Alessandra Verducci

Alessandra Verducci

Nata a Roma, è regista e autrice televisiva e teatrale. Ha lavorato anche nella redazione del telegiornale "Dentro la Notizia" e dei programmi Anni ’80; "Miti, Mode e Rock'n Roll" e "Accadde Domani". Ha scritto e messo in scena un monologo dedicato a Gino Paoli, realizzato reportages per RAI 1 e vari documentari industriali.

Nel 2011 ha pubblicato con Edizioni Progetto Cultura il libro "Dietro il buio" una fiaba che prosegue ed evolve in "Chiron nel regno di Darkan" il secondo libro pubblicato a dicembre 2012.

La ricetta del MercoledìVeg è suggerita da Ileana Zagaglia, chef vegetariano a domicilio, con tanto di attestato, anche dell’Organic Academy, e tesseramento alla Federazione Italiana Cuochi. Le sue parole sono una piacevole introduzione alla gustosa ricetta che propone: “Mettere al centro il mondo vegetale, i profumi delle sue foglie, delle radici, dei semi. Seguire il ritmo delle stagioni ed evocare le loro atmosfere. Questo è quello che ho in mente quando creo una ricetta. Questo è quello che vorrei condividere con voi”. 

http://www.spezialitachef.com/

 

ricetta-pici-broccoli-nocciole

 

PICI CON BROCCOLI E NOCCIOLE

 

Per 4 persone affamate.

I pici:

350 gr farina 0;

acqua tiepida;

un cucchiaio abbondante di olio extravergine d’oliva.

Il condimento:

800 gr/ 1 kg di broccoletti (cime di rapa);

80 gr di nocciole sgusciate e spellate;

uno spicchio d’aglio;

olio e.v.o.;

pepe nero. 


Impastate la farina con l’olio e sufficiente acqua, per ottenere un impasto liscio, duro e compatto. Avvolgete l’impasto in pellicola per non farlo asciugare e lasciatelo riposare per mezz’ora. Schiacciatelo poi a mano, provando a dargli una forma rettangolare, tagliate un pezzo di pasta alla volta e, facendolo rotolare con le mani sulla spianatoia, realizzate degli spaghettoni dal diametro regolare di circa 5mm lunghi 15/20 cm. Per il condimento mondate i broccoletti lasciando solo le foglie, uso solo le foglie per una questione di colore. In una pentola dal fondo pesante, scaldate abbondante olio con uno spicchio d’aglio. Quando l’aglio è dorato, toglietelo e aggiungete i broccoletti lavati e non troppo asciutti, alzate la fiamma e mescolate spesso. Non è necessario bollire prima i broccoletti, la cottura in olio ne valorizza molto di più il sapore. A metà cottura salate. Poi, quando le foglie sono tenere ma non sfatte, trasferite la verdura in un contenitore metallico alto e possibilmente freddo e frullate con un minipimer, allungando con poco brodo vegetale fino a ottenere la consistenza desiderata. Schiacciate nel mortaio le nocciole e aggiungete del pepe nero appena macinato e un pizzico di sale. Condite la pasta con la purea di broccoletti e cospargete a piacimento con la granella di nocciole.
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Scopri le altre ricette Mercoledì Veg

 

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L’impegno ad aderire, costantemente, al proposito di mangiare solo frutta e verdura almeno un giorno a settimana, coinvolge sempre più persone, in Italia come nel resto del mondo. Da noi c’è il MercoledìVeg, in Belgio si pratica il Veggie Thursday, mentre in Gran Bretagna diventa sempre più consueto il MeatFree Monday. Anche nelle scuole di Manhattan, Baltimora, in trenta università degli Stati Uniti e nel Comune di Los Angeles si usa celebrare, settimanalmente, il giorno vegetariano. 
La tendenza culturale e generale degli ultimi anni, infatti, suggerisce di prendere in considerazione comportamenti più riguardosi verso tutto ciò che è “altro” rispetto a noi. L’ottuso narcisismo, che ormai da anni affligge gran parte delle culture mondiali e che impedisce di vedere oltre le singole esistenze, inizia così a sgretolarsi sotto il peso di una maggiore coscienza ecologica condivisa.

Anche lo specismo comincia a vacillare, facendo perdere l’equilibrio a quella visione antropocentrica che pone la specie umana come fulcro di ogni cosa e con diritti superiori a quelli di altre specie non umane. E’ proprio l’ideologia specista che giustifica lo sfruttamento innaturale e irrazionale dell’ambiente e degli animali a danno di tutto l’ecosistema.

