Cristiana Esposito

Cristiana Esposito

Ho sempre pensato che scrivere sia uno dei modi più autentici e liberatori per poter esprimere le proprie emozioni mettendo nero su bianco ciò che magari in altro modo non saremmo in grande di comunicare. Il mio più grande sogno sarebbe potermi dedicare completamente alla scrittura diventando giornalista e avendo la possibilità, un giorno, di pubblicare un libro tutto mio. Ho 19 anni, amo viaggiare, scoprire nuovi luoghi ed entrare in contatto con nuove culture. Gli animali rappresentano una vera e propria passione per me, soprattutto il mio cane, Sparkly, il mio migliore amico. Studio lingue all'università, adoro ballare e leggere un buon libro, sono una persona estroversa che ama la compagnia e fare nuove conoscenza ma è anche importante riuscire a ritagliarmi dei momenti da passare interamente con me stessa magari facendo lunghe passeggiate immersa nella musica.

La pubblicità è l'anima del commercio. 

La pubblicità è uno degli strumenti più potenti di manipolazione delle nostre menti. Inconsciamente, ogni giorno, mentre passiamo del tempo a guardare la televisione, leggere un giornale, navigare su Internet, siamo manovrati da questo mezzo attualmente basato sulla creazione di appositi meccanismi affinché i consumatori siano spinti ad un interesse verso determinati servizi o prodotti.
In passato la pubblicità aveva come scopo quello di promuovere le qualità di un oggetto, di un alimento, di un’attività ma con il tempo si è notato che questo non era sufficiente, non bastava incoraggiare la vendita attraverso la semplice divulgazione di certi requisiti, risultava evidente il bisogno di un sistema volto a creare una sorta di “fama” o di “simpatia”, se così le vogliamo chiamare, nei confronti del prodotto.
Ed è proprio ciò che si verifica oggi in moltissime pubblicità nelle quali attraverso canzoncine o magari personaggi famosi si da vita a vere e proprie tendenze e non è infatti un caso se ci si ritrova a canticchiare un motivo di uno spot o a ripeterne alcune frasi.

 

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Scopo primario della pubblicità è quello della massima efficacia ovvero il raggiungimento di un elevato numero di vendite e pur di ottenere questo risultato vengono messi in atto costantemente diversi tipi di persuasione partendo proprio dal modo di formulare i messaggi pubblicitari e infatti molte volte capita che in un annuncio ci sia un informazione non vera ma data per scontata in modo che non si arrivi a dubitare della sua autenticità. Importante è anche l’aspetto visivo, sicuramente l’ utilizzo di una grafica originale e colorata contribuirà a creare un idea positiva di un prodotto. Ognuno di noi ha una personalità che reagisce in maniera diversa agli stimoli lanciati dalla pubblicità ma importante è non lasciarsi abbindolare dai falsi messaggi che troppo spesso esse celano.

 

La nostra vita è Musica

La musica è uno dei mezzi più utilizzati per esprimere ciò che si prova, una canzone può racchiudere in sé mille frasi non dette, sentimenti che ci accomunano, un testo di una canzone può rispecchiare profondamente i nostri stati d’animo, le nostre gioie o paure. Credo che ad ognuno di noi sia capitato in uno dei nostri giorni “NO” di voler semplicemente isolarsi dal mondo ed immergersi nella musica a pensare e pensare..
È proprio questo che la musica ci aiuta a fare, ci aiuta a viaggiare con la mente, a riflettere su cose che magari vorremmo nascondere a noi stessi, una semplice canzone è capace di tirarci su di morale o di arrivare a commuoverci perché la musica è anche arte,è poesia.
Capita un po’ a tutti di associare dei particolari momenti o esperienze ad alcune canzoni che fungono un po’ come colonna sonora della nostra vita, canzoni che raccontano di noi (Come canta Ligabue "Canzoni che sanno chi sei molto meglio di te") ed è per questo che riascoltandole hanno la capacità di far riaffiorare dei ricordi che possiamo percepire così vivi.

 

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La musica può rappresentare una sorta di rifugio nel quale abbandonarsi dando la possibilità alle emozioni di emergere liberamente senza doverle bloccare come spesso siamo abituati a fare, la musica riesce a toccare parti così profonde della nostra anima che non avremmo neanche immaginato di avere.
La vita dell’uomo è sempre stata accompagnata dalla musica nel corso della storia, è un qualcosa che fa parte di noi, è uno strumento comunicativo ancora più efficace di quanto non sia il linguaggio stesso, la nostra vita è musica, l’esistenza è un continuo fluire di passioni e trepidazioni affiancate a quel potente strumento emotivo che è, appunto, la musica.


