Alessandra Verducci

Alessandra Verducci

Nata a Roma, è regista e autrice televisiva e teatrale. Ha lavorato anche nella redazione del telegiornale "Dentro la Notizia" e dei programmi Anni ’80; "Miti, Mode e Rock'n Roll" e "Accadde Domani". Ha scritto e messo in scena un monologo dedicato a Gino Paoli, realizzato reportages per RAI 1 e vari documentari industriali.

Nel 2011 ha pubblicato con Edizioni Progetto Cultura il libro "Dietro il buio" una fiaba che prosegue ed evolve in "Chiron nel regno di Darkan" il secondo libro pubblicato a dicembre 2012.

Di motivazioni per andare al Rewild ce ne sono molte. Sono tutte appese sui muri e sistemate sopra dei

tavolinetti sotto forma di volantini e locandine … dando una sbirciatina tra tutto quel materiale cartaceo-
informativo, ho trovato interessanti notizie di cui scrivere … ne approfitterò senz’altro. Dunque, Il Rewild è
essenziale, senza troppi fronzoli. Divani neri, un po’ qua e un po’ là, si mischiano a semplici tavoli di legno
scuro. La luce soffusa separa la parte del ristoro da quella della mescita e così il bancone, più illuminato,
sembra il palco di un piccolo teatro. Piccolissima è anche la libreria, sistemata in un angolo e vicino un
tavolinetto tondo per due, messo lì, su un piccolo rialzo, come fosse uno spazio a parte. Inutile scrivere
che è proprio lì che mi sono seduta e ho mangiato, mentre buttavo giù qualche appunto sulle sensazioni
e i pensieri che mi giravano tra cuore e cervello. Per togliere i pensieri e dare più spazio alle sensazioni,
rilassandomi un po’, volentieri ho bevuto una buona birra artigianale, accompagnandola con gustosi e
diversi tipi di formaggio vegetale. Buonissimi tutti! sia quelli spalmabili sul pane casareccio di Lariano sia gli
altri a pasta dura. Formaggi che non si trovano facilmente in giro. Tipo al negozio sotto casa. Sì, si possono
ordinare on-line. E’ vero, come per la maggior parte dei prodotti vegani, ma per certe cose sono all’antica
e mi piacerebbe entrare in un negozio, uno qualsiasi senza dover percorrere chilometri e chilometri per
trovarne uno, e mettere nel cestino i prodotti veg scegliendoli e prendendoli con mano dagli scaffali. Ma
per questo, mi rendo conto con rammarico, ci vorrà ancora del tempo. Dei formaggi avrei fatto volentieri il
bis, ma ho preferito assaggiare qualcos’altro. Qui preparano anche deliziosi panini veg, oltre ai molti piatti
a base di seitan, muscolo di grano e mopur. Le insalate sono tante, di verdure e di legumi e molte le scelte
dei contorni, dei dolci, dei piatti di lasagne e di pasta. Un menu ricco e mediterraneo che propone anche
piatti solidali, cambiati giornalmente, il cui ricavato è interamente devoluto in beneficienza per finanziare
realtà bisognose. La sera in cui sono stata io, il piatto del giorno, per “Aiutaci ad aiutare”, era a sostegno
di una stalla in provincia di Avellino. Anche le materie prime, qui, sono equo-solidali e solidali sono pure le
serate benefit, organizzate, ogni tanto, per sostenere le cause più diverse. Un posto insolito, particolare,
unico, basato e mosso da principi etici e di antispecismo. Un grande striscione, sistemato sopra la porta
d’ingresso, evidenzia con grosse lettere da che parte stanno le ragazze e i ragazzi che si prendono cura del
Rewild: “Animali Liberi”, si legge su quel pezzo di lenzuolo bianco appeso al muro. Prima di tutto, prima del
vegano, del biologico e del km 0, qui si è infatti antispecisti. Nessuna supremazia di specie. Parità di diritto
a una vita libera e felice per tutti. E' questo, in sostanza, ciò che si legge sui muri e si trova nei piatti del
Rewild.