Così ha scritto Anna Maria Ortese: “Penso alle mucche, ai vitelli, al toro; capre, pecore, all’umile maiale… Non vedo perché l’uomo debba pensare che gli appartengano, che sono suoi propri, che può distruggerli, usarli. Concetto tra i più barbari e nefasti, da cui procede tutta l’immedicabile violenza umana, l’essere micidiale della storia, la cui meta sembra solo l’accrescimento di sé, tramite il possesso e la distruzione dell’altro da sé. … Più uccidiamo e più siamo uccisi. Più degradiamo e più siamo degradati”.

Sostenere i progetti che tentano di migliorare la qualità della vita di ogni specie vivente, è davvero molto importante e c’è bisogno dell’impegno di tutti per ottenere dei risultati. “Se ogni italiano adottasse il MercoledìVeg – Ha ribadito pochi giorni fa il Presidente della LAV, Gianluca Felicetti – in un anno si risparmierebbero: acqua pari a 3.208.104 piscine olimpioniche ed emissioni di CO2 pari a 180.822 giri intorno all’Italia percorsi con un SUV, oltre alle vite di decine di milioni di animali.

E non dimentichiamo che, individualmente, ogni pasto vegetale fa risparmiare 1656,5 gr di CO2eq e acqua pari a 32 docce. Un anno di MercoledìVeg, dal punto di vista individuale, significherebbe risparmiare ciascuno l’equivalente di una lampadina accesa, ininterrottamente, per 277 giorni”.

E’ fondamentale, poi, che una tale iniziativa sia presa in considerazione, oltre che nella ristorazione privata anche in quella collettiva. Sarebbe efficace, ad esempio, che i ristoranti ”tradizionali” inserissero nei loro menu il MecoledìVeg.

Così come sarebbe significativo e importante per l’ambiente che tutte le aziende facessero più attenzione, dimostrando una sensibilità etica e non solo di profitto, nella scelta delle materie usate per ottenere il prodotto da commercializzare.

C’è da dire che alcune aziende già da anni sono impegnate a perseguire una politica economica nel rispetto dell’ecosistema e tra queste L’Erbolario, Cruelty-Freedal 1997, è la prima ad aver affiancato la LAV nella diffusione della campagna ambientalista pro VEG-etari-ANISMO. “E’ stata una conseguenza naturale – afferma Franco Bergamachi, uno dei fondatori - dare il nostro sostegno al MercoledìVeg, che mette in primo piano il contenimento dell’impatto ambientale”. E anche noi abbiamo deciso di fare qualcosa dedicando una rubrica all’ecologia, all’ambiente, alla salute, agli animali e all’alimentazione verde, proponendo sempre in chiusura di ogni articolo e a prescindere dagli argomenti trattati, una ricetta Veg per il mercoledì.

Ci piacerebbe portare avanti questo progetto, non individualmente, ma insieme alle lettrici e ai lettori che vorranno sostenerlo con noi. Scriveteci le vostre ricette verdi, informateci sui ristoranti che praticano il MercoledìVeg, sui bistrò, winebar, osterie e locali dove si mangia VEG-etari-ANO. Inviateci anche le vostre notizie di “strada”, saremo lieti di pubblicarle all’interno della nostra rubrica e poterle così condividere con gli altri ogni mercoledì.
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ricetta-curry-lenticchie


CURRY DI LENTICCHIE (dosi per 4 persone)
Servono: 200 g di lenticchie secche, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di semi di coriandolo, 1 cucchiaio di semi di cumino, 1 cucchiaio di polvere per curry, ½ cucchiaio di peperoncino rosso in polvere, 1 cucchiaio di semi di finocchio, 2 cucchiai di aceto di mele e sale.

 

Lavate e lasciate in ammollo le lenticchie per 12 ore. Poi, scolatele e lessatele in acqua nuova. In una casseruola, fate saltare nell’olio la cipolla e l’aglio tritati; lasciateli imbiondire appena e poi aggiungete: il coriandolo e il cumino, accuratamente pestati in un mortaio, la polvere per curry, la polvere di peperoncino e i semi di finocchio. Mischiate al tutto l’aceto di mele, tenete sul fuoco per alcuni minuti girando con un cucchiaio di legno e lasciate poi riposare. Quando le lenticchie sono cotte, versatele nella casseruola delle spezie con il loro liquido, salatele e fatele sobbollire per 10/15 minuti prima di portarle in tavola. Per il vino, sarebbe meglio abbinare un bianco fresco e frizzante o un rosato, ma va bene anche un rosso come lo Shiraz.

