Alessandra Verducci

Alessandra Verducci

Nata a Roma, è regista e autrice televisiva e teatrale. Ha lavorato anche nella redazione del telegiornale "Dentro la Notizia" e dei programmi Anni ’80; "Miti, Mode e Rock'n Roll" e "Accadde Domani". Ha scritto e messo in scena un monologo dedicato a Gino Paoli, realizzato reportages per RAI 1 e vari documentari industriali.

Nel 2011 ha pubblicato con Edizioni Progetto Cultura il libro "Dietro il buio" una fiaba che prosegue ed evolve in "Chiron nel regno di Darkan" il secondo libro pubblicato a dicembre 2012.

Kyoto salva il clima e salva la terra. Meno Co2 nell'aria con il Bio. 


Nella città giapponese di Kyoto, l’11 dicembre 1997, la comunità internazionale ha sottoscritto un trattato, entrato poi in vigore il 16 febbraio 2005, con l’obiettivo di rallentare i cambiamenti climatici causati sia dal riscaldamento globale sia dal surriscaldamento globale. Quest’ultimo, detto global warming, a differenza del primo che dipende da cause naturali, deriva, unicamente, da azioni antropiche, in pratica, è causato dall’uomo. Il protocollo di Kyoto, come strumento giuridico internazionale, serve proprio a controllare queste azioni fuori natura e a limitarne i danni, presenti e futuri. L’iniziale impegno dei paesi che hanno aderito alla Convenzione, era far sì che le emissioni di gas dovute ad azione umana fossero ridotte, rispetto ai livelli del 1990, almeno del 5%. E questo entro il 2012, limite poi posticipato al 2020 con la speranza di riuscire ad abbassare ancora di più i livelli di emissioni nocive. Il target stabilito per l’Italia era stato fissato a -6,5% e l’Italia l’ha centrato, anzi, superato, con un -7% di gas serra nell’aria rispetto al 1990 e valori di “emissioni” procapite inferiori alla media degli altri partner europei. Questo risultato è stato ottenuto tramite l'unione di diversi fattori: crisi dei mercati, produzioni economiche meno dannose per l’ambiente, aumento delle fonti energetiche rinnovabili e maggiore attenzione, da parte dei singoli, ai consumi generali e soprattutto energetici. Ogni volta che usiamo la macchina, accendiamo una lampadina, riscaldiamo la nostra casa, cuciniamo ecc., noi produciamo anidride carbonica (Co2), il gas che più di altri determina l’effetto serra aumentando il global warming. Negli ultimi anni, riducendo tutti insieme la domanda energetica, abbiamo risparmiato una quantità di petrolio stimata tra 5 e 15 milioni di tonnellate. Anche scegliendo il bio abbiamo contribuito a ridurre le emissioni di gas nocivi. Lo afferma Bernardo De Bernardinis, presidente dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale): ”Nella conversione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica, mediamente, c’è un guadagno netto di 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno”. Vale a dire che l’agricoltura bio assorbe più Co2 di quella normale ed è un valido contributo per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto “Salva il clima e salva la Terra”.

 

Un Sorriso Integrale – Amico Bio, ristorante vegetariano, mediterraneo e macrobiotico di Napoli, e il suo chef Osama Elbatakoushy ci propongono quest’invitante ricetta per il MercoledìVeg:

 

cotoletta-tofu-mandorle

 

 

Cotoletta di Tofu alle mandorle e tortino di cavolo rapa.