 

La ricetta suggerita da Rewild è del piatto solidale “Aiutaci ad aiutare”.

Briciole di Tempeh su crema di fagioli bianchi con patate arrosto.

 

ricetta-tempeh-crema-fagioli

 

Ingredienti:

- 300 gr di tempeh;

- 2 spicchi d’aglio;

- ½ limone;

- salsa di soia Tamari;

- olio extravergine d’oliva;

- 1 kg di patate novelle;

- 50 ml di latte di soia;

- 1 dado vegetale;

- 1 rametto di rosmarino,

- 1 cipolla;

- 1 o 2 scatole di fagioli bianchi a scelta;

-spezie: finocchio, origano, timo, maggiorana, basilico, paprika piccante.

Modalità di preparazione:

Sbriciolare il tempeh e metterlo in una padella ricoprendolo con l’acqua. Portare a ebollizione fino a
far evaporare quasi tutta l’acqua, poi, aggiungere le spezie, la spremitura del limone, l’aglio e lasciare
rapprendere. Senza togliere la buccia, lavare le patate, tagliarle a pezzi non troppo piccoli e metterle nel
forno insieme alla cipolla tagliata anche questa in piccolissime parti. Per la crema, dopo aver sciacquato i
fagioli, metterli nel mixer insieme al latte di soia, al dado e all’olio extravergine d’oliva. Quando le patate
saranno pronte, sistemare tutto su un piatto da portata e servire caldo.

 

“Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Non l’ha detto uno qualsiasi ma Albert Einstein diverso tempo fa, quando le api ronzavano ancora tranquille tra campi coltivati e poco “pesticizzati”. Oggi, la tranquillità degli insetti impollinatori è davvero finita e anche noi non abbiamo molto da stare allegri. Gran parte di ciò che mangiamo, infatti, dipende dal lavoro degli insetti come le api che, svolazzando da un fiore all’altro in cerca di polline, lo distribuiscono poi in giro, permettendo a nuove piante di vedere la luce. Senza questo vitale contributo degli impollinatori, l’ecosistema subirebbe uno stravolgimento tale che sarebbe poi difficile, se non impossibile, poter riparare i danni subiti. Basta pensare che circa il 75% delle piante selvatiche non riuscirebbe più a riprodursi e che la stessa percentuale, sempre in perdita, si riscontrerebbe nelle nostre colture agricole, con un conseguente notevole calo della produttività. In particolare, sarebbero colpite le colture di fragole, mele, mandorle e pomodori. “Non possiamo permetterci di perdere le api e il resto degli impollinatori naturali – Lo dice Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace – “La drastica riduzione delle api è solo un sintomo di un sistema agricolo che ha fallito, basato sull’uso intensivo di prodotti chimici per servire gli interessi di potenti multinazionali. Incrementare subito metodi agricoli sostenibili è l’unica soluzione per salvare a lungo termine le api e l’agricoltura dell’Europa”. E’ fondamentale, quindi, incentivare l’agricoltura bio-ecologica che permette di eliminare, dall’odierno e globalizzato sistema produttivo di stampo industriale, l’uso di sostanze chimiche, dannose per gli animali, i vegetali e l’uomo. Così com’è fondamentale e assolutamente corretto leggere le etichette e accertarsi che i prodotti che acquistiamo non contengano sostanze chimiche dannose. Greenpeace ha elencato alcuni pesticidi, molto tossici e con effetti sub-letali e/o sistemici sulle api, che dovrebbero essere, immediatamente, vietati: imidacloprid, clothianidin, thiamethoxam, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina. Inutile scrivere che diverse e conosciute aziende del settore agrochimico continuano a commercializzare, a fronte di ingenti guadagni, massicce quantità di prodotti, soprattutto per l’agricoltura di tipo industriale, a base di queste sostanze nocive. Ritorniamo, quindi, alla necessità di incrementare sistemi biologici e biodinamici, legati spesso a piccole aziende agricole che si dimostrano più attente a ciò che producono e più rispettose nei confronti dell’ecosistema e della vita.

