittivo per l’uomo, viene da chiedersi: ma tutto quest’orrore è realmente necessario? Perché si continua a perpetrare? E ancora: può l’opinione pubblica, che già dal 2006 e con una percentuale dell’86% contraria (dati Eurispes) ai metodi vivisettori, fermare questa poco etica e antiquata metodica sperimentale?  Andiamo per ordine. Negli ultimi anni, gran parte del mondo scientifico va denunciando la fallacia e la pericolosità della sperimentazione in “vivo”. Nel 2009, a Roma, il documento finale del “VII Congresso Mondiale sui metodi alternativi e la sperimentazione animale”, stabilì che esistevano nuovi metodi per ottenere risposte più affidabili, esaustive, rapide, economiche e annunciò la fine della sperimentazione animale. Anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche, NRC (USA), annuncia la necessaria e graduale scomparsa dei test condotti sugli animali, sostenendo che siano poco affidabili. E non a caso, New Scientist, British Medical Journal, Scientific American, Nature, tutte riviste scientifiche tra le più lette e accreditate, danno sempre maggiore spazio alla contestazione sulla sperimentazione animale, aprendo dibattiti sulla nuova e valida sperimentazione in “vitro”. E’ proprio questa l’alternativa CrueltyFree alla vivisezione.

 

vivisezione

 

Nel 1885 si scoprì che le cellule potevano essere tenute in vita al di fuori del corpo. Da allora, le tecniche per far crescere e mantenere in vitro queste cellule di tessuti e organi, sia umani sia animali, si sono enormemente evolute, tanto che oggi è possibile utilizzare tessuti propriamente umani, per conoscere meglio il funzionamento del nostro organismo, studiare le malattie e testare nuovi farmaci, evitando così di infierire sugli animali vivi.  Le strutture che si occupano delle colture in vitro di cellule, tessuti e organi adatti alla ricerca, recuperandoli dai “rifiuti sanitari” (scarti chirurgici, tessuti di donatori non adatti ai trapianti e tessuti post-mortem), sono le Banche di Tessuti Umani. È evidente che operare attraverso la sperimentazione in ”vitro“, e non in “vivo”, sia meno crudele, dannoso e anche più economico, visto l’utilizzo di materiale di “scarto” ... forse, saranno gli interessi economici, più degli altri, a ostacolare il superamento della vivisezione? ... Comunque, la comunità civile da aprile 2012, ossia da quando un milione di firme ha fatto sì che i cittadini europei possano partecipare, direttamente, all’attività legislativa dell’Unione Europea, obbligando la Commissione ad analizzare le loro richieste e a essere ascoltati, può ora schierarsi e cambiare in concreto il corso della storia. Come? Con una semplice e indolore FIRMA, attraverso l’Iniziativa dei Cittadini Europei Stop Vivisection. Per firmare www.stopvivisection.eu 

 

Letto 3062 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 14:44
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Alessandra Verducci

Nata a Roma, è regista e autrice televisiva e teatrale. Ha lavorato anche nella redazione del telegiornale "Dentro la Notizia" e dei programmi Anni ’80; "Miti, Mode e Rock'n Roll" e "Accadde Domani". Ha scritto e messo in scena un monologo dedicato a Gino Paoli, realizzato reportages per RAI 1 e vari documentari industriali.

Nel 2011 ha pubblicato con Edizioni Progetto Cultura il libro "Dietro il buio" una fiaba che prosegue ed evolve in "Chiron nel regno di Darkan" il secondo libro pubblicato a dicembre 2012.