Ingredienti :
100 gr di tofu al naturale;
30 gr di mandorle sgusciate (per la pastella);
50 gr di farina (per la pastella);
½ bicchiere d’acqua;
pangrattato;
100 gr di cavolo rapa;
50 gr di farina (per la besciamella);
1 bicchiere di latte di riso (per la besciamella);
50 ml di olio extra vergine;
20 gr di sale;
Besciamella - Scaldare il latte sul fuoco. Quando sarà vicino all’ebollizione, aggiungere la farina precedentemente mischiata con l’olio. Appena il composto diventa denso, toglierlo dal fuoco e metterlo da parte.
Pastella – Miscelare la farina con l’acqua insieme alle mandorle tritate, avendo cura di lavorare il composto finché risulti omogeneo e senza grumi.
Procedimento:
Sbucciate il cavolo rapa e tagliatelo alla julienne. Mettetelo in una pentola con acqua calda, salata, e fatelo bollire. Appena il cavolo rapa sarà cotto, ponetelo su una teglia con il fondo, precedentemente, cosparso di besciamella. Coprite il cavolo rapa ancora con altra besciamella e fatelo cuocere nel forno per 15 minuti a 170°.
Tagliate le fettine di tofu. Passatele nella pastella e successivamente nel pane grattugiato. Immergetele poi nell’olio bollente per circa 2 minuti (fino a quando acquisteranno quel colorito bruno, tipico della frittura).
Servite il tutto su un piatto da portata e … buon appetito!
Per suggerire e pubblicare le vostre ricette: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Scopri gli altri articoli del MercolediVeg


La qualità al primo posto.


Ci sono luoghi pieni di luce, amicizia, serenità, bontà e quando li trovi, capitandoci per caso, non puoi che ringraziare te stesso per aver seguito il tuo istinto. Appena oltre la porta del delizioso bistrò Le Bioalchimie, la sensazione di essere tornato a casa ti accoglie subito e quasi ti sembra normale andare in cucina per vedere cosa c’è per cena e magari assaggiare qualcosa. Deborah e Lucio, i veri padroni di casa, innamoratissimi l’una dell’altro e del loro mestiere, arrivano in coppia a stringerti la mano, trattandoti subito come un amico. Se poi, nel corso delle chiacchiere e del convivio, l’empatia si completa positivamente, amici si diventa per davvero. E volentieri si sorride, gustando un bicchierino di liquirizia e pensando a cosa verrà fuori dal laboratorio alchemico. La cucina di Deborah è, a tutti gli effetti, un laboratorio dove, in qualità di chef alchimista, lei prova, unisce, amalgama, mischia, crea e inforna piatti sempre diversi, per ottenere sapori innovativi. La gastronomia de Le Bioalchimie è decisamente estemporanea, inventata sul momento, seguendo il ritmo di una particolare creatività e dei cicli produttivi stagionali. Tutto ciò che occorre per preparare una nuova pietanza, la materia prima appunto, proviene da fornitori locali, selezionati da Deborah e Lucio nel corso di un anno e mezzo di ricerca, seguendo il criterio “qualitativo”. E che a Le Bioalchimie la qualità prevalga sulla quantità, si intuisce anche dal numero dei tavoli a disposizione: quattro, come le stagioni, ed è bene, per questo, riservarne uno per tempo. La prenotazione deve arrivare entro le 18:00, e non per vezzo ma per ragioni pratiche, come spiega Deborah: ”Dopo quell’ora chiudo la cucina, tanto non farei più in tempo a preparare per cena”. In questo delizioso bistrò, poi, provvisto di cucina high tech e di tante genuine “chicche alimentari”, è possibile fare richiesta di cibo da asporto, cene e pietanze legate a specifiche intolleranze alimentari. Il laboratorio bioalchemico prepara piatti gluten free, privi di lattosio, per vegani, vegetariani, crudisti e altri. A Le Bioalchimie c’è posto per tutti e per tutte le diete, anche per le diverse idee, che si possono scambiare con piacere e in libertà durante la colazione, dopo le 10:00, al buffet del pranzo, all’aperitivo e a cena. Il pomeriggio in cui sono capitata io, Lucio, seduto di fronte a me nel salottino wi-fi-free, su suggerimento di Deborah, dalla cucina, scriveva il menu di quella sera, mentre ascoltavamo una piacevole musica di sottofondo. www.lebioalchimie.it

 

Cialdine di farro integrale con insalata d'avocado.

