Annalisa Giordano

Annalisa Giordano

Salve a tutti, mi chiamo Annalisa Giordano e sono una scrittrice e poetessa siciliana, laureata come designer di moda. Ho iniziato la mia carriera letteraria, nel 2010, con la pubblicazione del mio primo romanzo LA ROSA DEL DESERTO”, con la CASA EDITRICE LA ZISA, inaugurando, così, la collana “LE ROSE”.

 

Nel 2012 ho pubblicato in formato ebook, invece, “IN ATTESA DI LUI” con LA CASA EDITRICE ERACLE DI NAPOLI. Una mia poesia è stata selezionata per il volume Incontri poetici pubblicato da Giulio Perrone Editore, nella collana L’Antologica “POESIA (SICILIA RU ME CORE)”. È uscito a dicembre AMORE VIRTUALE sotto la casa editrice NarrativaePoesia.

Per seguirmi i lettori possono collegarsi alla pagina Facebook che ho creato, dove troveranno citazioni e poesie scritte da me: Annalisa Giordano Scrittrice

"Se vuoi arrivare alla promozione in un lavoro, non devi farti sostituire": con questa frase vorrei iniziare a parlare di questo argomento che, ormai, preoccupa la maggior parte dei giovani. Il futuro non si vede e ottenere il lavoro sul quale avevamo puntato ogni speranza, aspettativa e speranza è diventata, praticamente, una scelta forzatamente impossibile?

 

Se è così, sbracciatevi e prendete la rincorsa, la vita lavorativa vi sta aspettando e così le numerose esperienze che andrete a ricavarne. Scegliere un lavoro soddisfacente e soprattutto appagante, non è semplice. Bisogna trovare l’impiego giusto, quello che ci fa stare bene e in pace con noi stessi; ciò implica il fatto che dobbiamo amare ciò che stiamo facendo. Oggi si parla tanto di crisi e le persone finiscono con l’accontentarsi di quello che trovano; sono tempi difficili quelli che stiamo vivendo e anche nel nostro piccolo dobbiamo darci da fare. Meglio muoversi sempre e non aspettare che la sorte arrivi in nostro soccorso. Seppur io stessa sia una donna laureata, come tante altre persone prima di me, anch’io sono finita col fare i lavori più umili ma non per questo mi sento una perdente, anzi: sono diventata ancora più forte, dentro e fuori. 

 

Ciò significa che tutto nella vita serve, anche svolgere i mestieri più impensabili, spesso tornano utili. Qualcuno in questo momento penserà: "Scusami, ho studiato per più di dieci anni e, alla fine, devo fare la cameriera?". Ovviamente, risponderei a questa persona che ha ragione, ma indurrei questa stessa persona a chiedersi anche altro. Secondo voi, mi riferisco a voi lettori, vale più una persona che sta con le mani in mano, aspettando che la fortuna arrivi insieme al lavoro che abbiamo sempre sognato, oppure, ogni tanto agire, anche se dovesse portare a stravolgere i propri piani, tanto per tentare altre sorti, che magari, potrebbero anche rivelarsi utili per un futuro? Avere soldi in tasca significa fare sacrifici e per sacrifici intendo anche fare ciò che non è nostro desiderio.

 

Gli obiettivi si concretano partendo dal basso. Un tempo sono stata più che sognatrice: crescendo, ho capito che la realtà, invece, ti mette a dura prova, ma bisogna essere tenaci e credo che la forza interiore, alla fine, ripaghi sempre. Tutto è precario, ma non per questo bisogna disperare: è necessario essere più forti. Tirando fuori la volontà si deve scegliere se accettare quello che si ha, oppure quando non si è felici, è indispensabile, trovare anche la forza di rischiare e cercare altro, anche esplorando nuovi orizzonti, altre culture diverse dalla nostra. 