Bellezza, una parola che contiene tanti significati e valori che convergono all’interno di un solo ed unico sostantivo ed è proprio per questo che mi chiedo se sia possibile racchiudere tale concetto in una banale definizione generica. Ogni singolo individuo ha un modo unico e personale di concepire il bello: osservando un semplice paesaggio una persona potrebbe rimanere totalmente folgorata dal suo incredibile splendore ma non possiamo generalizzare questa sensazione e affermare che quella sia per tutti la bellezza poiché un altro soggetto potrebbe preferire il prestigio di un abito firmato o il fascino di un libro di racconti. La bellezza è percepita specialmente in base ai gusti delle persone e non tutti sono in grado di coglierne la reale essenza. Viviamo in una società che costantemente ci spinge a fare i conti con il tarlo della bellezza associata meccanicamente all’idea di perfezione. Ma cos’è la perfezione? Ma soprattutto, siamo sicuri che esista davvero? Paradossalmente potremmo affermare che ogni singolo difetto costituisce una forma di bellezza perché è proprio la diversità e la singolarità di quell’imperfezione a renderla così bella. Bisognerebbe superare la barriera delle apparenze e mostrare più curiosità nell’andare a fondo nell’anima di una persona e non ci si dovrebbe soffermare a quello che pensiamo.

 

 

Nella maggior parte dei casi il nostro cervello giudica la percezione di un fenomeno, la superficialità di un individuo, la sua facciata più visibile ma non sempre le nostre sensazioni sono fondate su un qualcosa di reale dunque spesso si dovrebbe approfondire quella che è un’impressione, bisognerebbe cercare di capire le motivazione che magari spingono una persona ad assumere un determinato atteggiamento o a compiere una certa azione ma soprattutto è necessario che si smetta di essere giudici pronti ad emanare sentenze condannando gli altri per paura di guardare in se stessi. Non esiste cosa che possa essere fissata in un’etichetta stabilita, non c’è alcun elemento che possa essere circoscritto ad un pensiero singolare, ci sono realtà che variano, che si trasformano in base a ciò che esse comunicano, che cambiano in base a come appaiono agli occhi degli altri. È proprio l’apparenza un elemento che contraddistingue la bellezza, un muro così sottile eppure così difficile da abbattere e parliamo di un’apparenza che va distinta totalmente dalla frivolezza e la vacuità ma ci riferiamo ad una maschera enigmatica che ogni persona indossa ed è soltanto chi riesce a scoprire cosa si nasconde dietro di essa che può affermare di aver trovato la reale bellezza. La bellezza non è solo l’involucro esteriore, è sinonimo di intelligenza, creatività, generosità, curiosità, fervore, coraggio: la bellezza è dentro ognuno di noi, la bellezza siamo noi.

 

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30 dicembre 2012: muore Rita Levi Montalcini e con lei se ne va un pezzo di storia italiana, un motivo per il quale il nostro paese poteva sentirsi orgoglioso, fiero di essere la patria di una donna che con la sua intelligenza e determinazione ha saputo raggiungere i suoi obiettivi in un epoca nella quale il sesso femminile non aveva di certo le possibilità e l’indipendenza che possiamo dire di aver raggiunto oggi dopo tanti sforzi. Rita Levi Montalcini ha dimostrato come la costanza e la volontà siano due elementi fondamentali ed essenziali per il raggiungimento di uno scopo.
Nacque in una famiglia ebrea nella quale erano ben percettibili le concezioni vittoriane sul ruolo della donna che doveva semplicemente aspirare al ruolo di moglie e madre modello, ma nonostante ciò la Montalcini si iscrisse all’Università di Torino dove cominciò a studiare medicina intraprendendo anche studi sul sistema nervoso che condusse poi per tutta la vita.
A causa della sua origine ebrea fu oggetto di persecuzioni costretta ad emigrare dapprima in Belgio poi Firenze ed infine negli Stati Uniti dove vi restò per ben 30 anni.
Ed è proprio li che attraverso studi approfonditi arrivò alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa, una scoperta che le varrà il premio Nobel per la medicina nel 1986.
In un’intervista degli ultimi anni una domanda alla quale rispose fu se avesse avuto dei rimpianti nella sua vita da ultracentenaria e la sua risposta fu un NO deciso, bhè, come biasimarla: una donna con un coraggio ed una fermezza da fare invidia a chiunque, non poteva che essere fiera delle sue scelte e dei suoi traguardi.
Penso che ognuno di noi dovrebbe guardare a questa grande donna e prenderla ad esempio perché non è stata solo un genio della scienza bensì una dimostrazione di emancipazione e di ingegno, una neurologa che ha studiato la complessa macchina che è la nostra mente, una donna che era la mente di questo paese.