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Il Vegetarianismo e il Veganismo 

Le diete fondate principalmente sull’assunzione di verdure, pur non essendo tutte uguali, si accomunano sotto il nome di vegetarianismo. Con questo termine, infatti, si indicano tutte le pratiche alimentari che escludono il consumo della carne. E a ognuna di queste pratiche, poi, corrisponde un nome specifico, che distingue anche coloro che le attuano. I vegetariani, ad esempio, seguono la peculiare dieta latto-ovo-vegetariana. E’ quella più comune e conosciuta, abolisce il consumo di ogni tipo di carne, compresi pesci e crostacei, e ammette l’utilizzo dei derivati animali, quali: latte, uova, latticini e miele. Questi prodotti “derivati”, invece, sono banditi dai vegani, molto più rigidi nel seguire e mettere in pratica l’etica ortodossa del vegetarianismo. La dieta vegana, infatti, non comprende nella lista della spesa prodotti e sottoprodotti di origine animale. In pratica, i vegani non mangiano carne né uova, formaggi e miele. E non bevono latte. Attraverso questo comportamento etico-alimentare, i vegani riducono il numero sia degli animali macellati sia di quelli, innaturalmente, sfruttati. Il consumo di latte e uova, va ricordato, comporta l’intensivo e doloroso sfruttamento degli animali “produttori”, non ne causa l’uccisione, è vero, ma incentiva, comunque, la macellazione dei loro figli. In effetti, per produrre latte, la mucca deve, necessariamente, partorire. E il vitello poi, una volta nato, è subito separato dalla madre, altrimenti sottrarrebbe parte del latte destinato al mercato, e successivamente abbattuto per essere commercializzato. Stessa infausta sorte spetta ai pulcini maschi. Per avere il ricambio costante e consistente di galline “ovaiole”, negli allevamenti intensivi si sfornano migliaia di pulcini a settimana. Mediamente, circa la metà di questi nuovi nati sono femmine e quindi sopravvivono, l’altra metà, i maschi, essendo privi di valore commerciale (non danno uova né sono adatti alla produzione di carne di pollo), sono gettati vivi nei tritacarne, soffocati in buste di plastica o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime. A tutelare i diritti degli animali ci pensano, a loro modo, pure i fruttariani, molto attenti anche alla qualità del cibo. La dieta che seguono è basata, generalmente, sul consumo di frutta cruda e secca, miele e olio vegetale, tutti semplici e naturali prodotti nutrizionali che devono provenire, rigorosamente, da coltivazioni biologiche. E sulle colture biologiche di vegetali si fonda pure la dieta degli steineriani. Secondo il filosofo e pedagogista Rudolf Steiner, gli alimenti “verdi” hanno proprietà nutritive e spirituali, che si mantengono integre solamente escludendo il ricorso ai concimi chimici e rispettando le leggi biologiche del sistema vegetale.

 

vegetarianismo

 

Ricetta fagottini di patate 

Per preparare questo piatto servono: 3 rotoli di pasta sfoglia, 10 patate, 500 gr di spinaci, 6 pomodori, 150 gr di margarina vegetale, 3 spicchi d’aglio, olio extra vergine d’oliva, sesamo e sale. La quantità degli ingredienti è per 4 persone.
Mondate i pomodori e tagliateli a metà. Poneteli, poi, su una teglia da forno, provvista dell’apposita carta, con la parte tagliata rivolta verso l’alto. Aggiungete un filo d’olio, un po’ di sale e cuoceteli in forno per 45 minuti a 200° C. Fate scaldare 50 grammi di margarina con 3 cucchiai d’olio, aggiungete gli spicchi d’aglio mondati e le patate lavate e tagliate a pezzettini. Rosolate le patate per 10/15 minuti e poi asciugatele nella carta assorbente. Cuocete gli spinaci in abbondante acqua salata, scolateli e strizzateli. Prendete una sfoglia di pasta alla volta, spennellatela con la margarina fusa e tagliatela in 4 parti. Ponete una parte sopra l’altra e tagliate a metà nel senso della larghezza. All’estremità di ciascuna metà, mettete qualche patata lasciando del margine. Sopra le patate, aggiungete dei pezzi di pomodoro e un po’ di spinaci. Condite con un filo d’olio e piegate i lati della pasta avvolgendola a mo’ di fagottino. Fate la stessa cosa con gli altri 2 rotoli di pasta. Mettete i fagottini ottenuti nel forno, sempre sopra apposita carta, cospargete la superficie con i semi di sesamo e cuocete per 20/25 minuti a 180° C. A fine cottura, servite i fagottini ben caldi accompagnati da un vino bianco, secco e profumato.