 

Passare ore in un posto che non ci piace, può farci stare male e col finire per accumulare ansia, stress e nervosismo. Per evitare tutto ciò, è bene rimboccarsi le maniche e mettersi all’opera per ricerca qualcosa che ci faccia sentire più soddisfatti. Il lavoro è una fetta importante dell’esistenza. È essenziale per vivere ma non fatene la vostra ragione di vita, perché quest’ultima è fatta anche di altro, ad esempio amore, affetto, amicizia. Non scoraggiatevi! Fate ciò che vi serve per crescere, non quello che altri si aspettino che voi facciate. Fate tutto per la vostra felicità e, allora, i risultati arriveranno da soli.

 

Domani? Non so…Domani? Non so che farò, so soltanto che io, oggi, vivo immersa nell’Universo, il solo conoscitore dei miei pensieri e di ogni mia azione. Dipende soltanto da ciò che ho creato sognando. Il pensiero ci comprende perché misura il peso delle nostre parole. L’uomo ascolta se stesso e non gli basta un solo respiro, tanto che nella folla sente il tumulto che avviene dentro di sé. La qualità della nostra vita dipende soltanto dai pensieri che formuliamo e dalle azioni che decidiamo d’imboccare, per via di quell’intuizione che spesso ci guida facendoci prendere cosa?

 

Forse la sola e unica strada che percorreremmo ad ogni modo. Ci voltiamo, ogni tanto indietro, e molto spesso ci rendiamo conto di come il tempo alla fine sia trascorso, prendendosi gioco di noi. Avrò fiducia domani? Non so…io oggi so soltanto che nulla è più come prima, forse, resta solo il ricordo di un futuro incalzante ma che adesso mi preoccupa per ciò che stiamo diventando agli occhi dei potenti. Sembriamo tante piccole formiche e, invece, siamo così immensi, unici e immortali. Dov’è la forza collettiva? Dove sono le persone che lottano per un domani migliore? C’è tanta rabbia repressa da espellere.

 

Stiamo morendo senza accorgercene, siamo schiavi di un meccanismo malsano, delle abitudini e adesso, che le cose di prima non ci sono più. Sì, quelle cose che noi chiamiamo “semplici” ora che le abbiamo sostituite con il progresso; sì, perché tutto è cambiato troppo in fretta, ci mancano. A me personalmente manca una persona che mi guarda negli occhi mentre mi dice: "Ti amo!" e non quella persona che te lo scrive su Twitter o su Facebook. Dove siamo? Vi guardate attorno? Non si può avere tutto, continuano a ripetere le persone più grandi; non si è mai felici: bisogna solo accontentarsi. È giusto accontentarsi o lottare per i propri sogni e ideali? Alcuni sono pensieri limitanti o sono soltanto specchio della realtà? In verità, ognuno alla fine, vive la vita che decide di voler vivere. In fin dei conti, ogni scelta, ogni passo è sempre preso da noi; in un modo o nell’altro, siamo noi che azioniamo quel meccanismo di eventi che ci portano chissà dove, finendo, poi, col dare la colpa al destino.

 

Le persone che non piantano radici profonde saranno come quegli alberi che, per essere sradicati, non necessitano dell’intervento dell’uomo, ma basta solo un soffio di vento più forte per farli cadere. Per rialzarsi, quelle radici devono infiltrarsi dentro un terreno stabile per poi cercare lentamente di riconquistare uno spazio che alcune volte, resta vuoto, altre ancora è già stato occupato da diverse radici. E, se quelle radici non si ribellano alla nuova intrusione, allora si può convivere insieme. Alcune radici finiscono anche con l’intrecciarsi, facendo nascere l’amore e i nuovi frutti.

 

Per fare accadere tutto ciò, bisogna solo aspettare che il tempo faccia il suo corso, perché i frutti non maturano dall’oggi al domani, ma hanno bisogno di nutrimento, d’amore, di dedizione. Noi possiamo essere felici dove, come e quando vogliamo perché la nostra gioia dipende soltanto dal nostro stato interiore. Ho capito, con la solitudine, che c’è un mondo là fuori che ci aspetta e che nella vita bisogna rischiare di più, perché alla fine non resta null’altro. Vorrei vedere la gente lottare per le strade e gridare per la “libertà”.