Vi segnalo e mi riservo di scriverne più ampiamente in seguito, uno degli eventi da non perdere, se si desidera conoscere l’agricoltura biologica/biodinamica, assaggiare i cibi eticamente prodotti, assaporare i vini senza solfiti e capire un po’ meglio come alimentarsi senza carne e senza troppi rischi, è L’Isola di Veg. Primo incontro italiano, ludico-informativo, per promuovere uno stile di vita in armonia con la natura e con il futuro. www.lisoladiveg.it


‘TESTO’ CON ZUCCA, una semplice e sfiziosa ricetta di Eleonora Fabrizi.

 

ricetta-testo-con-zucca-mercolediveg


Ingredienti per 4 persone:
- 1 kg di zucca;
- olio extravergine d’oliva;
- farina;
- peperoncino (facoltativo);
- sale.
Preparazione:
Tagliare la zucca a bastoncini e, una volta ottenuti, metterli sotto sale per circa un’ora. Trascorso il tempo, infarinarli bene e disporli su una teglia, cospargerli con l’olio extravergine d’oliva e aggiungere il peperoncino. Mettere poi la teglia in forno e cuocerli a 200° finché non saranno ben dorati. Togliere dal forno, tagliare il ’Testo’ in più parti e servire su un piatto da portata. Si abbina bene un vino bianco e secco. 

 

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Le Vie dei Canti, Il Locale. E’ questo il nome del bistrot che si trova in un vicoletto del centro storico di Frascati, proprio accanto al Palazzo Vescovile. Le due diciture, a leggerle così, sembrano un controsenso, o forse due sensi unici in direzioni opposte: Le Vie dei Canti da una parte e Il Locale dall’altra. La prima simboleggia l’intreccio degli invisibili sentieri che i nomadi aborigeni percorrono, attraversando la sconfinata terra rossa del deserto australiano; l’altra dicitura, invece, tutt’altro che raminga, esprime a chiare lettere la staticità. La parola “locale”, infatti, significa ritrovo, qualcosa di circoscritto, delimitato che favorisce, in questo caso positivamente, la sedentarietà. Nomadismo e sedentarietà, due stili di essere e di vivere che in questo grazioso bistrot trovano un buon punto d’incontro e convivenza. Come dire che quando il posto è giusto, accogliente, ben rifinito, le padrone di casa sono allegre, simpatiche, servono ai tavoli del buon vino, birre artigianali e saporite bruschette, anche gli opposti possono interagire in splendida armonia. Candele grandi e piccole illuminano con discrezione ripiani, nicchie, scale e fanno strada fin sotto la cantina, che vale la pena di visitare, possibilmente, tenendo in mano un calice di buon vino rosso. Molto interessante è anche l’angolo dedicato ai cocktails. Laura è la madre e Giulia è la figlia, due amiche e socie di quest’impresa familiare, che gestiscono supportate dal valido quanto indispensabile aiuto di Pamela, soprattutto per i cocktails. ”Aspettiamo l’estate per proporre i nostri cocktail ‘fatti in casa’, preparati senza bustine, come lo Sweet & Sour” – M’informa Laura - Shot e cocktails anche analcolici” – aggiunge poi.

 

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E l’estate la aspettano anche per iniziare a preparare buonissimi spiedini di frutta fresca e ricche insalate da accompagnare ai famosi piatti fantasia serviti, questi ultimi, tutto l’anno e composti di una miscellanea di squisitezze: paté di carciofi, di tartufo, di pomodorini e di funghi spalmati su croccanti fette di pane casareccio preso poco prima da un vecchio e rinomato forno lì vicino, spiedini di mozzarella, pomodoro e basilico e formaggi tra i più appetitosi. Tutta la spesa è fatta giornalmente a km 0, con particolare attenzione al biologico, e le torte, buonissime! sono fatte in casa. Una in particolare l’ho trovata degna di nota: La Torta al Cioccolato di Laura. Torta assai famosa non solo perché è buona, ma anche perché la sua ricetta è e rimarrà, Laura su questo è irremovibile, segreta. Peccato! Se vi capita però di fare un giro da quelle parti, affacciatevi a Il Locale e chiedetene un pezzo.