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Perché mangiamo carne 

C’è un paradosso alla base delle nostre abitudini alimentari. Mentre proviamo sdegno all’idea di mangiare carne di cane, gatto o delfino, nulla ci impedisce di addentare carne di mucca, maiale, pecora o pollo. Perché facciamo questa discriminazione? Anche la mucca e il maiale sono esseri senzienti, che provano quindi emozioni e sentimenti, proprio come il cane, il gatto e il delfino. Eppure, la costrizione innaturale della mucca e del maiale negli allevamenti lager e la loro successiva soppressione a fini alimentari non ci turba, non tanto quanto ci sconvolgerebbe stipare migliaia di cani e gatti all’interno di una struttura al solo scopo di macellarli per poi mangiarli. Perché siamo più sensibili, empatici e paladini nei confronti di una determinata specie e ingiustificatamente indifferenti nei confronti di un’altra? La psicologa americana Melanie Joy risponde sostenendo la teoria del “carnismo”. Con questo termine è definita un’ideologia violenta che giustifica, per consuetudine, l’uccisione di alcuni animali e permette di mangiarne la carne senza troppi rimorsi di coscienza. Il carnismo si fonda sulla “dittatura della consuetudine”, che abitua ad accettare le cose e gli eventi perché “così sono”, punto e basta. Per questo motivo acconsentiamo all’uccisione di “cuccioli” di mucca, maiale, pecora e altri ancora, senza scandalizzarci o muovere un dito, quando invece, più naturalmente, dovremmo essere portati a difenderli. Attraverso il meccanismo della rimozione, sempre per Melanie Joy, neghiamo a noi stessi l’eccidio di miliardi di animali destinati al consumo alimentare. Sarebbe il sistema in cui siamo immersi a promuovere tale meccanismo, offuscando le coscienze fino a persuaderci che mangiare carne, anche più volte durante il giorno, sia salutare, normale e necessario. L’assunto dell’ideologia carnista difatti, secondo cui la carne sarebbe essenziale, ineliminabile dalla nostra alimentazione e quindi necessaria, è dovuto a un condizionamento sociale fondato su una consuetudine consolidatasi nel tempo. E cioè che l’uomo ha la “necessità” di nutrirsi di carne per sopravvivere. Probabilmente, in un tempo lontano, nel passato era così. Ma oggi, con tutte le varietà, le qualità e possibilità alimentari che offre il mercato, l’uomo, che NON è poi un carnivoro, non ha realmente questa “necessità”. Nessuna costrizione fisiologica, infatti, gli impone di mangiare carne. Se decide di farlo è per una scelta, forse, troppo spesso motivata solo dalla consuetudine. 

 

teoria del carnismo


Questo mercoledì suggeriamo un piatto molto saporito, piccante e per questo adatto a chi ha lo stomaco robusto:

La Pasta del Pirata Barbanera (dosi per 4 persone, nessuna difficoltà, 1 ora per la preparazione e 480 calorie per porzione). Servono: 1 cipolla, 4 spicchi di aglio, salvia, rosmarino, 1 peperoncino piccante, vino bianco, olio di oliva, 300 gr di pomodori perini maturi, sale, pepe e 400 gr di spaghetti. Tritate finemente la cipolla con l’aglio e unitevi poi la salvia, il rosmarino e il peperoncino ugualmente tritati. Mettete il tutto a rosolare finché la cipolla è dorata. Unite poi i pomodorini passati al frullatore e proseguite la cottura a fiamma bassa. Cuocete per circa un’ora mescolando spesso e se il sugo si restringe troppo, aggiungete pochissimo vino bianco. Alla fine, regolate di sale e pepe e lasciate da parte la salsa, senza farla raffreddare troppo. Mettete a bollire dell’acqua in una pentola senza salarla eccessivamente. Quando bolle, aggiungete gli spaghetti e cuoceteli a fiamma viva, poi, scolateli al dente in una zuppiera in cui avrete messo qualche cucchiaio di salsa ancora calda. Non gettate l’acqua di cottura, servirà per condire meglio il tutto. Versate il resto della salsa sulla pasta, mescolate e unite un po’ dell’acqua di cottura messa da parte. Rimescolate e servite fumante. Per il vino, va bene un Trebbiano di Romagna.

 

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