 

Spaziare insieme oltre l’orizzonte non significa, a mio avviso, parlare di geografia astronomica o fisica, ma di un’anima che si apre verso il mondo intero, che parla con le persone, con gli ambienti, con le montagne, i fiumi e i mari, con i pianeti, le stelle e le galassie. Io cerco di evitare la morte interiore, perché l’energia che trasmetto agli altri esseri non dovrà mai spegnersi e così vorrei facessero anche gli altri. È una luce che nasce dalla voglia di vivere, perché il tempo è breve, tanto che scappo da quei consigli sensati, perché in fin dei conti, la vita è la mia e la devo vivere io.

 

Non basta soltanto respirare, perché la morte sa arrivare anche a piccole dosi ed è con coraggio che oggi comprendo la necessità di andare avanti a passi lenti e decisi, verso una meta che non è mai fine a se stessa. Ho cercato più volte di piantare radici in diversi posti ma ho solo lasciato dei semi. Non so se questi un giorno cresceranno, ma so soltanto, che una traccia l’ho lasciata. Il mio seme è lì. Ci sono persone che sono fatte per un unico e piccolo ambiente, altre invece sono fatte per piantare semi nel mondo. Tu che stai leggendo cosa pensi d’essere? Cosa vorresti essere?

 

Tenta, semina ma cerca anche di raccogliere e, se quelle radici non crescono, cambia terreno, ma non arrenderti mai, perché ciò che sei non può morire. "La mia sete di sapere mi porta a cercare di scoprire il quanto più possibile sulla vita stessa e del suo valore e comprendo al tempo stesso, che se avessi il potere di sapere tutto quanto prima, non so fino a che punto mi sentirei grata nel ricevere i doni che arrivano all’improvviso dal cielo".

 

Domani? Meglio pensare al presente, altrimenti non si vive bene, però bisogna continuare a sognare e nutrire i sogni, quelli sono più reali della vita che si vive. Domani sarà un tempo che deve ancora esistere e noi ci saremo veramente per viverlo? Si spera. Domani? Non so se le mie parole diventeranno un messaggio di pace, d’amore, di fiducia verso il prossimo, perché oggi si è persa anche la fede in tutto. La gente vuole credere in qualcosa ma non ci riesce. Quello che serve a noi tutti è una cosa soltanto: Il dialogo. Ricordatevi che il “domani” deve ancora nascere, per tanto, un consiglio è di vivere questo tempo chiamato: qui e ora.

 

Il silenzio serve? Esiste il silenzio “loquace” che parla ed è capace di dire più di quanto riuscirebbero a esprimere le vere parole. Bisogna soltanto ascoltare la voce del silenzio perché non sempre noi siamo soltanto quello che diciamo. Se pensiamo a una persona muta, che cosa direste? Questa persona non ha una personalità perché non sa esprimersi? Certo che no! Perché noi non siamo soltanto quello che diciamo, noi siamo ciò che facciamo, ciò che manifestiamo agli altri con i gesti e con i nostri silenzi, senza aver bisogno necessariamente di parole. La vita che facciamo parla per noi: ci sono, poi, quelle parole "a metà", che lasciano intendere ma non del tutto il concetto che vogliamo esprimere. Pertanto, se ci limitiamo, allora, meglio non parlare per nulla! Il silenzio è molto spesso una risposta, una semplice espressione di un qualcosa che si vuole omettere.