 

Vi propongo un’altra ricetta, non posso farne a meno, sempre di un dolce, ma suggerita da La Zuccallegra:  

Il Dolce Cuore Veg

 

Ricetta-dolce-cuore-veg-zuccallegra 

 

Ingredienti:

- 400 gr farina senatore cappelli;

-100 gr farina di mandorle;

- 60 gr amido di mais;

-150 ml latte di soia alla vaniglia;

- 60 ml olio extravergine d’oliva;

- 250 gr zucchero di canna;

- 60 gr mandorle in scaglie;

- 50 gr uvetta;

- 1 bustina cremortartaro.

Preparazione:

Amalgamare le farine, l'amido di mais, lo zucchero e il lievito con il latte e l'olio. Aggiungere poi le mandorle e l'uvetta strizzata, (lasciata a bagno in precedenza con acqua e, volendo, con liquore a piacere). Porre in uno stampo per dolci e cuocere in forno per 30 minuti. A fine cottura, spolverizzare con mandorle e zucchero a velo. 

 

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Un'azienda biodinamica per un futuro più sereno e senza solfiti. 


L’azienda agricola di cui vi sto per raccontare mi ha subito suscitato interesse. Così, sono salita in macchina e, accompagnata da una giornata soleggiata, ho raggiunto Faleri, una frazione di Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo. Un gentile signore, poi, mi ha spiegato come arrivare all’Azienda Agricola Biodinamica Cristina Menicocci, dove Claudio, proprietario e curatore insieme alla figlia Cristina, mi stava aspettando. Una forte stretta di mano mi ha accolto all’interno della grande cantina, piena di botti e di silos contenenti ottimo vino che, dalla vendemmia del 2012, è prodotto senza solfiti. Quindi, un vino che accelera la sua naturale evoluzione e cambia più facilmente gusto, nel tempo, mantenendo però un livello qualitativo molto elevato. I solfiti, in pratica, sono degli additivi, dei conservanti, che uniti al vino lo mantengono stabile più a lungo. Sono però allergenici e tossici, la legge, infatti, ne regola l’uso, cercando così di tutelare la salute di quanti, forse per abitudine, preferiscono comunque acquistare vini stabili e con solfiti, piuttosto che di gusto variabile, naturali e poco dannosi. La scelta zero solfiti, dell’Azienda Menicocci, cozza quindi con la tendenza dei consumatori, ma non frena la determinazione a portare avanti questo valido progetto bio-etico. “Intraprendere strade nuove fa parte della mia vita, è sempre stato così” – mi spiega Claudio e sentendolo raccontare la sua storia di uomo, agricoltore, imprenditore, mi rendo conto di quanto amore e dedizione lo abbiano spinto a realizzare tutto quello che vedo attorno a me e quanto il lavoro che svolge sia il riflesso della sua vita. “Vita”- Continua a dirmi lui – “ Di un egoista, che fa le cose in un certo modo, prima di tutto, per se stesso”. Un concetto, lo ammetto, che inizialmente ho avuto difficoltà a comprendere, perché tutto in questa Azienda mi è sembrato invece molto altruista, realizzato in prospettiva di un futuro positivo per tutti. L’Azienda, infatti, è biologica e opera nel rispetto dei cicli naturali, non inquina il terreno, l’acqua, l’aria e non commercia prodotti con residui di fitofarmaci e concimi chimici. Poi, è biodinamica, in pratica, sostiene l’armonica cooperazione tra uomo, piante e animali, per ottenere quell’energia vitale ed essenziale alla sussistenza del naturale equilibrio biologico. Nell’Azienda Cristina Menicocci, è il rispetto per questo equilibrio che permette alle piante di vite di crescere sane e di resistere, senza bisogno di soluzioni chimiche, ai parassiti e alle malattie. Qui le piante, lo dice Claudio: “Sono libere. Io le lascio fare. Se ho un problema d’insetti, lo risolvo con la biodiversità. Ricostruisco dei microambienti naturali in cui i diversi animali possono trovare cibo e habitat per riprodursi”.