 

cialdine-farro-insalata-avocado

 

(da una ricetta di Deborah – Le Bioalchimie)

Insalata d'avocado per 2 persone:
1 avocado maturo di medio-piccole dimensioni;
cipollotto fresco/cipolla rossa/porro secondo la stagione;
peperone/friggitello/ (se c'è, altrimenti si fa a meno);
1/2 verzetta tenera, una manciata abbondante di rucola, 1/2 radicchio tondo o quel che si vuole secondo la stagione del gusto;
pachino fresco e dove non si può 2 pelati strizzati;
semi di sesamo bianco (un cucchiaio) pestati con il sale integrale grosso (qualche chicco);
paprika a piacere;
Per condire olio e.v.o. limone (il succo di uno).

Preparazione insalata:
Schiacciare l'avocado fino a ottenerne una crema (o in immersione); dove ci sono, tagliare e svuotare di succo e semi i pomodorini o strizzare i pelati, sminuzzare con coltello peperone/friggitello, tagliare a fettine sottilissime le verdure fresche scelte, al contrario la rucola, quando si usa, lasciarla intera. Amalgamare tutti gli ingredienti alla pasta di avocado e condire con olio sale pestato con sesamo bianco e succo di limone (anche un po’ di zeste ci stanno bene). Farne un tortino con una coppa pasta.

Preparazione cialdine:

Ingredienti per le cialde:

farina di farro integrale 200 gr

acqua q.b. per fare una palla soda senza lavorarla troppo.

olio e.v.o. un cucchiaino

sale pizzico.

Lavorare gli ingredienti fino a sodare la palla e mettere in frigo per un ora o più.

Stendere l'impasto di cui sopra riposato piuttosto sottile, accompagnarsi con la farina (il frigo avrà dato umidità alla pasta).

Spennellare d'olio evo l'intera superficie da sezionare in cerchietti (ma ognuno può dar la forma che preferisce) con l'aiuto di un coppa pasta (diametro 3-4 cm), spennellare altresì la carta da forno su cui adagerete le forme. Sezionare e disporre in forno caldo a 160°-170° (non ventilato che ve le ritrovate in ordine sparso lungo tutto il perimetro del forno) 6-8 minuti... devono dorarsi.
Allestire il piatto come credete e servite.

Per segnalare locali e aziende particolari: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Scopri tutte le ricette

 

In Italia cresce il Biologico. 

Mentre la crisi di mercato influenza e mette a letto quasi tutti i settori economici, quello Bio rimane in salute, anzi, diventa sempre più forte. Il 2012 ha segnato un aumento nell’acquisto di prodotti alimentari biologici sia nella piccola sia nella grande distribuzione. Quest’ultima in particolare, secondo i dati forniti dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), ha fatto registrare un aumento dei consumi pari al 7,3% rispetto al 2011. Biscotti e dolciumi biologici hanno ottenuto un +22,9%, bevande analcoliche +16,5%, pasta e riso +8,9%, frutta, ortaggi, latte e formaggi +4,5%. L’Italia Settentrionale è poi quella più propensa al consumo di prodotti “naturali”. Il 70% dell’intero mercato biologico trova spazio e richiesta a Nord, segue il Centro con un 23% e il Mezzogiorno con una quota pari al 7%. Complessivamente, per consumi interni ed esportazioni bio, l’Italia ha un giro d’affari annuo pari a 3 miliardi di euro che la colloca al quarto posto, come fatturato, dietro Germania, Francia e Regno Unito; è sesta, invece, nella classifica mondiale. Produttori da una parte, spinti dalla richiesta di mercato o motivati da una scelta etico/ecologica, consumatori di tendenza dall’altra, fatto è che l’orientamento, non solo italiano ma europeo e mondiale, è sempre più biologico. Ma cos’è il “biologico”? E’ un sistema produttivo che cerca di operare rispettando il ciclo della natura e basandosi su quanto è stato definito dai criteri normativi dell’Unione Europea. La filosofia che sostiene l’agricoltura biologica si fonda sul non impattare negativamente l’ambiente attraverso l’inquinamento dei terreni, dell’acqua e dell’aria, oltre alla volontà di non immettere in commercio prodotti alimentari contenenti residui di fitofarmaci e concimi chimici. Nel “biologico” sono ammessi solo sistemi di coltivazione e allevamento con sostanze naturali, in altre parole, sostanze già presenti in natura. Nelle coltivazioni biologiche non si utilizzano quindi i diserbanti, i pesticidi, gli insetticidi e gli anticrittogamici, la difesa delle colture e preventiva. Alberi e siepi particolari sono piantati in prossimità dei terreni coltivati, per dare ospitalità ai naturali predatori dei parassiti; si preferisce poi coltivare, in contemporanea, piante diverse sgradite l’una ai parassiti dell’altra; e ancora, un tipo di pianta non è mai coltivato, consecutivamente, nello stesso terreno, alfine di ostacolare l’insediamento permanente dei parassiti specifici. Se questi naturali accorgimenti difensivi non dovessero bastare, si ricorre a sostanze minerali (farina di roccia), vegetali (estratti di piante) e anche animali, introducendo insetti nelle colture per predare i parassiti. Anche gli allevamenti biologici devono svolgersi nel rispetto dell’ambiente e soprattutto degli animali. Devono garantire sistemi di vita “adeguati” e considerare le necessità etologiche e fisiologiche di ogni specie. Tutti i prodotti biologici doc sono forniti di un logo europeo che integra l’etichetta e garantisce che: il prodotto è conforme alle regole d’ispezione; il prodotto proviene direttamente dal produttore o è preparato in confezione sigillata; il 95% degli ingredienti è di origine biologica; il prodotto porta il nome di chi lo produce, dell’addetto alla lavorazione e il codice dell’organismo ispettivo. … Prima di scegliere un prodotto etichettato come biologico, quindi, è bene controllare sempre che ci sia anche il logo verde di garanzia.