 

Il silenzio può essere considerato una sorta di linguaggio verbale più di quanto non si possa immaginare che prepara molto spesso la persona a esprimersi mediante la parola che deve essere usata nel momento e nel modo giusto. Quante volte avete sentito pronunciare queste affermazioni note: "Mettere a freno la lingua, mai?", “Forse è meglio che tu chiuda la bocca!” perché molte persone parlano a vanvera e provocano danni irreparabili o quasi. Non è pericolosa solo la superficialità delle parole ma l’imprudenza che la persona ha nello sceglierle. Per evitare di essere così imprudenti, è necessario impostare una pausa tra una risposta e un’altra, in modo da permettere al silenzio di occupare quel lasso di tempo. "Il silenzio è la decima e forse la più espressiva parte del discorso". (Carlo Ferrario, L'allegro e il pensieroso, 2009) Si medita nel silenzio, ci si racchiude per poi magari un giorno aprirsi e dire non delle scemenze ma parole: sagge, vere, concrete, etc.

 

L’educazione del linguaggio nasce da un buon silenzio. Bisogna ascoltare se stessi, la voce interiore prima di parlare. Il silenzio è una fuga dagli imbecilli. Una frase che tengo spesso in mente è la seguente: “Dove la stupidità dell’uomo parla, l’intelligenza del silenzio tace”. Il silenzio è una riflessione e uno spazio per l’accoglienza dell’ascolto; è restare a sentire l’altro senza pregiudizi ma è pure sentirsi liberi di pensare, senza che l’altro possa ascoltare. "Talvolta il silenzio del saggio, vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli". (Joseph Antoine Dinouart, L'arte di tacere 1771) Il silenzio rafforza le parole e non è mai banale, anzi appare un fuggitivo ma in fin dei conti è comunque presente, soltanto che rimane a contemplare per tirare le sue somme. Il silenzio può essere positivo e negativo: il primo aiuta, il secondo danneggia.

 

Resta a noi sempre la scelta della sua interpretazione. Vorrei elencarvi ora i diversi tipi di silenziosità: abbiamo il “silenzio d’ascolto” molto utile direi, per capire l’altro e accogliere così il messaggio di trasmissione. Esiste, poi, anche il “silenzio reciproco” e di solito chi lo usa comprende senza aver bisogno di troppe parole e ciò avviene perché tra le due persone, esiste già una forte complicità e intesa. Abbiamo anche il “silenzio di carità” quello che serve per fare un favore all’altro, perché altrimenti si rischia di nuocere la persona che, in verità, vorremmo proteggere dai mali. Quello che ritengo, invece, orribile è il “silenzio d’indifferenza” che si presenta quando qualcuno non risponde alle nostre domande o pretese, perché non è interessato a cosa stiamo dicendo o poiché non vuole avere nulla a che fare con noi e preferisce ignorarci, per procurare del male intenzionale. Esiste il “silenzio offeso”, cioè di quella persona che ha dei risentimenti nei nostri confronti per una parola detta o un atteggiamento compiuto, o semplicemente si isola in quanto non è in pace con se stesso.

 

Altro tipo è il “silenzio del peccato” e cioè omettere quello che in verità si dovrebbe dichiarare. Per finire esiste fortunatamente, il “silenzio del perdono” e cioè perdoniamo a costo che quella persona eviti un contatto diretto con no, oppure perdoniamo i suoi errori e difetti, proseguendo il nostro cammino con essa senza che gli rinfacciamo continuamente gli sbagli e i difetti ma, soprattutto, quello che ci ha fatto. Meglio meditare nel silenzio: d’altronde è l’unico che ti ascolta senza farti arrabbiare, alcune volte ti dà risposte, altre ancora ti uccide ma, in qualsiasi modo lo si utilizza serve sempre.

 

La parola “relazione”, può risultare molto generica e, pertanto, mi limiterò a parlare esclusivamente della relazione con noi stessi. Tutti pensano di cambiare il mondo ma non c’è mai nessuno che provi per primo a cambiare se stesso, ovviamente se è necessario. Ciò accade perché alcune persone riescono ad attribuire a se stesse un grande valore. Questi individui si stimano e sono soddisfatti di loro stessi, non mettendosi in discussione quasi mai, mentre altri si sottovalutano o faticano a quotarsi in termini positivi. "Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura tutta la vita", diceva il buon Oscar Wilde. 