 

cantina-azienda-biodinamica-cristina-menicocci

 

Vari animali, appunto, perché è solo la diversità di specie che annulla la ‘prevalenza’dell’una su l’altra e le conseguenti nocive infestazioni. Questa Azienda è anche vegana, gli animali gironzolano liberi per i 55 ettari della tenuta e non sono sfruttati né uccisi per ottenere migliori colture o prodotti da consumare e commercializzare. Nella vigna poi, mi ha spiegato Claudio, mentre passeggiavamo tra i filari, non vi sono derivati animali, la terra è concimata con il letame e qua e là si vedono i microambienti che ospitano gli insetti, i cumoli di pietre per alloggiare i serpenti e le casette di legno per gli uccelli. Ho potuto, realmente, vedere in essere tutto ciò di cui Claudio mi parlava e toccare con mano la terra, sentirne il profumo e valutarne la consistenza. Mi stupisco, ora, per non averlo mai fatto, anche avendone avuta la possibilità. Sapere da dove proviene il cibo, cosa contiene, com’è fatto, è importante tanto quanto mangiarlo. La generale mancanza d’interesse per l’origine e il processo produttivo degli alimenti, da parte dei consumatori, è una nota dolente per Claudio: “Io devo, ho l’obbligo di spiegare, personalmente, cosa faccio e come produco, anche se nessuno, purtroppo, me lo chiede”. E così mi chiarisce anche l’altro perché bisognerebbe acquistare a Km 0: non solo per risparmiare carburante, ma soprattutto per avere la possibilità di entrare nel vivo di un’azienda e conoscerne il funzionamento. “Il cibo” - Continua Claudio: “E’ l’essere, quello che noi siamo tutti i giorni”. Ma allora, mi chiedo, pensando all’essere, al futuro, alla salute, al benessere della vita di tutti, non sarebbe più logico favorire questo tipo di aziende, trasparenti, biodinamiche, non impattanti e a Km 0, invece di incentivare, con i nostri acquisti, il solito mercato globalizzato, distante da noi e ostentatamente pubblicizzato?


Per gustare il Rhesan, un Trebbiano senza solfiti dell’Azienda Agricola Biodinamica Cristina Menicocci, vi propongo una stuzzicante ricetta de La Zuccallegra (tel. 393-1588184):

Riso Basmati al cocco e riso Venere alle mandorle con crema di broccoletti e di zucca. 

 

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Ingredienti
- 300 gr di riso Basmati;
- 300 gr di riso Venere;
- 1 lt di latte di cocco senza zucchero;
- 2 kg di broccoletti;
- 1 kg di zucca;
- 30 gr di mandorle;
- 2 carote;
- 1 spicchio d’aglio;
- 1 scalogno;
- ½ peperoncino, timo, rosmarino e zenzero;
- olio extravergine d’oliva;
- sale q.b.

Cuocere il riso Basmati con il latte di cocco, aggiungendo un pizzico di sale. Cuocere il riso Venere in acqua salata e poi ripassarlo in padella con olio extravergine d’oliva, aglio e peperoncino. Lessare i broccoletti, ripassarli in padella con olio, aglio e peperoncino, poi, metterli nel mixer insieme alle mandorle. Cuocere la zucca in una padella capiente, con olio extravergine d’oliva, scalogno, carote, un po’ di timo, rosmarino e zenzero e passarla in seguito nel mixer aggiungendo altre mandorle. In fine, prendere un piatto da portata e disporre il cucinato a piacere.

 

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