 

La ricetta verde è proposta da Maria Antonietta Bucciarelli, appassionata di cucina “allegra, biologica, sana e molto colorata”.

Sia per i crostini sia per la mousse, occorre un filoncino di pane con le noci, tagliato non troppo spesso e in pezzi non troppo grandi.

 

Crostini con patate, verze e carote.  

Ingredienti:

crostini, 

3 patate, 

1/2 verza, 

2 carote, 

sale, 

olio extra vergine d’oliva, 

1 rametto di rosmarino, 

2 spicchi d’aglio. 

Pecorino a parte per un piatto vegetariano.

 

crostini-patate-verze-carote

 

Cuocete al vapore o lessate la verza, le patate e le carote. Scolatele. Affettate la verza e schiacciate patate e carote. Mettete poi tutto in un tegame con alcuni cucchiai d’olio, il rosmarino e uno spicchio d’aglio sbucciato e schiacciato. A fuoco basso, fate insaporire girando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Tostate le fette di pane in forno, strofinatele con lo spicchio d’aglio rimasto e bagnatele, senza affogarle, nell’acqua di cottura delle verdure. Ponetele su un vassoio capiente, ricopritele con il composto di verdure, ancora caldo, e portatele in tavola.

Per il piatto vegetariano, aggiungete il pecorino grattugiato.

 

Mousse di Prezzemolo. 

Ingredienti: 

150 gr di margarina vegetale, 

1 manciata abbondante di prezzemolo freschissimo, 

qualche noce sgusciata, 

1 spicchio d’aglio, 

1 bicchierino di cognac. 

 

mousse-prezzemolo

 

Tritate il prezzemolo con il cognac, l’aglio e le noci. Amalgamate il trito con la margarina servendovi di un cucchiaio di legno. Fate in modo di ottenere un impasto omogeneo. Sistematelo poi in una terrina, disponetelo in frigorifero e toglietelo poco prima di servirlo insieme ai crostini ben caldi. 

Mi permetto di arricchire queste due sfiziose ricette di Maria Antonietta, proponendo anche un vino: Lacryma Christi.