 

Secondo la mitologia greca, il giovane Narciso, giovane dalla grande beltà e incredibilmente crudele, sdegnava ogni persona che lo amava; era bello a tal punto che, a seguito di una punizione divina, s’innamorò della sua stessa immagine riflessa sullo specchio delle acque, nelle quali si lasciò morire tempo dopo, resosi conto dell'impossibilità del suo amore. Questa è la fine riservata forse a tutti i narcisi dei nostri tempi?

 

Esistono persone che si amano così smisuratamente da non riuscire a guardare oltre il proprio naso. Si emozionano soltanto guardando se stessi e il loro amore è dedicato solamente al proprio corpo, ma allo stesso tempo, questi individui sono alla ricerca continua e disperata dell'approvazione degli altri. Per queste ragioni, i comportamenti che assumono per via di questa pseudo sicurezza in se stessi, diventano pericolosi, li danneggiano, poiché osano fino all’eccesso.

 

Voglio chiarire pertanto, che amare se stessi deve essere un passo che porta verso l’apertura con gli altri e non chiudersi unicamente in un mondo fatto soltanto della propria individualità e basato sull'autoreferenza. Le persone che si amano, che si stimano accettandosi così come sono, portano amore verso di sé, mentre i soggetti che faticano ad apprezzarsi, perché non si amano abbastanza, riscontreranno che molte difficoltà della loro vita nascono proprio da questo gap psicologico. Quando si avverte di avere dei problemi, soprattutto nelle relazioni di coppia (e non solo) si finisce col ripetere a se stessi frasi del tipo: "Non mi comprende nessuno", "Meglio solo che male accompagnato!”; “Mi sento bloccato, non so come esprimermi e mostrarmi nella mia vera natura” e così via.

 

La realtà dei fatti è una soltanto: non vi amate abbastanza! Infatti, ci sono persone che hanno dato troppo amore al prossimo che, andandosene per sempre, ha lasciato in esse un vuoto difficile da colmare. Un soggetto che resta in solitudine con se stesso ritroverà il suo essere grazie all’abbandono; con il tempo s’impara a volersi più bene ma soprattutto a mettersi sempre in primo piano. "Amo me stessa perché il sole vive dentro di me!" [Annalisa Giordano]. Questa è la frase che sintetizza al meglio il mio pensiero in merito a questa spinosa questione, fondamentale per l'esistenza e il raporto con gli altri.  

 

È utile tenere a mente un concetto fondamentale: voi avete bisogno di Voi. Dopo aver capito ciò, potrete fare quello che si è sentito dire spesso per secoli: “Ama il tuo prossimo come te stesso!”: un amore uguale nel rispetto, nella stima, nella fiducia. Amarvi significa avere una visione positiva di voi stessi; è necessario amarsi nell’interezza, nella propria bellezza. Non permettete mai a nessuno di cambiare questa realtà. Qualcuno, infatti, durante il vostro cammino vitale cercherà di limitarvi, di rendervi persone più insicure e tenterà, in molti modi, di sminuire le vostre doti e le vostre capacità, solo perché siete “delle belle persone”.

 

Non è un’esclusiva esteriore, poiché la bellezza odierna è un'arma a doppio taglio, quasi come quella interiore ma vista in modo differente. Non dovrete trascurare mai le vostre doti come la creatività, l’arte del fare e il talento, soltanto, perché ci sono persone che non sono in accordo con voi. Fate tutto ciò che vi si presenta davanti, che in qualche maniera vi rallegri la vita, anche se certi passi vi porteranno ad andare contro corrente, fregatevene! Certamente, è meglio distinguersi. Se vi diranno che siete delle persone egoiste e presuntuose, rispondete saggiamente che la bellezza risiede nella voglia di fare. Siate armoniosi con i gesti e con le parole, seducenti e provocanti, insomma, smuovete le acque, alimentate fuochi, ma amatevi! Potete amare voi stessi incominciando sin dal mattino, guardandovi allo specchio, dichiarandovi un  “Ti amo!”.