Inviate le vostre ricette a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Qui altri articoli del Mercoledi Veg

 

Questo mercoledìVeg dedichiamo la nostra attenzione a un argomento molto dibattuto e che nel corso di quest’anno potrebbe mettere un punto e andare, definitivamente, a capo, con un periodo tutto nuovo e migliore nel campo della sperimentazione. Prima di schierarsi da una parte o dall’altra, è bene sapere alcune cose. Circa 500 milioni di animali sono immolati ogni anno nei laboratori di sperimentazione. Il 60% è usato dalla ricerca farmacologica, il restante 40% si divide tra la ricerca medica (studio delle malattie) e i test: psicologici, bellici, didattici e sui cosmetici. Capitolo a parte per i test sulla tossicità che sono effettuati in tutte le categorie e rappresentano, complessivamente, il 75% di tutti gli esperimenti. I laboratori privati sono i più prolifici nella pratica vivisettoria (60%), seguono le università e le scuole di medicina (33%) e i laboratori pubblici (7%). In questi luoghi, gli animali possono essere, impunemente: avvelenati, devocalizzati, ustionati, accecati, mutilati, affamati, decerebrati, congelati, infettati e sottoposti a scariche elettriche. La Direttiva 2010/63/EU, quella che l’Iniziativa Cittadini Europei vuole far abrogare, approvata dal Parlamento europeo l’8 settembre del 2010, elenca e quindi appoggia, tra i metodi di soppressione degli animali, anche: la dislocazione del collo, la distruzione del cervello, l’uso del biossido di carbonio, il colpo della percussione alla testa, la decapitazione, il colpo a proiettile libero con fucili o pistole, l’elettrocuzione e il dissanguamento. Ricordando che il “modello animale”, nella sperimentazione, non è predittivo per l’uomo, viene da chiedersi: ma tutto quest’orrore è realmente necessario? Perché si continua a perpetrare? E ancora: può l’opinione pubblica, che già dal 2006 e con una percentuale dell’86% contraria (dati Eurispes) ai metodi vivisettori, fermare questa poco etica e antiquata metodica sperimentale?  Andiamo per ordine. Negli ultimi anni, gran parte del mondo scientifico va denunciando la fallacia e la pericolosità della sperimentazione in “vivo”. Nel 2009, a Roma, il documento finale del “VII Congresso Mondiale sui metodi alternativi e la sperimentazione animale”, stabilì che esistevano nuovi metodi per ottenere risposte più affidabili, esaustive, rapide, economiche e annunciò la fine della sperimentazione animale. Anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche, NRC (USA), annuncia la necessaria e graduale scomparsa dei test condotti sugli animali, sostenendo che siano poco affidabili. E non a caso, New Scientist, British Medical Journal, Scientific American, Nature, tutte riviste scientifiche tra le più lette e accreditate, danno sempre maggiore spazio alla contestazione sulla sperimentazione animale, aprendo dibattiti sulla nuova e valida sperimentazione in “vitro”. E’ proprio questa l’alternativa CrueltyFree alla vivisezione.

 

vivisezione

 

Nel 1885 si scoprì che le cellule potevano essere tenute in vita al di fuori del corpo. Da allora, le tecniche per far crescere e mantenere in vitro queste cellule di tessuti e organi, sia umani sia animali, si sono enormemente evolute, tanto che oggi è possibile utilizzare tessuti propriamente umani, per conoscere meglio il funzionamento del nostro organismo, studiare le malattie e testare nuovi farmaci, evitando così di infierire sugli animali vivi.  Le strutture che si occupano delle colture in vitro di cellule, tessuti e organi adatti alla ricerca, recuperandoli dai “rifiuti sanitari” (scarti chirurgici, tessuti di donatori non adatti ai trapianti e tessuti post-mortem), sono le Banche di Tessuti Umani. È evidente che operare attraverso la sperimentazione in ”vitro“, e non in “vivo”, sia meno crudele, dannoso e anche più economico, visto l’utilizzo di materiale di “scarto” ... forse, saranno gli interessi economici, più degli altri, a ostacolare il superamento della vivisezione? ... Comunque, la comunità civile da aprile 2012, ossia da quando un milione di firme ha fatto sì che i cittadini europei possano partecipare, direttamente, all’attività legislativa dell’Unione Europea, obbligando la Commissione ad analizzare le loro richieste e a essere ascoltati, può ora schierarsi e cambiare in concreto il corso della storia. Come? Con una semplice e indolore FIRMA, attraverso l’Iniziativa dei Cittadini Europei Stop Vivisection. Per firmare www.stopvivisection.eu